Accadde Oggi 4 settembre - #almanacco

Oggi 4 settembre la Chiesa festeggia San Bonifacio I, papa

1261 – Consacrazione di papa Urbano IV
1293 – Il terremoto del Sannio causa gravi danni e lutti nell’Italia meridionale
1609 – Il navigatore Henry Hudson approda sull’isola di Manhattan. Sarà il primo occidentale a descrivere dettagliatamente il luogo.
1781 – Los Angeles viene fondata come “El Pueblo de Nuestra Senora La Reina de Los Angeles de Porciuncula” da un gruppo di 44 coloni spagnoli
1870 – L’Imperatore Napoleone III di Francia viene deposto e viene proclamata la Terza Repubblica
1882 – Thomas Edison inaugura a New York la prima rete d’illuminazione elettrica al mondo
1885 – A New York apre il primo locale pubblico chiamato “cafeteria”
1888 – George Eastman registra il marchio Kodak e deposita un brevetto per la fotocamera che utilizza il rullino
1894 – A New York 12.000 operai tessili scioperano contro le condizioni di lavoro nelle fabbriche
1900 – In Italia entra in vigore la Convenzione dell’Aia sulle armi chimiche, la quale in una dichiarazione proibisce «l’uso di proiettili che diffondano gas asfissianti o dannosi»
1904 – A Buggerru i carabinieri sparano sulla folla di minatori, in sciopero per ottenere un aumento salariale, provocando 4 morti e 11 feriti
1923 – A Lakehurst (New Jersey), il primo dirigibile statunitense, lo USS Shenandoah, compie il suo volo inaugurale
1944 – Seconda guerra mondiale: L’11a divisione corazzata britannica libera la città di Anversa in Belgio
1945 – Seconda guerra mondiale: Le truppe giapponesi dell’Isola di Wake si arrendono dopo aver avuto notizia della resa della loro nazione
1951 La Cina interrompe le relazioni diplomatiche con il Vaticano espellendo dal suo territorio il Nunzio apostolico Antonio Riberi.
1967 – Guerra del Vietnam: i Marines statunitensi lanciano una missione di ricerca e distruzione nelle province di Quang Nam e Provincia di Quang Tin (Operazione SWIFT). Ne scaturirà la Battaglia della Valle di Que Son, nella quale in quattro giorni moriranno 114 americani e 376 nordvietnamiti
1972 – Il nuotatore Mark Spitz vince la sua settima medaglia d’oro alle Olimpiadi di Monaco. Il suo record di sette ori in un’unica edizione dei Giochi rimarrà imbattuto fino al 2008, quando Michael Phelps conquisterà 8 medaglie d’oro durante le Olimpiadi di Pechino
1977 – Francesco Moser a San Cristóbal in Venezuela vince i Campionati del mondo di ciclismo su strada davanti a Dietrich Thurau
1995 – La Quarta conferenza mondiale sulle donne si apre a Pechino con oltre 4.750 delegati provenienti da 181 nazioni
1997 – A Lorain (Ohio), l’ultima Ford Thunderbird esce dalla catena di montaggio.
1998 – Viene fondata la società Google.
1999 – A Bujnaksk, in Daghestan, un’autobomba distrugge una palazzina di cinque piani facendo 64 morti (di cui 23 bambini) e 146 feriti.

Nati

1945: Paolo Baroni
1959: Domiziana Giordano
1962: Amadeus
1974: Stefano Cassetti
1982: Lorenzo Balducci

Morti

1965: Albert Schweitzer

2006: Giacinto Facchetti

Oggi parleremo di Giacinto Facchetti.

Giacinto Facchetti (Treviglio18 luglio 1942 – Milano4 settembre 2006) è stato un dirigente sportivo e calciatore italiano, di ruolo difensore.

