ACCADDE OGGI 22 GIUGNO #ALMANACCO - Molise Web giornale online molisano

Accadde Oggi 22 giugno #almanacco

Oggi 22 giugno la Chiesa festeggia San John Fisher, vescovo e martire

776 a.C. – Si inaugura a Olimpia la prima edizione dei giochi olimpici.
207 a.C. – I Romani, guidati da Marco Livio Salinatore e Gaio Claudio Nerone, distruggono l’esercito di Asdrubale nella Battaglia del fiume Metauro
1241 – Santa Chiara salva la città di Assisi, liberandola per il secondo anno consecutivo, ma questa volta definitivamente, dall’assedio delle armate imperiali di Vitale d’Aversa e della sua banda di saraceni; questo avvenimento viene ricordato e festeggiato solennemente ogni anno ad Assisi con la “festa del voto” delle clarisse, il 22 giugno
1633 – Galileo Galilei è costretto all’abiura
1925 – Inaugurata la prima torre solare italiana all’Osservatorio di Arcetri
1926 – Viene allestito il Vittoriale degli Italiani.
1936 – Moritz Schlick viene assassinato sulle scale dell’Università di Vienna da un fanatico nazista
1941 – Seconda guerra mondiale: la Germania nazista invade l’Unione Sovietica senza consegnare alcuna preventiva dichiarazione di guerra

1944 --Seconda guerra mondiale: le truppe naziste uccidono 40 innocenti a Gubbio, che vengono ricordati come i 40 Martiri
1946 – Viene emanata dal governo italiano, appena divenuto repubblicano, l’amnistia passata alla storia come l’amnistia Togliatti (questi era, infatti, il Ministro di Grazia e Giustizia dell’epoca)
1948 – Viene scoperta da un gruppo di scienziati statunitensi la vitamina B12
1956 – Un gruppo di scienziati dell’Università di Los Alamos, nel Nuovo Messico, scopre il neutrino
1978 – James Christy scopre il satellite di Plutone chiamato Caronte
1983 – Scompare in circostanze misteriose Emanuela Orlandi
2002 – Un terremoto nell’Iran Occidentale, di grado 6,5 della Scala Richter, uccide più di 261 persone
2005 – Dieci ex-ufficiali e sottufficiali tedeschi vengono condannati all’ergastolo per l’Eccidio di Sant’Anna di Stazzema
 

Italia – Giornata Nazionale dell’Energia

Nati

Walter Bonatti (1930)
Emanuele Filiberto di Savoia (1972)
John Dillinger (1903)
Billy Wilder (1906)
Meryl Streep (1949)
Giuseppe Mazzini (1905)
Giampiero Gramaglia (1950)
Oskar Fischinger (1900)

Morti 

Laura Antonelli (2015)
Fred Astaire (1987)

 

La storia non si cancella, anzi, dovrebbe insegnare a migliorare la vita e le norme che ci propinano come anche le notizie . Il 22 giugno 1983 il mistero, ancora mai svelato, avvolse il Mondo intero e, tra complotti, mezze verità, silenzi , La sparizione di Emanuela Orlandi, una ragazza di 15 anni figlia di un commesso della Prefettura della casa pontificia, ancora è tinta di colori forti, pieni di dolore pianto, mistero. Quello che all'inizio poteva sembrare un comune allontanamento volontario da casa di un'adolescente, divenne presto uno dei casi più oscuri della storia italiana e vaticana, che coinvolse lo stesso Stato Vaticano, lo Stato Italiano, l'Istituto per le opere di religione, la Banda della Magliana, il Banco Ambrosiano e i servizi segreti di diversi Paesi. La reale natura dell'evento non è mai stata definita. Fonti wikipedia.

Alla scomparsa di Emanuela fu collegata la quasi contemporanea sparizione di un'altra adolescente romanaMirella Gregori, scomparsa il 7 maggio 1983 e mai più ritrovata. 

Emanuela Orlandi - nata a Roma il 14 gennaio 1968 - all'epoca della scomparsa aveva 15 anni e abitava in Vaticano assieme ai genitori e a quattro fratelli: lei era la penultima dei cinque. Nel giugno 1983 aveva appena terminato il secondo anno del liceo scientifico presso il Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II, venendo rimandata a settembre in latino e francese. Dotata di un considerevole talento musicale, Emanuela frequentava da anni una scuola di musica in piazza Sant'Apollinare a Roma, a poca distanza da Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica, dove seguiva corsi di pianofortesolfeggioflauto traverso e canto corale

Il giorno della scomparsa, Emanuela si recò a lezione di musica attorno alle 16, per uscirne alle 18.45, dieci minuti prima del solito, dopodiché da una cabina telefonica telefonò alla sorella maggiore Federica, dicendo che avrebbe fatto tardi poiché l'autobus non passava e che un uomo l'aveva fermata per strada proponendole un lavoro di volantinaggio durante una sfilata di moda, retribuito con la somma di 370 000 lire (equivalenti, paragonando il potere d'acquisto, a circa 500 euro odierni): un lavoro di poche ore come promotrice di prodotti cosmetici di una nota marca durante una sfilata di moda nell'atelier delle Sorelle Fontana, di lì a pochi giorni; tuttavia, la sorella le sconsigliò di dar retta a una proposta simile e le suggerì di tornare quanto prima a casa per parlarne con la madre. Questo fu l'ultimo contatto che Emanuela ebbe con la famiglia. In seguito, fu accertato che la ditta di cosmetici in questione - che peraltro impiegava solo personale femminile - non aveva nulla a che vedere con l'offerta di lavoro asseritamente fatta alla giovane e risultò altresì che, nello stesso periodo, altre adolescenti dell'età di Emanuela erano state adescate da un uomo con il pretesto fasullo di pubblicizzare prodotti cosmetici in occasione di eventi quali sfilate di moda o altro.

