Accadde Oggi 28 settembre - #almanacco

Oggi 28 settembre la Chiesa festeggia San Lorenzo Ruiz e compagni, martiri

551 a.C. – Nasce nello stato di Lu, in Cina, Confucio. Diverrà il maggior filosofo cinese, maestro di etica e di rispetto dell’autorità.
48 a.C. – Pompeo viene assassinato su ordine del Faraone Tolomeo XIII dopo essere sbarcato in Egitto. Potrebbe essere avvenuto il 29 settembre, le registrazioni storiche sono incerte.
351 – L’imperatore romano Costanzo II sconfigge l’usurpatore Magnenzio nella Battaglia di Mursa Maggiore
365 – Procopio viene proclamato imperatore romano a Costantinopoli in opposizione a Valente
1066 – Guglielmo il Conquistatore invade l’Inghilterra
1106 – Battaglia di Tinchebray – Enrico I d’Inghilterra sconfigge il fratello, Roberto Cortacoscia
1394 – Elezione dell’antipapa Benedetto XIII
1396 – L’Imperatore Ottomano Bayezid I sconfigge un’armata cristiana a Nicopoli
1448 – Cristiano I viene incoronato re di Danimarca
1464 – Corrado da Fogliano diventa governatore di Genova per gli Sforza di Milano
1542 – Il navigatore portoghese Juan Rodríguez Cabrillo arriva in quella che oggi è San Diego (California)
1708 – Pietro il Grande sconfigge gli svedesi nella Battaglia di Lesnaya
1779 – Samuel Huntington viene eletto Presidente del Congresso Continentale, s쳭endo a John Jay
1781 – Forze americane, supportate da una flotta francese iniziano l’assedio di Yorktown Heights, in Virginia, nel corso della Guerra d’indipendenza americana
1821 – Il Messico firma la sua definitiva Dichiarazione d’indipendenza
1823 – Leone XII viene eletto Papa
1844 – Oscar I di Svezia-Norvegia viene incoronato re di Svezia
1864 – A Londra presso St. Martin’s Hall inizia il Congresso costitutivo della Prima Internazionale.
Nel Regno d’Italia Alfonso La Marmora diviene Primo ministro
1867 – Toronto (Ontario) diventa capitale del Canada
1868 – La battaglia di Alcolea costringe la regina Isabella II di Spagna a scappare in Francia
1871 – Il Brasile approva una legge che libera i futuri figli degli schiavi
1917 – Viene adottata la nuova bandiera della Thailandia
1924 – Roberto Farinacci, gerarca fascista, viene ferito in duello dal principe Valerio Pignatelli
1928 – In Italia viene istituita la Federazione Italiana Rugby (FIR)
1938 – Inizia la Conferenza di Monaco tra Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia
1939 Seconda guerra mondiale:Germania e Unione Sovietica si accordano sulla divisione della Polonia dopo averla invasa
Estonia, Lettonia e Lituania sono costrette a firmare un “Patto di annessione e mutua difesa” che permetteva l’ingresso delle truppe sovietiche
1943 – Insurrezione popolare di Napoli
1944 – Battaglia di Arnhem – I soldati tedeschi sconfiggono i paracadutisti britannici ad Arnhem, Paesi Bassi
1950 – Ingresso all’ONU dell’Indonesia
1951 – Scoperta di un satellite di Giove, Ananke
1958 – La Francia ratifica una nuova costituzione; si forma la quinta repubblica
La Guinea vota per l’indipendenza dalla Francia
1961 – La Siria si ritira dalla Repubblica Araba Unita
Rex Harrison e Richard Burton giungono a Cinecittà per rimpiazzare, rispettivamente, Peter Finch e Stephen Boyd sul set del film “Cleopatra”
1973 – Attentato al Palazzo della ITT di New York, per protesta contro il coinvolgimento della ITT nel colpo di Stato dell’11 settembre in Cile
La Metro Goldwyn Mayer si federa con la United Artists per evitare la bancarotta
1978 – Omicidio di Ivo Zini
1978 – Morte di Papa Giovanni Paolo I
1980 – In Italia avviene la caduta del governo Cossiga II
1994 – Il traghetto Estonia affonda nel Mar Baltico, 852 morti
1995 – Bob Denard e un gruppo di mercenari prendono il controllo delle Comore con un colpo di Stato
2000 – Comincia l’Intifada di Al Aqsa, dopo una visita di Sharon alla moschea di Al Aqsa
Referendum in Danimarca: col 53,1% dei voti, prevalgono i “no” alla proposta di adozione dell’euro
2003 – L’Italia rimane al buio a causa di un colossale black out
2005 – Inizia la prima tranche del processo sul crack Parmalat: coinvolti i 18 dirigenti del Consiglio d’amministrazione, tra cui Callisto Tanzi. Per la richiesta di risarcimenti alle persone fisiche, bisognerà attendere l’altro processo, quello nei confronti delle banche coinvolte
Si conclude la missione spaziale di Shenzhou VII, prima missione cinese a prevedere una passeggiata spaziale
Il Congresso statunitense approva una bozza d’intervento per aiutare l’economia in crisi di 250 miliardi di dollari, il più grande piano di salvataggio messo in campo nella storia degli Stati Uniti
2010 – In Messico una frana travolge una cittadina, più di 300 le case sepolte, oltre 100 i dispersi. La frana è stata causata dalle piogge torrenziali causate dal passaggio delle tempeste “Karl” e “Matthew”
2015 – In Europa avviene l’ultima eclissi lunare della tetrade, che per una coincidenza astronomica cade nel perigeo lunare, il punto più vicino alla Terra del nostro satellite, tanto che si parla di eclissi di Superluna
2018 – In Indonesia, sull’isola di Sulawesi, un terremoto di magnitudo 7.5 causa la morte di 2.256 persone

