Accadde Oggi 23 agosto - #almanacco

Oggi 23 agosto la Chiesa festeggia Santa Rosa da Lima

1268 – A Scurcola Marsicana si combatte la battaglia di Tagliacozzo tra Carlo I d’Angiò e Corradino di Svevia per il dominio del Regno delle due Sicilie.
1305 – Esecuzione di William Wallace..
1797 – La città di Perasto in Dalmazia, terra della Serenissima, fa il suo ultimo ammainabandiera. È l’ultima terra veneta ad arrendersi ai francesi.
1914 – Il Giappone dichiara guerra alla Germania e bombarda Qingdao (Cina).
1923 – Gli squadristi di Italo Balbo uccidono il parroco di Argenta don Giovanni Minzoni
1924 – La distanza tra Terra e Marte è la più piccola da X secolo.
1927 – Stati Uniti: nonostante le proteste nazionali, vengono giustiziati gli anarchici italiani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti.
1939 – Germania ed Unione Sovietica firmano un patto di non-aggressione, il Patto Molotov-Ribbentrop. In un’aggiunta segreta al patto, Paesi Baltici, Finlandia e Polonia vengono spartiti tra le due nazioni.
1940 – I tedeschi iniziano il bombardamento di Londra
1942 – La Luftwaffe bombarda Stalingrado: inizia la fase più drammatica della Battaglia di Stalingrado
1948 – Viene formato il Concilio mondiale delle chiese.
1952 – La Lega Araba diventa operativa.
1962 – Primo collegamento televisivo in diretta tra gli Stati Uniti e l’Europa, tramite il satellite Telstar.
1966 – Il Lunar Orbiter 1 scatta le prime fotografie della Terra da un’orbita attorno alla Luna.
1973 – viene lanciato il satellite per telecomunicazioni Intelsat.
1976 – Un grosso terremoto in Cina uccide migliaia di persone.
1987 – Piogge intense e inondazioni in Bangladesh uccidono centinaia di persone.
1989 – Ungheria: apertura della frontiera con l’Austria e successivo esodo di tedeschi della Germania Est: inizio della caduta del Muro di Berlino
1990 – Saddam Hussein appare alla televisione di stato irachena con alcuni “ospiti” occidentali (in realtà ostaggi), per cercare di evitare la Guerra del Golfo.
1990 – L’Armenia dichiara l’indipendenza dall’Unione Sovietica
1990 – Germania Ovest e Germania Est annunciano la loro unificazione per il 3 ottobre
1992 – L’Uragano Andrew colpisce il sud della Florida.
2000 – Un Airbus A320 della Gulf Air si schianta nel Golfo Persico vicino Manama, Bahrein uccidendo 143 persone
2005 – Formazione dell’Uragano Katrina
2008 – Odd M. Strindmo, collaborando al progetto GIMPS, scopre l’allora più alto numero primo di Mersenne (superato da un altro numero primo di Mersenne scoperto nel gennaio 2016): M43112609
2010 – Filippine, a Manila un ex agente della Polizia che voleva essere reintegrato sequestra un autobus con 26 persone a bordo fra cui 22 cinesi di Hong Kong, 3 filippini e l’autista: nella sparatoria che ne segue perdono la vita 8 persone più lo stesso ex agente

Nati

Demetrio Albertini

Alessandro Britti

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Giuseppe Meazza

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Morti

Fulco Ruffo di Calabria

Rodolfo Valentino

Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, due Italiani giustiziati ingiustamente. Come non ricordarli.

Io dichiaro che ogni stigma ed ogni onta vengano per sempre cancellati dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti.»

(Il proclama del 23 agosto 1977, con il quale l'allora governatore del Massachusetts Michael Dukakis assolveva i due anarchici italiani dal crimine a loro attribuito, esattamente 50 anni dopo la loro esecuzione sulla sedia elettrica)

Ferdinando Nicola Sacco (Torremaggiore22 aprile 1891 – Charlestown23 agosto 1927) e Bartolomeo Vanzetti (Villafalletto11 giugno 1888 – Charlestown23 agosto 1927) sono stati due attivisti e anarchici italiani.

Sacco di professione faceva l'operaio in una fabbrica di scarpe. Vanzetti, invece, che gli amici chiamavano Tumlin, dopo aver a lungo girovagato negli Stati Uniti d'America facendo molti lavori diversi, rilevò da un italiano un carretto per la vendita del pesce; ma fece questo lavoro per pochi mesi. I due furono arrestati, processati e condannati a morte con l'accusa di omicidio di un contabile e di una guardia del calzaturificio Slater and Morrill di South Braintree.