Dopo la telefonata, Emanuela raggiunse insieme a due compagne di corso, tali Maria Grazia e Raffaella, la fermata dell'autobus in Corso Rinascimento. A detta delle ragazze, Emanuela alluse a una proposta di lavoro molto allettante ricevuta e, messa in guardia da loro, disse che avrebbe chiesto prima il permesso di partecipare ai propri genitori e che avrebbe comunque fatto attenzione per evitare brutte sorprese. Attorno alle 19:30, prima Maria Grazia e poi Raffaella salirono su due autobus diversi dirette a casa, mentre, a detta di Raffaella, Emanuela non salì a sua volta sul mezzo pubblico perché troppo affollato e disse che avrebbe atteso quello successivo. Da questo momento, della ragazza si perdono le tracce.

Secondo un'altra versione, dopo la telefonata Emanuela confidò a un'amica e compagna della scuola di musica, Raffaella, che sarebbe rimasta ad attendere l'uomo che le aveva fatto l'offerta per avvisarlo che avrebbe chiesto prima il permesso di partecipare ai propri genitori. Raffaella dichiarò che Emanuela l'avrebbe accompagnata alla fermata dell'autobus, lasciandola alle 19:30 per salire sul mezzo pubblico; l'amica riferì poi di aver visto dal finestrino che Emanuela parlava con una donna dai capelli ricci che non fu mai identificata anche se alcuni suggerirono che si trattasse con ogni probabilità di qualche altra allieva della scuola di musica. 

Non essendo rincasata Emanuela, il padre Ercole cominciò insieme a un altro suo figlio delle ricerche presso la scuola di musica e nei paraggi di questa, contattando la preside dell'istituto che fornì ai familiari i recapiti telefonici di alcune compagne di corso di Emanuela e consigliò di attendere prima di allertare la polizia; nondimeno Ercole Orlandi si recò subito dopo al Commissariato "Trevi", in piazza del Collegio Romano, per denunciarne la scomparsa, ma il personale che lo aveva ricevuto lo invitò ad attendere prima di sporgere denuncia, suggerendo che la ragazza si fosse fermata a cena fuori con amici e avesse dimenticato di chiamare a casa. La denuncia fu formalizzata la mattina seguente (23 giugno) presso l'Ispettorato Generale di P.S. "Vaticano" dalla sorella Natalina.

Il giorno ancora successivo (24 giugno) i quotidiani romani Il Tempo e Il Messaggero pubblicarono sia la notizia della scomparsa, sia una fotografia della ragazza con la richiesta di aiuto della famiglia e i recapiti telefonici. Il 25 giugno, dopo una serie di telefonate non attendibili, arrivò agli Orlandi una chiamata da parte di un giovane che diceva di chiamarsi Pierluigi e di avere 16 anni, il quale raccontò che insieme alla sua fidanzata aveva incontrato a Campo dei Fiori due ragazze, una delle quali vendeva cosmetici, aveva con sé un flauto e diceva di chiamarsi Barbara. "Pierluigi" riferì anche che "Barbara", all'invito di suonare il flauto, si sarebbe rifiutata perché per farlo avrebbe dovuto usare gli occhiali da vista, che non le piacevano e aveva aggiunto che avrebbe preferito un modello della Ray-Ban come quello che la presunta fidanzata di "Pierluigi" indossava.

Tre ore più tardi "Pierluigi" richiamò, aggiungendo che gli occhiali di "Barbara" erano «a goccia, per correggere l'astigmatismo» ma rifiutando un incontro con i familiari di Emanuela o di far parlare con loro la propria ragazza, sostenendo che questa fosse distratta e poco affidabile. Queste chiamate apparvero attendibili ai familiari, poiché in effetti Emanuela era astigmatica, si vergognava di portare gli occhiali e suonava il flauto. Il 26 giugno "Pierluigi", durante un'altra chiamata cui rispose lo zio della giovane, aggiunse alcune informazioni su se stesso: disse di avere 16 anni e di trovarsi in quella giornata con i genitori in un ristorante al mare. Comunicò anche che "Barbara" avrebbe suonato il flauto al matrimonio della sorella programmato per settembre, ma rifiutò ogni ulteriore collaborazione per rintracciare Emanuela e di incontrare di persona lo zio; anzi, quando questi gli chiese un incontro in Vaticano - presso l'abitazione dei genitori della ragazza - il sedicente "Pierluigi" rimase sorpreso chiedendo all'uomo se egli fosse un sacerdote. Gli inquirenti appurarono che tra gli amici di Emanuela vi era in effetti un ragazzo di nome Pierluigi, che però al momento della scomparsa si trovava in villeggiatura altrove.

Il 28 giugno fu la volta di un tale "Mario" sedicente titolare di un bar nel centro di Roma, nei pressi di Piazza dell'Orologio (assai vicina al Ponte Vittorio, lungo il tragitto che Emanuela percorreva abitualmente per recarsi alla scuola di musica) il quale, con un forte accento romano, disse di avere 35 anni. Anch'egli sosteneva di aver visto un uomo e due ragazze che vendevano cosmetici, una delle quali diceva di essere di Venezia e chiamarsi "Barbarella". Significativo risulta, durante la telefonata di "Mario", un piccolo dettaglio: quando gli viene chiesta l'altezza della ragazza, egli esita, come se non lo sapesse e poi si limita a dichiarare «È bell'altina» mentre in realtà la Orlandi era alta appena un metro e sessanta. In sottofondo, si sente una seconda voce, che dice «No, de più». Sembra quindi che ci fosse un secondo uomo con lui, il quale aveva visto la ragazza, al contrario di "Mario", a meno che non si trattasse di un mitomane.

