Accadde Oggi 24 luglio - #almanacco

Oggi 24 luglio la Chiesa festeggia San Baldovino da Rieti (Balduino), abate

1567 – Maria Stuarda, regina di Scozia, viene deposta.
1847 – Dopo 17 mesi di viaggio, Brigham Young guida 148 pionieri Mormoni nella Salt Lake Valley, nella quale verrà fondata Salt Lake City.
1866 – Il Tennessee diventa il primo stato confederato ad essere riammesso nell’Unione, dopo la fine della Guerra di secessione americana.
1907 – Pio X santifica San Romedio.
1908 – Londra: Dorando Pietri, stremato dalla fatica, taglia per primo il traguardo della maratona olimpica sorretto da due giudici di gara. Per questo aiuto verrà poi squalificato e perderà la medaglia d’oro.
1911 – Hiram Bingham riscopre Machu Picchu “la città perduta degli Inca”.
1923 – Il Trattato di Losanna definisce i confini della moderna Turchia, viene firmato in Svizzera da Grecia, Bulgaria e altre nazioni che combatterono la prima guerra mondiale.
Edoardo Agnelli è eletto Presidente della Juventus. L’evento segna l’inizio del sodalizio tra la squadra e la famiglia Agnelli.
1929 – Il Patto Kellogg-Briand, che rinuncia alla guerra come strumento di politica estera, entra in vigore (venne inizialmente firmato a Parigi il 27 agosto 1928 dalle principali potenze mondiali).
Seduta segreta del Gran Consiglio del Fascismo in cui viene discusso l’Ordine del giorno Grandi che porta alle dimissioni di Benito Mussolini
1949 – Fausto Coppi vince il Tour De France precedendo in classifica Gino Bartali. È il primo ciclista a fare l’accoppiata Giro-Tour nello stesso anno.
1956 – USA: si interrompe il sodalizio artistico tra Dean Martin e Jerry Lewis, durato 10 anni.
1967 – Durante una visita ufficiale di stato in Canada, il presidente francese Charles de Gaulle dichiara a una folla di oltre 100.000 persone a Montréal, Vive le Québec libre! La frase, ampiamente interpretata come un appoggio implicito all’indipendenza del Québec, provoca il risentimento del governo canadese e di tutti i canadesi anglofoni.
1969 – Programma Apollo: l’Apollo 11 ammara tranquillamente nell’Oceano Pacifico.
1974 – Scandalo Watergate: La Corte Suprema degli Stati Uniti sentenzia all’unanimità che il Presidente Richard Nixon non ha l’autorità per trattenere i nastri della Casa Bianca e gli intima di consegnarli al procuratore speciale che indaga sul caso.
1977 – In Italia, con l’emanazione del Decreto del Presidente della Repubblica 24/07/1977 n. 616, viene attuato per la prima volta un primo forte decentramento amministrativo con il passaggio di molti poteri e funzioni dallo Stato agli Enti locali (Regioni e Comuni).
2010 – A Duisburg durante la Loveparade muoiono 21 persone. In seguito al disastro gli organizzatori annunciano che si sarebbe trattato dell’ultima edizione.

Nati

Vittorio Emanuele I di Savoia (1759)
Gus Van Sant (1952)
Ermanno Olmi (1931)

Morti

Peter Sellers (1980)
Martin Van Buren (1862)
Isaac Bashevis Singer (1991)

Il sacrificio vanificato. Simbolo di tale aberrante discaria è Dorando Pietri. Ne parliamo insieme.

Dorando Pietri, noto impropriamente anche come Dorando Petri (Correggio16 ottobre 1885 – Sanremo7 febbraio 1942), è stato un maratoneta e mezzofondista italiano, passato alla storia per il drammatico epilogo della maratona ai Giochi olimpici di Londra 1908: tagliò per primo il traguardo, sorretto dai giudici di gara che l'avevano soccorso dopo averlo visto barcollare più volte, stremato dalla fatica. A causa di quell'aiuto fu squalificato e perse la medaglia d'oro, ma le immagini e il racconto del suo arrivo, facendo il giro del mondo e superando la cronaca viva di quei giorni, lo hanno consegnato alla storia dell'atletica leggera.

Nonostante quell'oro sia stato vinto da Johnny Hayes, il nome di Dorando Pietri richiama subito uno degli episodi più celebrati dei Giochi olimpici

Dorando Pietri nacque a Mandrio, una frazione di Correggio, in una famiglia di contadini. Nel 1897 il padre Desiderio lasciò i campi per aprire un negozio di frutta e verdura nella vicina Carpi, dove si trasferì con la moglie e i quattro figli. Dorando iniziò molto presto a lavorare, come garzone in una pasticceria. Nel tempo libero si dedicava alla bicicletta o alla corsa a piedi. Era un uomo minuto e di bassa statura (1,59 m).

