Accadde Oggi 12 ottobre - #almanacco

Oggi 12 ottobre la Chiesa festeggia Nostra Signora del Pilar

19 a.C. – Viene inaugurato a Roma l’Altare alla Fortuna Redux.
1279 – Nichiren scrive il Dai-Gohonzon
1492 – Cristoforo Colombo scopre l’America
1582 – Questo giorno non esiste nel calendario gregoriano: per riallineare il calendario alle stagioni, i giorni dal 5 al 14 ottobre 1582 vengono saltati
1654 – La città di Delft è in gran parte distrutta dall’esplosione di un deposito di polvere da sparo: muoiono oltre un centinaio di persone e migliaia sono i feriti
1773 – Il primo Ospedale psichiatrico d’America apre in Virginia
1792 – Prima celebrazione del Columbus Day negli USA, si svolge a New York
1847 – L’inventore e industriale tedesco Ernst Werner von Siemens fonda la Siemens & Halske (divenuta poi Siemens AG)
1928 – Il polmone d’acciaio viene usato per la prima volta al Children’s Hospital di Boston
1931 – Guglielmo Marconi da Roma attraverso i trasmettitori di Coltano inviò il segnale radio che illuminò, a Rio de Janeiro il Cristo Redentore, quale dimostrazione dell’affidabilità e dell’importanza delle comunicazioni radio intercontinentali
1938 – Inizio delle riprese del film Il mago di Oz
1946 – L’Italia adotta l’Inno di Mameli come inno nazionale provvisorio
1960 – Guerra fredda: Nikita Sergeevič Chruščёv picchia la sua scarpa sul tavolo all’assemblea generale delle Nazioni Unite, per protestare contro la discussione delle politiche dell’Unione Sovietica nei confronti dell’Europa orientale
1964 – L’Unione Sovietica lancia la sonda Voschod 1 in orbita terrestre
1968 – I Giochi della XIX Olimpiade si aprono ufficialmente a Città del Messico
1970 – Guerra del Vietnam: il presidente Richard Nixon annuncia che gli Stati Uniti ritireranno 40.000 soldati entro Natale
1976 – La Repubblica Popolare Cinese annuncia che Hua Guofeng è il successore di Mao Tse-tung come presidente del Partito Comunista Cinese
1983 – L’ex primo ministro giapponese Kakuei Tanaka viene riconosciuto colpevole di aver preso una bustarella da 2 miliardi di dollari dalla Lockheed Corporation e viene condannato a 4 anni di prigione
1984 – Margaret Thatcher sopravvive a un attentato dell’IRA che fa esplodere una bomba al Grand Hotel di Brighton dove si sta svolgendo il Congresso del partito Conservatore. Muoiono 5 persone
2000 – Ad Aden, nello Yemen, la USS Cole viene gravemente danneggiata da due kamikaze che piazzano una piccola imbarcazione imbottita di esplosivo lungo la fiancata dell’incrociatore, uccidendo 17 membri dell’equipaggio e ferendone altri 39
2002 – Attentato di Bali del 2002: A Bali, dei terroristi fanno esplodere delle bombe in due nightclub di Kuta, uccidendo 202 persone e ferendone oltre 300
2005 – Parte la seconda missione spaziale cinese. L’astronave Shenzhou 6 (vascello divino) porterà in orbita per cinque giorni due astronauti

Italia – Giornata nazionale di Cristoforo Colombo
Italia – Giornata nazionale vittime sul lavoro
Italia – Giornata nazionale di Nicholas (dal 1994)

Nati 

Luca Carboni (1962) – Cantautore italiano
Art Clokey (1921) – Artista statunitense
Massimo Ghini (1954) – Attore italiano
Roberto Giacobbo (1961) – Giornalista, scrittore, conduttore e autore televisivo
Hugh Jackman (1968) – Attore australiano
Eugenio Montale (1896) – Poeta italiano, Premio Nobel
Luciano Pavarotti (1935) – Tenore italiano

Morti 

Edith Cavell (1915) – Infermiera inglese, celebre vittima durante la I Guerra Mondiale
Piero Della Francesca (1492) – Pittore e matematico italiano
Anatole France (1924) – Scrittore francese, Premio Nobel
René Lacoste (1996) – Tennista e stilista francese
Gillo Pontecorvo (2006) – Regista italiano

La poesia è il succo dell’esistenza. Oggi parleremo di Eugenio Montale.