In una seconda telefonata, "Mario" spiegò che "Barbara" gli aveva confidato di essersi allontanata volontariamente da casa perché stufa della routine domestica, ma di essere intenzionata a fare rientro alla fine dell'estate per il matrimonio della sorella. La famiglia, considerando quest'ipotesi impossibile, perse a questo punto fiducia nelle telefonate di "Mario" e "Pierluigi". Anni dopo, fu suggerito che il sedicente "Mario" fosse un uomo vicino alla Banda della Magliana, ma tale ipotesi non fu mai provata in modo certo.

I giorni immediatamente successivi alla scomparsa di Emanuela, il fratello della ragazza e alcuni amici appurarono che una giovane descritta come molto simile a lei - anche se non è stato mai confermato se si trattasse effettivamente di Emanuela - era stata notata parlare con un uomo sia da un agente di polizia, sia da un vigile urbano in servizio davanti al Senato (al quale la ragazza avrebbe chiesto dove si trovasse la Sala Borromini). Il vigile, interrogato dalle forze dell'ordine una volta cominciate le indagini per la scomparsa, riferì che la ragazza era in compagnia di un uomo alto circa 1,75 m, di età tra i trentacinque e i quarant'anni, snello, vestito elegantemente con il viso lungo, stempiato, che portava con sé una valigetta o una borsa e che sarebbe giunto alla guida di una BMW Touring verde. Il poliziotto dichiarò di aver scorto nelle mani dell'uomo un involucro solido, forse un tascapane.

Un collaboratore del SISDE, Giulio Gangi, amico dei cugini della Orlandi, riuscì a rintracciare ben presto la BMW "verde tundra" (secondo la descrizione del poliziotto) dell'uomo che aveva parlato con Emanuela; in particolare scoprì che era stata riparata (pur essendo priva di documenti) da un meccanico del quartiere Vescovio. A questo artigiano l'auto sarebbe stata portata da una donna bionda; il danno avrebbe riguardato la rottura del vetro del finestrino anteriore destro, ma questa rottura non sembrava causata da un'azione diretta - come solitamente, per incidente o furto - dall'esterno verso l'interno, bensì dall'interno verso l'esterno. Gangi, che era al tempo impegnato in indagini su un giro di prostituzione verosimilmente connesso con materie di stretta competenza dell'Istituto di appartenenza, rintracciò in breve la donna in questione, che scoprì e contattò in un residence della Balduina; la donna rifiutò di collaborare e il Gangi al suo ritorno in ufficio scoprì che i suoi superiori erano stati informati del suo contatto, nonostante fosse stato effettuato con nome e documenti di copertura e su un'auto con targa altrettanto dissimulata.

Il Gangi aveva anche fatto verifiche presso la casa di moda di cui aveva parlato l'uomo della BMW, l'atelier delle sorelle Fontana, dove fu informato del fatto che più ragazze si erano ivi presentate illuse di poter partecipare agli eventi della Casa in quanto presentatrici di cosmetici, possibilità decisamente esclusa dalla direttrice. Un anno dopo la scomparsa di Emanuela, un'adolescente romana fu adescata da un giovane sedicente promotore di cosmetici; l'uomo fu fermato ma risultò estraneo al caso Orlandi.

Domenica 3 luglio 1983 il Papa di allora, Giovanni Paolo II, durante l'Angelus, rivolse un appello ai responsabili della scomparsa di Emanuela Orlandi, ufficializzando per la prima volta l'ipotesi del sequestro. 

Il 5 luglio giunse una chiamata alla sala stampa vaticana. All'altro capo del telefono un uomo, che parlava con uno spiccato accento anglosassone (e per questo subito ribattezzato dalla stampa "l'Amerikano"), affermò di tenere in ostaggio Emanuela Orlandi, sostenendo che molti altri elementi erano già stati forniti da altri componenti della sua organizzazione, Pierluigi e Mario, e richiese l'attivazione di una linea telefonica diretta con il Vaticano. Chiamava in causa Mehmet Ali A?ca, l'uomo che aveva sparato al Papa in Piazza San Pietro un paio di anni prima, chiedendo un intervento del pontefice Giovanni Paolo II, affinché venisse liberato entro il 20 luglio.

Un'ora dopo, l'uomo chiamò a casa Orlandi, e fece ascoltare ai genitori un nastro con registrata la voce di ragazza con inflessione romana, forse di Emanuela, che ripete sei volte una frase, forse estrapolata da un dialogo più lungo: «Scuola: Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II, dovrei fare il terzo liceo 'st'altr'anno... scientifico».

L'8 luglio 1983 un uomo con inflessione mediorientale telefonò a una compagna di conservatorio di Emanuela, dicendo che la ragazza era nelle loro mani, che avevano 20 giorni di tempo per fare lo scambio con Ali A?ca, e chiedendo una linea telefonica diretta con il Cardinale Segretario di Stato Agostino Casaroli. La giovane dichiarò che lei ed Emanuela si erano scambiate i numeri di telefono lo stesso giorno della scomparsa, per tenersi in contatto in vista della preparazione di un concerto, aggiungendo che Emanuela aveva trascritto il suo numero su un foglio che aveva riposto nella tasca dei jeans che indossava.