Nel settembre del 1904 il più famoso podista italiano dell'epoca, Pericle Pagliani, partecipò ad una gara proprio a Carpi. Si racconta che Pietri, attirato dall'evento, si sia messo a correre dietro Pagliani, con ancora gli abiti da lavoro addosso, ed abbia retto il suo passo fino all'arrivo. Qualche giorno dopo, Pietri fece l'esordio in una competizione ufficiale, correndo i 3000 metri a Bologna ed arrivando secondo.

L'anno successivo arrivarono i primi successi, sia in Italia che all'estero, il più importante dei quali fu la 30 km di Parigi, vinta con un distacco di 6 minuti. Il 2 aprile 1906 Pietri vinse la maratona di qualificazione per i Giochi olimpici intermedi, che si sarebbero svolti in estate ad Atene, con il tempo di 2 ore e 48 minuti. Purtroppo nella gara di Atene fu costretto a ritirarsi al 24º chilometro per problemi intestinali, quando era al comando con 5 minuti di vantaggio sugli inseguitori.

Nel 1907 riportò numerose vittorie, tra le quali i titoli dei 5000 metri piani ai campionati italiani (con il primato nazionale di 16'27"2) e dei 20 km. Ormai Dorando Pietri era il dominatore assoluto del fondo nazionale, in grado di vincere dal mezzofondo alla maratona, ed aveva già ottenuto risultati importanti sulla scena internazionale.

Il 1908 era l'anno dei Giochi olimpici di Londra. Dorando Pietri si era preparato per mesi all'evento. Il 7 luglio si guadagnò il posto nella squadra italiana in una maratona di 40 km disputata a Carpi. Vinse in 2 ore e 38 minuti, una prestazione mai ottenuta prima in Italia.

La maratona olimpica era in programma pochi giorni dopo, il 24 luglio. Per la prima volta il percorso si snodava su 42,195 km. Alla partenza, davanti al Castello di Windsor, c'erano 56 atleti, tra cui i due italiani: Dorando Pietri, maglietta bianca e calzoncini rossi, con il numero 19 sul petto, e Umberto Blasi. Era una giornata insolitamente calda per il clima inglese.

Alle 14:33 la principessa del Galles diede il via. Un terzetto di britannici si portò subito al comando della corsa, imponendo un'andatura elevata. Pietri si mantenne nelle retrovie, cercando di conservare le energie per la seconda parte di gara. Infatti verso metà percorso il maratoneta italiano iniziò la sua progressione, rimontando via via numerose posizioni. Al 32º km era secondo, a quattro minuti dal leader della corsa, il sudafricano Charles Hefferon. Saputo che l'atleta di testa era entrato in crisi, Pietri aumentò ancora il ritmo per recuperare il distacco, e al 39º chilometro raggiunse e subito sorpassò il sudafricano.

Mancavano ormai un paio di chilometri all'arrivo, ma Pietri si trovò a fare i conti con l'enorme dispendio di energie effettuato durante la rimonta e la disidratazione dovuta al caldo. La stanchezza gli fece perdere lucidità. Arrivato allo stadio, sbagliò strada. I giudici lo fecero tornare indietro, ma Pietri cadde esanime. Si rialzò con il loro aiuto, ma ormai stremato, faticava a reggersi in piedi da solo.

Era ad appena 200 metri dal traguardo. Gli oltre 75 000 spettatori dello stadio erano tutti in trepidazione per lui. Attorno a lui sulla pista i giudici di gara e persino alcuni medici accorsi per soccorrerlo. Pietri cadde altre quattro volte, ed altrettante fu aiutato a rialzarsi, ma continuò barcollando ad avanzare verso l'arrivo. Quando finalmente riuscì a tagliare il traguardo, sorretto da un giudice e un medico, era totalmente esausto.

Il suo tempo finale fu di 2h54'46"4 su 42,195 km, ma solo per percorrere gli ultimi 500 metri impiegò quasi dieci minuti. Oltre il traguardo svenne e fu portato fuori dalla pista su una barella. Poco dopo di lui arrivò lo statunitense Johnny Hayes. La squadra americana presentò immediatamente un reclamo per l'aiuto ricevuto da Pietri, che venne prontamente accolto. Il maratoneta fu squalificato e cancellato dall'ordine di arrivo della gara.