– Quattro giornate di Napoli del 28 settembre 1943 (solennità civile fino al 1977)

Nati

Aldo Baglio (1958) – Attore e comico italiano
Brigitte Bardot (1934) – Attrice francese
Achille Campanile (1899) – Scrittore italiano
Georges Clémenceau (1841) – Politico francese
Lory Del Santo (1958) – Showgirl e attrice italiana
Hilary Duff (1987) – Attrice e cantante statunitense
Alfredo Frassati (1868) – Giornalista e politico italiano
Marcello Mastroianni (1924) – Attore italiano
Raffaele Paganini (1958) – Ballerino italiano
Gwyneth Paltrow (1972) – Attrice statunitense
Giovanni Tria (1948) – Economista italiano
Dita Von Teese (1972) – Modella e showgirl statunitense
Naomi Watts (1968) – Attrice inglese

Morti

William Boeing (1956) – Imprenditore statunitense, pioniere dell’aviazione
Andre Breton (1966) – Poeta, saggista e critico d’arte francese
Miles Davis (1991) – Trombettista jazz statunitense
Althea Gibson (2003) – Tennista statunitense
Giovanni Paolo I (1978) – Pontefice della chiesa cattolica italiano
Hugh Hefner (2017) – Editore statunitense, fondatore di Playboy
Edwin Hubble (1953) – Astronomo e astrofisico statunitense
Elia Kazan (2003) – Regista statunitense
Herman Melville (1891) – Scrittore statunitense
Louis Pasteur (1895) – Scienziato francese
Giovanni Segantini (1899) – Pittore italiano
Georg Simmel (1918) – Sociologo tedesco

Il crac Parmalat è stato il più grande scandalo di bancarotta fraudolenta e aggiotaggio perpetrato da una società privata in Europa, la Parmalat. Fu scoperto solo verso la fine del 2003, nonostante successivamente sia stato dimostrato che le difficoltà finanziarie dell'azienda fossero rilevabili già agli inizi degli anni novanta.

L'ammanco lasciato dalla società di Collecchio, mascherato dal falso in bilancio, si aggirava sui quattordici miliardi di euro; al momento della scoperta se ne stimavano la metà. Con l'accusa di bancarotta fraudolenta, è stato rinviato a giudizio e in seguito condannato a diciotto anni di reclusione il patron della Parmalat, Calisto Tanzi, nonché numerosi suoi collaboratori tra dirigentirevisori dei conti e sindaci. Il crollo finanziario della Parmalat è costato l'azzeramento del patrimonio azionario ai piccoli azionisti, mentre i risparmiatori che avevano investito in bond hanno ricevuto solo un parziale risarcimento.