Il 17 luglio venne fatto ritrovare un nastro, in cui si confermava la richiesta di scambio con A?ca, la richiesta di una linea telefonica diretta con il cardinale Casaroli, e si sentiva la voce di una ragazza che implorava aiuto, dicendo di sentirsi male; fu appurato che la voce era stata estrapolata da un film e non era quella di Emanuela. La linea fu installata il 18 luglio. Alcuni giorni più tardi, in un'altra telefonata, "l'Amerikano" chiese allo zio di Emanuela di rendere pubblico il messaggio contenuto sul nastro, e di informarsi presso il cardinale Agostino Casaroli, riguardo a un precedente colloquio.

In totale, le telefonate de "l'Amerikano" furono 16, tutte da cabine telefoniche. Nonostante le richieste di vario tipo, e le presunte prove, l'uomo (mai rintracciato) non aprì nessuna reale pista. Non furono mai prodotte prove che dimostrassero l'esistenza in vita di Emanuela né tantomeno che la ragazza fosse effettivamente ostaggio dei Lupi grigi, l'organizzazione di cui A?ca faceva parte.

Nel comunicato n. 20 del 20 novembre 1984, i Lupi grigi dichiarano di custodire nelle loro mani tanto Emanuela quanto la sua coetanea romana, Mirella Gregori, scomparsa da Roma nel mese di maggio 1983. La "pista turca" dei Lupi grigi, tuttavia, è stata sconfessata dall'ex ufficiale della Stasi Günter Bohnsack, il quale ha dichiarato che i servizi segreti della Germania Est sfruttarono il caso di Emanuela Orlandi scrivendo finte lettere a Roma per consolidare la tesi che metteva in relazione A?ca con i Lupi grigi, al fine di scagionare la Bulgaria dalle accuse durante le indagini per l'attentato a papa Giovanni Paolo II. L'estraneità dei Lupi grigi fu confermata da un pentito della Banda della Magliana Antonio Mancini, che nel 2007 ha dichiarato «Si diceva che la ragazza era roba nostra, l'aveva presa uno dei nostri».

Il 2 febbraio 2010 Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, ebbe un colloquio con Mehmet Ali A?ca, nel quale l'ex terrorista confermò l'ipotesi del rapimento per conto del Vaticano - già menzionata nella telefonata del 5 luglio 1983 - fece il nome del cardinale Giovanni Battista Re - ritenendolo persona informata sui fatti  - e lo rassicurò sul fatto che «Emanuela è viva e ritornerà presto a casa». Secondo l'ex Lupo grigio, la ragazza «ora vive reclusa in una mega villa in Francia o in Svizzera. Tornerà a casa».

Un anno dopo, la registrazione del colloquio venne pubblicata dalla trasmissione Chi l'ha visto? che censurò il nome del cardinale. Pietro Orlandi, in quel momento in collegamento, comunicò di essere andato a parlare con lo stesso Re, il quale avrebbe smentito le parole dell'ex terrorista. L'ex magistrato Ferdinando Imposimato fu il legale di Ali A?ca e, successivamente, divenne l'avvocato difensore di Maria Pezzano in Orlandi, fino al 2015. 

Secondo alcuni giornali e pubblicazioni, l'identikit de "l'Amerikano", stilato dall'allora vicecapo del SISDE Vincenzo Parisi in una nota rimasta riservata fino al 1995, corrisponderebbe a monsignor Paul Marcinkus, che all'epoca era presidente dello IOR, la "banca" vaticana: gli specialisti del SISDE, analizzando i messaggi e le telefonate pervenute alla famiglia, per un totale di 34 comunicazioni, ne ritennero affidabili e legati a chi aveva effettuato il sequestro 16, che riguardavano una persona con una conoscenza approfondita della lingua latina, migliore di quella italiana (ritenendo possibile che fosse stata appresa successivamente al latino), probabilmente di cultura anglosassone e con un elevato livello culturale e una conoscenza del mondo ecclesiastico e del Vaticano, oltre alla conoscenza approfondita di diverse zone di Roma (dove probabilmente aveva abitato). 

L'11 luglio del 2005, alla redazione del programma Chi l'ha visto?, in onda su Rai 3, arrivò una telefonata anonima  in cui si diceva che per risolvere il caso di Emanuela Orlandi era necessario andare a vedere chi è sepolto nella basilica di Sant'Apollinare e controllare «del favore che Renatino fece al cardinal Poletti». Si scoprì così che "l'illustre" defunto altri non era che un boss della Banda della MaglianaEnrico De Pedis. L'inviata Raffaella Notariale era riuscita a ottenere le foto della tomba e i documenti originali relativi alla sepoltura del boss, voluta dal cardinale Ugo Poletti, allora presidente della CEI.

Il 20 febbraio 2006, un pentito della Banda, Antonio Mancini, sostenne, in un'intervista al giornalista Fiore De Rienzo di Chi l'ha visto?, di aver riconosciuto nella voce di Mario quella di un sicario al servizio di De Pedis, tale Rufetto. Le indagini condotte dalla Procura della Repubblica tuttavia, non confermarono quanto dichiarato da Mancini. Alla redazione del già citato programma di Rai Tre giunse poi una cartolina raffigurante una località meridionale che presentava il seguente testo: «Lasciate stare Renatino».

