#Backstage. Indra Art Project in Tour: la prima tappa domani a Mirabello Sannitico

Oggi #Backstage è dietro le quinte del Live Tour del gruppo musicale molisano Indra Art Project, a pochissimi giorni dall’inizio della prima tappa. Per questo tour, gli Indra Art Project vogliono proporci uno spettacolo suggestivo e particolare, fatto di musica, danza e arti visive che si uniscono per mettere in scena e dare voce alla storia di Ion Cazacu.

A parlarci meglio dell’iniziativa è Giuseppe Bianchi, attore e sceneggiatore dello spettacolo.

Grazie per la disponibilità, Giuseppe. Partiamo dalle origini: chi sono gli Indra Art Project? Indra Art Project è un collettivo artistico molisano fondato da Gianluca Vergalito, chitarrista, Mattia Strazzullo, pianista, e Antonio Armanetti, percussionista. Ai tre musicisti si aggiungono poi le coreografe Laura Esposito e Sara Ferrigno, il giovanissimo videomaker, Andrea Arcaro, e Lorena di Pasquo, costumista e scenografa. Il trio di musicisti ha all’attivo due album pubblicati: “Fossili” (2018) e “Ceneri: Requiem per il sogno americano” (2020). Io sono stato coinvolto nel collettivo in occasione della scrittura e della messa in scena del Live Tour tratto dal secondo disco, dal titolo “Ceneri: Requiem per il sogno americano di Ion Cazacu”.

La prima data del vostro Live Tour è il 15 agosto a Mirabello Sannitico, con uno spettacolo innovativo ed inedito. Di cosa si tratta, precisamente? È uno spettacolo in cui la musica dal vivo degli Indra Art Project accompagna le parole del giullare e cantastorie Jesus Blanco III, mentre rievoca il tragico episodio di cronaca risalente al 15 marzo 2000, in cui perse la vita Ion Cazacu. Lo spettacolo è inoltre impreziosito da coreografie, segmenti videografici e costumi e scenografie: il risultato è quindi un intreccio di sensibilità e arti differenti tra loro.

Per chi ancora non conosce Ion Cazacu, qual è la sua vera storia? La storia di Ion Cazacu è stata già denunciata nei primi anni 2000 da Dario Fo, nel libro “Un uomo bruciato vivo”. Cazacu era un ingegnere rumeno emigrato in Italia per aiutare economicamente la sua famiglia in Romania. Nella nostra nazione, trova poi lavoro come operaio non regolarizzato a Gallarate, in provincia di Varese. Per circa due anni, tra il 1997 ed il 1999, lavora dalle 15 alle 18 ore al giorno, e vive in un bilocale di 40mq con altri 11 operai stranieri. Nel marzo del 2000, Cazacu si reca dal suo datore di lavoro, Cosimo Iannece, allora 35enne, per chiedere di essere regolarizzato; Iannece, però, gli versa addosso una tanica di benzina e gli da fuoco. Cazacu, con il 90% del corpo ustionato, morirà dopo un mese di agonia all'ospedale Sampierdarena di Genova. L'assassino, invece, verrà condannato inizialmente a 30 anni di carcere, ma alla fine dell'iter giudiziario avrà uno sconto di pena che gli permetterà di scontare solo pochi anni in carcere, con l’aggiunta di un risarcimento di 400 milioni di lire destinato alle due figlie di Cazacu.

Come mai avete deciso di portare in scena e raccontare attraverso la musica questa storia? Crediamo fermamente che, in questo tragico episodio di cronaca, la giustizia italiana sia protagonista in negativo. Vogliamo portare in scena questa vicenda perché è a tutti gli effetti una storia di discriminazione; ma soprattutto perché la lieve condanna giudiziaria scontata dall’assassino porta a far riflettere molto su quale sia il senso della parola Giustizia. Se davvero bastasse pagare un importante risarcimento per avere un cospicuo sconto pena, allora vorrebbe dire che una persona benestante potrebbe avere molti più vantaggi rispetto ad una persona meno agiata. Noi ci chiediamo se tutto ciò sia davvero giusto.

Seguiranno altre date del vostro Live Tour? Sì, ci saranno altri appuntamenti. In particolare, la seconda data sarà nella nostra Campobasso, il 27 agosto al Parco De Filippo (ex Parco San Giovanni).

Cosa vi aspettate da questo tour? Vogliamo dare il nostro piccolo contributo affinché non si confonda un pazzo assassino con un paese intero. Ci auguriamo, quindi, che il ricordo di Ion Cazacu possa insegnare che in Italia spesso i diritti di un cittadino straniero non sono uguali a quelli di un cittadino italiano e che, davanti alla legge, ci sono uomini “più uguali” di altri.

Mariagrazia Staffieri