Eugenio Montale (Genova12 ottobre 1896 – Milano12 settembre 1981) è stato un poetatraduttorescrittorefilosofogiornalistacritico letterariocritico musicale e politico italiano

Eugenio Montale nacque a Genova, in un palazzo dell'attuale corso Dogali, nella zona soprastante Principe, il 12 ottobre 1896, ultimo dei sei figli di Domenico Montale e Giuseppina Ricci, esponenti della media borghesia genovese. Il padre era comproprietario di una ditta di prodotti chimici, la società G. G. Montale & C., tra l'altro fornitrice di Veneziani S.p.A., azienda presso cui era impiegato Italo Svevo, genero di Veneziani.

Inizia gli studi all'istituto "Vittorino Da Feltre" di via Maragliano gestito dai Barnabiti (rettore è padre Rodolfo Trabattoni, vice rettore padre Giovanni Semeria). Il 21 maggio riceve la cresima. Sebbene per lui vengano preferiti, a causa della sua salute precaria (varie broncopolmoniti), i più brevi studi tecnici in luogo di quelli classici e venga dunque iscritto nel 1911 all'istituto tecnico commerciale "Vittorio Emanuele", dove nel 1915 si diplomerà in ragioneria con buoni voti, il giovane Montale ha la possibilità di coltivare i propri interessi prevalentemente letterari, frequentando le biblioteche cittadine e assistendo alle lezioni private di filosofia della sorella Marianna, iscritta a Lettere e Filosofia.

La sua formazione è dunque quella tipica dell'autodidatta, che scopre interessi e vocazione attraverso un percorso libero da condizionamenti. Letteratura (DantePetrarcaBoccaccio e D'Annunzio su tutti, autori che lo stesso Montale affermerà di avere "attraversato") e lingue straniere sono il terreno in cui getta le prime radici, la sua formazione e il suo immaginario, assieme al panorama, ancora intatto, della Riviera ligure di LevanteMonterosso al Mare e le Cinque Terre, dove la famiglia trascorre le vacanze. «Scabri ed essenziali», come egli definì la sua stessa terra, gli anni della giovinezza delimitano in Montale una visione del mondo in cui prevalgono i sentimenti privati e l'osservazione profonda e minuziosa delle poche cose che lo circondano – la natura mediterranea e le donne della famiglia.

Ma quel "piccolo mondo" è sorretto intellettualmente da una vena linguistica nutrita di queste lunghe letture, finalizzate soprattutto al piacere della conoscenza e della scoperta. In questo periodo di formazione Montale coltiva inoltre la passione per il canto, studiando dal 1915 al 1923 con l'ex baritono Ernesto Sivori, esperienza che lascia in lui un vivo interesse per la musica, anche se non si esibirà mai in pubblico. Riceverà comunque già nel 1942 dediche da Tommaso Landolfi, fondatore con altri della rivista Letteratura.

Nell'anno 1917, dopo quattro visite mediche, è dichiarato idoneo al servizio militare, a settembre è arruolato nel 23º fanteria a Novara, frequenta a Parma il corso allievi ufficiali di complemento ottenendo il grado di sottotenente di fanteria e chiede di essere inviato al fronte. Dall'aprile 1917 combatte in Vallarsa, inquadrato nei "Leoni di Liguria" del 158º Reggimento fanteria e il 3 novembre 1918 conclude l'esperienza combattente entrando a Rovereto. In seguito fu trasferito a Chienes, poi al campo di reduci di guerra dell'Eremo di Lanzo e, infine, fu congedato con il grado di tenente all'inizio del 1920.

