#Backstage. Zona Rossa: il lockdown visto dagli scatti di Laura Colarocchio

di Mariagrazia Staffieri

Marzo 2020: l’OMS dichiara quella da Covid-19 una pandemia a tutti gli effetti. E anche l’Italia è coinvolta. Da lì a poco, le città vengono dichiarate zone rosse e vengono isolate. Ma era troppo tardi. Il virus si stava diffondendo e poco dopo, tutta l'Italia sarebbe entrata in un blocco durato più di due mesi.
La “vita in lockdown” ormai la conosciamo bene tutti. Chi si è dato agli allentamenti in casa, chi invece ha voluto prendersi un po’ di relax guardando le serie tv, chi, invece, ha continuato a lavorare. Tra questi ultimi, ci sono anche i fotografi.

È questo che ci racconta la mostra fotografica “Zona Rossalanciata dal Centro per la fotografia Vivian Maier. Inaugurata a Campobasso lo scorso 9 ottobre, e visitabile fino al 19 ottobre, la mostra, che raccoglie gli scatti di 17 partecipanti, ci porta in un viaggio nel tempo e nella memoria collettiva, per testimoniare una nuova ed inedita, ma anche estremamente tragica, pagina della nostra storia.

Noi di #Backstage abbiamo avuto l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con Laura Colarocchio, vincitrice, insieme a Lello Muzio, del contest omonimo indetto dal Centro Vivian Maier, le cui foto sono esposte con quelle degli altri partecipanti presso la Galleria Spazio Immagine, a Campobasso.

- Grazie per la disponibilità, Laura. Cosa ti ha spinta a partecipare al contest “Zona Rossa”, indetto dal Centro per la fotografia Vivian Maier? Nell’ambito fotografico, mi piace sempre mettermi in gioco, partecipare a concorsi e mostre, soprattutto quando questi vengono organizzati all’interno della nostra regione, il Molise. Per me, sono anche opportunità di crescita personale e di confronto. In questo caso, però, prendere parte al contest “Zona Rossa” ha assunto per me un significato ben diverso dal solito: durante il lockdown, per me la fotografia è stata un grande sfogo, e una via di fuga in una situazione che iniziava a pesare, anche mentalmente. Quindi, leggere di questo contest è stato bellissimo per me, è stato un modo per trovare un diversivo: per quanto possa sembrare assurdo, per me i momenti più belli del lockdown sono stati proprio quelli in cui cercavo di scattare queste fotografie, perché erano momenti diversi. Ovviamente, questo è stato anche un modo per creare dei ricordi e una testimonianza che resterà nel tempo, a me in primis, perché con queste immagini io avrò sempre un ricordo di quel periodo.

- Cosa hai voluto trasmettere con i tuoi scatti? Tramite i miei scatti, ho voluto raccontare quella che è stata la mia quarantena. Di solito, quando scatto, cerco sempre di partire con una buona e chiara idea, mentre in questo caso ho semplicemente voluto racchiudere nelle fotografie il modo in cui io ho trascorso quei giorni. Ammetto di esser stata fortunata, perché ho avuto modo di trascorrere il lockdown insieme alla mia famiglia: a fine febbraio, ci siamo trovati tutti qui, e poi costretti a rimanerci proprio a causa della situazione, e questa per me è stata una salvezza vera e propria, la loro vicinanza è stata per me fondamentale. Quindi, con i miei scatti, ho cercato di cogliere ed immortalare tutti i momenti vissuti: da quello in cui ci trovavamo a giocare (abbiamo avuto l’idea di comporre un puzzle, quindi ogni sera ci ritagliavamo almeno una buona mezz’ora per cercare i pezzi da aggiungere), a quello in cui eravamo tutti insieme sul divano a vedere la televisione. Quest’ultimo momento è stato molto importante, emblema sia dei tanti film che abbiamo visto insieme, sia delle tante notizie, per la maggior parte negative, di cui parlavano i telegiornali. Ovviamente, ho voluto parlare strettamente di me, di ciò che io mi sono trovata a vivere, perché c’è stato chi anche chi ha vissuto la quarantena in modo diverso da me: prendo ad esempio Lello Muzio, con cui ho condiviso la vittoria di questo contest, che si è trovato ad affrontare il lockdown da solo, e quindi ha dato una visione completamente diversa dalla mia.