Sempre nel 2006 la Notariale raccolse un'intervista di Sabrina Minardi, ex moglie del calciatore della Lazio Bruno Giordano, che tra la primavera del 1982 e il novembre del 1984 ebbe una relazione con De Pedis.

Nel 2007 Antonio Mancini rilasciò dichiarazioni relative al coinvolgimento di De Pedis e di alcuni esponenti vaticani nella vicenda di Emanuela Orlandi, rivelando ai magistrati della Procura di Roma che in carcere, all'epoca della scomparsa della quindicenne «si diceva che la ragazza era robba nostra (della Banda, ndr), l'aveva presa uno dei nostri». Le dichiarazioni di Mancini sembrano confermate anche da Maurizio Abbatino, altro pentito e grande accusatore della Banda che, nel dicembre del 2009, rivelerà al procuratore aggiunto titolare dell'inchiesta sulla Magliana alcune confidenze raccolte fra i loro membri sul coinvolgimento di De Pedis e dei suoi uomini nel sequestro e nell'uccisione di Emanuela nell'ambito di rapporti intrattenuti da lui con alcuni esponenti del Vaticano. 

Il 23 giugno 2008 la stampa riportò le dichiarazioni che la Minardi aveva reso agli organi giudiziari che avevano deciso di ascoltarla: la Orlandi sarebbe stata uccisa e il suo corpo, rinchiuso dentro un sacco, gettato in una betoniera a Torvaianica. In quell'occasione, secondo la Minardi, De Pedis si sarebbe sbarazzato anche del cadavere di un bambino di 11 anni ucciso per vendetta, Domenico Nicitra, figlio di uno storico esponente della Banda, il siciliano Salvatore Nicitra. Il piccolo Nicitra fu però ucciso il 21 giugno 1993, ben dieci anni dopo l'epoca alla quale la Minardi fa risalire l'episodio, e tre anni dopo la morte dello stesso De Pedis, avvenuta all'inizio del 1990. Stando a quanto riferito dalla donna, il rapimento di Emanuela sarebbe stato effettuato materialmente da De Pedis, su ordine di monsignor Marcinkus «come se avessero voluto dare un messaggio a qualcuno sopra di loro».

Nel particolare, la Minardi ha raccontato di essere arrivata in auto (una Autobianchi A112 bianca) al bar del Gianicolo, dove De Pedis le aveva detto di incontrare una ragazza che avrebbe dovuto «accompagnare al benzinaio del Vaticano». All'appuntamento arrivarono una BMW scura, con alla guida "Sergio", l'autista di De Pedis e una Renault 5 rossa con a bordo una certa "Teresina" (la governante di Daniela Mobili, amica della Minardi) e una ragazzina confusa, riconosciuta dalla testimone come Emanuela Orlandi. "Sergio" l'avrebbe messa nella BMW alla cui guida andò la Minardi stessa. Rimasta sola in auto con la ragazza, la donna notò che questa «piangeva e rideva insieme» e «sembrava drogata». Arrivata al benzinaio, trovò ad aspettare in una Mercedes targata Città del Vaticano, un uomo «che sembrava un sacerdote» che la prese in consegna. 

La ragazza avrebbe quindi trascorso la sua prigionia a Roma, in un'abitazione di proprietà di Daniela Mobili in via Antonio Pignatelli 13 a Monteverde nuovo - Gianicolense, che aveva «un sotterraneo immenso che arrivava quasi fino all'Ospedale San Camillo» (la cui esistenza, oltre a un piccolo bagno e un lago sotterraneo, è stata accertata dagli inquirenti il 26 giugno 2008). Di lei si sarebbe occupata la governante della signora Daniela Mobili, "Teresina"; secondo la Minardi, la Mobili, sposata con Vittorio Sciattella, era vicina a Danilo Abbruciati, altro esponente di spicco della Banda della Magliana, coinvolto nel caso Calvi e che dispose il restauro della palazzina in via Pignatelli. 

La Mobili ha negato di conoscere la Minardi o di avere avuto un ruolo nel rapimento, poiché in quegli anni si trovava, così come il marito, in prigione. Tuttavia la Minardi si è sempre riferita alla governante "Teresina", che effettivamente lavorava nell'appartamento in quel periodo, anche se non aveva la patente. Successivamente, la Minardi ha citato un altro componente della Banda (corrispondente a un vecchio identikit) che, rintracciato dalle forze dell'ordine, ha confessato che il rifugio in via Pignatelli era sì un nascondiglio, «ma non per i sequestrati, [bensì] per i ricercati. Era il rifugio di "Renatino" [De Pedis]», negando la connessione fra l'ex boss della Magliana e il rapimento Orlandi.

Giulio Andreotti, presso il quale la Minardi racconta di essere andata a cena due volte insieme con il compagno De Pedis (a quel tempo già ricercato dalla polizia) «non c'entra direttamente con Emanuela Orlandi, ma con monsignor Marcinkus sì», secondo la donna. Ha detto inoltre che per curare la madre malata andò in Francia con un aereo privato messo a disposizione da Roberto Calvi e di aver portato con De Pedis a Marcinkus un miliardo in contanti. 

Le dichiarazioni della Minardi, benché siano state riconosciute dagli inquirenti come parzialmente incoerenti (anche a causa dell'uso di droga da parte della donna in passato) hanno acquistato maggior credibilità nell'agosto 2008, a seguito del ritrovamento nel parcheggio di Villa Borghese, a Roma, ad opera del giornalista Antonio Parisi, della BMW che la stessa Minardi ha raccontato di aver utilizzato per il trasporto di Emanuela Orlandi e che risulta appartenuta prima a Flavio Carboni, imprenditore indagato e poi assolto nel processo sulla morte di Roberto Calvi, e successivamente a uno dei componenti della Banda. 

