#Latte&Caffè. “Il mio nome è Tempesta” l’inno alla libertà di Matteotti nello spettacolo molisano

"Uccidete pure me, ma l’idea che è in me non l’ucciderete mai" sono queste le parole di Giacomo Matteotti, parole ricche di significato e di grande profondità che in delineano in maniera chiara la personalità del Segretario del Partito Socialista Unitario. Matteotti, figura di spessore nel panorama storico-politico italiano, è stato un esempio di lealtà e determinazione. Una figura che dovrebbe in qualche modo farci riflettere sulla situazione odierna ma soprattutto su quelli che sono i valori della vita che, purtroppo, stanno via via scomparendo. Ed è proprio in onore di Giacomo Matteotti lo spettacolo "Il mio nome è Tempesta. Il delitto Matteotti" scritto dalla giornalista Carmen Sepede, diretto dal regista Emanuele Gamba, interpretato dagli attori Diego Florio, Marco Caldoro, Aldo Gioia, Piero Grant e Domenico Florio e prodotto da ACT insieme a Fondazione Molise Cultura e con il supporto del Comune di Campobasso e della Fondazione Giacomo Matteotti ONLUS. Lo spettacolo, doveva andare in scena al Savoia di Campobasso lo scorso marzo ma, a causa dell'emergenza sanitaria, non è stato possibile e, per quanto concerne le nuove date, bisognerà aspettare il prossimo autunno. Nel frattempo nei giorni scorsi ci sono state le prove e la registrazione del trailer che verrà mandato nei teatri italiani. 
Nel meraviglioso Teatro Savoia ho incontrato Carmen Sepede, Emanuele Gamba, Diego Florio e Marco Caldoro con cui ho avuto il piacere di intervistare.

La figura di Giacomo Matteotti è una figura di grande importanza, come mai proprio lui?

Carmen Sepede: "Io sono laureata in Lettere, indirizzo storico quindi io mi sono trovata con una figura che mi ha sempre affascinato da una parte per i miei studi e da una parte per il mio lavoro giornalistico. Dietro la vicenda umana, politica, dietro l'omicidio di Giacomo Matteotti ci sono una serie di aspetti. Innanzitutto ti dico che la figura di Matteotti la vedo come un eroe della libertà e questo spettacolo nasce anche un po' come un inno alla libertà. Oggi, ad esempio, parliamo tanto di antipolitica: la gente dice destra e sinistra è tutto uguale ma destra e sinistra non è tutto uguale. Matteotti è stato il contrario dell'antipolitica, lui è stato un uomo che per difendere la politica e le sue idee è stato pronto a mettere a rischio anche la sua vita pur di difendere valori che per noi sono da una parte quasi scontati: il diritto di espressione, la libertà di parola, la libertà di stampa, di credo politico, di credo religioso. Lui lo ha fatto, nel 1924, anticipando per molti versi anche il dibattito che ci sarebbe stato venti anni dopo che ha poi portato all'approvazione della Costituzione. Per certi versi lo vedo anche come un precursore della Costituzione italiana. Questo spettacolo come nasce? Ci sono due livelli: da una parte la denuncia politica poiché Matteotti il 30 maggio del 1924 con il famoso discorso alla Camera denunciò i brogli elettorali delle elezioni del 6 aprile dello stesso anno, i pestaggi, le intimidazioni, le manganellate del Partito Fascista che avevano portato quest'ultimo al potere con una legge che era stata approvata da poco e che consentiva di dare la maggioranza alla lista che avesse ottenuto soltanto il 25% dei voti; in questa maniera il Partito Fascista va al potere ma non era ancora diventato la dittatura che diventerà di lì a poco. Allo stesso tempo non tutti sanno che Matteotti era un giornalista e, in quanto tale, aveva fatto un'inchiesta scoprendo una maxi tangente che la Sinclair Oil, compagnia petrolifera che avrebbe dovuto fare delle trivellazioni in Italia, avrebbe pagato alle più alte cariche dello Stato: qualcuno dice il fratello del Duce, Arnaldo Mussolini, qualcuno invece dice addirittura il Re. Lui scopre questa cosa e manda un articolo ad una rivista inglese 'English Life' in cui denuncia l'accaduto. S쳭e però che prima della pubblicazione, il 10 giugno del 1924, viene rapito ed ucciso. Nello spettacolo troviamo da un lato la ricostruzione della scena del crimine, della denuncia politica e dall'altro emerge l'elemento della maxi tangente. Entrambi gli elementi probabilmente, hanno portato poi i vertici del Partito Fascista ad ordinare il suo rapimento ed il conseguente omicidio da parte di un gruppo di squadristi guidati da Amerigo Dumini che poi sarà uno dei personaggi che troverete all'interno dello spettacolo".

