Accadde Oggi 29 agosto - #almanacco

Oggi 29 agosto la Chiesa festeggia il Martirio di San Giovanni Battista

1257 – Firma della Tregua di Parabiago, che scongiura una guerra civile tra popolo e nobili del Comune di Milano
1294 – Viene incoronato papa Celestino V (Pietro Angelerio, o Angeleri, detto Pietro del Morrone) ad Aquila
1475 – Il Trattato di Picquigny pone fine alla Guerra dei cent’anni
1512 – L’esercito papale-spagnolo (Lega Santa) entrato in Toscana per reinsediare i Medici, prende Prato saccheggiandola: Firenze si solleva e restaura la Signoria.
1533 – Il conquistatore spagnolo Francisco Pizarro uccide Atahualpa, ultimo imperatore della nazione Inca
1541 – I Turchi Ottomani occupano Buda, la capitale del Regno d’Ungheria
1706 – Pietro Micca salva eroicamente Torino durante l’assedio da parte delle forze franco-spagnole
1756 – Federico il Grande attacca la Sassonia, dando il via alla Guerra dei sette anni
1786 – Nel Massachusetts scoppia la Ribellione di Shays
1831 – Michael Faraday scopre l’induzione elettromagnetica
1885 – Gottlieb Daimler brevetta la prima motocicletta
1898 – Viene fondata la Goodyear
1949 – L’Unione Sovietica testa la sua prima bomba atomica a Semipalatinsk, Kazakistan
1958 – La United States Air Force Academy apre a Colorado Springs
1966 – I Beatles si esibiscono in concerto per l’ultima volta al Candlestick Park di San Francisco.
1991 – A Palermo viene ucciso dalla mafia Libero Grassi

1996 – Un Tupolev Tu-154 Vnukovo Airlines si schianta su Spitsbergen, un’isola delle Svalbard: 141 persone rimangono uccise
1997 – A Rais, in Algeria, almeno 98 abitanti vengono uccisi dai fondamentalisti islamici del Gruppo Islamico Armato (GIA)
A Lexington, nel Kentucky, il serial killer Angel Maturino Resendiz uccide a bastonate Christopher Maier, la prima delle sue nove vittime
2003 – L’Ayatollah Sayed Mohammed Baqir al-Hakim, il leader dei Musulmani Sciiti in Iraq, viene assassinato in un attacco terroristico che uccide altre 100 persone all’esterno di una moschea a Najaf
2005 – L’uragano Katrina comincia ad abbattersi su New Orleans: ucciderà in tutta l’area più di mille persone

Nati

Bob Beamon

Ingrid Bergman

James Hunt

Michael Jackson

Charlie Parker

Morti

Ingrid Bergman

Gene Wilder

Oggi parleremo di Libero Grassi

«Io non sono pazzo: non mi piace pagare. È una rinunzia alla mia dignità di imprenditore.»

(Libero Grassi, intervistato da Michele Santoro, 11 aprile 1991)

Libero Grassi (Catania19 luglio 1924 – Palermo29 agosto 1991) è stato un imprenditore italiano, ucciso da Cosa Nostra dopo essersi opposto a una richiesta di pizzo. È divenuto simbolo della lotta alla criminalità.

Nato a Catania, ma trasferitosi a 8 anni a Palermo, i genitori gli danno il nome di Libero, in ricordo del sacrificio di Giacomo Matteotti. La sua famiglia era antifascista ed anche Libero matura una posizione avversa al regime di Benito Mussolini[1]. Nel 1942 si trasferisce a Roma, dove studia Scienze politiche durante la seconda guerra mondiale e si avvicina al Partito d'Azione.

Entra poi in seminario: non per una vocazione maturata nell'avversità della guerra, bensì per il rifiuto di combattere una guerra ingiusta al fianco di fascisti e nazisti. Ne esce dopo la liberazione, tornando a studiare. Passa però alla Facoltà di Giurisprudenza all'Università degli Studi di Palermo.

Malgrado l'intenzione di divenire diplomatico, prosegue l'attività del padre come commerciante. Negli anni cinquanta si trasferisce a Gallarate, dove entra nel meccanismo dell'imprenditoria; in seguito torna nel capoluogo siciliano per aprire uno stabilimento tessile. Nel 1955, con la moglie, partecipa alla fondazione del Partito Radicale di Marco Pannella. Nel 1961 inizia a scrivere articoli politici per vari giornali e successivamente si dà anche alla politica attiva con il Partito Repubblicano Italiano, per il quale viene nominato, nella seconda metà degli anni sessanta, "suo rappresentante in seno al consiglio di amministrazione dell'azienda municipalizzata del gas" (si dimette nel giugno 1969), e candidandosi alle provinciali nel 1972 senza essere eletto.

Dopo aver avuto alcuni problemi con la fabbrica di famiglia, la Sigma, viene preso di mira da Cosa Nostra, che pretende il pagamento del pizzo. Libero Grassi ha il coraggio di opporsi alle richieste di racket della mafia e di uscire allo scoperto, con grande esposizione mediatica. Nel gennaio 1991 il Giornale di Sicilia aveva pubblicato una sua lettera[3] sul rifiuto di cedere ai ricatti della mafia.

«Volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l'acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere. Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al "Geometra Anzalone" e diremo no a tutti quelli come lui.»

(Libero Grassi, Caro estortore, Giornale di Sicilia, 10 gennaio 1991)

L'imprenditore denuncia gli estorsori (i fratelli Avitabile, arrestati il 19 marzo 1991 assieme a un complice), e rifiuta l'offerta di una scorta personale.

La stessa Sicindustria gli volta le spalle. In una lettera pubblicata sul Corriere della Sera il 30 aprile 1991 afferma che «l'unico sostegno alla mia azione, a parte le forze di polizia, è venuta dalla Confesercenti palermitana» e definisce "scandalosa" la decisione del giudice catanese Luigi Russo (del 4 aprile 1991) in cui si afferma che non è reato pagare la "protezione" ai boss mafiosi.

Il 29 agosto del 1991, alle sette e mezza di mattina, viene ucciso a Palermo con quattro colpi di pistola mentre si reca a piedi al lavoro.

Una grande folla prende parte al suo funerale, tra cui l'allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Il figlio Davide sorprende tutti alzando le dita in segno di vittoria mentre porta la bara del padre. Non mancano le polemiche, tra chi sostiene fin dall'inizio la battaglia dell'imprenditore, come i Verdi e il Centro Peppino Impastato (dedicato ad un'altra vittima della mafia) e chi non ha preso le sue difese, come Assindustria.

Qualche mese dopo la morte di Grassi, è varato il decreto che porta alla legge anti-racket 172, con l'istituzione di un fondo di solidarietà per le vittime di estorsione.

La vedova Pina Maisano Grassi, nonostante minacce e intimidazioni, prosegue la lotta per la legalità in nome del marito, all'interno delle istituzioni e al fianco della società civile in sostegno delle tante associazioni anti-racket sorte dal 1991 in Sicilia e nel resto d'Italia. Nel 1992 è eletta senatrice nelle file dei Verdi, fino al 1994.

A Libero Grassi è stato intitolato un istituto tecnico commerciale di Palermo.

Nell'ottobre del 1991 viene arrestato il killer Salvatore Madonia, detto Salvino, figlio del boss di Resuttana, e il complice alla guida della macchina Marco Favaloro, che in seguito si pente e contribuisce alla ricostruzione dell'agguato. Madonia è stato condannato in via definitiva al 41-bis, e con lui l’intera Cupola di Cosa Nostra (sentenza del 18 aprile 2008).