- C’è stato qualcosa in particolare che ti è rimasto impresso del lockdown e che hai voluto rappresentare tramite le fotografie? Se c’è una cosa che mi è rimasta impressa di questo lockdown, è stata sicuramente questa contraddizione interiore che ho vissuto. Mi sono sentita divisa tra sentimenti contrastanti, nella difficoltà di riuscire ad elaborare una consapevolezza di ciò che stavamo affrontando. Sicuramente è stata una situazione che ci ha colpiti tutti allo stesso modo, ma che abbiamo vissuto tutti in modo diverso, proprio perché ognuno, e mi riferisco soprattutto ai fotografi di questa mostra, ha rappresentato la propria e personale visione del lockdown. E ho voluto trasmettere proprio questo, e l’importanza ricoperta per me dalla quarantena: paradossalmente, nonostante la situazione vissuta non sia stata sicuramente positiva, penso che comunque mi abbia dato l’opportunità di trascorrere insieme alla mia famiglia un periodo molto lungo. Proprio perché sia io che mia sorella studiamo fuori, in due città tra l’altro diverse, quel periodo mi ha consentito anche di apprezzare tutti i momenti vissuti insieme. Insieme a questo, ho cercato di trasmettere la difficoltà di dover restare in casa ed imparare a convivere in modo così profondo, prendere magari delle nuove abitudini o cercare di inventarsi nuove cose da fare per vincere la monotonia, e ovviamente anche la paura dinanzi ad una situazione che il mondo stava affrontando che andava via via degenerando e che tutt’oggi appare a tratti difficile da gestire.

- Qual è la tua fotografia del cuore? Quella che più rappresenta quel periodo per te? Tra le varie fotografie che ho presentato, la mia fotografia del cuore è sicuramente quella del puzzle, perché lì sono riuscita anche un po’ a giocare con la macchina fotografica e mi sono divertita molto. E poi quello è stato un momento che mi è piaciuto particolarmente della quarantena, proprio perché eravamo tutti insieme. Mentre la fotografia che secondo me rappresenta di più quel periodo è decisamente quella del divano, che è un autoritratto, perché ci sono anch’io. Si tratta di una scena secondo me ricorrente, che magari anche altre persone si sono trovate a vivere, ed è la più emblematica perché testimonianza di tutti quei momenti in cui ci ritrovavamo ad ascoltare le ultime notizie, e spesso non erano notizie positive, ma al contrario devastanti.

- Sul tuo profilo Facebook, hai creato diversi album fotografici. Per gli scatti del lockdown, hai scelto il bianco e nero oppure il colore? Per il lockdown, ho scelto il bianco e nero, che secondo me in generale riesce a conferire molta serietà alle immagini; devo dire che è stata una scelta quasi d’istinto, non ci ho ragionato molto, sin dall’inizio sapevo di voler utilizzare il bianco e nero. In questo caso, era proprio l’effetto che volevo ottenere e l’ho ottenuto.

- Quando è cominciata questa tua passione e cos’è per te oggi la fotografia? La mia passione per la fotografia inizia sin da piccola, perché sia mamma che papà hanno sempre amato la fotografia, sin da giovani, infatti abbiamo gli album stracolmi in casa di ritratti e foto stampate. Quand’eravamo piccole io e mia sorella, i nostri genitori ci hanno portate ad un corso di fotografia, penso che forse non avevamo neanche dieci anni, e dà lì per me è nata una passione alla quale ora come ora non riesco e penso mai riuscirò a rinunciare. Per me oggi la fotografia è il miglior modo che ho di esprimermi, di raccontarmi e di raccontare quello che vedo, e poi, secondo me, chi scatta riesce sempre ad avere uno sguardo sul mondo mai superficiale, perché deve sempre cercare di andare oltre l’apparenza, e questo è un grande regalo che mi ha fatto la fotografia: imparare a guardare oltre.

- Nel tuo futuro lavorativo e professionale, speri di proseguire in quest’ambito oppure hai altri progetti? Attualmente, studio all’università per diventare medico, e spero un giorno di laurearmi e di raggiungere questo mio obiettivo. La fotografia resta quel qualcosa per cui spero di riuscire a ritagliarmi sempre un minimo spazio, sicuramente ho tanta voglia di crescere in quest’ambito perché sono consapevole che ho ancora tanto di imparare, e spero di poter cogliere tutte le possibilità che la fotografia ha e avrà da offrirmi.

Foto di copertina: Simone Di Niro