Legò il proprio nome a quello dell'Inter, della quale fu giocatore dal 1960 al 1978 – collezionando in totale 634 presenze e 75 reti – e presidente dal gennaio 2004 al settembre 2006. Con la maglia nerazzurra ha conquistato nove trofei, vincendo sia a livello nazionale con quattro campionati e una Coppa Italia che internazionale con due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Sotto la sua presidenza, l'Inter ha vinto un campionato, due Coppe Italia e due Supercoppe italiane.

Capitano della nazionale italiana dal 1966 al 1977, ha partecipato alla vittoriosa edizione del campionato d'Europa del 1968, che rappresenta il primo e unico successo dell'Italia nella competizione. Con la maglia azzurra ha preso parte anche a tre edizioni del campionato del mondo (Inghilterra 1966Messico 1970Germania Ovest 1974) laureandosi vicecampione nel 1970 e totalizzando 94 presenze; tra il 1971 e il 1981 è stato il recordman per partite disputate in maglia azzurra, prima di essere superato da Dino Zoff.

Considerato un innovatore del ruolo per via della sua costante partecipazione al gioco d'attacco, è ritenuto uno dei migliori giocatori nella storia del calcio italiano. Occupa la 90ª posizione nella speciale classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata dalla rivista World Soccer. Nel 2004 è stato inserito nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi redatta da Pelé e dalla FIFA in occasione del centenario dalla sua fondazione, mentre nel 2006 è stato insignito dalla stessa Federazione del Presidential Award postumo per il contributo offerto al mondo del calcio sia da giocatore che da dirigente. Nel 2018, la rivista France Football lo ha inserito nella lista dei 100 giocatori più importanti nella storia dei Mondiali, ricordando le sue prestazioni nell'edizione 1970. 

Nato a Treviglio (BG), da padre ferroviere e madre casalinga, aveva scelto di vivere a Cassano d'Adda (MI). Era legato a Giovanna, dalla quale ha avuto quattro figli: Barbara (divenuta capo delegazione della nazionale femminile italiana al Mondiale 2019), Vera, Gianfelice e Luca. All'inizio della sua militanza nell'Inter fu ribattezzato Cipe, nomignolo che lo accompagnò per tutta la vita: l'opinione più diffusa è che tale soprannome sia nato in seguito a un errore di Helenio Herrera, che storpiò il cognome di Facchetti in Cipelletti; tuttavia, c'è chi ritiene che la sua origine vada attribuita al portiere Lorenzo Buffon, e non all'allenatore argentino. 

È deceduto il 4 settembre 2006 dopo una lunga malattia. Sepolto nel cimitero di Treviglio, il suo nome è iscritto nel Famedio del cimitero monumentale di Milano. Le esequie, celebrate nella basilica di Sant'Ambrogio a Milano dal vescovo di Lodi Giuseppe Merisi, conterraneo di Facchetti, hanno visto la presenza di molte autorità sportive e politiche nonché di gente comune. 

Terzino sinistro con spiccate propensioni offensive, Facchetti mise in mostra tali doti fin dalle giovanili dell'Inter, allenato da Giuseppe Meazza, riuscendo a confermarle anche una volta approdato in Serie A: nel massimo campionato italiano mise a segno 59 gol (peraltro tutti su azione), record assoluto per un difensore; a detta del giornalista Gianni Mura, tra i motivi della sua prolificità vi era la tendenza a convergere verso il centro per cercare la porta, caratteristica insolita anche per i terzini di spinta. 

La sua confidenza con l'azione offensiva era tale che Helenio Herrera lo schierò in alcune occasioni come centravanti, salvo poi accorgersi che il giocatore dava il meglio di sé da fluidificante: ciò anche in virtù della sua abilità in fase difensiva, che a fine carriera, insieme alla bravura nel gioco aereo, gli permise di adattarsi ai ruoli di stopper e libero. Facchetti era inoltre dotato di notevoli qualità tecniche, fisiche e atletiche: nel 1958 vinse a Bergamo i campionati studenteschi dei 100 metri con il tempo di 11".

