ACCADDE OGGI 11 LUGLIO - #ALMANACCO - Molise Web giornale online molisano

Accadde Oggi 11 luglio - #almanacco

Oggi 11 luglio la Chiesa festeggia  San Benedetto da Norcia, abate, patrono d’Europa

1346 – Carlo IV di Lussemburgo viene eletto imperatore del Sacro Romano Impero
1533 – Re Enrico VIII d’Inghilterra con l’arcivescovo Cranmer viene scomunicato da papa ClementeVII 

1576 – Martin Frobisher avvista la Groenlandia
1811 – Lo scienziato italiano Amedeo Avogadro spedisce i suoi scritti al Journal de Physique, de Chimie et d’Histoire naturelle di De Lamétherie che furono pubblicati nell’edizione del 14 luglio 1811

1848 – Apre a Londra la stazione ferroviaria di Waterloo
1893 – Kokichi Mikimoto ottiene la prima perla coltivata
1895 – I fratelli Lumière mostrano un film a degli scienziati
1897 – Salomon August Andrée lascia Spitsbergen per cercare di raggiungere il Polo Nord con un pallone aerostatico. Morirà in seguito allo schianto del pallone
1899 – A Torino nasce la FIAT
1914 – Babe Ruth debutta nella major league di baseball
1930 – Gli antifascisti Gioacchino Dolci e Giovanni Bassanesi sorvolano Milano e lanciano 150.000 volantini contro il regime fascista.
1944 – Franklin Delano Roosevelt dichiara di voler concorrere per un quarto mandato come Presidente degli Stati Uniti
1955 – La frase In God We Trust (Confidiamo in Dio) viene aggiunta su tutte le banconote statunitensi
1960 – Il Dahomey (oggi Benin), l’Alto Volta (oggi Burkina Faso) ed il Niger ottengono l’indipendenza
1962 – Nel corso della missione Vostok 3 il cosmonauta sovietico Andrijan Grigor’evi? Nikolaev trascorre quattro giorni nello spazio
1963 – Nelson Mandela accusato di sabotaggio e altri crimini equivalenti al tradimento
1971 – Le miniere di rame del Cile vengono nazionalizzate
1975 – Archeologi cinesi scoprono un grande luogo di sepoltura contenente 6.000 statue di argilla raffiguranti guerrieri, risalenti al 221 a.C.
1977 – Martin Luther King viene premiato postumamente con la Medaglia della libertà
1979 – La stazione spaziale Skylab rientra sulla Terra
Milano: Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, dopo aver testimoniato davanti a giudici statunitensi sui traffici di Michele Sindona, viene assassinato mentre rientra a casa
1982 – La Nazionale di calcio dell’Italia vince il suo terzo titolo mondiale.

1991 – Eclissi solare totale alle Hawaii
2002 – La rivista Nature presenta ufficialmente i resti fossili di una nuova specie di ominidi, Sahelanthropus tchadensis, o più familiarmente “Toumaï”, scoperta in Ciad
2004 – Alle ore 22:21 viene scaricato legalmente da iTunes Store il brano musicale numero 100.000.000, il primo era stato scaricato 441 giorni prima il 28 aprile 2003 (con una media di più di 220.000 brani scaricati al giorno)
2006 – Attacchi terroristici sconvolgono la città indiana di Mumbai, oltre 180 morti
2010 – La Nazionale di calcio della Spagna vince il suo primo titolo mondiale

Nati

Giorgio Armani (1934)
Lino Banfi (1936)

Peter Cincotti (1983)
Massimiliano Rosolino (1978)

Morti


Giorgio Ambrosoli (1979)
Giuseppe Arcimboldo (1593)
Syd Barrett (2006)
Laurence Olivier (1989)

Oggi nasce la FIAT, 120 anni di successi, di crisi, di finti investimenti, casse integrazioni, licenziamenti, fughe all’estero, ricatti politici, avventure, morti, lotte operaie, ingiustizie. Come non parlarne.

FIAT (acronimo di Fabbrica Italiana Automobili Torino) è un marchio automobilistico di FCA Italy, a sua volta facente parte dal 2014 del gruppo industriale Fiat Chrysler Automobiles.

Il marchio ha una lunga storia, essendo stato fondato l'11 luglio 1899 a Palazzo Lascaris a Torino come casa produttrice di automobili, per poi sviluppare la propria attività in numerosi altri settori, dando vita a quello che sarebbe diventato il più importante gruppo finanziario e industriale privato italiano del XX secolo, oltreché la prima holding del Paese, e, limitatamente al settore automobilistico, la maggior casa produttrice del continente europeo e terza a livello mondiale, dopo le statunitensi General Motors Co. e Ford Motor Co., per un ventennio, fino allo scoppio della crisi dell'industria automobilistica torinese iniziata alla fine degli anni ottanta

L'azienda nacque dalla comune volontà di una dozzina tra aristocratici, possidenti, imprenditori e professionisti torinesi di impiantare una fabbrica per la produzione di automobili.

L'idea di produrre automobili su scala industriale era venuta agli amici Emanuele Cacherano di Bricherasio e Cesare Goria Gatti (già fondatori dell'ACI Automobile Club d'Italia) che avevano precedentemente costituito e finanziato la "Accomandita Ceirano & C.", finalizzata alla costruzione della "Welleyes", un'automobile progettata dall'ing. Aristide Faccioli e costruita artigianalmente da Giovanni Battista Ceirano.

Visto il successo ottenuto dalla "Welleyes" alla sua presentazione, Bricherasio e Gatti proposero a un gruppo di conoscenti di acquisire le esperienze, le maestranze e la competenza della "Accomandita Ceirano & C." per trasferirle su scala industriale, come già avveniva nella fabbriche dell'Europa settentrionale.

