#Latte&Caffè. A tu per tu con Francesca Capozza autrice del libro 'Giorni di ordinaria follia'

di Alessandra Potena

 

Ventuno storie di cronaca nera, realmente accadute e raccontate dalla criminologa Francesca Capozza. Un libro scritto con lo scopo di entrare, in un certo senso, all'interno delle storie per comprendere a pieno il perché, il significato e le sfaccettature di un determinato crimine. 

Cosa si cela realmente dietro omicidi e suicidi? Cosa accade a livello psicologico in una persona che compie determinati atti? Quali sono le conseguenze che ne derivano? Questo ed altro spiegato nelle pagine del libro "Giorni di ordinaria follia - Quando la cronaca è nera".

Ho avuto il piacere di intervistare, per la rubrica, l'autrice del libro, la psicoterapeuta Capozza.

Chi è Francesca Capozza?

"Psicologa, psicoterapeuta, criminologa. Perito, CTU per il Tribunale di Isernia, Ausiliario di polizia giudiziaria per l’audizione di minori. Lavora come Funzionario Giuridico Pedagogico presso il Carcere di Isernia, collabora per docenze ed incontri formativi (Questura, Carabinieri, Scuola di Formazione della Polizia Penitenziaria, ecc.) in materia di prevenzione e fronteggiamento del crimine, così come di rieducazione trattamentale degli autori di reato. Autrice di numerosi articoli di Criminologia e Psicologia, nonché di interviste tele giornalistiche locali. Socia della Società Italiana di Criminologia".

Come mai ha scelto proprio questo titolo e cosa racconta il suo libro?

"Il titolo nasce dall'esigenza di sfatare il mito che i delitti siano commessi da persone "folli", "matte" in quanto in realtà sono commessi spesso da persone assolutamente ordinarie, in giorni ordinari in cui decidono di dare un preciso indirizzo alle loro disfunzionali modalità ideative, psichiche e comportamentali. Il libro parla di 21 storie nere, storie vere di vite quotidiane avvolte nelle tenebre della ferocia, raccontate con gli occhi di una criminologa. Troviamo l’uomo che uccide gli anziani genitori per non elaborare l’ormai tardiva necessità del distacco, la donna che inietta veleno nella bottiglietta d’acqua del collega, il muss murderer, le baby gang, ecc... Una lettura  avvincente, fluida e accattivante, un’analisi competente sulle dinamiche, spesso familiari, nocive e deleterie dove a soccombere è sempre il più debole. Narro storie realmente accadute con gli occhi della criminologa per fornire chiavi di lettura efficaci e riflessioni nonché linee guida per prevenire devianza e delinquenza".

Perchè ha scelto di portare alla luce queste storie?

"Dalla mia pratica lavorativa decennale con autori di reato, dai miei studi accademici specifici in Criminologia e Psicologia e dal bisogno di fornire chiavi di lettura che vadano oltre il senso comune o stereotipi e pregiudizi, al fine di comprendere i fenomeni per prevenirli".

I comportamenti devianti sono, come ha detto anche lei, all'ordine del giorno. Quale potrebbe essere un modo o una soluzione per contrastarli o quanto meno far sì che diminuiscano?

"Il lavoro parte dalla famiglia, fino a comprendere la scuola ed il contesto sociale. L'attenzione educativa alla formazione della personalità deve essere elevata e continuativa. Le relazioni devono essere etiche e responsabilizzanti".