Grazie al cosiddetto decreto "salva-imprese", Parmalat fu salvata dal fallimento e la sua direzione fu affidata all'amministrazione straordinaria speciale di Enrico Bondi, che ne ha risanato parzialmente i conti.

Negli anni ottanta, grazie all'iniziativa di Gregorio Maggiali, esponente della Democrazia Cristiana del tempo e amico di Tanzi, Calisto Tanzi entrò in contatto per la prima volta con Ciriaco De Mita, in seguito Presidente del Consiglio dei ministri, con il quale strinse una forte amicizia. Per esprimere la sua gratitudine a Maggiali, stando agli atti, Tanzi gli avrebbe concesso il libero uso dei mezzi di trasporto della Parmalat[. Non solo, in seguito agli accertamenti sui movimenti finanziari dell'azienda nel 1993, la procura individuò diversi assegni circolari destinati alla Rayton Fissore, azienda automobilistica di Maggiali, che versava in cattive acque, per un totale di 1,5 miliardi di lire. Questi finanziamenti illeciti furono rendicontati in bilancio a beneficio di una società fantasma. A seguito di questi rilevamenti, il procuratore ipotizzò che Tanzi dirottasse grosse somme di denaro alla DC tramite la Rayton Fissore: De Mita fu indagato per concussione, ma l'indagine fu in seguito archiviata. Diverse circostanze sembrano sottolineare l'influenza dell'amicizia tra De Mita e Tanzi nelle scelte della Parmalat. Nel 1984 la società aprì un secondo stabilimento nel sud Italia, a Nusco, paese natale di De Mita: la scelta non fu felice, sia per ragioni logistiche (la fabbrica distava oltre quaranta chilometri dall'autostrada) che per ragioni di salute pubblica: un giorno furono trovati rifiuti tossici provenienti da La Spezia. Inoltre, la costruzione degli impianti fu commissionata a Michele De Mita, segretario locale della DC e fratello di Ciriaco. Altra coincidenza evidenziata dagli inquirenti è rappresentata dai finanziamenti previsti dalla L.219/81 per la ricostruzione post terremoto dell'Irpinia: Tanzi chiese aiuti per otto miliardi di lire con dieci giorni di ritardo dalla scadenza e gliene furono erogati undici. Infine per commercializzare il latte a lunga conservazione, che la Parmalat aveva iniziato a produrre, servivano delle normative a livello nazionale, attraverso una legge che fu approvata nel 1989, durante il governo De Mita: da una ricostruzione fatta dalla trasmissione televisiva Report, pare che, per restituire il favore, Tanzi abbia acquisito sotto l'egida della Parmalat un'ottantina di agenzie viaggio riconducibili a De Mita, che rischiavano l'insolvenza. Successivamente, la Parmalat acquistò:

  • la Margherita Yoghurt, fortemente indebitata, su indicazione di Cossiga, il quale, secondo quanto dichiarato dall'ex-direttore finanziario della Parmalat Fausto Tonna, aveva nell'azienda alcuni parenti soci;
  • la Cipro Sicilia, oberata da debiti per 150 miliardi di lire, acquisizione riconducibile all'influenza di Calogero Antonio Mannino.

Sempre Tonna ha fatto il nome di Donatella Zingone, moglie del politico Lamberto Dini, e di Franco Bonferroni. La prima aveva posseduto una linea di supermercati in Costa Rica: uno stabilimento di questi sarebbe stato comprato da un consulente di Tanzi, Ottone, «a un prezzo a dir poco osceno» con i soldi di Parmalat Nicaragua. Il secondo avrebbe consigliato l'acquisto di certi stabilimenti in Vietnam e Cambogia, operazioni per cui avrebbe percepito delle commissioni.