Oltre ai due promotori, si mostrarono disposti a partecipare il conte Roberto Biscaretti di Ruffia, il marchese Alfonso Ferrero de Gubernatis Ventimiglia, il banchiere e industriale della seta Michele Ceriana Mayneri, l'avvocato Carlo Racca, il possidente Lodovico Scarfiotti, l'agente di cambio Luigi Damevino e l'industriale della cera Michele Lanza. La costituenda società non era ancora stata ufficializzata che la stampa piemontese già pubblicava la notizia come certa.

«Siamo informati che sull'iniziativa dei più noti automobilisti torinesi, si è costituita una società anonima, col capitale di un milione circa, per la costruzione e il commercio degli automobili. Mandiamo a questa società, la cui opportunità sarà da tutti riconosciuta, i nostri migliori augurii, persuasi che con tale vigore di energie e potenza di capitale, non potrà a meno di dare valido impulso allo sviluppo dell'automobilismo italiano.»

(da L'Automobile del 1º luglio 1899)

Il gruppo di notabili, dopo vari incontri tenuti nel caffè di madame Burello per fissare le linee dell'accordo e dopo aver ottenuto l'appoggio finanziario del "Banco di Sconto e Sete" di Torino, si riunìPalazzo Bricherasio per sottoscrivere l'atto di "Costituzione della Società Anonima Fabbrica Italiana di Automobili – Torino" redatto dal Cav. Dott. Ernesto Torretta, Notaio Patrimoniale della Real Casa: era l'11 luglio 1899.  I soci versarono un capitale di 800.000 lire in 4.000 azioni (circa 3,6 milioni di euro attuali e affidarono la presidenza a Ludovico Scarfiotti.

Occorre aggiungere che, il giorno precedente alla costituzione della società, Michele Lanza decise di ritirarsi, abbandonando il sodalizio FIAT. Lanza aveva già realizzato in proprio, nel 1895, una delle prime automobili italiane e, ben conoscendo le difficoltà tecniche a cui si andava incontro, riteneva inopportuno escludere Giovanni Battista Ceirano dalla società, principale esperto meccanico, per mere questioni di rango. Parte della quota azionaria destinata a Lanza venne assunta dal possidente Giovanni Agnelli, coinvolto in extremis dall'amico ed ex commilitone Scarfiotti, mentre la rimanente quota azionaria venne sostenuta dal Banco di Sconto e Sete.

