La meta del cuore, #inizialmente

“S’i’ fosse foco, arderei ‘lmondo”, il  testo più famoso di Cecco Angiolieri, sfogo del malanimo contro il mondo, è sicuramente il più scanzonato ed iroso tono del poeta che lungi da essere l’espressione di un poeta asociale. Il poeta strizza l’occhio a chi legge la sua poesia e rende divertente un mondo che del malanimo ne fa ancora virtù e dispetto. Senza retorica la poesia diventa un percorso di comicità e sempre giullaresco tanto da essere riverente nella pura irriverenza. 

“ S’i’ fosse foco, arderei ’l mondo; 
s’i’ fosse vento, lo tempesterei; 
s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei; 
s’i’ fosse Dio, mandereil’en profondo”.

Dal volgare all’avant-garde mi verrebbe da pensare accostando la poesia dell’Angiolieri a quella di un anonimo amico.

Un titolo intrigante quanto vero, quanto la vita vissuta in cerca di qualcosa che solo il Cuore comanda e non disegna in termini di vita da trascorrere in “ cerca “.

“La meta del Cuore” il titolo senza limiti di tempo e senza richieste di speranzosi amori che come spesso capita, quando cercati ,non approdano mai in lidi sicuri. Navicelle seriche e tranquille non si sposano mai con tumulti ed amori eterni ed, è giusto che il Cuore, allora, si metta in giro a cercar la sua meta che chissà, forse, al termine della lettura, sarà tutta scritta nelle gobbe di quel porto sicuro che, la navicella dondolante, godrà del suo attracco.

Non puntuale il linguaggio si staglia su rime e sospiri di un mondo , “ l’Amore “, che solo per causa di forza maggiore fa rima con “ Cuore “.

Una donna assai contesa, mai propose la sua figura distesa su mondi assai diversi che se non avesse avuto carisma, sarebbe caduta sui passi e sui poetici versi.

Una corte spietata mai risaputa ma sempre dal cuore animata, quella del poeta che, nel suo profondo ha combattuto nel pensier di chi ha avuto troppi rivali d’amor al mondo. 

Sensazioni dissipate da realtà senza tempo aspettando che il sorriso e le gioie diventassero beltà senza poter dichiararsi al momento.

L’occasione avverrà e tutto, nella speranza occultata da limiti e passioni di giovani occasioni, la si aspetta tremante di emozioni.

Nessuno è più Caronte di un poeta e, via con frasi mai fatte e sempre di sostanza compatte. Parole al vento che spira verso lei, fino a finir il giorno in presenza di versi che san il sapore di passi e sospiri “ Flegrei”. Bande di musici rindondan il presente ponendo il passato nel verbo “ assente “.

Dona splendor a quel perfetto viso, nessun è più sano di chi d’amor intriso. Mi accingo a trovar l’eterno e, il conosciuto amico per l’occasion occulto, trova finalmente la meta ponendo il cuore sotto la lampada e riprendendosi dell’Amore eterno il Culto.

Giovane speranza di un mondo passato, nel presente chissà se quella meta, avrà considerato.

 

Di seguito la poesia :

La meta del cuore

 

'Na donna v'era e quel che non diceva,

dal corpo, come d'acqua inumidito,

ve ne iva come dall' Eden fec' Eva.

Sì facile parea puntare il dito,

ch'el tempo non faceva il suo lasso,

su colei dal nome al ciel gradito.

Ma la donna sapea che non il chiasso

avrebbe mai taciuto l'altrui risa

finchè all'amor non si cedeva il passo.

Eppure l'aria su di lei intrisa

s'era di parole sempre anelate

che 'l capo si chinò come vista Pisa.

E a quel leggere le molte risate

s'affievolirono fino al silenzio

mentre tutti con le spalle a lei date,

evitando di guardar e fare menzio

di un peccato di sola presunzione,

tornaron pesti più che il ber l'assenzio.

Con su dipinta ancora l'emozione

solo un uomo continuò a guardare

finchè un'involontaria costrizione

spinse a dirle le parole più care:

"Dai tuoi occhi sgorgan raggi di pur luce

che da soli rendon trasparente 'l mare,

col tempo quest'aumenta e non riduce

men che meno il suo etereo splendore.

Porti 'l cuor alla meta ch'esso conduce..."

E parlando nel reciproco bagliore,

si recarono verso 'l posto pìù soave

la cui insegna fa la rima con amore...