Il giornalista Gianni Brera lo soprannominò Giacinto Magno, a sottolinearne l'elevata statura e l'autorevolezza conquistata in campo.

«Calciatore, dirigente, presidente. Una vita dedicata ai nostri colori. Ma Giacinto Facchetti è stato molto di più. Esempio di integrità morale, di onore e lealtà sportiva. Leggenda del calcio nazionale ed internazionale, simbolo dello stile nerazzurro, dentro e fuori dal campo.»

(F.C. Internazionale, 2015[)

Dopo aver mosso i primi passi nella squadra di calcio del suo paese natale, la Zanconti, nel 1957 entro nel settore giovanile della Trevigliese, giocando nel ruolo di attaccante. Venne scoperto da Helenio Herrera che lo portò all'Inter per il finale di stagione 1960-1961, trasformandolo in un terzino d'attacco, primo nel suo genere insieme a Vittorio Calvani (anche se quest'ultimo non era un realizzatore di reti); proprio a Calvani è legato il suo destino: il 14 giugno 1961 l'Inter giocò un'amichevole contro il Fluminense, e Facchetti, che ben impressionò, venne schierato al posto di Calvani poiché quest'ultimo era alle prese con un fastidioso callo. 

L'esordio in Serie A avvenne il 21 maggio del 1961, in un Roma-Inter conclusosi con la vittoria dei nerazzurri per 2-0. Facchetti rappresentò l'Inter fino al 1978 vincendo la Coppa dei Campioni nel 1964 e nel 1965 e il campionato italiano nel 196319651966 e 1971. Con la squadra nerazzurra vinse anche due Coppe Intercontinentali ed una Coppa Italia. Con l'Inter in 634 partite realizzò 75 gol: fu nel 1965-1966 il primo difensore a segnare 10 reti nel campionato italiano. Lasciò il calcio giocato davanti al pubblico nerazzurro il 7 maggio 1978, a 36 anni, in Inter-Foggia 2-1: è un suo autogol la rete degli ospiti. L'8 giugno, pur non scendendo in campo nella finale contro il Napoli (Facchetti era in Argentina per accompagnare la spedizione italiana ai campionati mondiali), conquistò l'ultimo trofeo della sua carriera, la Coppa Italia.

Si rivelò fondamentalmente corretto in campo, venendo espulso solo una volta nell'arco di tutta la sua carriera, per un applauso al direttore di gara Vannucchi in Inter-Fiorentina (1-0) del 13 aprile 1975. 

 

«Ho vissuto con Facchetti cento e più partite in azzurro, io attaccante lui capitano. Giorni belli e meno belli ma comunque con una costante: Giacinto era una persona straordinaria, pulita, onesta. Per noi tutti era un esempio, un punto di riferimento costante, era il nostro angelo.»

(Luigi Riva)

In nazionale Facchetti esordì, insieme a Lido Vieri, il 27 marzo 1963 nell'incontro valido per la qualificazione all'Europeo del 1964 disputato a Istanbul contro la Turchia in cui l'Italia vinse per 1-0. Da allora disputò 94 partite, mettendo a segno tre reti. Vinse da capitano il campionato d'Europa 1968 e arrivò secondo dopo la storica vittoria per 4-3 sulla Germania Ovest al campionato del mondo 1970.

Poco prima del campionato del mondo 1978 in Argentina, era stato convocato dall'allora commissario tecnico della nazionale Enzo Bearzot che lo aveva incluso nella lista dei 22, ma declinò l'invito annunciando il ritiro dal calcio giocato. Facchetti parteciperà comunque alla spedizione azzurra come capitano non giocatore.

Con Tarcisio Burgnich, Facchetti ha formato il duo difensivo più longevo nella storia della nazionale: undici anni, dal 1963 al 1974; insieme disputarono 58 partite.

È stato il primo giocatore degli Azzurri a disputare due Mondiali consecutivi da capitano (Messico 1970 e Germania Ovest 1974). 