Sulla loro colpevolezza vi furono molti dubbi già all'epoca del loro processo; a nulla valse la confessione del detenuto portoghese Celestino Madeiros, che li scagionava. I due furono giustiziati sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927 nel penitenziario di Charlestown, presso Dedham.

A cinquant'anni esatti dalla loro morte, il 23 agosto 1977 Michael Dukakis, governatore dello Stato del Massachusetts, riconobbe ufficialmente gli errori commessi nel processo e riabilitò completamente la loro memoria.

Nicola Sacco viaggiava sulla motonave «Romanic» verso gli Stati Uniti d'America e giunge a Boston il 12 aprile del 1909; Bartolomeo Vanzetti, invece, raggiunge New York su La Provence il 19 giugno 1908, quando ha vent'anni; i due non si conoscono. Vanzetti, al processo, descriverà così l'esperienza dell'immigrazione: "Al centro immigrazione ebbi la prima sorpresa. Gli emigranti venivano smistati come tanti animali. Non una parola di gentilezza, di incoraggiamento, per alleggerire il fardello di dolori che pesa così tanto su chi è appena arrivato in America". Poi, in seguito scriverà: "Dove potevo andare? Cosa potevo fare? Quella era per me come la Terra Promessa. Il treno della sopraelevata passava sferragliando e non rispondeva niente. Le automobili e i tram passavano oltre senza badare a me".

Sacco nacque a Torremaggiore, in provincia di Foggia, il 22 aprile 1891 da una famiglia di produttori agricoli e commercianti di olio e vino. Trovò lavoro in una fabbrica di calzature a Milford dove, nel 1912, sposò Rosina Zambelli, con la quale andò ad abitare in una casa con giardino ed ebbe un figlio, Dante, e una figlia, Ines. Lavorava sei giorni la settimana, dieci ore al giorno. Nonostante ciò, partecipava attivamente alle manifestazioni operaie dell'epoca, attraverso le quali i lavoratori chiedevano salari più alti e migliori condizioni di lavoro. In tali occasioni teneva spesso dei discorsi. A causa di queste attività fu arrestato nel 1916.

Vanzetti nacque a Villafalletto, in provincia di Cuneo, l'11 giugno del 1888, primogenito dei quattro figli di Giovanna Nivello (1862-1907) e Giovanni Battista Vanzetti (1849-1931), modesto proprietario terriero e gestore di una piccola caffetteria. Pur non vivendo in ristrettezze economiche, a spingerlo a emigrare negli Stati Uniti d'America furono soprattutto l'improvvisa e tragica morte dell'amata madre, che lo portò quasi alla follia, e probabilmente una consuetudine familiare (anche il padre era stato emigrante per un breve periodo, dal 1881 al 1883 in California). Fece molti lavori, accettando tutto ciò che gli capitava. Lavorò in varie trattorie, in una cava, in un'acciaieria e in una fabbrica di cordami, la Plymouth Cordage Company. Spirito libero e indipendente, era un avido lettore soprattutto delle opere di MarxDarwinHugoGorkijTolstojZola e Dante. Nel 1916 guidò uno sciopero contro la Plymouth e per questo motivo nessuno volle più dargli un lavoro. Più tardi, nel 1919, si mise in proprio facendo il pescivendolo fino al momento dell'arresto.

Nel 1916 Sacco e Vanzetti si conobbero ed entrarono entrambi a far parte di un gruppo anarchico di italoamericani. Allo scoppio della Grande Guerra, tutto il collettivo fuggì in Messico per evitare la chiamata alle armi, poiché per un anarchico non c'era niente di peggio che uccidere o morire per uno Stato. Nicola e Bartolomeo fecero ritorno nel Massachusetts al termine del conflitto, non sapendo però di essere stati inclusi in una lista di sovversivi compilata dal Ministero di Giustizia, così come di essere pedinati dagli agenti segreti statunitensi. Nella stessa lista era incluso anche un amico di Vanzetti, il tipografo Andrea Salsedo, originario dell'isola di Pantelleria. Questi, il 3 maggio del 1920, fu trovato sfracellato al suolo alla base del grattacielo di New York dove al quattordicesimo piano aveva sede il Boi (Bureau of Investigation), dove Salsedo era tenuto illegalmente prigioniero ormai da lungo tempo, insieme a Roberto Elia.