Durante la prima seduta, il consiglio d'amministrazione della neonata FIA (Fabbrica Italiana di Automobili) deliberò l'acquisto dell'"Accomandita Ceirano & C.", liquidando Ceirano con la somma di 20.000 lire, oltre ad assumerlo quale agente di vendita.
La prima vettura costruita dalla FIAT fu il modello "3½ HP", copia della "Welleyes" e prodotta in 8 esemplari nel corso del 1899. Sempre in quell'anno, l'azienda mutò la denominazione in FIAT dietro suggerimento di Aristide Faccioli e con l'entusiastico sostegno di Cesare Goria-Gatti che, dalle colonne del giornale L'Automobile, invitava all'adozione di tale acronimo anche per il suo benaugurante significato latino (terza persona singolare nel verbo fio = diviene, diventa, è fatto, conseguito, accade) circa il futuro dell'intrapresa. L'unico a sollevare alcune perplessità fu Emanuele Cacherano di Bricherasio, cui l'acronimo pareva richiamarsi a concetti biblico-religiosi, in contrasto con le sue convinzioni marxiste.
Le prime 8 vetture furono realizzate nell'acquisita officina Ceirano, poi la produzione si trasferì nel nuovo opificio di corso Dante Alighieri, terminato a tempo di record nei primi mesi del 1900. La FIAT iniziò la costruzione del famoso stabilimento produttivo denominato Lingotto nel 1916 e lo fece entrare in funzione nel 1923.
Dopo un primo periodo di difficile sviluppo, segnato da diverse ricapitalizzazioni e da modifiche nella composizione del capitale azionario (non sempre in maniera pacifica ma anche sfociate in processi clamorosi per l'epoca), la proprietà della casa automobilistica viene assunta quasi integralmente da Giovanni Agnelli, che diventerà senatore durante il Fascismo e resterà a capo dell'azienda sino al termine della seconda guerra mondiale.
Dopo aver rischiato di perdere la proprietà dell'azienda per la propria compromissione con il regime fascista, Agnelli passa il comando a Valletta, essendo morto in un incidente aereo l'unico figlio maschio, Edoardo. Valletta, uomo di qualità non comuni, si occupò di reggere per conto della famiglia Agnelli una delle poche aziende italiane non completamente inginocchiate dalla disfatta, riuscì a farla rialzare e contemporaneamente fornì l'opportuna preparazione al ruolo che appena possibile avrebbe dovuto assumere il giovane discendente "primo in linea dinastica" (definizione attribuita a Montanelli).
Gianni Agnelli, l'erede, divenne presidente della FIAT nel 1966 e lo rimase fino al compimento del 75º compleanno, quando le norme statutarie lo obbligarono a cedere la presidenza.
La carica venne assunta prima (1996) dall'ex amministratore delegato Cesare Romiti e poi (1998) dal genovese Paolo Fresco, in arrivo dagli Stati Uniti, ex vicepresidente della General Electric.
La crisi del gruppo portò il fratello Umberto alla presidenza (2003) e dopo la morte di Umberto fu la volta (2004) di Luca Cordero di Montezemolo. L'erede designato dalla famiglia Agnelli, John Elkann, fu nominato vice presidente all'età di 28 anni e altri membri della famiglia entrarono a far parte del consiglio di amministrazione. L'Amministratore Delegato, Giuseppe Morchio, dimissionario, venne sostituito da Sergio Marchionne, dal 1º giugno 2004.
La gestione di Gianni Agnelli incrementò notevolmente la vocazione multinazionale e plurisettoriale dell'azienda; una vocazione che affondava le proprie radici nelle realtà industriali create dalla Fiat in tutta Europa, già nel primo ventennio del secolo. La crescita, certo aiutata anche dal cosiddetto "boom economico" degli anni sessanta, fu rilevante sia in campo nazionale che nei mercati esteri.
Le attività e le strategie del gruppo, in origine dirette alla sola produzione industriale di autovetture (e poco dopo anche di veicoli industriali e agricoli), con il passare del tempo e a causa delle mutate condizioni di mercato e del consolidato assetto di gruppo, sono andate verso una diversificazione in molti altri settori. Il gruppo ha al momento attività in una vasta gamma di settori dell'industria e nei servizi finanziari.
Si tratta del maggiore gruppo aziendale italiano, che vanta inoltre significative attività anche all'estero, dove è presente in 61 nazioni con 1063 aziende che impiegano oltre 223.000 persone, 111.000 delle quali al di fuori dell'Italia.La prima produzione di autovetture, datata 1900, avvenne con l'utilizzo di 150 operai nello stabilimento in Corso Dante a Torino. Da lì uscirono 24 autoveicoli modello FIAT 3 ½ HP, di cui una curiosità era la mancanza della retromarcia. Ancora nel 1903 la produzione era limitata a 103 pezzi di auto.Al 1902 risale anche la prima affermazione della casa nelle competizioni automobilistiche, quando, con alla guida Vincenzo Lancia, si aggiudica una gara locale piemontese la "Torino Sassi-Superga".Sempre al primo decennio del XX secolo risalgono le prime diversificazioni della Fiat nel campo dei veicoli commerciali, dei tram, degli autocarri e dei motori marini; nel frattempo si ampliò anche il numero delle persone occupate, giunte a 2500 unità nel 1906. Nel 1908 venne messa in produzione la Fiat 1 Fiacre, prima autovettura destinata alla funzione di taxi e di cui vennero esportati numerosi esemplari nelle più importanti città come Parigi, Londra e New York.La società iniziò anche un'attività all'estero con la fondazione nel 1908 della Fiat Automobile Co negli Stati Uniti e la successiva costruzione nel 1909 dello stabilimento di Poughkeepsie; fino al 1917 vi furono prodotti, soprattutto assemblando pezzi in arrivo dall'Italia, alcuni modelli, i Type 53, 54, 55 e 56 assimilabili agli equivalenti Tipo 3, 4 e 5 prodotti in Italia.Poco prima dello scoppio della prima guerra mondiale, la società torinese rinnovò totalmente la gamma di autovetture in produzione con la presentazione dei modelli 1, 2, 3, 4, 5, 6; di questi modelli va ricordata la presenza dei primi esempi di batteria e di trasmissione a cardano. Nel 1911 l'azienda si cimentò nella costruzione di un autoveicolo specifico per battere il record mondiale di velocità: a tal fine fabbricò la Fiat S76 Record, un'auto da 28.353 cm³ e 290 cv di potenza, in grado di sfiorare i 300 km/h.Sempre prima dello scoppio della guerra l'azienda madre fondò la "Fiat lubrificanti", allargò le sue attività estere con l'apertura di una società in Russia e iniziò la produzione in serie della Fiat Zero di cui costruirà circa 2000 esemplari, forniti anche di impianto elettrico. Naturalmente la produzione civile venne quasi completamente convertita a uso bellico durante il conflitto e il modello Fiat 501 venne assemblato soprattutto per il Regio Esercito.