Lo stesso anno in cui diede addio al calcio ebbe l'opportunità di essere dirigente accompagnatore della nazionale italiana durante il campionato del mondo 1978 in Argentina.

Dopo esser divenuto rappresentante all'estero per l'Inter, divenne vicepresidente dell'Atalanta nel 1980, per poi tornare ai meneghini durante la presidenza di Massimo Moratti col il ruolo di direttore generale prima e di direttore sportivo poi. Nel febbraio 2003 ricevette una squalifica di due turni dal giudice sportivo per essere entrato — durante la gara tra Chievo e Inter, terminata con la vittoria dei veronesi —] nello spogliatoio dell'arbitro Salvatore Racalbuto, fatto che comportò inoltre una multa di 5 000 euro. Nel settembre successivo contestò poi una decisione di Dondarini nella gara con l'Udinese, ritenendo che la conduzione di gara avesse danneggiato i nerazzurri. 

Nominato vicepresidente della Beneamata nel novembre 2001, poco prima della morte di Giuseppe Prisco, assunse l'incarico presidenziale nel gennaio 2004 dopo le dimissioni di Massimo Moratti. Fu l'unico ex calciatore dei nerazzurri a rivestire tale carica dirigenziale, mantenendola fino alla morte. 

Durante il periodo di presidenza ha vinto uno Scudetto (assegnato a tavolino ai milanesi per le sentenze di Calciopoli), due Coppe Italia e altrettante Supercoppe italiane.

Nel luglio 2011, il procuratore federale Stefano Palazzi ha presentato una relazione sull'inchiesta Calciopoli bis in cui, tra gli altri, accusa Facchetti di aver violato l'articolo 6 dell'allora Codice di Giustizia Sportiva (illecito sportivo). Tuttavia, la sopraggiunta prescrizione circa gli eventuali atti commessi indusse lo stesso Palazzi a dichiarare l'impossibilità nel procedere e verificare le accuse. 

La figura dell'ex calciatore fu difesa da compagni di squadra, avversari ed esponenti della politica, mentre la società milanese annunciò un ricorso al TAR contro la richiesta di revoca dello scudetto da parte dei bianconeri (relativa al campionato 2005-06). 

«Simbolo dello sport italiano, ha saputo dimostrare nel corso della sua lunga carriera non soltanto le doti tecniche di calciatore ma anche la correttezza, la compostezza e la professionalità come dirigente.»

(Giorgio Napolitano, 2006)

In seguito alla sua morte, l'Inter ha deciso di ritirare la maglia numero 3. Qualche settimana dopo, Facchetti è stato insignito dalla Federazione Internazionale del Calcio (FIFA) del Presidential Award postumo per il contributo offerto al mondo del calcio sia da giocatore che da dirigente.[8]

Per omaggiare i grandi valori etici e sportivi espressi nel corso di un'intera carriera, la Lega Nazionale Professionisti ha deciso di intitolare a suo nome il Campionato Primavera, mentre la Gazzetta dello Sport ha istituito il premio Premio Internazionale Giacinto Facchetti, per promuovere e premiare i comportamenti all'insegna della correttezza e dei valori.

Tra le numerose vie intitolategli in tutto il Paese, la prima ad essere inaugurata è stata quella del Comune di Monte San Vito (AN), alla presenza della moglie Giovanna e del figlio Gianfelice, di Bedy Moratti in rappresentanza della famiglia, dei genitori di Roberto Mancini e delle più alte autorità locali. Una piazza gli è stata dedicata a Cesano Maderno mentre a Lettomanoppello gli è stato intestato il Belvedere Facchetti. Altre vie e numerosi impianti sportivi in tutta Italia portano il suo nome; tra essi, oltre al Palazzetto dello Sport "PalaFacchetti", nella sua città natale Treviglio anche a MateraCassano d'AddaTrezzano sul NaviglioRosoliniSolaro.