Questo spettacolo è importante anche per i ragazzi affinché possano avvicinarsi alla storia in maniera diversa...

Carmen Sepede: "È importantissimo che i ragazzi si avvicinino alla storia ed è altrettanto importante far comprendere loro la difesa dei propri valori, Matteotti lo ha fatto anche mettendo a rischio la sua vita. Quindi no antipolitica, qualsiasi idea politica sia è importantissimo esprimere le proprie idee e difenderle e consentire che anche gli altri facciano altrettanto, un po' come diceva Voltaire 'Non sono d'accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo'".

E' importantissimo portare in scena uno spettacolo su Giacomo Matteotti. Lei, da regista, può dirmi le sue emozioni e sensazioni anche in virtù del fatto che è una gran bella responsabilità?

Emanuele Gamba: "In effetti sì, la responsabilità è grande ma è altrettanto grande l'emozione e l'amore per un personaggio del genere perché appunto noi di solito, in teatro, abbiamo a che fare con storie di personaggi inventati. Questo però non è un personaggio ma una grande persona, un grande essere umano che, con la sua vita, il suo esempio ed il suo coraggio, ha dato luce, fiducia e senso anche a molti altri che lo hanno seguito in questa capacità di anteporre il bene comune alla propria vita. Quindi, l'emozione e la responsabilità sono parimenti grandi però è importante la sfida che è ineludibile. In un periodo in cui ci si dimentica tutto, dove il problema della memoria è un problema serissimo io sono sicuro che raccontare storie di questo tipo sia un modo per fertilizzare gli animi e per tenere accese le coscienze".

Rivesti un ruolo importantissimo, vesti i panni di Giacomo Matteotti. Cosa provi?