Il dramma di Dorando Pietri commosse tutti gli spettatori dello stadio. Quasi a compensarlo della mancata medaglia olimpica, la regina Alessandra lo premiò con una coppa d'argento dorato. A proporre l'assegnazione del riconoscimento sarebbe stato lo scrittore Arthur Conan Doyle, creatore del famoso investigatore Sherlock Holmes, che secondo alcuni era anche l'addetto con il megafono che sorresse Pietri al momento dell'arrivo. Tale affermazione non ha però alcun fondamento: i due personaggi che affiancano Pietri, in quella che è una delle più note e significative immagini dell'olimpismo moderno, sono, rispettivamente, alla destra dell'atleta - con il megafono - il giudice di gara Jack Andrew ed alla sinistra il capo dello staff medico, il dottor Michael Bulger. Conan Doyle era in effetti presente in tribuna, a pochi metri dalla linea del traguardo, dato che era stato incaricato da Lord Northcliffe di redigere la cronaca della gara per il Daily Mail;[2] il resoconto del giornalista-scrittore terminò con le parole:

«La grande impresa dell'italiano non potrà mai essere cancellata dagli archivi dello sport, qualunque possa essere la decisione dei giudici.»

Successivamente Conan Doyle suggerì al Daily Mail di conferire un premio in danaro a Pietri, sotto forma di sottoscrizione per permettergli l'apertura di una panetteria, una volta rientrato in Italia. La proposta ebbe successo e vennero raccolte trecento sterline. Lo stesso Doyle avviò la raccolta donando cinque sterline.

Il racconto della sua impresa eroica, ma sfortunata, fece immediatamente il giro del mondo. Da un giorno all'altro Dorando Pietri divenne una celebrità, in Italia e all'estero. Le sue gesta colpirono la fantasia del compositore Irving Berlin, che gli dedicò addirittura una canzone intitolata Dorando.[3]

Paradossalmente, la mancata vittoria olimpica fu la chiave del suo successo.[4] Sull'onda della sua fama ricevette presto un lauto ingaggio per una serie di gare-esibizione negli Stati Uniti.

Erano gli anni d'oro delle sfide di resistenza, create da imprenditori del mondo dello spettacolo: si organizzavano gare lunghissime di boxe, canottaggio e corsa. Tra queste la maratona aveva un posto d'onore, ricreata pochi anni prima come evento coronante delle Olimpiadi, capace di portare gli uomini allo stremo in una lotta estenuante contro la fatica. Non era raro veder accorrere migliaia di persone per assistere a gare che duravano diverse ore.

Il 25 novembre 1908, al Madison Square Garden di New York, andò in scena la rivincita tra Pietri e Hayes. Il richiamo era enorme: ventimila spettatori (tra cui molti italo-americani), ma altre diecimila persone erano rimaste fuori perché non c'erano più biglietti.

I due atleti si sfidarono in pista sulla distanza della maratona (262 giri), e dopo aver corso testa a testa per quasi tutta la gara, alla fine Pietri riuscì a vincere staccando Hayes negli ultimi 500 metri, per l'immensa gioia degli immigrati di origine italiana presenti. Con questa gara Pietri passa ufficialmente al professionismo, in un clima che distingue fortemente l'atleta amatoriale da quello retribuito, separando gare e risultati delle due categorie.

Una seconda sfida disputata il 15 marzo 1909 venne anch'essa vinta dall'italiano. Durante la trasferta negli Stati Uniti Pietri partecipò a 22 gare, con distanze variabili dalle 10 miglia alla maratona, e ne vinse 17. Tra gli atleti affrontati vi fu anche Tom Longboat, il più forte nordamericano sulla maratona. Pietri rientrò in Italia nel maggio 1909, e proseguì per altri due anni l'attività professionistica a livello nazionale e all'estero. La sua ultima maratona fu a Buenos Aires, il 24 maggio 1910, dove chiuse con il suo primato personale, 2h38'48"2.

La gara d'addio, in Italia, si svolse il 3 settembre 1911 a Parma: una 15 km, vinta agevolmente. L'ultima gara all'estero avvenne invece il 15 ottobre dello stesso anno, a Göteborg in Svezia, e si concluse con l'ennesima vittoria di Pietri. Il giorno dopo compì 26 anni. In tre anni di professionismo e 46 gare, Dorando Pietri guadagnò oltre 200 000 lire solo di premi, una cifra enorme per l'epoca. In più riceveva dal suo agente una diaria settimanale di 1250 lire.

Investì i suoi guadagni in un'attività alberghiera assieme al fratello, ma come imprenditore non mostrò lo stesso talento che aveva come sportivo. Dopo il fallimento dell'albergo, si trasferì nel 1923 a Sanremo, dove aprì un'autorimessa. Visse il resto della sua vita nella città dei fiori.

Pietri morì nel 1942, all'età di 56 anni, per un attacco cardiaco. Venne sepolto nel cimitero di Valle Armea, nei pressi di Sanremo. La coppa donata a Pietri dalla regina Alessandra è oggi custodita dalla «Società Ginnastica La Patria 1879» in una cassetta di sicurezza della filiale UniCredit di Carpi (MO), nello stesso edificio che fu il "Grand Hotel Dorando". Sul trofeo è incisa questa dedica:

«A Pietri Dorando - In ricordo della maratona da