Negli anni tra il 1919 e il 1923 conosce a Monterosso Anna degli Uberti (1904-1959), protagonista femminile in un insieme di poesie montaliane, trasversali nelle varie opere, note come "ciclo di Arletta" (chiamata anche Annetta o capinera). Nel 1924 conosce la giovane di origine peruviana Paola "Edda" Nicoli, anch'ella presente negli Ossi di seppia e ne Le occasioni.
È il momento dell'affermazione del fascismo, dal quale Montale prende subito le distanze sottoscrivendo nel 1925 il Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce. Il suo antifascismo ha una dimensione non tanto politica quanto culturale: esso si nutre di un disagio esistenziale e di un sentimento di malessere nei confronti della civiltà moderna tout court. È un antifascismo aristocratico e snobistico. Montale vive questo periodo nella "reclusione" della provincia ligure, che gli ispira una visione profondamente negativa della vita. Il suo pessimismo non essendo immediatamente riconducibile alla politica sopravvive anche dopo l'avvento della democrazia: è evidente ne La bufera e altro nel suo non riconoscersi nei due partiti di massa (DC e PCI) e nella società dei consumi.

Montale giunge a Firenze nel 1927 per il lavoro di redattore ottenuto presso l'editore Bemporad. Nel capoluogo toscano gli anni precedenti erano stati decisivi per la nascita della poesia italiana moderna, soprattutto grazie alle aperture della cultura fiorentina nei confronti di tutto ciò che accadeva in Europa: le Edizioni de La Voce; i Canti Orfici di Dino Campana (1914); le prime liriche di Ungaretti per Lacerba; e l'accoglienza di poeti come Vincenzo Cardarelli e Umberto Saba.

Montale, dopo l'edizione degli Ossi del 1925, nel 1929 è chiamato a dirigere il Gabinetto scientifico letterario G. P. Vieusseux. Curiosamente, come ricordava lo stesso Montale, fu inserito in una lista di possibili candidati da Paolo Emilio Pavolini e venne scelto dall'allora podestà fiorentino Giuseppe Della Gherardesca, essendo l'unico non iscritto al Partito Fascista. Dieci anni più tardi, per l'identico motivo, Montale venne esonerato dall'incarico, dopo che per 18 mesi gli era stato sospeso lo stipendio, nel tentativo di "incoraggiarlo" a iscriversi al PNF.
In quegli anni collabora alla rivista Solaria, frequenta i ritrovi letterari del caffè Le Giubbe Rosse conoscendovi Carlo Emilio GaddaTommaso Landolfi e Elio Vittorini, e scrive per quasi tutte le nuove riviste letterarie che nascono e muoiono in quegli anni di ricerca poetica. In questo contesto prova anche l'arte pittorica imparando dal Maestro Elio Romano l'impasto dei colori e l'uso dei pennelli. Nel 1929 è ospite nella casa di Drusilla Tanzi (che aveva conosciuto nel 1927) e del marito, lo storico d'arte Matteo Marangoni, casa dove due anni prima gli avevano presentato anche Gerti Frankl.

La vita a Firenze però si trascina per il poeta tra incertezze economiche e complicati rapporti sentimentali; nel 1933 conosce l'italianista americana Irma Brandeis, con cui avvia una quinquennale storia d'amore, cantandola con il nome di Clizia in molte poesie confluite ne Le occasioni. Legge molto Dante e Svevo, e i classici americani. Fino al 1948, l'anno del trasferimento a Milano, egli pubblica Le occasioni e le prime liriche di quelle che formeranno La bufera e altro (che uscirà nel 1956). Montale, che non si era iscritto al Partito fascista e dopo il delitto di Giacomo Matteotti era stato firmatario del manifesto crociano, prova subito dopo la guerra a iscriversi al Partito d'azione, ma ne esce pochissimo tempo dopo.