Alla ripresa produttiva post bellica nel 1919 l'azienda torinese presentò la "Fiat 501" a uso civile, di cui riuscì a mettere sul mercato quasi 45.000 unità. Nel frattempo proseguì anche la diversificazione nel campo dei veicoli industriale e dell'accessoristica; quest'ultima rappresentata dalla fondazione della Magneti Marelli.Nel 1920 la FIAT, con un capitale versato pari a 200 milioni di lire, occupava 25 000 operai e 2 500 impiegati, costruendo oltre 100 veicoli ogni giorno, tra autovetture, autocarri e trattrici agricole. La produzione dei suoi vari opifici, che raggiungevano la superficie coperta di 1 milione e 300 mila metri quadrati, era anche estesa alla costruzione di aeroplani e di motori per l'aviazione, per la nautica e per l'industria, oltre al materiale ferroviario e alla realizzazione di acciai speciali. I modelli in produzione negli anni 1920 spaziavano dall'utilitaria Fiat 509 alla lussuosa berlina Fiat 529, equipaggiata di freni su tutte le 4 ruote e di volante regolabile. Un'innovazione tecnologica importante fu quella del 1928, dove la Fiat, prima al mondo, utilizzò l'alluminio per la costruzione delle teste dei motori.
Dopo la visita del Senatore Agnelli agli stabilimenti della Ford, fondata da Henry Ford nel 1903 negli USA, apparve evidente che l'unica via percorribile fosse quella di operare in serie, attraverso la catena di montaggio. Le prime manifestazioni del nuovo metodo di costruzione furono evidenti dopo l'inaugurazione del Lingotto, modernissimo stabilimento di 153.000 m2, disposto su 5 piani e con la presenza sul tetto di una pista di prova per i nuovi modelli.
Il decennio antecedente lo scoppio della seconda guerra mondiale è caratterizzato dalla politica autarchica voluta da Mussolini che impedì uno sviluppo all'estero dell'azienda, ma che aiutò nell'espansione sul mercato interno. Fu di questo periodo il debutto della Fiat 508 Balilla, presentata nel 1932, inizialmente fornita di cambio a 3 marce e in un secondo tempo (dal 1934) con uno più moderno a 4, che segnò il nuovo record di produzione per la Fiat con oltre 110.000 esemplari. Pochi anni dopo il record fu sbriciolato con la Fiat 500, conosciuta nella prima versione con il nomignolo di Topolino e che, presentata nel 1936, in un ventennio di produzione riuscì a raggiungere l'invidiabile cifra di oltre 500.000 unità.Appena prima dello scoppio della guerra venne inaugurato anche il nuovo stabilimento di Mirafiori, dove ebbe inizio la turnazione del lavoro sull'arco delle 24 ore.
Un modello che non può essere dimenticato è la Fiat 6 cilindri 1500, lanciata alla fine del 1935, che si distinse per un'innovativa linea aerodinamica e filante della carrozzeria; questa nuova linea, molto accattivante, fu estesa (ovviamente in formato ridotto) dalla "Topolino" nel 1936 e dalla Fiat Nuova Balilla 1100, la prima Fiat a fregiarsi del titolo di "1100", che fu immessa sul mercato nel giugno 1937. L'ultimo prodotto anteguerra - uscito nel 1938 - fu l'ammiraglia Fiat 2800: per ovvie ragioni (la natura stessa della vettura e lo scoppio della seconda guerra mondiale) questo modello, che inaugurò, in casa Fiat, una nuova forma del cofano (un muso detto a spartivento) fu costruito (anche in versione "militare") in soli 621 esemplari sino al 1944.
La seconda guerra mondiale portò a una drastica riduzione della produzione di autovetture, con una conversione delle linee alla costruzione di veicoli commerciali richiesti dalle esigenze belliche. Gli impianti subirono gravissimi danni a causa dei bombardamenti e furono pressoché fermati.
La fine del conflitto mondiale lasciò un cumulo di macerie degli impianti industriali e si sommò, per l'azienda, alla morte del suo cofondatore e il conseguente passaggio della dirigenza al prof. Valletta: solo nel 1948, e grazie agli aiuti stanziati dal Piano Marshall, terminarono i lavori di ricostruzione degli stabilimenti e riprese in pieno la produzione di autovetture. Già sul finire del 1945, comunque, cominciarono a lasciare la fabbrica le prime autovetture: la gamma era quella dell'anteguerra (decurtata della grossa "2800" da rappresentanza) e comprendeva dunque tre modelli di base: la 500 "Topolino", la 1100 e la sei cilindri 1500.