Vanzetti organizzò un comizio, su invito di Carlo Tresca, per protestare contro la vicenda, comizio che avrebbe dovuto avere luogo a Brockton il 9 maggio, ma insieme a Sacco fu arrestato prima, perché trovati in possesso di una rivoltella e di una pistola semiautomatica (con relative munizioni) e Vanzetti di alcuni appunti da destinarsi alla tipografia per l'annuncio del comizio di Brockton. Pochi giorni dopo furono accusati anche di una rapina avvenuta a South Braintree, un sobborgo di Boston, poche settimane prima del loro arresto; in tale occasione erano stati uccisi a colpi di pistola il cassiere della ditta (il calzaturificio Slater and Morrill), Frederick Albert Parmenter, e una guardia giurata, Alessandro Berardelli.

A parere di molti, alla base del verdetto di condanna, da parte di polizia, procuratori distrettuali, giudice e giuria vi furono pregiudizi e una forte volontà di perseguire una politica del terrore suggerita dal ministro della giustizia Palmer e culminata nella vicenda delle espulsioni.

Sotto questo aspetto, Sacco e Vanzetti erano considerati due agnelli sacrificali, utili per testare la nuova linea di condotta contro gli avversari del governo. Erano immigrati italiani con una comprensione imperfetta della lingua inglese; erano inoltre note le loro idee politiche radicali. Il giudice Webster Thayer li definì senza mezze parole due bastardi anarchici. Il governatore del Massachusetts Alvan T. Fuller, che avrebbe potuto impedire l'esecuzione, rifiutò infine di farlo, dopo che un'apposita commissione da lui istituita per riesaminare il caso riaffermò le motivazioni della sentenza di condanna.

Si trattava di un periodo della storia statunitense caratterizzato da un'intensa paura dei comunisti, la paura rossa del 1917-1920. Né Sacco né Vanzetti si consideravano comunisti e Vanzetti non aveva nemmeno precedenti con la giustizia, ma i due erano conosciuti dalle autorità locali come militanti radicali coinvolti in scioperi, agitazioni politiche e propaganda contro la guerra.

Sacco e Vanzetti si ritenevano vittime del pregiudizio sociale e politico. Vanzetti, in particolare, ebbe a dire rivolgendosi per l'ultima volta al giudice Thayer:

«Io non augurerei a un cane o a un serpente, alla più bassa e disgraziata creatura della Terra — non augurerei a nessuna di queste creature ciò che ho dovuto soffrire per cose di cui non sono colpevole. Ma la mia convinzione è che ho sofferto per cose di cui sono colpevole. Sto soffrendo perché sono un anarchico, e davvero io sono un anarchico; ho sofferto perché ero un Italiano, e davvero io sono un Italiano [...] se voi poteste giustiziarmi due volte, e se potessi rinascere altre due volte, vivrei di nuovo per fare quello che ho fatto già.»

(dal discorso di Vanzetti del 9 aprile 1927, a Dedham, Massachusetts)

Quando il verdetto di morte fu reso noto, si tenne una manifestazione davanti al palazzo del governo, a Boston. La manifestazione durò ben dieci giorni, fino alla data dell'esecuzione. Il corteo attraversò il fiume e le strade sterrate fino alla prigione di Charlestown. La polizia e la guardia nazionale li attendevano dinanzi al carcere e sopra le sue mura vi erano mitragliatrici puntate verso i manifestanti.

Il caso di Sacco e Vanzetti scosse molto l'opinione pubblica italiana di allora e anche il governo fascista prese posizione e si mosse attivamente a sostegno dei due connazionali, nonostante le loro idee politiche.

Anche Benito Mussolini riteneva il tribunale statunitense «pregiudizialmente prevenuto» nel giudicare Sacco e Vanzetti e, a partire dal 1923 fino all'esecuzione della condanna a morte nel 1927, i funzionari del Ministero degli esteri, l'ambasciatore italiano a Washington e il console italiano a Boston operarono presso le autorità degli Stati Uniti per ottenere prima una revisione del processo e poi la grazia per i due italiani.

Lo stesso Mussolini un mese prima dell'esecuzione scrisse direttamente una lettera in cui chiedeva all'ambasciatore statunitense a Roma Henry Fletcher di intervenire presso il Governatore del Massachusetts per salvare la vita dei due condannati a morte.

