#Backstage. “Imparare per la vita”, tornano le GEP al Museo Sannitico: parla l’archeologa Santorelli

di Mariagrazia Staffieri

Oggi #Backstage decide di dar spazio e voce all’archeologia, un ambito fondamentale per riportare la storia passata nel nostro presente, attraverso quei reperti che testimoniano ancora oggi un passato di tutto rispetto per il territorio molisano.

L’occasione ideale per un incontro con la storia dei sanniti, e quindi la nostra, è offerta questa volta dalle GEP, le Giornate Europee del Patrimonio, previste per oggi, sabato 26, e domani, domenica 27 settembre al Museo Sannitico di Campobasso. In collaborazione con la Direzione regionale musei del Molise e Me.MO Cantieri Culturali, l’Associazione “Il Cavaliere di San Biase” ha infatti organizzato al Museo Sannitico una nuova e particolare iniziativa, volta alla conoscenza in particolare del gruppo scultoreo denominato “Il Cavaliere di San Biase”.

Attraverso visite guidate e laboratori didattici, a cura degli archeologi di Me.MO Cantieri Culturali, bambini, ragazzi e adulti potranno imparare quali sono gli aspetti più particolari del costume sannita. Nel corso delle due giornate, inoltre, saranno proiettate le fotografie realizzate da Mauro Presutti, già presentate al Castello Monforte il 20 agosto scorso (QUI l’articolo sull’evento), scatti intimi dedicati alla scultura sannitica, capaci portare il visitatore a diretto contatto con l’opera antica. Un racconto digitale che gradualmente invita a scoprire il Cavaliere di San Biase.

A fare da cicerone durante le GEP ci sarà anche Silvia Santorelli, archeologa che aveva già curato il coordinamento scientifico di un progetto editoriale proprio legato al Cavaliere di San Biase. Per l’occasione, noi di #Backstage abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con la dottoressa Santorelli.

- Grazie per la disponibilità, dottoressa Santorelli. Ci parli un po’ delle Giornate Europee del Patrimonio, previste per oggi 26 e domani 27 settembre: di cosa si tratta, precisamente? Le Giornate Europee del Patrimonio vengono organizzate annualmente dal MiBACT (Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, ndr), allo scopo di promuovere il patrimonio artistico italiano. Durante queste due giornate, nel caso di quest’anno parliamo di sabato 26 e domenica 27 settembre i musei, i parchi archeologici e i luoghi della cultura ospitano diversi laboratori e attività didattiche. Quest’anno, per la giornata di sabato 26 settembre, dalle 19.00 alle 22.00, è prevista inoltre un’apertura serale del Museo Sannitico con il biglietto d’ingresso al costo simbolico di 1 euro per una visita straordinaria. Ogni anno il MiBACT annuncia un tema: quest’anno il tema è “Imparare per la vita”, spingendo fortemente ai valori dell’eduzione e ovviamente della salvaguardia del patrimonio. Anche il Molise ha risposto a quest’iniziativa, accogliendo le GEP al Museo Sannitico di Campobasso, grazie ad una grande sinergia creatasi tra la Direzione regionale Musei Molise, l’Associazione Il Cavaliere di San Biase e Me.MO Cantieri Culturali. Oggi quindi offriremo al Museo Sannitico un’attività che ci porterà alla scoperta del mondo del Sannio antico, e soprattutto attraverso il laboratorio didattico impareremo per la vita (o almeno ce lo auguriamo) la cultura sannita, attraverso per l’appunto il reperto del Cavaliere di San Biase, una cultura litica che è già parte della collezione del Museo e che vorremmo ulteriormente valorizzare.

- Cosa cercherete di trasmettere durante le GEP di quest’anno al visitatore, sia a quello più piccolo, quindi il bambino o il ragazzo, che a quello più adulto? Sicuramente l’importanza del tempo storico antico, in questo caso quello del Sannio. Vogliamo trasmettere il valore della storia come fondamento per trovare l’eredità culturale che ci appartiene, ma vogliamo anche incitare a diventare parte dello stesso patrimonio.