Durante il processo che lo vede imputato per il crac, Tanzi ha dichiarato alla Magistratura di aver finanziato fin dagli anni sessanta diverse banche, per ottenere crediti e condizionarne le nomine. Dai verbali di queste dichiarazioni inoltre risultano tra i finanziati molti nomi di politici, gran parte dei quali riconducibili alla Democrazia Cristiana di allora: Arnaldo ForlaniEmilio ColomboPaolo Cirino PomicinoFabio FabbriClaudio Signorile, Calogero Mannino, Carlo FracanzaniFrancesco SperoniStefano StefaniMassimo D'AlemaLamberto DiniGianfranco Fini, Ciriaco De Mita, Bruno TabacciAdriano SansaOscar Luigi ScalfaroPier Luigi BersaniRenzo LusettiGiuseppe Gargani, tutti i quali hanno peraltro negato la circostanza. Hanno invece ammesso di aver ricevuto somme inferiori ai cinquemila euro, e quindi esenti da dichiarazione, Pier Ferdinando CasiniRomano ProdiRocco ButtiglionePierluigi Castagnetti e Mariotto Segni. Mentre la procura di Parma ha accertato e rintracciato questi flussi di denaro, molti si sono difesi in virtù del fatto che pensavano che i fondi in questione provenissero direttamente da Tanzi e non dalle casse della sua società.

Con il passaggio alla "Seconda Repubblica", dai verbali è emerso che Tanzi aveva dapprima versato ingenti somme a favore della campagna elettorale di Prodi per le elezioni politiche del 1996, e poi, in occasione delle elezioni del 2001, aveva sostenuto la campagna di Berlusconi. La procura di Milano sta tuttavia indagando, a partire da alcune dichiarazioni di Tanzi, su finanziamenti risalenti già all'anno della nascita di Forza Italia, finanziamenti che sarebbero stati erogati mediante un meccanismo di mancato sconto agli spot pubblicitari in onda sulle reti Mediaset. In questo modo il potenziale sconto di cui poteva godere una grande azienda come la Parmalat con le sue campagne pubblicitarie massive sarebbe confluito indirettamente a Forza Italia: a questo proposito Tanzi ha dichiarato di aver trasferito quote di pubblicità destinate a essere trasmesse dalla RAI a Publitalia. L'autore di questo accordo sarebbe stato Genesio Fornari, che è però deceduto. Poi, nel 1996, quando era salito al potere Prodi, Tanzi aveva partecipato al potenziamento del capitale di Nomisma, società di cui Prodi è stato fondatore, diventandone socio. In questi anni, tra il 1995 e il 1996, si collocherebbe inoltre la promozione di alcune joint-venture tra diverse agenzie viaggi controllate dalla Parmalat e la Compagnia Italiana Turismo, società turistica delle Ferrovie dello Stato che cedette 55 agenzie di viaggi alla Parmatour: questo progetto secondo la ricostruzione del pubblico ministero Pierfilippo Laviani a partire dagli interrogatori di Tanzi, sarebbe stato avallato da Ciriaco De Mita e Claudio Burlando, allora Ministro dei Trasporti e della Navigazione per il governo Prodi I e avrebbe permesso a Tanzi di scaricare i debiti della Parmalat sul partner pubblico. A questo proposito la procura di Roma ha iscritto sul registro degli indagati anche l'ex-amministratore delegato delle Ferrovie, Lorenzo Necci. Su questa vicenda Burlando ha dichiarato che non era di sua competenza, e che peraltro Cimoli, poi nominato amministratore delle FS, ha ritenuto di non procedere alla trattativa.

Tanzi si preoccupò anche di stipulare accordi finanziari con i mass-media cartacei: attraverso una sua società, la Europa Service, aveva acquistato azioni per 250 milioni di lire del quotidiano di sinistra il manifesto, regolarmente registrati. Meno chiaro è invece il presunto finanziamento a Il Foglio, di Giuliano Ferrara: Tanzi ha dichiarato di aver versato dai 500 milioni al miliardo di lire, ma interpellato dal procuratore di Bologna, Vito Zincani, Ferrara non ha ritenuto di dover deporre. La Magistratura ha rilevato che sono uscite dalle casse della Parmalat, coperti in bilancio dalla voce sponsorizzazione, circa 12 milioni di euro. Si presume però che circa un miliardo e cento milioni di euro siano passati tramite la finanziaria uruguaiana Wishaw Trading, a persone ignote: il tramite sarebbe stato Sergio Piccini, il quale è tuttavia deceduto. Al suo posto Tanzi aveva indicato Romano Bernardoni, già venditore d'auto.

