Gli onorevoli dovrebbero rappresentare il territorio, ma in Molise resta solo il turismo, #vengoconquestamiaadirvi

In quel tempo si svolgevano le elezioni, il popolo votava i propri rappresentanti, ma non sempre li votava, in un’occasione, forse la più importante, quando si dovevano eleggere i rappresentanti che dalla periferia dell’Impero sarebbero andati a Roma, il popolo non poteva fare altro che mettere la croce. I governanti, per proteggersi, avevano stabilito che gli “imperati” non dovessero scrivere, ma solo fare un segno di croce, in alcuni casi “che la mana storta” come dicevano i nostri nonni.

Ordunque questi “sbarrati con la matita” si recavano al centro dell’impero per portare la voce della periferia? Beh, no, per sedersi ed a comando votare quello che veniva chiesto da chi li aveva messi in condizione di sedere sul dorato scranno della democrazia parlamentare. 

Un “lavoro” molto comodo, un “lavoro” libero da responsabilità e da fatica, un lavoro che portava un buon tornaconto economico anche a coloro che da “figli del popolo” decidevano, o erano obbligati, a versare buona parte delle prebende riscosse al Guru che li aveva messi in lista e dato la possibilità di far parte degli eletti, non solo in senso politico, ma in tutti i sensi.

Orbene riscuotere le prebende era il ruolo importante che si erano calati addosso gli eletti di noantri, dimenticando, ma non prendendo mai in considerazione quello che sarebbe dovuto essere il loro principale compito romano: far conoscere le problematiche della periferie dell’impero, per far in modo che fosse sempre un poco meno periferia. Giusto un poco, mica tanto. In quella che doveva essere la legislatura del cambiamento, delle turbe adolescenziali trasformate in sacro fuoco del rinnovamento, assistemmo al “lavoro” di una classe politica che faceva solo da cassa di risonanza del Governo centrale, di quel Governo cui loro avrebbero potuto, ma dovuto presentare le istanze, le difficoltà, gli stati d’animo di un popolo (parola comunista) che cerca di sopravvivere pur avendo enormi difficoltà dettate sia dall’incapacità governativa ed amministrativa dei proconsoli/federali locali sia dall’esiguità del numero dei “partecipanti” al pil regionale.

Una cosa certa era, è, costituita dal fatto che i fondi nazionali vengono assegnati in base al PIL regionale, se come nel nostro caso il PIL era drenato da tasse pagate in altre regioni per effetto della grande distribuzione che riscuote in Molise, ma paga le tasse in Emilia, Nelle Marche o in Lombardia o in Puglia, siamo belli che fregati. A questo punto, allora, dovremmo essere costretti ad arrangiarci da soli e come fare? Una bella dimostrazione l’abbiamo avuta questa estate, quando per un puro colpo di cu.. …. di fortuna, migliaia di turisti si sono riversati nell’incolpevole Molise. 

Migliaia di persone ad ammirare le cascate di Carpinone o di Santa Maria del Molise, le bellezze di Castel San Vincenzo o la misticità della Basilica di Castelpetroso, ma anche quella di Santa Maria del Canneto, o di Santa Maria della Strada, ma anche i Castelli basterbbe cliccare su wikipedia per scoprire di cosa “siamo capaci”, ecco il link:  https://it.wikipedia.org/wiki/Castelli_del_Molise

Questo è il Molise, questo potrebbe, ma dovrebbe essere il Molise, una terra da far conoscere e da sfruttare per uso interno, non per uso esterno e delegare gli incassi dei nostri beni culturali a persone extraregionali ma capaci di fare impresa.  Tornando ai politici: il ministro dei beni culturali che ha capito il vero valore dei beni culturali italiani è stato Dario Franceschini che ha interpretato il suo ruolo istituzionale come un “P. R.” istituzionale dei nostri beni culturali da far conoscere all’estero. Per portare turisti in Italia, covid permettendo.

Ci vuole tanto per fare sedere intorno ad un tavolo operatori turistici e costruire pacchetti da proporre in vendita. Con l’interazione pubblico privato, il pubblico mette a disposizione conoscenze e “inventari” dei beni culturali rendendoli visibili almeno dal punto di vista della cartellonistica ed insieme al privato entrare nei circuiti turistici italiani e magari  mondiali.

In Molise no, in Molise il turismo viene inteso solo come momento di riposo, abbiamo la mentalità del turista, ma ignoriamo che con il turismo ci si possa vivere. Promuoviamo il turismo solo al nostro interno, poi arriva Selvaggia Lucarelli e ci fa capire, per chi lo ha capito, di quale grettezza è la mentalità turistica nel senso operativo e commerciale di noi molisani.

Nella speranza che qualcosa cambi con affetto e stima: statevi arrivederci 

Franco di Biase