La pubblicazione dei verbali resi alla magistratura dalla Minardi ha suscitato le proteste del Vaticano, che, per bocca di padre Federico Lombardi, portavoce della Sala stampa della Santa Sede, ha parlato di «mancanza di umanità e rispetto per la famiglia Orlandi, che ne ravviva il dolore», e ha definito come «infamanti le accuse rivolte a Mons. Marcinkus, morto da tempo e impossibilitato a difendersi».

Il 30 giugno di quell'anno Chi l'ha visto? trasmise la versione integrale della telefonata anonima del luglio 2005, lasciata inedita fino ad allora. Dopo le rivelazioni sulla tomba di De Pedis e del cardinal Poletti, la voce aggiungeva «E chiedete al barista di via Montebello, che pure la figlia stava con lei...con l'altra Emanuela». Il bar si rivelò appartenere alla famiglia di S. D. V., amica di Mirella Gregori, scomparsa a Roma il 7 maggio 1983 in circostanze misteriose e il cui rapimento venne collegato a quello dell'Orlandi. La redazione del programma è stata minacciata a luglio anche da un'altra telefonata anonima da parte di un certo "biondino".

Il 19 novembre 2009 Sabrina Minardi, interrogata presso la Procura di Roma dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pubblico ministero Simona Maisto, sembrerebbe aver riconosciuto l'identità di "Mario", ossia l'uomo che nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa di Emanuela Orlandi telefonò ripetutamente alla famiglia. Il 21 novembre su Rai News 24 andò in onda un'altra intervista alla Minardi la quale raccontò che Emanuela Orlandi aveva trascorso i primi quindici giorni di prigionia a Torvaianica, nella casa al mare di proprietà dei genitori della Minardi stessa. 

Il 10 marzo 2010 è stata resa nota l'esistenza di un nuovo indagato, Sergio Virtù, indicato da Sabrina Minardi come l'autista di fiducia di De Pedis, il quale avrebbe avuto un ruolo operativo nel sequestro della ragazza. L'uomo è indagato per i reati di omicidio volontario aggravato e sequestro di persona. Virtù è stato arrestato il giorno dell'interrogatorio per altri reati e trasferito nel carcere di Regina Coeli. All'ex autista di Renatino infatti, erano state inflitte in passato due condanne perché coinvolto in reati di truffa. Davanti ai PM titolari dell'inchiesta, Virtù ha negato ogni addebito sulla vicenda, in particolare di avere mai conosciuto né avuto rapporti di amicizia con De Pedis. A carico dell'ex autista ci sono anche alcune dichiarazioni di un'altra donna, definita dagli inquirenti una sua ex convivente, la quale avrebbe raccontato di aver avuto un ruolo nel sequestro della Orlandi e di averne per questo anche ricevuto compenso.

Nel luglio 2010 è stato dato, dal Vicariato di Roma, il via libera all'ispezione della tomba di De Pedis nella basilica di Sant'Apollinare ed è stato disposto il prelievo del Dna sul fratello di De Pedis, sui famigliari di Emanuela e anche su Antonietta Gregori, sorella di Mirella.

Nel luglio 2011 la procura distrettuale di Roma ha arrestato alcuni componenti della famiglia romana De Tomasi, accusati di reati tra i quali usura e riciclaggio di denaro; secondo gli inquirenti, Giuseppe De Tomasi, noto come Sergione, affiliato alla Banda della Magliana, è la stessa persona che nel 1983 telefonò alla famiglia Orlandi identificandosi con il nome "Mario", mentre il figlio, Carlo Alberto De Tomasi, è l'autore della telefonata a Chi l'ha visto? del 2005. Nel 1984 De Pedis fu arrestato in un appartamento in via Vittorini, intestato al prestanome Giuseppe De Tommasi. Sergione, come raccontato dal pentito Abbatino, era amico di Franco Nicolini e dei Proietti, i pesciaroli che uccisero Franco Giuseppucci, e fu graziato da De Pedis per poi organizzargli il rinfresco di nozze il 25 giugno 1988 al Jackie O' di via Boncompagni e presenziare al suo funerale nella basilica di San Lorenzo in Lucina. De Tommasi si difenderà dicendo di non poter aver fatto quella chiamata nel 1983 poiché era in carcere e quella al programma televisivo. 

Il 24 luglio Antonio Mancini, in un'intervista a La Stampa, ha dichiarato che effettivamente la Orlandi fu rapita dalla Banda per ottenere la restituzione del denaro investito nello IOR attraverso il Banco Ambrosiano, come ipotizzato dal giudice Rosario Priore. Mancini ha aggiunto di ritenere sottostimata la cifra di 20 miliardi e che fu De Pedis a far cessare gli attacchi contro il Vaticano, malgrado i soldi non fossero stati tutti restituiti, ottenendo in cambio, fra le altre cose, la possibilità di essere sepolto nella basilica di Sant'Apollinare, come poi effettivamente avvenne. 

Il 14 maggio 2012 finalmente è stata aperta la tomba di De Pedis ma al suo interno era presente unicamente la salma del defunto che, per espresso desiderio dei familiari, è stata cremata. Allora si è scavato più approfonditamente, ma sono state trovate solo nicchie con resti di ossa risalenti al periodo napoleonico; non verranno trovate però tracce del Dna di Emanuela e Mirella. Quattro giorni dopo, il 18 maggio, é stato indagato don Pietro Vergari per concorso in sequestro di persona. 