Nel 1948, alla fine di giugno, si ebbe il primo rinnovamento del dopoguerra: nacque la 500 B, che differiva dalla precedente soprattutto per una modifica al sistema di distribuzione del motore, che passò dalle "valvole laterali" alle più moderne ed efficienti "valvole in testa", con un guadagno di potenza (da 13 a 16 HP) e di velocità (da 85 a 95 km/h). Praticamente inalterata apparve invece la carrozzeria. Meno di tre mesi dopo, nel settembre del 1948, uscì la prima station wagon italiana prodotta in serie: si trattava della 500 B "Giardiniera" che, sulla meccanica della 500 B appena immessa sul mercato, montava una carrozzeria molto originale (allora definita "giardiniera"), caratterizzata dalle fiancate in legno: la vetturetta offriva un'abitabilità di 4 posti "veri" più un discreto bagagliaio, sempre con una cilindrata di appena 570 cm³. Contemporaneamente, anche i modelli superiori, 1100 e 1500, vennero "aggiornati" assumendo le nuove denominazioni rispettivamente di "1100 B" e di "1500 D".Nel 1949 la Topolino cambiò veste e divenne 500 C. A marzo, la nuova versione venne esposta in anteprima al Salone Internazionale dell'Auto di Ginevra: la meccanica era praticamente invariata, mentre la carrozzeria abbandonò i fanali sporgenti dai parafanghi e si fece più arrotondata e moderna. La stessa modifica interessò ovviamente anche la versione "Giardiniera". La presentazione in Italia delle due versioni avvenne due mesi dopo, nel maggio 1949.Alla Fiera del Levante di Bari, nel settembre 1949, il rinnovamento riguardò la 1100 e la 1500, la cui denominazione assunse il suffisso "E": se per la 1100 il rinnovamento era opportuno e comprensibile in quanto il modello era destinato a rimanere in produzione ancora a lungo, lo stesso non si può dire per la sorella maggiore 1500, dal momento che era imminente il lancio dell'erede, la 1400, che nacque appena sei/sette mesi dopo. Comunque, tanto la 1100 E quanto la 1500 E si differenziavano dalle precedenti 1100 B e 1500 D per alcune modifiche estetiche, determinate soprattutto dalla scomparsa della ruota di scorta esterna, ora alloggiata in un apposito vano (avente anche funzioni di bagagliaio) che era accessibile dall'esterno e che venne a integrarsi nella parte posteriore della carrozzeria. Altre modifiche riguardavano i paraurti (irrobustiti) e l'adozione del comando del cambio con leva al volante, secondo l'imperante moda "americana".
Solo nel 1950 ci fu la presentazione di un modello veramente nuovo, la Fiat 1400, che mandò definitivamente in pensione la pur valida sei cilindri 1500; fu il primo modello con carrozzeria portante e fornito di serie di impianto di riscaldamento. Negli anni immediatamente successivi verranno presentati anche dei veicoli "inusuali" nella produzione dell'azienda fino ad allora: nel 1951 uscì la Fiat Campagnola, mezzo fuoristrada di derivazione della statunitense Jeep, utilizzata dall'esercito americano durante la guerra, mentre l'anno dopo (1952) fu la volta della Fiat 8V, una berlinetta sportiva a 2 posti caratterizzata dalle sospensioni a 4 ruote indipendenti, novità per l'azienda torinese. Altro traguardo importante raggiunto nel 1951 è rappresentato dalla presentazione di un aereo il modello G80, primo jet costruito in Italia.
Nel campo delle utilitarie, il Salone di Bruxelles del gennaio 1952 tenne a battesimo la nuova versione station wagon della 500 C, definita "Belvedere" e caratterizzata dalla carrozzeria interamente metallica (la precedente "Giardiniera" aveva le fiancate in legno/masonite).
Il 1952 non fu un anno particolarmente ricco di novità, tuttavia, oltre alla Belvedere metallica e alla sportiva 8V, vide la luce il modello 1900 nelle due versioni: la berlina (quasi identica alla 1400 ma con mascherina con più cromature, lunotto ampliato e interni più lussuosi) e la due porte denominata "Granluce". La nuova 1900 era caratterizzata, tecnicamente, dall'adozione di uno speciale giunto idraulico che rendeva più fluida la marcia.
Da segnalare ancora che, a fine anno, l'autocarro leggero Fiat 615 venne venduto anche con motorizzazione diesel, un piccolo propulsore di 1,9 litri alimentato a gasolio che equipaggiò, l'anno dopo, la prima autovettura diesel della Fiat, la 1400 Diesel.
Nel 1953 l'occupazione negli stabilimenti raggiunse la cifra di 71.000 unità mentre nel campo della tecnica venne prodotta la prima versione della Fiat 1400 con motorizzazione Diesel, ripresa dall'autocarro leggero tipo 615. Dello stesso anno fu la commercializzazione del modello Fiat 1100 nella sua nuova edizione a struttura portante denominato e conosciuto come "modello 103" e considerato un po' come l'erede della 508 Balilla. Di questo fortunato modello, destinato a recitare una parte da protagonista tra i modelli Fiat per oltre quindici anni (sarà sostituito dalla Fiat 128 nel 1967), uscì anche, a fine anno, la versione "spinta" TV (Turismo Veloce) seguita, all'inizio del '54, dalla station-wagon (Familiare la definizione dell'epoca).
Nel 1954 la Fiat non presentò grandi novità: al Salone dell'automobile di Torino di primavera, a parte la vettura sperimentale a Turbina (esposta più che altro per scopi pubblicitari) vennero presentate le nuove 1400/1900 nella serie contrassegnata dal suffisso "A" e caratterizzata da una carrozzeria ammodernata e da alcune piccole modifiche meccaniche.
Il 1955 fu caratterizzato dal ritiro dal mercato della 500 C e dalla presentazione della Fiat 600, primo modello che veramente diede inizio alla motorizzazione di massa degli italiani, che fu seguita nel 1956 dalla originalissima derivata Fiat 600 Multipla, prima "monovolume" italiana.
Il 1956, Multipla a parte, vide uscire una nuova serie di 1400/1900 (tipo "B") e di 1100/103 (tipo "E") mentre il 1957 fu l'anno che segnò la nascita della Nuova 500 e di una nuova serie di 1100/103 con "codine" più lunghe pronunciate (definita anche come "modello'58" questa serie di 103, che seguì alla "E" del '56, venne contraddistinta ufficialmente dal suffisso "D").
Alla fine del 1957 uscì anche, in sostituzione della 1100/103 TV, la meno sportiva ma più lussuosa Fiat 1200 "granluce", che, pur sostanzialmente basata sul corpo vettura della 1100/103, aveva un padiglione assai più moderno e luminoso. Le vendite della 1200 iniziarono nel 1958, anno che non registrò alcuna novità di rilievo in casa Fiat.
Il decennio si chiuse, nel 1959, con la cessazione della produzione delle ormai superate 1400/1900, sostituite dalle modernissime ancorché "spigolose" 1800/2100.