«Quando entrai nel Partito d'Azione scrissi articoli per il "Mondo", poi vidi che Calamandrei si lasciava abbindolare da persone mediocri. Quella del Partito d'Azione fu una vera moda: quando Milano fu liberata ci furono trecentomila domande di tessera, ma gli iscritti effettivi furono soltanto tremila.»

(Annalisa Cima, Le reazioni di Montale (conversazioni). Profilo di un autore: Eugenio Montale, a cura di Annalisa Cima e Cesare Segre, BUR, Milano 1977)

 

«L'argomento della mia poesia (...) è la condizione umana in sé considerata: non questo o quello avvenimento storico. Ciò non significa estraniarsi da quanto avviene nel mondo; significa solo coscienza, e volontà, di non scambiare l'essenziale col transitorio (...). Avendo sentito fin dalla nascita una totale disarmonia con la realtà che mi circondava, la materia della mia ispirazione non poteva essere che quella disarmonia.»

(E. Montale in "Confessioni di scrittori (Intervista con se stessi)", Milano 1976)

Montale trascorre l'ultima parte della sua vita (dal 1948 alla morte) a Milano. Diventa redattore del Corriere della Sera occupandosi, in particolare, del Teatro alla Scala (gli seguiranno Duilio CourirPaolo Isotta e Pierluigi Panza) e critico musicale per il "Corriere d'informazione". Scrive inoltre reportage culturali da vari Paesi (fra cui il Medio Oriente, visitato in occasione del pellegrinaggio di Papa Paolo VI in Terra Santa). Scrive altresì di letteratura anglo-americana per la terza pagina, avvalendosi anche della collaborazione dell'amico americano Henry Furst, il quale gli invia molti articoli su autori e argomenti da lui stesso richiesti. La vicenda venne rivelata da Mario Soldati nel racconto "Due amici" (Montale e Furst) nel volume Rami secchi (Rizzoli 1989) e soprattutto da Marcello Staglieno, con la pubblicazione su una terza pagina de il Giornale diretto da Indro Montanelli di alcune delle lettere inedite di Montale all'amico. Nel 1956, oltre a La bufera esce anche la raccolta di prose Farfalla di Dinard. Amava anche collaborare con vari artisti ed è il caso ad esempio di Renzo Sommaruga, scultore e artista figurativo, a cui nel 1957 scrisse la presentazione della personale parigina, che si può trovare nel Secondo Mestiere.

Il 23 luglio 1962 a Montereggi, presso Fiesole, sposa con rito religioso Drusilla Tanzi, di dieci anni più anziana di lui, con cui conviveva dal 1939; il rito civile si celebra a Firenze il 30 aprile 1963 (Matteo Marangoni, primo marito di lei, era morto nel 1958). La donna tuttavia, la cui salute si era rapidamente deteriorata, per la frattura di un femore in seguito a una caduta accidentale nell'agosto di quell'anno, morirà a Milano il 20 ottobre, all'età di 77 anni. Nel 1969 è pubblicata un'antologia dei reportage di Montale, intitolata Fuori di casa, in richiamo al tema del viaggio. Il mondo di Montale, tuttavia, risiede in particolare nella "trasognata solitudine", come la definisce Angelo Marchese, del suo appartamento milanese di via Bigli, dove è amorevolmente assistito, alla morte di Drusilla, da Gina Tiossi

Le ultime raccolte di versi, Xenia (1966, dedicata alla moglie Drusilla Tanzi, morta nel 1963), Satura (1971) e Diario del '71 e del '72 (1973), testimoniano in modo definitivo il distacco del poeta - ironico e mai amaro - dalla Vita con la maiuscola: «pensai presto, e ancora penso, che l'arte sia la forma di vita di chi veramente non vive: un compenso o un surrogato» (Montale, Intenzioni. Intervista immaginaria, Milano 1976). Sempre nel 1966 Montale pubblicò i saggi Auto da fé, una lucida riflessione sulle trasformazioni culturali in corso.