Nel 2001 Parmalat commercializzò un nuovo tipo di latte chiamato "Fresco Blu", ampiamente pubblicizzato perché portava la data di scadenza a otto giorni dal momento che era stato microfiltrato e pastorizzato, secondo un procedimento esclusivo. Tuttavia, dal momento che le aziende concorrenti insorsero contro la scritta "fresco" che, per legge, doveva essere applicato solo a quel latte la cui data di scadenza era di quattro giorni, la Parmalat fu multata per frode. Così Tanzi decise di mandare Bernardoni da Gianni Alemanno, allora Ministro per le Politiche Agricole e Forestali sotto il governo Berlusconi II: il Ministro fu prosciolto dall'accusa di corruzione, per cui era stato indagato avendo rinunciato all'immunità parlamentare. Ciò nonostante il via libera della Commissione Interministeriale sulla vicenda, come ha evidenziato la Guardia di Finanza, è avvenuto il 28 dicembre 2002, contestualmente ai viaggi del ministro, e della sua segretaria, in un villaggio Parmatour, saldati solo a seguito del crac. Anche Bernardoni è stato prosciolto dall'accusa di corruzione, ma è stato rinviato a giudizio a Parma per finanziamento illecito a partiti. Si è ipotizzato che la fallimentare gestione dei villaggi Parmatour sia da ricondurre al loro utilizzo, ovvero incamerare i favori di politici, banchieri o aziende. Una delle operazioni più contestate è stata l'acquisto di Eurolat dal gruppo Cirio, che comportò un aumento vertiginoso dell'esposizione debitoria con un'operazione contestata anche dall'Autorità per la Concorrenza.

I debiti della Parmalat ammontavano a un centinaio di miliardi di lire già verso la fine degli anni ottanta: per evitare il peggio, Tanzi decise di quotare alla Borsa Italiana il gruppo. Diventare una società per azioni richiede all'azienda un risanamento dei conti, ma le forti perdite di Odeon TV, controllata dal gruppo di Collecchio, obbligarono Tanzi a rivolgersi alle banche per un prestito: nonostante l'opposizione del presidente e di alcuni sindaci revisori, un pool di banche, capeggiato da Icle (Istituto Nazionale del Credito per il Lavoro italiano all’Estero) insieme a Sanpaolo IMIBanco di NapoliCassa di Risparmio di Roma, Banca di New York e Finanziaria Centro Nord, erogò 120 miliardi di lire, garantite dal 52.24% del capitale della compagnia parmigiana. Per completare l'operazione Parmalat dovette liberarsi anche dell'emittente televisiva di proprietà, oberata da debiti per 160 miliardi e a questo proposito si affidò alla Sasea, società estera di Florio Fiorini, già dirigente ENI: questi acquistò Odeon TV, che in seguito fallì.

Al fine di eludere i controlli della Consob, la quotazione fu attuata servendosi un'azienda già presente sul listino di Milano, la Finanziaria Centro Nord: essa passò di mano dal titolare Giuseppe Gennari alla holding dei Tanzi e rilevò, in due operazioni distinte, il 55,4% di Parmalat, grazie a un aumento di capitale di 583 miliardi, di cui 283 destinati a rilevare il controllo di Parmalat dai Tanzi e 300 per la successiva ricapitalizzazione. Il gruppo di Collecchio fu così riorganizzato attorno alla "Parmalat Finanziaria", a capo di un gruppo di 58 aziende (25 all'estero) e 560 milioni di euro (attuali) di fatturato.

Evidentemente i conti della società dopo la quotazione non migliorarono e i debiti avrebbero potuto decretarne il fallimento già negli anni novanta: per occultare questi dati Tanzi affidò per anni all'avvocato Gian Paolo Zini il compito di creare una rete di società distribuite tra i Caraibi, il Delaware e le isole Cayman. L'avvocato Zini operava direttamente da New York e, su idea di Fausto Tonna, aveva creato il fondo Epicurum, tramite il quale la Parmalat riversò circa 400 milioni di euro sulla Parmatour: questi soldi venivano registrati come crediti per la società e conferiti nel fondo. L'operazione era del tutto fittizia, ma bastò per ingannare il mercato. Allo stesso modo, per simulare un'ottima salute economica della società, venne fatto sistematico ricorso a false fatturazioni. Dal momento che le fatture figurano come crediti, i quali vanno incassati, Tonna e Bocchi si inventarono un fittizio conto corrente presso la Bank of America, intestato alla società Bonlat, con sede alle isole Cayman, in cui figuravano 3,9 miliardi di euro. Ne derivò che le banche continuarono a erogare prestiti al gruppo, «malgrado i bilanci non fossero il massimo della trasparenza e [...] pur affermando di possedere liquidità consistente», come ha dichiarato Tanzi.