Nel 1961, fu ritirato dalla produzione il tipo 1200, sostituito dalla 1300/1500.
Nell'arco di pochi anni la società cercò di coprire le varie richieste degli automobilisti spaziando dalle piccole cilindrate alle grandi berline e presentando i vari modelli con allestimenti berlina, giardinetta, coupé e spider, diventando, in quanto azienda automobilistica più grande, uno dei perni del cosiddetto "boom economico" di quegli anni.
Nel 1964 venne messa in produzione un'altra autovettura destinata a un notevole successo, la Fiat 850, nella sua classica versione berlina e in quelle, altrettanto di successo, coupé e spider. Nel 1966, stesso anno in cui ebbe luogo il passaggio di consegne tra il prof. Valletta e l'avv. Gianni Agnelli, fu presentata la vettura più sportiva della gamma, la Fiat Dino progettata in parte con la Ferrari, che ne presentava un modello omologo.
I primi anni della nuova gestione furono caratterizzati da nuovi modelli che man mano sostituirono quelli prodotti nel primo dopoguerra, presentando nel 1966 la Fiat 124, che riuscì a fregiarsi del titolo di Auto dell'anno e sulla cui meccanica la Pininfarina creò un modello spider molto apprezzato. Nel 1967 uscì la Fiat 125 e contemporaneamente l'azienda intensificò la sua presenza produttiva nel Sud Italia; inoltre acquistò parte della Ferrari e la totalità della Lancia. Il 1969 vide la presentazione della prima autovettura torinese con il motore e la trazione anteriori, la Fiat 128, anch'essa destinata a un buon successo di vendita e a fregiarsi del titolo di Auto dell'anno. Dello stesso anno fu anche la Fiat 130, ammiraglia della casa con i suoi motori V6 da 2800 e 3200 cm³.
Gli anni settanta furono degli anni molto difficili per il gruppo FIAT, che dovette affrontare un periodo di forti difficoltà dovute sia alle frequenti agitazioni e tensioni che colpivano anche le fabbriche (spesso soggette a scioperi e occupazioni), che alla concorrenza straniera sul mercato italiano, incrementata dal graduale abbattimento delle barriere doganali. Nonostante ciò la politica aziendale previde una continua espansione all'estero, che dopo il fallimento del matrimonio FIAT-Citroën, si basava su accordi con produttori locali e sull'apertura di nuovi stabilimenti: nel 1970 ebbe inizio la produzione della Fiat 124 in Unione Sovietica (sotto il nome di Lada 2101/2102, nota comunemente come ?iguli) e nel corso del decennio si rafforzarono gli accordi con la jugoslava Zastava, con la turca Tofas, con la polacca FSM e nacque in Brasile la Fiat Automoveis. Nel 1971 entrò nel gruppo il marchio Abarth, mentre nel 1975 tutta la produzione di veicoli industriali del gruppo (a marchi Fiat Veicoli Industriali e Lancia Veicoli Speciali) fu inglobata nel neonato marchio Iveco. Nel 1978 l'azienda subì un radicale cambiamento di struttura con la creazione della Fiat Auto S.p.A. sotto la quale vennero raggruppate tutte le aziende del gruppo attive nel comparto automobilistico (FIAT, Lancia, Autobianchi e Abarth) a eccezione della Ferrari, che faceva capo direttamente alla holding, scindendo le attività collaterali in nuove ragioni sociali come Fiat Ferroviaria, Fiat Avio e Fiat Trattori.Per quanto concerne le automobili prodotte, gli anni Settanta hanno visto l'arrivo e l'affermazione di nuovi modelli innovativi ma anche l'addio a modelli importanti, che avevano fatto la storia del marchio sia in positivo che in negativo. Il 1970 fu l'anno dell'aggiornamento di metà carriera per le berline medie 124 e 125, mentre l'anno successivo furono lanciate le versioni coupé dell'ammiraglia Fiat 130 e della compatta 128 (che ricevette anche la versione sportiva Rally), ma soprattutto l'utilitaria 127, erede dell'ormai obsoleta Fiat 850 (che rimase comunque un altro anno a listino nelle versioni coupé, che nel 1971 stesso ricevette un aggiornamento, e altri due anni in versione spider) e dotata di un pianale moderno con schema "tutto avanti" che garantì al modello un enorme successo, culminato nel premio Auto dell'anno 1972 e nel milione di esemplari venduti dal debutto alla fine del 1974.
Dal  1972  nuovi modelli in vari segmenti di mercato, quello delle utilitarie, con la sostituzione della Fiat Nuova alla nuova Fiat 126, quello delle berline di gamma alta con la Fiat 132 , in parte assemblata da robot e quello delle autovetture sportive con la roadster Fiat X1/9 poi  850 Coupé , la Dino, sportiva frutto di un accordo stipulato nel decennio precedente con la Ferrari e ad oggi unico esempio di supercar a marchio FIAT. Nel 1982, invece, oltre al restyling della Ritmo e alla nuova Panda Super (che inaugurò il nuovo family feeling del marchio, che metteva in evidenza le cinque barre cromate del logo FIAT), è da segnalare che le due spider X1/9 e 124 Spider uscirono dalla gamma FIAT per essere prodotte dai carrozzieri che le avevano disegnate, rispettivamente Bertone e Pininfarina. Di ben altro registro fu il 1983, anno in cui debuttò la nuova Fiat Uno (design di Giugiaro), degna erede della Fiat 127 (che rimase a listino fino al 1987 nelle versioni Unificata, Diesel e Panorama introdotte nello stesso anno) e che sarà poi premiata come Auto dell'anno 1984: è la prima autovettura della casa a montare uno dei motori più apprezzati della casa torinese, il FIRE 1000, prodotto dal 1985 negli stabilimenti di Termoli ed è a tutt'oggi il modello FIAT che vanta, in tutte le sue varianti, il più grande numero di esemplari costruiti: sono oltre 8.000.000 le Uno prodotte dal 1983 al 2013. Lo stesso anno vide il debutto della Regata, nuova berlina media a trazione anteriore derivata dalla Ritmo, che sostituì la 131 a trazione posteriore (quest'ultima rimase