Anche se poeta trasognato e "dimesso", è anche stato oggetto di riconoscimenti ufficiali: lauree honoris causa (Università di Milano nel 1961, Università di Cambridge 1967, La Sapienza 1974), Premio Internazionale Feltrinelli (1962) dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Fu nominato senatore a vita il 13 giugno 1967 dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat per i meriti in campo letterario, aderendo al gruppo del PLI e poi a quello del PRI

Nel pieno del dibattito civile sulla necessità dell'impegno politico degli intellettuali, Montale continuò a essere un poeta molto letto in Italia.
Nel 1975 ricevette il Premio Nobel per la letteratura «per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni».

Nel 1976 scrisse il commiato funebre al suo collega defunto, il salernitano Alfonso Gatto. L'anno seguente gli fu chiesto se, una volta sorteggiato, avrebbe accettato di fare il giurato in un processo contro le Brigate Rosse: "Credo di no", rispose l'anziano poeta, "sono un uomo come gli altri e non si può chiedere a nessuno di fare l'eroe".

Eugenio Montale morì a Milano la sera del 12 settembre 1981, un mese prima di compiere 85 anni, nella clinica San Pio X dove si trovava ricoverato per problemi derivati da una vasculopatia cerebrale. I funerali di Stato furono celebrati due giorni dopo nel Duomo di Milano dall'allora arcivescovo della diocesi Carlo Maria Martini. Venne sepolto nel cimitero accanto alla chiesa di San Felice a Ema, sobborgo nella periferia sud di Firenze, accanto alla moglie Drusilla. Nella seduta del successivo 8 ottobre, il Senato commemorò la figura di Montale, attraverso i discorsi del presidente Amintore Fanfani e del presidente del Consiglio Giovanni Spadolini.

Montale ha scritto relativamente poco. Il quadro è perfettamente coerente con l'esperienza del mondo così come si costituisce nel suo animo negli anni di formazione, che sono poi quelli in cui vedono la luce le liriche della raccolta Ossi di seppia.

La poesia è per Montale principalmente strumento e testimonianza dell'indagine sulla condizione esistenziale dell'uomo moderno, in cerca di un assoluto che è però inconoscibile. Tale concezione poetica – approfondita negli anni della maturità, ma mai rinnegata – non attribuisce alla poesia uno specifico ruolo di elevazione spirituale; anzi, Montale al suo lettore dice di "non chiedere la parola", non "domandare" la "formula" che possa aprire nuovi mondi. Il poeta può solo dire "ciò che non siamo": è la negatività esistenziale vissuta dall'uomo novecentesco dilaniato dal divenire storico. A differenza delle "illuminazioni" ungarettiane, Montale fa un ampio uso di idee, di emozioni e di sensazioni più indefinite.

Egli cerca infatti una soluzione simbolica (il "correlativo oggettivo", contemporaneamente adottato da Thomas Stearns Eliot) in cui la realtà dell'esperienza diventa una testimonianza di vita. Proprio in alcune di queste immagini il poeta crede di trovare una risposta, una soluzione al problema del "male di vivere": ad esempio, il mare (in Ossi di seppia) o alcune figure di donne che sono state importanti nella sua vita. La poesia di Montale assume dunque il valore di testimonianza e un preciso significato morale: Montale esalta lo stoicismo etico di chi compie in qualsiasi situazione storica e politica il proprio dovere.

