Chiesa, l'arcivescovo Bregantini nominato membro della Pami

Analisi, studio e monitoraggio sono le tre parole-chiave del nuovo dipartimento voluto da Papa Francesco nella Pontificia Accademia Mariana Internazionale (PAMI), guidato da P. Stefano Cecchin, ofm. Un vero e proprio laboratorio per esaminare e contrastare quei fenomeni criminali e mafiosi che strumentalizzano, in particolare, la devozione mariana. E’ la sfida del nuovo Dipartimento creato proprio nella Pontificia Accademia.

Tra i membri eletti c’è anche il nostro vescovo, mons. GianCarlo Maria Bregantini, scelto e indicato proprio per la sua lunga missione pastorale nella terra del Sud. Il Sud,in Calabria, Puglie e Molise, si può dire, che lo ha fatto pane spezzato. Immagine biblica per dire “servizio”, la qualifica e la dedizione di un pastore che depone le proprie vesti e indossa il grembiule per lavare, come Gesù, i piedi al proprio popolo. Speranza per quanti affondano nella tribolazione. Segno di una presenza-riferimento per credere nel cambiamento!

E Bregantini, che da sempre si autodefinisce un “pastore-sentinella” con il dovere di conoscere il proprio territorio per viverlo, per abitarlo, cambiarlo, ha sempre lottato con l’arma autentica del bello, che resta “la miglior forma di antimafia”.

 

Magistrati, teologi, sociologi ed economisti, insieme ad alcuni Vescovo, sono i componenti del Dipartimento. Tutti uniti in questo impegno a purificare la figura della Madre di Dio, Maria, da sovrastrutture, poteri o condizionamenti che non rispondono ai criteri evangelici di giustizia, libertà, onestà e solidarietà.

 

Il tema centrale di questa ‘teologia’ parte senz’altro anche da quello che Papa Francesco, in attuazione della Evangelii Gaudium (novembre 2013) ha ammonito nel suo primo anno di pontificato, durante la sua visita pastorale in Calabria, a Cassano allo Jonio, (21 giugno 2014) nella luminosa spianata di Sibari: “coloro che nella loro vita seguono questa strada di male, come sono i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono scomunicati!”.  E’ ancora vivo il ricordo della sua voce, del tono deciso di quando ha denunciato che “la criminalità è adorazione del male e disprezzo del bene comune, è cancro che impoverisce tutti”. E rivolgendosi a mafiosi e corrotti, il Pontefice ha ribadito che “costoro non possono dirsi cristiani, perché hanno il cuore pieno di putredine e portano solo la morte nell’anima e agli altri”. Alla Chiesa è affidato il compito specifico di mirare a processi altamente significativi per le ricadute evangeliche sull’esperienza di tutti gli uomini e le donne del mondo, con cura decisiva dei giovani, sollecitando la Politica a credere che solo l’accessibilità al mondo del lavoro può salvarli dalla strada e dalla delinquenza.

 

Il paradigma proposto dalla PAMI è “ricostruire il patto educativo globale”. La stessa struttura del Dipartimento costruirà, infatti, un percorso significativo di Vangelo incarnato, che fa prevale il bene proprio lì dove il male cerca di occupare spazi. Persino quelli del sacro. La realtà e i territori, dove la criminalità non si fa scrupoli di nessun genere, esprimono la necessità di vivere la salvezza che viene dalla morte e risurrezione di Gesù, davanti ad un potere che ha fatto di tutto per condannare e uccidere il Figlio di Dio, in tutta la sua innocenza. Quello stesso potere che sedeva nel tempio, che si è sostituito a Dio e che oggi, come allora, nelle cosche mafiose distorce e piega agli interessi di morte e sopraffazione la purezza di Maria, con rituali oscuri e mortiferi. Abusi perversi che vanno vinti dalla forza del Magnificat, che non smette di dimostrarci che i prepotenti, prima o poi, precipitano e rotolano via, coi propri troni innalzati su sangue innocente, restando essi stessi irretiti nella palude del male sguainato contro i propri fratelli e contro il creato. ‘Profanare’ per gli antichi greci significava trasgredire del mistero ciò che non va violato. L’antidoto resta allora Maria stessa, la sua capacità materna di restituire la creazione alla sua dignità d’origine.

Ma questo richiede che in tutti i Santuari mariani la devozione a Maria sia sempre armonizzata con la vita. Che non sia mai devozionismo astratto, ma un cammino formativo che faccia brillare ideali alti, tesi alla liberazione dalla paura, creando opere-segno, sul piano teologico e sociale. Allora, la fede mariana sarà capace di un forza spirituale efficace e duratura. Seme che diventa spiga. Ad iniziare, per noi, dal nostri nostro santuari.

L’augurio a tutta la PAMI, a chi vi lavorerà e al nostro vescovo è di non perdere mai di vista questa direzione unitaria: appoggiarsi come Chiesa e come società su un’architettura di riscatto in grado di custodire con la Giustizia, di guidare con la Verità, di trasformare con l’Amore.