Ronaldo e Sarri #vengoconquestamiaadirvi

Un caro saluto con un annuncio del tipo Troisi nel la Smorfia: “…annunciazione, annunciazione…”. L’evento madornale, per me, sta nel fatto che mi è venuta voglia di parlare di calcio. Si quello che giocano ventidue persone in pantaloncini e scarpette su di un campo erboso quelle persone che, come disse la compianta nonna di una mia amica: “se prendono tutti questi soldi, perché non comprano un pallone a testa, invece di correre tutti dietro ad un pallone solo?” Il mondo del calcio, il calcio in se stesso, ha portato via sonno e soldi a milioni di italiani, trasformando gli italiani stessi in un popolo di allenatori, commissari tecnici ed ali sinistre. Portieri no, quelli non segnano e non vengono assurti agli onori della cronaca sportiva. A proposito del portiere, una volta si diceva che il più scarso i compagni di gioco lo mettevano in porta. Io, dai miei compagni di gioco fui “nominato” secondo portiere, ecco sintetizzato il mio rapporto con il calcio. Rapporto che nel corso dei decenni non è mai cambiato ed ho sempre seguito il calcio con l’unico motivo di sfottere i miei amici quando la loro squadra perdeva, soprattutto contro la mia. Il calcio nel corso degli anni ha soppiantato quello che era un modo di fare calcio iniziando dagli oratori e portando e seguendo i bambini/ragazzi sino al raggiungimento della prima squadra.

L’agognata squadra di serie A. Credo che nel corso del tempo quello che una volta era il vivaio non sia più tanto seguito dalle squadre professionistiche, diversamente ditemi come mai si leggono formazioni che di italiano hanno solo, alle volte, il nome del massaggiatore, o del magazziniere. Anche nel calcio è arrivata la “sindrome tutto e subito” a prescindere da tutto, soprattutto dalle stagioni. Nella vita di tutti i giorni siamo abituati a consumare frutta e verdura tutto l’anno, a dispetto dei cicli produttivi della terra, al di là delle stagioni. Questo sta s쳭endo anche, ma soprattutto, nel calcio, come in tutti processi produttivi. Credo che il calcio sia un processo produttivo, più o meno come tanti altri. Tranne se, per esempio, Cristiano Ronaldo, non sia stato trovato sotto un cavolo o nato in un bosco come un fungo.
Quindi, anche nel calcio è prevalsa la logica industriale,la logica commerciale del vendere e del merchandising, il volto dei giocatori che serve per vendere magliette , gli stadi di proprietà delle squadre di calcio che sono dei veri e propri centri commerciali con tanto di ristorante che funziona alla fine della partita delle 21, quando i giocatori appena usciti da sotto la doccia fanno il giro dei tavoli per intrattenere i commensali paganti a suor di centinaia di euro. Nel calcio è tutto legato al merchandising, tutto incentrato sul raccogliere utile dall’immagine della propria squadra. La squadra che vince vende di più, inutile girarci intorno.

Proprio in questo mondo drogato da giri vertiginosi di euro si consumano le vite milionarie di personaggi al centro dell’attenzione. La vita di un Cristiano Ronaldo che compra un’autovettura da otto milioni di euro, o di un Maurizio Sarria che riscuoterà venti milioni di euro sino al 2022 così come da contratto, ma…lo spettacolo non può fermarsi, quindi Sarri non ha centrato l’obiettivo della champions e subito va segato. Nella pura ottica industriale quando si incitano, meglio si obbligano i lavoratori della catena di montaggio ad alzare la produttività tramite la crescita esponenziale dei propri sacrifici e del proprio lavoro. No nel calcio. Nel calcio, drogato dalla vita di questi giorni, il tecnico viene sbattuto fuori perché non ha avuto la forzo di portare la squadra a vincere la coppa con le orecchie. Ma non sarebbe il caso che si fosse lasciato lavorare il tecnico toscano per dargli il tempo di sviluppare il proprio lavoro? Troppo tempo, troppa da aspettare, troppi “senatori” in pantaloncini e scarpette che non voglio rispettare niente e nessun come dei banalissimi bambini capricciosi!
Detto (tutto) questo, credo che continuerò a non seguire il calcio. Statevi arrivederci, come sempre, anche poco prima del Ferragosto.