Rispetto a questa visione, la poesia si pone per Montale come espressione profonda e personale della propria ricerca di dignità e del tentativo più alto di comunicare fra gli uomini. L'opera di Montale è, infatti, sempre sorretta da un'intima esigenza di moralità, ma priva di qualunque intenzione moralistica: il poeta non si propone come guida spirituale o morale per gli altri; attraverso la poesia egli tenta di esprimere la necessità dell'individuo di vivere nel mondo accogliendo con dignità la propria fragilità, incompiutezza, debolezza. Montale non credeva all'esistenza di «leggi immutabili e fisse» che regolassero l'esistenza dell'uomo e della natura; da qui deriva la sua coerente sfiducia in qualsiasi teoria filosofica, religiosa, ideologica che avesse la pretesa di dare un inquadramento generale e definitivo, la sua diffidenza verso coloro che proclamavano fedi sicure. Pur essendo rispettoso di tutte le religioni, riteneva che la più ridicola fosse quella laica. Per il poeta la realtà è segnata da una insanabile frattura fra l'individuo e il mondo, che provoca un senso di frustrazione e di estraneità, un malessere esistenziale. Questa condizione umana è, secondo Montale, impossibile da sanare se non in momenti eccezionali, veri stati di grazia istantanei che Montale definisce miracoli, gli eventi prodigiosi in cui si rivela la verità delle cose, il senso nascosto dell'esistenza.

Alcuni caratteri fondamentali del linguaggio poetico montaliano sono i simboli: nella poesia di Montale compaiono oggetti che tornano e rimbalzano da un testo all'altro e assumono il valore di simboli della condizione umana, segnata, secondo il poeta, dal malessere esistenziale, e dall'attesa di un avvenimento, un miracolo, che riscatti questa condizione rivelando il senso e il significato della vita. In Ossi di seppia il muro è il simbolo negativo di uno stato di chiusura e oppressione, mentre i simboli positivi che alludono alle possibilità di evasione, di fuga e di libertà, sono l'anello che non tiene, il varco, la maglia rotta nella rete. Nelle raccolte successive il panorama culturale, sentimentale e ideologico cambia, e quindi risulta nuova anche la simbologia. Per esempio nella seconda raccolta, Le occasioni, diventa centrale la figura di Clizia, il nome letterario che allude alla giovane ebrea-americana Irma Brandeis (italianista e intellettuale), amata da Montale, che assume una funzione "angelico-salvifica" e dalla quale è possibile aspettare il miracolo da cui dipende ogni residua possibilità di salvezza esistenziale.

La lirica I limoni ci mostra che Montale prende le distanze dalla figura del "poeta-vate", dai poeti laureati della tradizione, in particolare dalle raffinatezze artificiose di Gabriele D'Annunzio, e tenta di andare oltre le apparenze, sulla scia di Pirandello e di Svevo. La sua idea è quella di una poesia che non può giungere mai alla comprensione della verità da cui deriva la sconfitta, lo "scacco". La poesia montaliana può dare solo una "storta sillaba e secca come un ramo", essere cioè scabra ed essenziale, dire solo "ciò che non siamo, ciò che non vogliamo" (Non chiederci la parola). Ma il suo è un pessimismo attivo che ricerca un "varco" che permetta di intravedere la verità, che schiuda la possibilità di una rivelazione del significato della vita. La ricerca del "varco" collega Montale al titanismo del Leopardi per la capacità di "stare nella disperazione" (La ginestra), ma anche alla filosofia pessimista e irrazionalista di Arthur Schopenhauer (Il mondo come volontà e rappresentazione), alla filosofa antipositivista francese e, in particolare, al contingentismo di Boutroux, secondo cui il mondo è una realtà che cambia la quale dietro l'apparente immutabilità nasconde una "forza vitale", un principio di libertà che mette in discussione la nozione di legge. Nel 1946 in Intenzioni, intervista immaginaria, Montale afferma: "negli anni in cui ho composto gli Ossi di seppia (tra il 1920 e il 1925) agì in me la filosofia dei contingentisti francesi, del Boutroux soprattutto, che conobbi meglio del Bergson". Le immagini poetiche del "varco" permettono di intravedere il trascendente, dei punti in cui il mondo fenomenico svela l'"ultimo segreto" delle cose, "l'orizzonte in fuga, dove s'accende / rara la luce della petroliera". Ed è anche l'attesa del miracolo, di momenti particolari che, ne I limoni, diventano "i silenzi in cui si vede / in ogni ombra umana che si allontana / qualche disturbata Divinità".