Quello che la politica dice oggi è già vecchio. Auguri Consiglio Regionale

L’8 giugno 1970 si chiudevano i seggi e si eleggeva il Primo Consiglio Regionale della Regione Molise dopo la sua istituzione del dicembre 1963. Cinquanta anni passati in un baleno che hanno segnato, all’inizio in positivo e poi in assoluto silenzio che è diventato negativo e senza più spinte propulsive, un lasso di tempo che ha visto invecchiare una Regione nata già con il bastone.

«Oggi dobbiamo avere fiducia in noi stessi e, guardando al passato, essere sicuri che sapremo ancora trovare la strada giusta per superare le oscurità e continuare a fare la nostra storia e quella dell’Italia intera». Con queste parole l’attuale Presidente del Consiglio Regionale del Molise, Salvatore Micone, chiude un lungo discorso che ha nella retorica, la sua impronta principale. 

L’8 giugno 1970 nasce una nuova era che ci lascia una eredità incredibile, purtroppo depauperata negli anni da politici senza più spessore culturale, politico ed umano. Ieri il meglio, oggi non classificabili. Da idealisti di partito a volta casacche odierni senza dignità e senza ideologie. Un Molise che dalle stelle è definitivamente sceso nelle stalle, con il rispetto dovuto per chi le cura ogni giorno a tutela della salute dei propri animali. Ripercorriamo quei magnifici momenti.

Una maratona di due giorni vede al voto 50 anni fa , un Molise che annaspava. Il sogno diventa realtà  , si diventa pienamente autonomi. Una regione di poche centinaia di migliaia di persone che si evolvono e si manifestano attivamente, ognuno per ed in forza a schieramenti politici senza se e senza ma e, rinnovano un sistema mai vero, mai collaudato , mai provato. Una massiccia partecipazione all’azione politica che rende liberi nel pensiero e nella dialettica, liberi di scrivere un nome e non solo una croce. Una massiccia cordata di votanti per un solo scopo, l’Unità a favore di una terra di “ Cafoni “, meravigliosamente direi, che uniti da una fune portano a compimento la vera rivoluzione, tutta molisana. Carlo Vitale diventa così, il primo presidente regionale del Molise. Si costruisce finalmente, la via maestra per assicurare ai Molisani un presente che mira ad un futuro degno di una regione che , alla luce del resto dell’Italia, non avrebbe avuto futuro.  In campo figure nobili, di altissimo spessore culturale e politico. Oltre Carlo Vitale, a cui è dedicata il Palazzo della Giunta  Regionale, Florindo D'Aimmo, viene eletto presidente del consiglio regionale, entrambi democristiani. Eletti il Dc Natalino Paone, i socialisti Guido Campopiano e Luigi Biscardi, il comunista Francesco Narducci, il missino Ugo Gentile, il liberale Giuseppe Mogavero e Pietro Di Giacomo, il repubblicano, Pierino Neri, gli assessori democristiani: Vittorino Monte, Carlino De Angelis, Gennaro Di Gregorio, Mario Durante, Giustino D'Uva, Paolo Nuvoli, Adolfo Colagiovanni, Elvio Di Girolamo;  i consiglieri Dc: Raffaello Lombardi, Raffaele Iorio, Saverio reale, Gennaro Di Gregorio, Antonio Di Rocco, Ettore Raspa; i socialisti, Guido Palmiotti, Alessandro De Gaglia, Gabriele Veneziale; i comunisti Domenico Pellegrino, Edilio Petrocelli, Alfredo Marraffini, Franco Petrarca. Inizia così, l’autonomia della nostra regione. Interventi mirati portano subito incredibili benefici. Si ottengono le giuste risorse per industrie, strade, scuole, agricoltura. Mai in disparte la cultura. Anni della conoscenza e della buona politica del fare e del fare insieme , nonostante le diverse vedute politiche. Si combatte in aula ed al di fuori di essa, senza limitazioni di colpi ma, cosa impensabile oggi, i buoni provvedimenti, di destra o sinistra , vengono sempre votati all’unanimità. I segni in investimenti e azioni programmatiche si son visti ed ancora sono li, indelebili agli occhi di tutti . 50 anni orsono lo splendore di un Molise sempre all’insegna della tradizone e del progresso che oggi, al sol ricordo, metton tristezza e magone nel veder cosa s쳭e , senza costrutto pubblico e sol costrutto di poltrona,  nei consigli regionali fatti di beghe e di sottomissioni a logiche che con la politica hanno davvero poco a che fare. Dalle centinaia di leggi sui tavoli alle poche uscite senza bandiere. L’assenza di programmi e la “ visione a vista “, cancellano e non fanno onore a chi ha dato se stesso per una Regione che dell’autonomia ne ha fatto carte straccia e profonda contrarietà. L’addio all’unità per il Molise e la predominanza di autoreferenzialismo becero e senza sentimento, hanno praticamente seppellito il ricordo, ad di la delle belle parole che all’occorrenza vengono miratamente scritte dai vertici e che il giorno dopo son già così vecchie da cancellarne non solo il ricordo ma anche l’inchiostro. In politica, si sa, quello che si dice oggi, è già vecchio ieri. Una ventata di orgoglio ha portato il Molise in alto, molto in alto. Oggi quell’orgoglio è rimasto scritto nel cuore di pochi, solo di chi ha vissuto quei giorni passati di felicità e grande partecipazione . Uomini, non caporali, mai generali e sempre militari d’azione. Quella classe politica che urla nel ricordo la parola” Molise” , spera dall’alto della loro stazza possente, che la tristezza che la classe politica attuale emana, prima o poi possa tornare ad essere Luce. Per adesso ci dobbiamo accontentare del lumino. Tieniamolo acceso insieme, se malauguratamente si spegne, sarà la fine di un sogno durato solo 50 anni. La coerenza del passato oggi è diventata solo ipocrisia e deprimente corsa verso poltrone sempre più comode. Per dar atto a ciò che scritto, vi invitiamo alla lettura della  Proclamazione e linee programmatiche di quel 30 luglio 1970, data della prima seduta del Nuovo Consiglio Regionale e della Giunta , integralmente riportate nella rubrica Almanacco Accade Oggi 8 giugno.

di Maurizio Varriano