In Campania scuole chiuse: le domande che in molti si pongono

di Cinzia Venditti

“In tutte le scuole dell'infanzia, nelle scuole primarie e secondarie è sospesa l'attività didattica ed educativa, ove incompatibile con lo svolgimento da remoto, e le riunioni degli organi collegiali in presenza." Ecco una delle misure riportate nella nuova ordinanza con cui il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, ha deciso di sospendere le attività didattiche in presenza nelle scuole della regione, da oggi, venerdì 16 ottobre, e fino al 30 ottobre, per contrastare il rapido incremento del contagio da Covid-19. In Campania, infatti, i nuovi positivi sono balzati, alla luce degli ultimi dati di ieri, giovedì 15 ottobre, da 818 a 1.127.

Presto è arrivata la dura replica del Ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina: «E’ una decisione gravissima, profondamente sbagliata e anche inopportuna. Sembra ci sia un accanimento del governatore contro la scuola. In Campania lo 0.75% degli studenti è risultato positivo a scuola e, di certo, non se lo è preso a scuola. La media nazionale è 0.80. Se c’è crescita di contagi non è di certo colpa della scuola.» - dichiarazione da lei rilasciata a Zapping su Rai Radio1. 

Tuttavia De Luca non demorde e rilancia, come riportato sull'ordinanza, con la sospensione delle attività didattiche e di verifica in presenza anche nelle Università, eccetto per gli allievi del primo anno. 

Sicuramente, da un lato, la decisione di De Luca è frettolosa, perché la media dei contagi negli istituti campani è addirittura sotto quella nazionale (a sua volta bassa) ed è in contraddizione con quanto avviene in tutta Europa, in cui  Paesi con situazioni ben peggiori della nostra tengono le scuole aperte.

Allo stesso tempo però, dall'altro lato, seppur l'ordinanza emanata dal governatore campano sia estrema e non del tutto giustificata, in molti si chiedono se il provvedimento di De Luca non sia la spia dell'inefficienza del governo sulla questione istruzione e su quelle che avrebbero dovuto essere misure risolutive per il contenimento del contagio in un luogo a rischio come il mondo scolastico. I banchi con le rotelle? Alcuni istituti non li hanno mai visti o, laddove sono arrivati, non se n'è compresa l'utilità. La fornitura di mascherine a corpo studentesco e docente? In più realtà ciò avviene settimanalmente, quando l'utilizzo di una mascherina chirurgica è limitato dalle 4 alle 6 ore. La presenza di igienizzante in ogni aula? Nella maggior parte degli edifici questi sono posti nei corridoi e non all'interno della classe, portando quindi i ragazzi a muoversi dal proprio banco e sostare fuori dalle aule. Ancora, la possibilità di fare didattica all'aperto, non solo per quanto riguardo l'ora di educazione fisica, possibile in cittadine calde, come si traduce in regioni fredde come il Molise? In raffreddori stagionali che ben potrebbero confondersi con i sintomi del Coronavirus. Ma, soprattutto, gli ingressi scaglionati? Questi sconosciuti. Ad ora consistono in dieci minuti, massimo un quarto d'ora, di distanziamento temporale tra una classe e l'altra, sia in ingresso che in uscita, rivelandosi, quindi, del tutto inesistenti. Forse sarebbe il caso di distribuirli in maniera più spalmata durante l'arco dell'intera mattinata, alternando le classi che entrano ed escono alla data ora, prolungando la giornata scolastica a seconda delle esigenze e dimensioni dell'istituzione. Il problema principale, poi, resta quello dei trasporti. In 7 mesi di chiusura scolastica forzata, l'unico incremento di mezzi pubblici che abbiamo visto è il banco con le rotelle. "Come torni a casa oggi?" "Col banco." Per non parlare delle indicazioni fornite agli organi collegiali: "Se c'è un positivo, si isola la classe." Innanzitutto, molti insegnanti, prendiamo ad esempio quelli di alcuni comuni delle nostre province, si ritrovano a lavorare in classi che in determinate ore scolastiche si sdoppiano, ritrovandosi a svolgere un'ora con due o più sezioni. In secondo luogo, i "supplenti-covid" sono arrivati tardi, non per loro colpa, o ad oggi non sono stati ancora nominati. Infine, molti professori lavorano su più scuole, spesso situate in paesi differenti e distanti tra di loro, per cui "isolare solo la classe in questione" diventa un'utopia. 

Ciò che più sconvolge, tuttavia, è il mancato potenziamento della Didattica A Distanza, un universo da infinite possibilità, scoperto solo grazie al Covid-19, nonostante avrebbe potuto e potrebbe rivelare la propria utilità in molteplici occasioni. Qualcosa si è fatto ma, in un XXI secolo globalizzato e digitalizzato, qualcosa non basta. Nuove piattaforme, più corsi di aggiornamento, ulteriori bonus per i dispositivi elettronici non solo al personale di ruolo ma a ogni docente e ATA precario, tablet e pc non mal funzionanti da fornire alle famiglie, pacchetti di connessione WIFI rapidi per permettere ai loro figli di svolgere l'apprendimento da remoto, regole telematiche uguali per tutti sono solo alcuni dei punti indispensabili affinché la scuola non possa essere più minacciata in futuro da nessun virus sconosciuto venuto dalla Cina.