Molti famosi intellettuali, compresi George Bernard ShawBertrand RussellAlbert EinsteinDorothy ParkerEdna St. Vincent MillayJohn DeweyJohn Dos PassosUpton SinclairH. G. Wells e Arturo Giovannitti (il quale fu protagonista di un caso simile) sostennero a favore di Nick e Bart (come venivano chiamati) una campagna per giungere a un nuovo processo. Perfino il premio Nobel francese Anatole France invocò la loro liberazione sulle pagine del periodico Nation, paragonando l'ingiustizia da loro subita a quella di Alfred Dreyfus. Purtroppo tutte queste iniziative non produssero alcun risultato rilevante per la grazia dei due condannati.

Il 23 agosto 1927 alle ore 00:19, dopo sette anni di udienze, i due uomini vennero uccisi sulla sedia elettrica a distanza di sette minuti l'uno dall'altro (prima toccò a Sacco, poi a Vanzetti). La loro esecuzione innescò rivolte popolari a LondraParigi e in diverse città della Germania. Una bomba di probabile matrice anarchica, nel 1928 devastò l'abitazione del giudice Webster Thayer, il responsabile della condanna di Sacco e Vanzetti; il giudice era assente e la bomba non colpì l'obiettivo, ferendo però la moglie e una domestica.

I corpi dei due anarchici furono cremati e le due urne contenenti le ceneri furono trasportate da Luigina Vanzetti in Italia, dove sono custodite nei cimiteri dei loro comuni d'origine: Torremaggiore per Sacco e Villafalletto per Vanzetti; le ceneri di quest'ultimo sono conservate nella tomba dove riposano i genitori, le sorelle e il fratello. I due comuni hanno dedicato ciascuno una via ai due anarchici. e una scuola a Bartolomeo Vanzetti. Dopo lunghi anni di silenzio anche l'Italia prende coraggio e, dapprima timidamente e poi con convinzione, comincia a rivendicare pubblicamente l'innocenza di Sacco e Vanzetti e a richiedere al governatore del Massachusetts la revisione del processo e la riabilitazione dei due anarchici. Ad opera di Vincenzina Vanzetti, sorella di Bartolomeo, di Carlo Vallauri e di Mario Favro, nel 1958 nasce a Villafalletto il Comitato per la Riabilitazione di Sacco e Vanzetti, che riceve autorevoli ed ampi consensi in tutta Italia. Il Comitato italiano, in collegamento con l'analogo Comitato americano sostenuto da Aldino Felicani, promuove un'azione ad ampio raggio che sensibilizza l'opinione pubblica attraverso gli organi di informazione, coinvolge politici, artisti, musicisti, scrittori, poeti, saggisti in un'azione corale che contribuirà, in modo non indifferente, alle scelte che il governatore del Massachusetts, Michael Dukakis, compirà nel 1977, a cinquant'anni dall'esecuzione. Nel 2016 Amnesty International ha lanciato una campagna per i diritti umani nel mondo, in memoria di Sacco e Vanzetti e caratterizzata dalla canzone Here's to You dedicata da Joan Baez ai due anarchici nel 1971.

Il 23 agosto 1977, esattamente 50 anni dopo l'esecuzione, il governatore del Massachusetts Michael Dukakis emanò un proclama che assolveva i due uomini dal crimine, affermando: «Io dichiaro che ogni stigma e ogni onta vengano per sempre cancellati dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti». Questa dichiarazione non significò però il riconoscimento dell'innocenza dei due italiani (negli ultimi cento anni, nessun condannato a morte statunitense è stato riabilitato dopo l'esecuzione).

Dall'epistolario di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti:

«Ricordati sempre, Dante, della felicità dei giochi non usarla tutta per te, ma conservane solo una parte (...) aiuta i deboli che gridano per avere un aiuto, aiuta i perseguitati e le vittime, perché questi sono i tuoi migliori amici; son tutti i compagni che combattono e cadono come tuo padre e Bartolo, che ieri combatté e cadde per la conquista della gioia e della libertà per tutti e per i poveri lavoratori»

(Nicola Sacco, al figlio Dante - 1927)

 

«Mai, vivendo l'intera esistenza, avremmo potuto sperare di fare così tanto per la tolleranza, la giustizia, la mutua comprensione fra gli uomini.»

(Bartolomeo Vanzetti, alla giuria che lo condannò alla pena di morte)

 

«Sì, Dante mio, essi potranno ben crocifiggere i nostri corpi come già fanno da sette anni: ma essi non potranno mai distruggere le nostre idee, che rimarranno ancora più belle per le future generazioni a venire.»

(Nicola Sacco, al figlio Dante - 1927)