Nell'ottobre del 2015 il GIP, su richiesta della Procura e per mancanza di prove consistenti, archivia l'inchiesta sulle sparizioni di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, nata nel 2006 per via delle dichiarazioni di Sabrina Minardi e che vedeva sei indagati per concorso in omicidio e sequestro di persona: monsignor Pietro Vergari, ex rettore della basilica di Sant’Apollinare dove, come detto, fino al 2012 è stato sepolto De Pedis, Sergio Virtù, autista del boss, Angelo Cassani detto CilettoGianfranco Cerboni detto Giggetto, Sabrina Minardi e Marco Accetti

Nel 2018 Abbatino, intervistato da Raffaella Fanelli, rivela di aver saputo da Claudio Sicilia a Villa Gina che dietro al sequestro c'erano quelli di Testaccio - quindi De Pedis - e spiegherà perché il suo vecchio amico avrebbe preso la Orlandi:

«Per i soldi che aveva dato a personaggi del Vaticano. Soldi finiti nelle casse dello IOR e mai restituiti. E non c'erano solo i miliardi dei Testaccini ma pure i soldi della mafia. L'omicidio di Michele Sindona e quello di Roberto Calvi sono legati al sequestro Orlandi. Se non si risolve il primo non si arriverà mai alla verità sul presunto suicidio di Calvi e sulla scomparsa della ragazza. Secondo me non fu un ordine [della mafia, ndr] ma una cosa fatta in accordo. So dei rapporti di Renatino [De Pedis, ndr] con monsignor Casaroli. Posso confermare i rapporti della banda con il Vaticano. Ma non ho mai conosciuto don Vergari. Può anche aver fatto beneficenza ma sicuramente non era cattolico, Renato era buddhista. I rapporti tra Vaticano e banda della Magliana risalgono a quegli anni lì [almeno al 1976, ndr]. E si devono alle amicizie di Franco. C'era un ragazzo omosessuale, si chiamava Nando. Fu lui a portare Franco da Casaroli. Di Casaroli si sapeva. Giuseppucci lo conosceva. E so che poi questa amicizia fu "ereditata" da Renatino. »

Secondo una pista investigativa, Emanuela Orlandi sarebbe stata attirata e uccisa in un giro di festini a sfondo sessuale in cui sarebbero stati coinvolti esponenti del clero, un gendarme vaticano e personale diplomatico di un'ambasciata straniera presso la Santa Sede. Altre indagini rinviano a una pista che conduce a Boston, con coinvolgimento di preti pedofili. 

Secondo Padre Gabriele Amorth, la giovane Emanuela Orlandi sarebbe stata drogata e poi uccisa in un'orgia di pedofili tenutasi in Vaticano. Questa è l'ipotesi che, in un'intervista rilasciata il 22 maggio 2012 a La Stampa, è stata avanzata dal religioso, definito dal quotidiano "capo mondiale degli esorcisti"; la notizia è pubblicata anche nel suo libro L'ultimo esorcista.

Nell'intervista, l'esorcista dichiara quanto segue: «Come dichiarato anche da monsignor Simeone Duca, archivista vaticano, venivano organizzati festini nei quali era coinvolto come "reclutatore di ragazze" anche un gendarme della Santa Sede. Ritengo che Emanuela sia finita vittima di quel giro. [...] Non ho mai creduto alla pista internazionale, ho motivo di credere che si sia trattato di un caso di sfruttamento sessuale con conseguente omicidio poco dopo la scomparsa e occultamento del cadavere. Nel giro era coinvolto anche personale diplomatico di un'ambasciata straniera presso la Santa Sede».

La stessa ipotesi, coinvolgendo anche Paul Marcinkus, è stata fatta dal collaboratore di giustizia Vincenzo Calcara, ex affiliato di Cosa nostra, che ha riferito alla trasmissione Chi l'ha visto? nel 2014 una presunta confidenza di un boss mafioso, affermante che la Orlandi è morta durante un festino a base di droga e sesso, ed è sepolta in Vaticano con altre presunte giovani vittime. 

Una fonte anonima, già nel 2005, avrebbe fatto confidenze di tenore sostanzialmente analogo, ovvero che Emanuela sarebbe deceduta, forse accidentalmente, in seguito a un "incontro conviviale" tenutosi nei pressi del Gianicolo, situato al capolinea dell'autobus che la ragazza avrebbe dovuto prendere per tornare a casa, nella residenza di un alto prelato o comunque di una persona vicina agli ambienti vaticani e che il suo cadavere sarebbe stato probabilmente occultato nelle vicinanze.

