Musica Migrante: la Riscoperta di madre Africa

C’è molto da dire sul libro “Musica Migrante” ma davvero tanto. Cercherò di essere più sintetico ma chiaro possibile. Partirò nel recensire inizialmente la seconda parte del libro, la parte “culturale”; quella dove lo scrittore analizza e spiega in modo eccelso la storia della musica africana dimostrando nozioni e conoscenze elevate di storia moderna e contemporanea. Si narra, in modo analitico, la grandissima vastità musicale la quale l’Africa si vanta e che molto spesso noi “occidentali” dimentichiamo o ne siamo ignoranti. Il libro ci porta in un viaggio storico dove la musica, e la sua evoluzione nel tempo, è protagonista assoluta nelle vicissitudini del continente, dal colonialismo nel XVI secolo fino all’ultimo secolo. Mi ha particolarmente colpito la suddivisione storica, e conseguentemente musicale, che il libro ha voluto dare all’Africa (Africa settentrionale, Subsahariana ecc) probabilmente perché il messaggio che si vuol far passare è che per analizzare la storia, la musica e le tradizioni di questo mastodontico continente è che non bisogna prenderlo nella sua interezza ma bensì area per area (o nazione per nazione) rispettando le varie identità ed etnie distinguendole l’una dall’altra. Le interessantissime nozioni perpetuano poi in un curioso elenco dettagliato di strumenti musicali tipici (Kora, Ngoni, Oud ecc) per poi passare in quello degli artisti e musicisti iconici.
Lo scritto continua poi nell’analisi dell’impatto che ha avuto internet sulla diffusione della musica in Italia e in Africa usando nozioni di ricerca statistica e campionaria spiegata e osservata in modo scrupoloso degni dei migliori demografi. 
Ma la parte che rimarrà più impressa nella lettura di questo scritto è la prima, quella delle storie dei migranti venuti in Italia a cercare fortuna, la parte umana del libro. Qua lo scrittore si è fatto carico di emotività viaggiando per andare a cercare i migranti le loro storie e vicissitudini riportandole nero su bianco con un’empatia contagiosa che va a toccare il cuore. Leggendo il libro non si può restare indifferenti dinanzi le avventure di Youssuf, Uzochi, Ebele, Mouctar e altri “eroi” partiti dalle loro case per cercare una vita migliore, una vita che noi qui consideriamo scontatissima. 
Il libro, che è degno di una tesi di dottorato di ricerca, è consigliato a tutti ma soprattutto per coloro che hanno i pregiudizi verso la Madre Africa. Colgo l’occasione per fare ancora i complimenti allo scrittore Luca D’Ambrosio per l’eccelso lavoro, la dedizione e soprattutto per la sua bontà d’animo.

Di Simone d’Ilio