"mitte u lutte au pisciature" #vengoconquestamiaadirvi

In quel tempo, tanti anni fa, i servizi igienici erano, diciamo così, alla buona. Qualche casa, addirittura non aveva il bagno e per espletare bisognava uscire nel giardino, nell’orto, nella stalla…dove capitava.

La vita contadina portava a vivere, come adesso, spesso all’aria aperta, ma la sera, la notte, bisognava dormire per riposare. Il riposo della notte poteva, come adesso, essere interrotto da bisogni fisiologici (cosiddetti atti piccoli) che dovevano pur sempre essere espletati la notte era scomodo raggiungere l’orto, la stalla, il bagno esterno ed allora ci si attrezzava, come i nobili di secoli prima, con il “vaso da notte”. Altri nomi del “vaso” molto più pittoreschi potevano essere: in primis “pisciaturo”, e di qua anche l’aggettivo per definire una cosa non di certo bella e funzionale; altri lo definivano “zi peppe”, ma a questo  non so dare una spiegazione, oltre ad altri nomi che volevano essere più delicati ma che poco c’entravano tipo: ciotola….Meh…..iamme belle.

Il “pisciaturo”, chiamiamolo con il proprio nome, veniva riposto sotto il letto, oppure nel comodino che all’uopo era alto e stretto e per questo prendeva il nome dialettale di “culunnetta”.

Il vaso, dunque, aveva una vita segnata e definita, una vita di estrema importanza ma di massima discrezione. Il “pisciaturo”, infatti, non lo vedeva nessuno custodito com’era e quindi non si poteva nemmeno immaginare di che colore fosse.

Altro aspetto della cultura dei tempi passati era la (quasi) ostentazione del lutto, non esistevano giornali, mezzi di comunicazioni, non si usava dire R.I.P. su Facebook, quindi bisognava far conoscere il proprio stato di lutto. Il lutto veniva manifestato per gli uomini con una fascia al braccio, tipo capitano di squadra di calcio, fascia da mettere sul cappotto o sulla giacca a seconda delle stagioni. Fascia che nel corso degli anni fu sostituita in principio da una striscia di stoffa lunga qualche centimetro, sul bavero della giacca, per poi dare libero sfogo al consumismo quando nelle mercerie si vendevano “le bettune” che non erano i normali bottoni, ma dei tondi neri, spesso di velluto che si applicavano al bavero della giacca così come oggi il Salvini appone la medaglia dorata di Alberto da Giussano, ma Salvini è vivo, è la politica che è morta, ma di questo ne parliamo un’altra volta.

Molto più semplice era il lutto per le donne che, poveracce, erano costrette a vestite tutte di nero dalla cima dei capelli alla punta delle scarpe, nero che nel caso di vedovanza durava sino alla morte della vedova, il marito già era andato.

Ritorniamo al “pisciaturo” ed alla sua vita di “reclusione” sotto il letto o dentro la “culunnetta”, se non ricordi cosa fosse risali su, ancora non sono capace di mettere le note su un foglio di word. 

Dunque la vita del “pisciaturo” era talmente riservata e quindi a nessuno poteva interessare ma nemmeno si poteva controllare, come fosse vestito. 

Da qui i malefici nostri antenati coniarono il detto “mitte u lutte au pisciature”. Era una risposta che si usava dare a dei racconti, a delle situazioni, a degli accadimenti che potevano interessare poco o per niente.

Quindi quando qualcosa ti “colpisce talmente tanto” che non sai come reagire, fai come i nostri antenati: MITTE U LETTE U PISCIATURE

Nella speranza di non essere stato sboccato, ma solo “storico” porgo i miei soliti saluti di STATEVI ARRIVEDERCI, cui ci aggiungo, però, affetto e stima.

Franco di Biase