Diego Florio: "Per quanto mi riguarda, da attore, vestire i panni di Matteotti è un grande onore oltre che un grande privilegio e lo è perché la grandezza del suo pensiero è qualcosa che è riuscita, a distanza di quasi cento anni dalla sua morte, ad entrare in quello che è un immaginario collettivo di libertà, di un altro mondo possibile. Un mondo che fondamentalmente si opponeva a quello che invece era l'altro mondo che avanzava, quello dello squadrismo, del fascismo che nel giro di pochi anni è riuscito a sconvolgere gli equilibri di un Paese che comunque aveva un ordinamento liberale pur sotto una monarchia 'democratica'. C'erano le forze di opposizione, c'erano i giornali, c'erano i sindacati e, la morte di Matteotti ha segnato la fine di questo mondo libero e si è andato verso quello che tutti conosciamo come una delle peggiore dittature della storia del Novecento. Molte delle parole che Matteotti pronuncia anche in questo suo ultimo discorso alla Camera, sono parole di una persona che aveva compreso perfettamente quello che stava accadendo e quali sarebbero state le conseguenze poi di questo tipo di politica. Il privilegio è appunto questo: di poter, da attore, lavorare su un discorso parlamentare che è intriso di coraggio, di passione, della sua capacità ideale ma soprattutto di coraggio di denunciare ciò che stava accadendo in Italia. L'altro privilegio è quello di percorrere idealmente un'altra strada, sappiamo che nella storia è acclarato il fatto che Matteotti sia morto perché denunciò, nel suo discorso, i brogli elettorali che ci furono durante la campagna elettorale e durante le elezioni del 6 aprile. Non è però l'unica causa della sua morte. Ecco, un altro privilegio è questo: quello di poter raccontare, non soltanto attraverso le sue parole del discorso parlamentare, ma percorrendo l'altra causa della sua morte ovvero lo scandalo Sinclair Oil. Matteotti aveva infatti scoperto la corruzione da parte di questa società petrolifera americana per la concessione dei pozzi petroliferi in Italia ma anche in Libia. Quindi vediamo come un certo tipo di potere si oppone in tutti i modi, fino all'eliminazione fisica dell'avversario per raggiungere i propri scopi. Certamente, la morte di Matteotti è un fatto tanto grave quanto allo stesso tempo quasi necessario per quello che poi è stato il valore della sua figura, è triste pensare che questo è un Paese costellato di persone martirizzate, uccise e che percorrevano una strada ideale proponendo un'altra visione del mondo. Anche il contesto storico in cui Matteotti agisce è un contesto molto particolare dove, da pochi anni, c'era stata la rivoluzione d'Ottobre in Russia per cui i grandi latifondisti in Italia, così come i grandi industriali temevano che potesse esserci anche nel nostro Paese la rivoluzione. Di fatto il regime è stato finanziato da coloro che temevano le rivolte contadine anche perché c'era stato il Biennio Rosso, dal 1918 al 1920. Il Fascismo ha trovato sulla sua strada questo uomo che è riuscito in qualche modo ad arginare, a fermare in l'avanzata. Matteotti, già nel 1921, ottenne l'annullamento per violenze durante la prima elezione fascista".

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere?

Diego Florio: "Non è neanche un messaggio. Io credo che quando nasce uno spettacolo, nasce dall'esigenza di raccontare una storia ed il messaggio è già nella storia stessa, non bisogna sottolinearlo e didascalizzarlo, è già tutto in quelle parole. Forse la nostra operazione, oggi, oltre a voler celebrare la figura martire di Matteotti è anch quella di mettere un po' le persone difronte alla grandezza, allo spessore di questi personaggi che hanno fatto la storia del Novecento del nostro Paese, il loro spessore umano, culturale, civile di cui fondamentalmente il nostro tempo ha un disperato bisogno. Oggi si tende molto a semplificare e, riascoltare quelle parole ci fa comprendere come, ancor di più di oggi, in una società molto più complessa di quella del passato, come fondamentalmente le cose che contano di più sono la capacità di approfondimento, di analisi e, in questa capacità c'è la possibilità per noi di comprendere. Se vogliamo parlare di messaggio penso più a questo: riportare oggi quello spessore che si è perduto che e facciamo fatica a ritrovare non solo nella classe dirigente ma anche nella popolazione".

La figura di Benito Mussolini è una figura altrettanto importante, sebbene sia l'opposto di quella di Matteotti. Cosa si prova a vestire i panni del Duce?

Marco Caldoro: "La prima suggestione che viene in mente è quella di guardare tutto il materiale di repertorio dell'Istituto Luce su Mussolini. Insieme al regista Emanuele Gamba abbiamo cercato dall'inizio di evitare quella caratterizzazione anche un po' macchiettistica del dittatore. Tra l'altro, anche storicamente, Mussolini è sempre stata una persona dal carattere risolutivo, molto forte e non dobbiamo dimenticare che fino al delitto Matteotti lui è vestiva gli abiti da parlamentare, era Presidente del Consiglio. Sicuramente le cose da evitare erano assolutamente le espressioni di Mussolini che abbiamo visto in mille modi e in mille rappresentazioni. Da un punto di vista personale non sono molto contento di aver intrapreso questo personaggio, ma dal punto vista attoriale sicuramente una grande sfida perché bisogna cercare, per un personaggio così strabordante, una misura recitativa adatta".

 

Alessandra Potena