Quando l'ammanco fu scoperto, nel 2003, le banche si professarono vittime della frode della Parmalat e lo stesso Governatore della Banca d'Italia del tempo, Antonio Fazio, in un'audizione al Senato del 2004, si disse convinto che tanto le banche italiane quanto quelle straniere non fossero consapevoli della situazione in cui versava la società di Tanzi. Tuttavia già nel 1995, a seguito di un'interrogazione parlamentare sui prestiti concessi alla Parmalat dalla Cassa di Risparmio di Parma (per 650 miliardi di lire) e dal Monte dei Paschi di Siena (per 90 miliardi di lire), la procura incaricò il ragioniere Mario Valla di Parma di rivederne i bilanci degli ultimi tre anni. Dallo studio emerse un indebitamento elevatissimo: la società praticamente viveva dei prestiti bancari, perché come rivelò poi Tanzi, egli stesso aveva fatto pressione su Giovanni Goria e Ciriaco De Mita affinché Luciano Silingardi venisse messo a capo della Cassa di Risparmio di Parma; ugualmente era intervenuto sulla nomina di Franco Gorreri alla Banca del Monte, premendo su Craxi. Presumibilmente Tanzi intendeva crearsi delle vie privilegiate per ottenere facili prestiti dai due gruppi bancari: d'altro canto Silingardi era stato sindaco per la Parmalat e Gorreri ne era un dipendente. La perizia del rag. Valla fu depositata in procura, ma il giudice dell'udienza preliminare (GUP) Adriano Padula archiviò l'inchiesta. Lo stesso Padula nel 1998 assolse Tanzi e Tonna dall'accusa di false comunicazioni sociali. Quando nel 2005 il Ministro della giustizia Roberto Castelli avviò un'ispezione sul GUP di Parma, emerse che Padula aveva insistito con Tanzi per avere sconti per i viaggi nei villaggi Parmatour, che pagò peraltro solo dopo che fu scoperto l'ammanco, oltre due anni dopo. Per questo Padula fu sanzionato dal Consiglio Superiore della Magistratura.

Enrico Bondi, subentrato alla guida di Parmalat come commissario prima e AD poi, decise di intraprendere un'azione legale contro le banche creditrici prima del crac, accusandole di aver emesso bond fino all'ultimo momento pur essendo consapevoli della situazione disastrosa in cui versavano i bilanci dell'azienda. Bondi stimò che Deutsche Bank avesse, a fronte di un prestito di 140 milioni di euro, guadagnato interessi per 217 milioni (+140%), Unicredit Banca da 171 milioni di euro ne avrebbe ricavati 212 (+124%), mentre Capitalia avrebbe incassato il 123% in più di quanto aveva prestato alla Parmalat. Paradigmatico a questo proposito fu il bond di 420 milioni di euro emesso dalla banca svizzera UBS a Parmalat: effettivamente solo 110 milioni furono incassati, mentre i restanti 290 milioni tornarono indietro alla banca come assicurazione in caso di insolvenza (cosa che, a posteriori, si verificò). Le strabilianti cifre che le banche concedevano a Tanzi servirono anche per acquisizioni, in modo da dare l'idea che la Parmalat fosse una società solida e in crescita: ad esempio Citigroup propose l'acquisto di bond Parmalat ai risparmiatori fino a pochi giorni prima del crac, facendo leva sulla maschera dorata che la ditta si era creata. I finanziamenti erogati a questo fine venivano occultati dalle banche internazionali grazie a società site in paradisi fiscali, quale la "Buconero Spa", dietro al cui nome emblematico si presume operasse la Citibank: essa, secondo quanto riportato dallo scrittore Vittorio Malagutti, riuscì a far fluire 100 miliardi di lire attraverso un contratto di associazione di partecipazione, senza dunque che comparisse tra i debiti del gruppo Parmalat. Analogamente la Bank of America istituì una holding che, in compartecipazione alla Parmalat, si servì di un ente caritatevole delle Cayman per raccogliere quasi 300 milioni di dollari tra gli obbligazionisti e finanziare così la Parmalat Brasile, tecnicamente già fallita: l'accordo fu siglato tra Gregory Johnson, responsabile della security della banca statunitense, e Fausto Tonna.