- In questo ambito, che ruolo gioca il gruppo scultoreo del Cavaliere di San Biase? La scelta del Cavaliere di San Biase non è stata casuale: si tratta di un reperto non scoperto da archeologi, bensì da contadini che stavano lavorando la terra. Solamente nel momento in cui, poi, questo reperto è stato consegnato alla comunità scientifica, è potuto diventare valore di tutti, attraverso l’esposizione museale e lo studio in merito. Nell’ambito delle GEP, attraverso la visita proprio di questo gruppo scultoreo, vogliamo mettere in luce come un intero patrimonio archeologico e storico-artistico immateriale sia in realtà patrimonio di una comunità, e quindi tutti siamo responsabili nei suoi confronti.

- Proseguendo proprio il discorso sul Cavaliere di San Biase, sappiamo che l’Associazione Il Cavaliere di San Biase lavora costantemente alla promozione di eventi culturali legati alla conoscenza della storia sannita e, soprattutto, del gruppo scultoreo omonimo. Lei, ad agosto, ha curato il coordinamento scientifico di un progetto editoriale, un catalogo presentato nel cortile del Castello Monforte il 20 agosto. Ci vorrebbe parlare meglio di questo lavoro? Il catalogo nasce in seguito al docufilm dedicato proprio al reperto del Cavaliere di San Biase realizzato lo scorso anno, durante cui abbiamo simulato l’arrivo dei bambini al Museo, lo scavo archeologico, lo studio e tutto il lavoro che c’è stato dietro questo gruppo scultoreo, con una particolare attenzione anche nei confronti di chi è stato parte e partecipe di questo ritrovamento, o anche solamente incuriosito da quest’attività, come la stessa comunità di San Biase. Il catalogo nasce quindi di conseguenza, ed è basato su alcuni scatti realizzati dal fotografo Mauro Presutti, volti a mettere in luce il valore dell’opera, nonché sul grande lavoro sostenuto da numerosi contributi di archeologi. Il catalogo è quindi la rappresentazione del perfetto connubio tra l’archeologia italica e il valore della ricerca, ed ha avuto lo scopo di restituire un reperto che apparentemente era stato “strappato” alla comunità di San Biase, essendo stato portato in altro luogo, affinchè acquisisse un nuovo valore all’interno del Museo, un valore che non fosse solamente dei sanbiasesi ma dell’intera comunità molisana e non.

- Riallacciandoci ad un post da lei recentemente pubblicato su Facebook, in cui sosteneva che “Il Museo è vita”, le chiediamo: al giorno d’oggi secondo lei, l’archeologia potrebbe ancora affascinare i giovani? L’esperienza ormai quasi decennale che ci vede impegnati nella valorizzazione del patrimonio attraverso l’eduzione al patrimonio stesso, con i laboratori di didattica archeologica mi porta a sostenere che siamo una comunità fortunata. I bambini, i ragazzi e in generale i giovani partecipano spesso alle attività del Museo: proprio i bambini che oggi parteciperanno ai laboratori e prenderanno quindi parte alle GEP hanno l’occasione di scoprire ancora una volta il Museo, e così facendo prendono la sana abitudine di frequentare i luoghi culturali, per continuare a scoprire il patrimonio. Inoltre, penso che queste siano anche occasioni di socializzazione e di crescita personale; sono esperienze a tuttotondo che consentono di conoscere vari aspetti del costume e della tradizione, e ad essere coinvolti, per fortuna, non sono solamente i bambini ma anche gli adolescenti delle scuole superiori, i quali tornano nuovamente nei Musei proprio grazie ai progetti scolastici. Credo che sia una parte fondamentale della loro crescita, a prescindere da ciò che sceglieranno di fare da grandi: quella sensibilità e quell’amore verso il patrimonio e la storia è fondamentale, a parer mio, e si costruisce sin da piccoli. L’educazione al patrimonio, però, non riguarda solo i giovani: certo, noi facciamo sempre in modo, attraverso le nostre competenze, che anche i più piccoli possano comprendere e magari raccontare il patrimonio; tuttavia, molto spesso l’adulto che torna al Museo con un occhio diverso, lo riscopre da capo e in modo diverso. Questi eventi creano quella voglia di tornare al Museo, e questo è uno dei nostri obiettivi primari.