“Musica Migrante. Dall'Africa all'Italia passando per il Mediterraneo”, incontro a tu per tu con il critico musicale sorano Luca D'Ambrosio

di Simone d'ilio

Oggi per la Rubrica SenzaTempo ho avuto il piacere di intervistare il blogger e critico musicale Luca D’Ambrosio. Abbiamo parlato del suo nuovo libro “Musica Migrante. Dall'Africa all'Italia passando per il Mediterraneo”, edito a novembre 2019 da Arcana Edizioni. 

Gli ho posto alcune domande e lui con molta cordialità ed empatia ha risposto così...

-Signor D’Ambrosio, lei, in breve, cosa vuole trasmettere attraverso questo libro? Il mio è un tentativo, spero riuscito, di raccontare il dramma delle migrazioni umane attraverso la musica; perché in fondo la musica è un elemento che unisce e che abbatte ogni sorta di barriera sociale”, per poi continuare: “In un particolare momento storico, come quello che stiamo vivendo, in cui tutti se la prendono con il diverso e con chi peraltro viene da situazioni meno fortunate delle nostre, mi sono chiesto per quale motivo bisogna puntare il dito contro coloro che hanno deciso di lasciare, tra non poche difficoltà, la propria terra per tentare di avere una vita migliore. D'altronde chi attraversa il deserto del Sahara e il Mediterraneo, con mezzi di fortuna e tra tanti pericoli, non credo che lo faccia per gioco. Ecco, insomma, mi auguro che queste pagine possano trasmettere solidarietà ma soprattutto il desiderio di approfondire certi argomenti, per comprenderne gli aspetti umani, politici e culturali”. 

Quando è nata l'idea del libro e di cosa parla? “L'idea è nata subito dopo aver incontrato su una spiaggia italiana Youssuf, un giovane lavoratore stagionale del Burkina Faso, con il quale ho parlato di musica e non solo. Da quel momento ho deciso di andare nei vari centri d'accoglienza della mia provincia, Frosinone, per parlare con altri ragazzi provenienti dall'Africa. Attraverso questo libro ho cercato di raccontare quindi non solo il dramma delle migrazioni umane ma anche le tante musiche africane. Spero, dunque, che il libro possa stimolare l'interesse del lettore verso quell'immenso patrimonio storico e culturale che solo l'Africa ha saputo darci.” Ha poi aggiunto: “Madre Africa non è solo la culla dell'umanità, ma anche della popular music, basti pensare al blues, al rock and roll...”

D'Ambrosio ci ha anche raccontato un episodio singolare accaduto su Facebook: “Tra i tantissimi like e diversi commenti positivi sull'uscita di 'Musica migrante', c'è stato anche chi - per fortuna pochi - ha colto l'occasione per propagandare odio. Uno però mi è rimasto abbastanza impresso, perché ha scritto: 'Ah, la musica africana. Il solito tam tam', dimostrando in poche righe tutta la sua ignoranza. Poi, per curiosità, sono andato sul suo account privato e ho visto che aveva come immagine di profilo il grande e mai dimenticato Jimi Hendrix, un chitarrista statunitense che aveva chiare origini africane. Ho detto tutto.” 

-Lei che pensa dell’approccio dei politici riguardo l’immigrazione? “In linea di massima è abbastanza superficiale, ma più che di approccio dobbiamo parlare di strumentalizzazione politica, perché molti cercano di sfruttare questo tema solo per stupidi tornaconti personali. La questione immigrazione, a mio avviso, ha una rilevanza minima rispetto a problemi più concreti e rilevanti della società”.

-Lei si sente più arricchito e cresciuto a livello umano dopo aver scritto questo libro? “Certamente! Grazie a 'Musica migrante' ho conosciuto tanti ragazzi in gamba provenienti dall’Africa e con alcuni ho stretto perfino un legame di amicizia. Così non solo ho scoperto tante nuove musiche africane, ma ho imparato anche a guardare il mondo da un altro punto di vista.”

Prossimamente sulla Rubrica ci sarà la recensione del libro “Musica Migrante”.