Quando nel 2002 Tanzi necessitò di 50 milioni di euro per risollevare le perdite generate da Parmatour, si rivolse a Cesare Geronzi e alla sua Banca di Roma, della quale era consigliere d'amministrazione. Matteo Arpe, amministratore delegato dell'istituto di Mediocredito Centrale attraverso il quale sarebbe stato concesso il prestito, si oppose all'operazione, ma Geronzi riuscì in ogni caso a far arrivare alle casse di Parmalat la cifra richiesta, che fu poi deviata al settore turismo. Contestualmente Tanzi acquisì la società sicula di acque minerali Ciappazzi, oberata di debiti sospesi, per la maggior parte con la Banca di Roma. I magistrati ipotizzarono che l'operazione fosse stata frutto di una costrizione imposta da Geronzi a Tanzi al fine di ripianare la suddetta esposizione debitoria: Parmalat avrebbe rilevato la Ciappazzi con soldi ricavati mediante l'emissione di un bond, i quali sarebbero stati girati alla Banca di Roma, che così, oltre a riottenere il credito, avrebbe lucrato sulle commissioni legate a tale operazione. In tal modo, pertanto, il debito della società insolvente sarebbe stato "spalmato" (tramite il bond Parmalat) sul pubblico degli investitori.

Siffatta acquisizione ebbe dei risvolti paradossali: in una regione spesso vittima di crisi idriche come la Sicilia, la Ciappazzi perdeva circa quindicimila litri di acqua al minuto, riversata in mare, poiché mancava della licenza di imbottigliamento. Anche quando l'ammanco venne scoperto, la Ciappazzi non beneficiò dell'amministrazione straordinaria, dato che Tanzi l'aveva comprata attraverso la Cosal, una società non direttamente riconducibile alla Parmalat. Geronzi, accusato di usura, dichiarò di ignorare che il gruppo di Collecchio fosse prossimo alla bancarotta e che a quanto sapeva Tanzi meditava da tempo di entrare nel mercato delle acque minerali.

Nel 2003 la Consob avviò dei controlli sui bilanci della Parmalat. Per ovviare a una situazione che avrebbe inevitabilmente portato alla scoperta del catastrofico stato della società, Tanzi, come si evince dai verbali degli interrogatori, chiese aiuto a Silvio Berlusconi per un suo intervento presso le banche e presso la Consob: «Devo aggiungere che in occasione di un incontro che ho avuto in Consob, ho potuto constatare che la Consob mi ha trattato con gentilezza e mi ha dato tempo per chiarire gli aspetti della vicenda Parmalat», ha dichiarato Tanzi. Le banche tuttavia non rimasero impassibili al mancato rientro dei prestiti e cominciarono a fare pressione su Tanzi: quando iniziarono a trapelare i primi sintomi di insolvenza, il patron della Parmalat fu messo da parte, le banche imposero alla guida del gruppo in qualità di amministratore straordinario Enrico Bondi e il titolo Parmalat fu sospeso dalle trattative in Borsa.

Il 4 dicembre si scoprì che i 600 milioni di euro del fondo Epicurum non esistevano. L'8 dicembre era il termine entro cui la Parmalat era costretta a onorare il bond da 150 milioni di euro che aveva emesso: Bondi promise di restituire i soldi entro il 15 dicembre, ma quando quattro giorni dopo riuscì a saldare il debito, si accorse anche che ne mancavano 80. Intanto dopo tre giorni di sospensione, il titolo Parmalat fu riammesso alle contrattazioni: da un valore precedente di 2,2375 euro, l'11 dicembre il titolo chiuse a 1,1900 euro, in calo del 46,8%. Il 15 dicembre il consiglio di amministrazione, tra cui figuravano Tanzi, Tonna e Gorreri, si dimise. La notizia che accese i riflettori sullo scandalo arrivò però il 19 dicembre 2003: in quella data la Bank of America dichiarò che i 3,95 miliardi di euro intestati alla controllata Bonlat, che rappresentavano l'attivo della Parmalat, non esistevano: qualche giorno dopo fu appurato che il documento che ne attestava l'esistenza era stato contraffatto. Il 22 dicembre Tanzi fu iscritto al registro degli indagati per falso in bilancio presso la procura di Milano e nel frattempo il valore di un'azione della Parmalat era sceso a 0,1100 euro, ma anche gli indici delle banche connesse al crac persero punti (Capitalia -6%, Monte dei Paschi -5%); lo stesso giorno gli obbligazionisti statunitensi, onde scongiurare il rischio di cross default, decisero di non intraprendere richieste di risarcimento fintantoché Bondi non avesse redatto un piano di salvataggio.