a listino con alcune modifiche fino al 1985 nella versione wagon denominata 131 Maratea), della Panda 4x4 (primo esempio di piccola vettura a motore trasversale a presentare un sistema 4WD) e di aggiornamenti per Argenta e 126. Infine è da ricordare la fine della produzione della 128, una delle vetture più significative della storia FIAT.Il 1985 fu l'anno in cui vede la luce l'ammiraglia Croma (design di Giorgetto Giugiaro), che sostituì la Argenta ed era frutto della collaborazione tra le aziende del gruppo e la svedese SAAB le quali, utilizzando la stessa meccanica (progetto Tipo Quattro), diedero luce contemporaneamente alle varie Lancia Thema (1984-1994), Alfa Romeo 164 (design di Pininfarina, 1987-1998) e Saab 9000 (1985-1998). A differenza dell'antenata, la Croma riscosse un maggiore riscontro commerciale. Nel 1985 debuttarono inoltre la Regata Weekend, un ulteriore aggiornamento per la Ritmo e la 126 Made by FSM. L'anno seguente invece vennero aggiornate la citycar Panda e la berlina media Regata, ma uscì dal listino il 900E Panorama. Anche il 1987 non previde grandi novità per la gamma FIAT, che perse la gamma 127 e il fuoristrada Campagnola ma vide il debutto della 126 BIS (ultima evoluzione della 126, dotata di motore a sogliola e bagagliaio posteriore) e della Duna (versione europea delle Fiat Prêmio ed Elba brasiliane, rispettivamente le versioni tre volumi e giardinetta della Uno brasiliana), quest'ultima poco venduta perché caratterizzata da un aspetto sgraziato e da motori fiacchi.Nel 1988 debuttò la Fiat Tipo, che sostituì, nel campo delle berline a 2 volumi di media cilindrata, la Fiat Ritmo e venne poi eletta Auto dell'anno 1989, per la linea moderna e i contenuti innovativi (su tutti, la zincatura completa della carrozzeria e la strumentazione digitale presente su alcune versioni), mentre l'anno seguente fu caratterizzato dagli aggiornamenti dell'ammiraglia Croma, della piccola berlina Duna e soprattutto dell'utilitaria Uno, che fu profondamente ridisegnata per somigliare maggiormente alla Tipo (da cui il soprannome Tipino che fu attribuito alla seconda serie dell'utilitaria italiana).
Gli anni novanta sono caratterizzati dall'arrivo di nuovi modelli più moderni e rispettosi delle normative antinquinamento (nel 1993 fanno infatti il loro debutto le normative Euro 1, quelle Euro 2 debuttarono tre anni dopo) e di sicurezza (con la creazione dell'Euro NCAP, nel 1997, che favorì in Europa la diffusione di sistemi di sicurezza come gli airbag e l'ABS). Gli anni Novanta sancirono la volontà del gruppo FIAT di espandersi in tutto il mondo (che vide la sua realizzazione nel progetto 178), ma questi furono anche gli anni in cui iniziò una forte crisi che si aggravò ulteriormente agli inizi del nuovo millennio, sboccando poi nella breve alleanza con General Motors e nel periodo di forti tagli alle attività del gruppo, che si focalizzò sulle attività auto-motoristiche.
Fiat Tempra, Fiat Cinquecento, vettura da città che sostituì alla base della gamma Fiat la vetusta 126 (non in Polonia, dove la 126 rimase in produzione fino al 2000 affiancandosi alle sue eredi) e che divenne nota anche come mini-rally car. Nello stesso anno debuttarono poi degli aggiornamenti estetici anche per Panda e Croma, entrambe ispirate dal family feeling introdotto nel 1988 dalla Tipo  Coupé, prima automobile coupé del marchio FIAT dai tempi della 128 Coupé (uscita di produzione nel 1980), caratterizzata da un aspetto originale e dotata di un motore da 2000 cm³ benzina sia sovralimentato (turbo) che aspirato a 4 cilindri, sostituito nella seconda serie da un 1.8 4 cilindri 16 valvole e da un 2.0 5 cilindri 20 valvole, sia sovralimentato che aspirato. La Coupé è tuttora la FIAT più veloce mai prodotta (la sua versione Turbo 20V Limited Edition toccava quota 252 km/h). Esordirono la cabriolet della Punto e il grande monovolume Ulysse del 1994, che fu prodotto in collaborazione con il gruppo francese PSA (anche come Lancia Z, Peugeot 806 e Citroen Evasion) fino al 2002 nell'ambito del progetto Eurovan (progetto a sua volta parte dell'accordo tra i gruppi PSA e FIAT noto come SEVEL). L'anno seguente invece la Uno uscì di produzione e debuttò la Fiat Barchetta, Vi fu inoltre il lancio delle nuove Fiat Bravo/Brava, compatte, caratterizzate da una linea moderna e innovativa che sostituirono la Tipo e ricevettero il premio di Auto dell'anno nel 1996. Da esse derivò poi la Fiat Marea del 1996.Proprio nel 1996 fece il suo debutto in Brasile la Palio, prima vera world-car (auto destinata ai mercati di tutto il mondo) L'anno successivo venne lanciata la Fiat Seicento nel 1998, erede della Cinquecento di cui conservava il disegno generale; Oltre alla Seicento arrivò la monovolume compatta Multipla, che riprese il nome della 600 Multipla, monovolume media con sei posti e dimensioni quasi da utilitaria, che riscosse un buon successo nonostante le linee molto particolari. Lo stesso anno vide inoltre aggiornamenti per Ulysse, Bravo e Brava. Nel 1999 venne lanciata, in occasione del centesimo anniversario del marchio (che diede un nuovo logo ispirato a quelli passati), la seconda serie della Punto, frutto del progetto 188. Quest'auto ha avuto grande successo, tant'è che è stata prodotta fino alla fine del 2010 in parallelo alla sua erede, la Grande Punto, ed è stata inoltre prodotta in Serbia su licenza Zastava a nome "Zastava 10" prima e poi come Fiat Punto Classic. Oltre alla nuova Punto il 1999 portò al debutto europeo le versioni berlina della Palio, che non riscossero però il successo della versione wagon.
