#Backstage. Una terra chiamata Molise: la docu-fiction all’insegna della semplicità

di Mariagrazia Staffieri

Non la vita di un unico personaggio, di un eroe o di un’eroina. Ma la vita di tanti, di tutti, ognuno con una propria storia da raccontare, che lo lega indissolubilmente ad una terra, una terra chiamata Molise.
Non c’è un solo protagonista, ma tanti, non una singola esistenza o vicenda, ma un “tutto scorre” che ci coinvolge, puntata dopo puntata. Queste storie non sono favole, ma frammenti di vita, tessere di un puzzle. E, forse, l’unico vero protagonista è proprio il Molise, quella terra sconosciuta, ma dai mille ricordi.

Questo è Una terra chiamata Molise, la docu-fiction lanciata nel 2017 e arrivata, ad oggi, alla sua quarta edizione. Una sorta di “esperimento”, potremmo definirlo, che ha lo scopo di dare luce ad una regione che, spesso, viene messa in secondo piano.

Ma a svelarci di più su questo curioso ed interessante progetto, c’è oggi con noi di #Backstage la regista Marica Mastropaolo.

- Grazie per la disponibilità, Marica. Che cos’è “Una terra chiamata Molise”, quando e come nasce quest’idea? La docu-fiction “Una terra chiamata Molise” nasce nel 2017 dalla mente del mio socio, Silvio Giorgio. La prima edizione ha incontrato i problemi tipici di un qualunque inizio: abbiamo dovuto lavorare a lungo, e il primo passo è stato sicuramente la ricerca degli sponsor, i quali, però, non si sono fermati al semplice contributo economico. Proprio per ringraziarli del sostegno, infatti, abbiamo voluto integrarli e renderli partecipi attivamente della fiction, anche e soprattutto durante la narrazione. Quest’aspetto è per noi fondamentale, perché crediamo che sia importante, per mettere in luce il territorio, dare il giusto risalto anche alle aziende che vi lavorano. In seguito, abbiamo vinto il bando regionale di “Turismo è cultura”, e grazie a quest’aiuto, siamo riusciti a realizzare una terza edizione senza sponsor, che desse anche un maggiore e giusto spazio al territorio molisano.

- Come mai si è deciso di optare proprio per la docu-fiction, portando quindi in scena diverse storie ambientate proprio in Molise? Abbiamo optato per la docu-fiction per offrire qualcosa di diverso ed inedito, che in Molise non si fosse mai visto: ovviamente non abbiamo inventato noi il genere, però nella nostra piccola realtà questa formula non era ancora stata sperimentata. Si è pensato, dunque, che potesse essere originale ma anche maggiormente accattivante per il pubblico la docu-fiction, attraverso la quale è possibile sia vedere la regione, capire cosa essa ha da offrire, e quindi scoprire sempre nuovi spaccati del territorio molisano, ma sempre attraverso una trama che coinvolgesse gli spettatori. Le nostre trame sono comunque sempre molto semplici, non vogliamo crearne di troppo complesse, proprio perché in quel caso prevarrebbe la storia a scapito del territorio.

- Cultura, passione, futuro: queste sono le parole chiave che racchiudono il senso di “Una terra chiamata Molise”. Ecco, proprio parlando di futuro, come credete o sperate che possa essere il futuro della nostra regione? Vedendo l’andamento della stagione estiva, sul piano turistico, ci sentiamo di essere positivi, soprattutto se la situazione rimarrà tale. Girando la nuova edizione della docu-fiction, quest’anno, e quindi viaggiando per i vari paesini del Molise, abbiamo tutto sommato notato un afflusso maggiore rispetto agli anni scorsi, insieme anche ad un maggiore interesse proprio nei confronti del territorio da parte dell’intera comunità. C’è stato il turismo, c’è stato un buon avvicinamento delle persone alla nostra regione, e crediamo che questo sia dovuto anche in parte alla situazione Covid, la quale non ha permesso a molti di organizzare i consueti viaggi in Italia, o addirittura all’estero, e di scegliere mete alternative. Proprio in virtù di ciò, pensiamo che ci stiamo avvicinando verso, finalmente, una maggiore conoscenza e visibilità del Molise, e lo speriamo anche. Tutto sta, a parer nostro, nel saper cogliere questo momento di “gloria” e proseguire in questa direzione: in quest’ambito, crediamo nell’importanza e nella validità delle varie Associazioni, che possano promuovere la cultura, ma secondo noi dev’esserci una guida alla base di tutto, che sappia incentivare il turismo. Questa è, a parer nostro, la chiave per portare la regione davvero in alto.

- Qual è stata, a parer vostro, la chiave del grande successo che ha riscosso questa docu-fiction? Oltre alla trasparenza con la quale ci rivolgiamo sempre al pubblico e a tutti coloro che ci seguono, crediamo che la vera chiave sia stata l’aver centrato la formula. Abbiamo infatti proposto, anche a chi magari non ama particolarmente il documentario, una storia, una trama da seguire, che appassionasse e tenesse “incollato” lo spettatore allo schermo. Sicuramente, in gran parte, il merito va ad Internet, che è uno strumento meraviglioso, se utilizzato correttamente: ad esempio, una singola puntata riesce ad arrivare oltre il Molise, magari in Europa, negli Stati Uniti, in Australia, riesce quindi a girare e circolare con estrema velocità.

- Una terra chiamata Molise è arrivata alla sua quarta edizione, alla quale si sta lavorando proprio in questo periodo. Cosa dobbiamo aspettarci? Non fornirò anticipazioni troppo dettagliate, perché preferisco che sia il pubblico a scoprire la nuova stagione, anche magari dando un’occhiata al trailer. Posso però dire qualcosa a proposito dei tempi: ora siamo nella fase di montaggio, quindi manca davvero poco all’uscita delle date; dopodichè, la docu-fiction, come sempre, sarà visibile su Facebook e YouTube, laddove si può optare anche per i sottotitoli in inglese. Sicuramente bisogna aspettarsi una trama nuova e dei personaggi nuovi, sempre in chiave estremamente semplice come siamo soliti fare, e anche, perché no, un nuovo spaccato del Molise. Ci auguriamo, con il tempo, di poter mostrare tutta la nostra bella regione e non lasciare nulla al caso.