Il 1º gennaio Bondi stabilì che il primo asset che la Parmalat avrebbe ceduto sarebbe stato il Parma e qualche giorno più tardi la Consob depositò una richiesta di annullamento del bilancio dell'anno precedente della Parmalat. Il 20 gennaio seguirono le dimissioni di Silingardi, mentre il 23 gennaio un ex-collaboratore dei direttori finanziari Tonna e Del Soldato, Alessandro Bassi, il quale era stato già sentito come testimone dai pubblici ministeri, fu trovato morto, precipitato da un ponte: l'ipotesi più accreditata dagli inquirenti fu il suicidio. Non mancano però ipotesi di omicidio come quella formulata nel libro di Livio Consigli Il tesoro di Tanzi. Nel contempo, sia lo Stato, attraverso un finanziamento di 150 milioni, sia alcune banche, si occuparono del risanamento del gruppo di Collecchio perché potesse continuare l'attività.

Dopo alcuni arresti e indagini, viene stabilita dalla Cassazione, il 1º marzo 2004, la celebrazione di due indagini (e processi) paralleli. Alla procura di Milano venne attribuita la competenza delle indagini per aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza, falso in comunicazioni (sociali e ai revisori) e ostacolo all'esercizio delle funzioni di vigilanza della Consob. A quella di Parma, l'associazione a delinquere e bancarotta.

Il 29 maggio 2004 la procura di Milano ottenne il rinvio a giudizio di 29 persone fisiche, tra cui Calisto Tanzi, e tre persone giuridiche, componenti del consiglio di amministrazione Parmalat, sindaci, direttori, contabili, revisori dei conti, funzionari di Bank of America. Tra le persone giuridiche imputate vi furono la Bank of America e le società di revisione Grant Thornton (ex Italaudit) e Deloitte & Touche.

Il 18 dicembre 2008 il Tribunale di Milano ha emesso una sentenza, definita "a sorpresa", sul caso Parmalat. Dei 29 imputati, dopo patteggiamenti e applicazioni di leggi "controverse" (come la ex Cirielli), tra le persone fisiche giudicate con rito ordinario, risultò condannato il solo Calisto Tanzi, a 10 anni di reclusione. Tra le persone giuridiche, anche la Grant Thornton/Italaudit, sanzionata con 240.000 euro e una confisca di 455.000 euro.

Tra quelli che avevano scelto il patteggiamento: condannate, con una serie di pene che vanno dai cinque mesi e 10 giorni ai due mesi, otto persone fisiche, tra le quali Paola Visconti (nipote di Calisto Tanzi), la Deloitte & Touche e Dianthus (che avevano, nel frattempo, già risarcito migliaia di parti civili).

Tra i prosciolti figurano: Enrico Barachini, Giovanni Bonici (di Parmalat Venezuela), Paolo Sciumè (ex membro del C.d.A. di Parlamat di Collecchio) e il banchiere Luciano Silingardi. Per quanto riguarda la posizione di Bank of America, prosciolta, il P.M. Francesco Greco dichiarava che «è stata riconosciuta la prescrizione per altro modificata dalla legge Cirielli».

Nel 2014 la quinta sezione penale della Cassazione ha confermato la pena a Calisto Tanzi. La condanna definitiva di Tanzi è stata di 17 anni, mentre il direttore finanziario Fausto Tonna è stato condannato a 9 anni di reclusione.

Il 18 aprile 2011 il Tribunale di Milano ha assolto le banche coinvolte per il reato di aggiotaggio informativo: Morgan Stanley, Bank of America, CitiGroup e Deutsche Bank. La decisione del Tribunale di Milano inoltre negò il risarcimento per circa 30.000 piccoli risparmiatori che avevano sottoscritto i bond emessi dalla Parmalat prima del crac.