E infine non va sottovalutata la presenza di modelli con motore elettrico, basati sulle vetture da città del gruppo (Panda, Cinquecento e infine Seicento) e distinte dal marchio Elettra.  filanti e simili più a quelle di un monovolume che a quelle di un furgone, il restyling della Sedici e la Punto Evo, deciso restyling della Grande Punto, che portò in dote un nuovo paraurti con fascioni in colore a contrasto, dei nuovi fari e degli interni completamente ridisegnati. Con la Punto Evo debuttarono, tra l'altro, anche i nuovi motori Multiair.Negli anni 2000 FIAT puntò, oltre che sui motori a benzina (con i celebri FIRE, i nuovi motori turbobenzina T-JET e i nuovi motori con sistema di controllo dell'apertura delle valvole Multiair) e a gasolio (motori common-rail JTD prima e Multijet poi, a 4 e 5 cilindri con svariate cilindrate), anche sui modelli ad alimentazioni alternative, in particolare il GPL (su modelli come Panda, Idea, Punto Classic e, prima ancora, Multipla) e il metano (basti pensare, ad esempio, alle Panda e Punto Natural Power, alle Multipla BluPower solo a metano e alla bifuel Natural Power, prima nota come BiPower).
A partire dal 2016, fatta eccezione per il pick-up Fullback su base Mitsubishi L200 (non venduto nei normali listini FIAT italiani a causa delle normative stringenti, bensì nei listini FIAT Professional) lanciato nello stesso anno, la gamma FIAT europea non vide più l'arrivo di nuovi modelli,.Nei primi anni 2010 FIAT si è impegnata molto sia dal punto dei motori a benzina (con le evoluzioni dei sempreverdi motori FIRE, gli innovativi Twinair e Multiair) e a gasolio (motori Multijet), ma non ha rinnegato i suoi investimenti nelle auto bi-fuel, sia a GPL (Easypower), che a metano (Natural Power). Dalla metà degli anni 2010 FIAT, a causa delle sempre più stringenti norme antinquinamento, rivide le sue politiche, eliminando i diesel dalle vetture di fascia più bassa e puntando al contempo sia sulla riduzione dell'offerta a gasolio che sui nuovi motori a benzina svelati in Brasile nel 2016: i Firefly, che sostituiranno in un solo colpo i FIRE (anche T-Jet), i Twinair e anche i Multiair meno potenti (derivati a loro volta dal FIRE da 1,4 litri). FIAT, poi, aprì anche all'elettrificazione dichiarando di voler montare, per sostituire il diesel, impianti mild hybrid da 48V sulle sue auto di piccola taglia e confermando l'impegno nei carburanti alternativi grazie anche al biometano derivato dalla depurazione delle acque reflue. Nel piano industriale del 2018, infine, FIAT ha dichiarato di voler produrre alcuni modelli della gamma 500 in versioni a zero emissioni e di voler abbandonare i propulsori a gasolio a partire dal 2021. Quest'ultima dichiarazione è stata poi smentita in un incontro tra FCA e i sindacati avvenuto il 29 novembre 2018. L'impegno del marchio per l'elettrificazione è stato confermato al Salone dell'automobile di Ginevra del 2019 con l'innovativo concept Centoventi e con l'annuncio del debutto della nuova 500 elettrica al Salone di Ginevra dell'anno seguente.Anni 2020 della FIAT e dell'intero gruppo FCA sono caratterizzati da un processo di elettrificazione della gamma prodotti che prevede un ampio portafoglio di veicoli elettrificati (ibridi di vario genere ed elettrici puri) da lanciare entro il 2022 come stabilito dal piano industriale lanciato quattro anni prima. Il processo di elettrificazione è dovuto al fatto che tutti i costruttori automobilistici che vendono in Europa sono tenuti a vendere automobili secondo un limite massimo di emissioni di CO2 che nel corso degli anni diventa via via più stringente.
Le prime automobili a far parte del processo di elettrificazione FIAT sono le versioni ibride della 500 e della Panda, entrambe presentate all'inizio del mese di gennaio 2020 per entrare in commercio nel mese successivo. Dotate di un propulsore 1.0 FireFly da 70 CV (al debutto europeo) abbinato a un sistema mild hybrid da 12V con sistema BSG e batteria da 11 Ah (che fornisce altri 5 CV di potenza), il tutto gestito da cambio manuale a sei rapporti, le due citycar in versione Hybrid sono le prime automobili ibride prodotte in serie dal marchio torinese, che il 4 marzo dello stesso anno svela a Milano, in seguito all'annullamento del Salone di Ginevra causa COVID-19, la nuova generazione di 500, disponibile solo in versione a batterie, che diventa la prima elettrica globale Fiat (la precedente generazione di 500e era destinata solo agli USA e le citycar elettriche degli anni novanta erano una sorta di prototipi venduti in scarse quantità). Nel 2020, inoltre, la gamma perde i multispazio Qubo e Doblò, che rimangono comunque in vendita come veicoli Fiat Professional.
La Fiat, da molti anni ormai, si è impegnata molto fuori dalle mura italiane e anche al di là dei confini europei, ma ha trovato mercati e "gusti" molto differenti da quelli italiani. I primi esempi di fabbricazione in grande serie di autovetture all'estero da parte dell'azienda torinese risalgono agli anni ottanta, quando iniziò, negli stabilimenti brasiliani la fabbricazione di una berlina piccola che ebbe uno scarsissimo successo di vendite rivelandosi un vero insuccesso sul mercato italiano una volta importata, la Duna. Nel Sudamerica invece il successo non le mancò e da quella autovettura nacque il progetto successivo, quello della Palio, un'utilitaria considerabile come una seconda erede della Uno, oltre che della Duna, che fu anch'essa importata in Italia (e venduta solo nelle prime due serie fino al 2001) con un successo migliore rispetto alla precedente, soprattutto nella versione familiare Weekend. La Palio fa parte del "progetto 178" ovvero una serie di vetture della stessa famiglia pressoché identiche e differenziate prevalentemente dal mercato in cui venivano distribuite. Oltre alla Palio infatti di questa famiglia fanno parte le berline a 3 volumi Fiat Siena (1997) e Fiat Albea (2002).