Il 17 giugno 2011, durante un dibattito sul libro di Pietro Orlandi Mia sorella Emanuela in diretta tv su Romauno, un uomo dichiaratosi ex-agente del SISMI afferma che «Emanuela è viva, si trova in un manicomio in Inghilterra ed è sempre stata sedata». Aggiunge che causa del rapimento fu la conoscenza da parte di Ercole Orlandi, padre di Emanuela, di attività di riciclaggio di denaro "sporco", collegando il rapimento a Calvi e al crack dell'Ambrosiano

Nel settembre 2017 il giornalista Emiliano Fittipaldi, autore di altri due libri riguardanti il Vaticano, pubblica "Gli impostori. Inchiesta sul potere". A maggio era entrato in possesso di un report datato 28 marzo 1998 spedito per conoscenza dall'allora capo dell'APSA (l'ente che amministra il patrimonio della Santa Sede) cardinale Lorenzo Antonetti (morto tre anni prima) agli arcivescovi Giovanni Battista Re (allora sostituto per gli Affari generali della segreteria di Stato) e Jean-Louis Tauran (addetto ai Rapporti con gli Stati) dal titolo "Resoconto sommario delle spese sostenute dallo stato Città del Vaticano per le attività relative alla cittadina Emanuela Orlandi" e di cui al primo capoverso si legge: "La prefettura dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica ha ricevuto mandato di redigere un documento di sintesi delle prestazioni economiche resosi necessarie a sostenere le attività svolte a seguito dell'allontanamento domiciliare e delle fasi successive allo stesso della cittadina Emanuela Orlandi." Il documento, che dimostrerebbe che la ragazza era in vita, sarebbe stato rubato nella notte tra il 29 e il 30 marzo 2014, senza alcuna infrazione e a colpo sicuro, dalla cassaforte in un armadio blindato della Prefettura degli affari economici che era sotto la responsabilità del segretario monsignor Lucio Ángel Vallejo Balda, arrestato il 2 novembre 2015 nell'ambito del cosiddetto Vatileaks 2 per aver fornito informazioni riservate per la pubblicazione del libro "Via Crucis" di Gianluigi Nuzzi (finito sotto indagine insieme a Fittipaldi che aveva scritto "Avarizia") e poi graziato dal Papa. Francesca Chaoqui, membro della COSEA sotto Balda fino al loro arresto, nel suo libro "Nel nome di Pietro" pubblicato a febbraio rivela che nell'armadio violato oltre a quello sulla Orlandi c'erano anche dossier su Michele Sindona e Umberto Ortolani (come confermato anche da monsignor Alfredo Abbondi, capo ufficio della Prefettura), sullo IOR e sulle spese politiche di Papa Giovanni Paolo II ai tempi della Guerra fredda e di Solidarnosc e che il furto sarebbe stato simulato proprio da Balda.
Il report in possesso di Fittipaldi è dattiloscritto con un carattere risalente a vent'anni fa, non contiene timbri ufficiali e quindi potrebbe essere anche un falso ma elenca le spese che sarebbero state sostenute tra il gennaio 1983 (sei mesi prima della scomparsa) e il luglio 1997 per gestire la vicenda Orlandi per una somma totale di 483 milioni di lire tra fonti investigative presso l'Atelier Fontana (da cui la ragazza effettuò l'ultima chiamata a casa prima della scomparsa) e sul "rapporto Sip", indagini del segretario di Stato Agostino Casaroli (50 milioni di lire) e del presidente della CEI cardinale Ugo Poletti (80 milioni nel periodo 1988-1993), rette vitto e alloggio presso l'ostello di studentesse dei padri scalabriniani al 176 di Clapham Road a Londra (8 milioni tra il 1983 e il 1985), spostamenti e spese mediche della ragazza (come i 3 milioni per saldare le spese del ricovero presso la clinica St.Mary di Londra con visite ginecologiche), viaggi a Londra di alti esponenti del Vaticano come il capo della Gendarmeria Camillo Cibin e il medico di Papa Woytila Renato Buzzonetti (25 milioni in tutto tra il febbraio 1985 e il marzo 1993), attività di gestione stampa da parte del collaboratore dell'Osservatore Romano Teofilo Benotti (5 milioni tra il 1985 e il 1988), attività di depistaggio (9 milioni nello stesso periodo) e infine nel luglio 1997 "attività generale e trasferimento presso Città del Vaticano con relativo disbrigo pratiche finali L.21.000.000". Nel giugno 2017 la famiglia Orlandi aveva già presentato un'istanza di processo agli atti per poter visionare "un dossier custodito in Vaticano" (Pietro Orlandi era venuto a conoscenza della sua esistenza già a febbraio/marzo secondo il loro avvocato Laura Sgrò). Monsignor Angelo Becciu (sostituto per gli Affari generali della segreteria) ne negava però l'esistenza mentre il cardinale Re assicurava che " la segreteria di Stato (di cui nel 1997 era sostituto) non aveva proprio niente da nascondere" e al telefono con Fittipaldi troncava la conversazione. 

Nell’ottobre 2018, il Vaticano aveva dato il via libera all’analisi del Dna su alcune ossa ritrovate durante dei lavori di restauro nella sede della Nunziatura Vaticana di via Po a Roma. Le indagini, affidate dalla Santa Sede all'Italia, e in particolare alla procura di Roma e alla Polizia scientifica, erano finalizzate a comparare quelle ossa con il Dna di Emanuela Orlandi. Le ossa ritrovate nella Nunziatura non appartenevano tuttavia né a Emanuela Orlandi, né a Mirella Gregori, anche lei quindicenne, scomparsa il 7 maggio del 1983, un mese prima di Emanuela. Dalle analisi della Scientifica era emerso che i reperti della Nunziatura risalivano, senza dubbio, a un periodo precedente al 1964, quando le due quindicenni romane scomparse non erano ancora nate. E soprattutto erano riconducibili allo scheletro di un uomo. 

L’11 luglio 2019 si effettua un’ulteriore ispezione in due tombe del cimitero Teutonico, quelle della principessa Sofia di Hohenlohe-Waldenburg-Bartenstein e della principessa Carlotta Federica di Meclemburgo-Schwerin, a seguito di specifiche segnalazioni. Al loro interno non sono stati rinvenuti resti umani.