La pandemia si abbatte sulle partite Iva: persi 219mila autonomi in un anno

Più volte nel corso degli ultimi mesi i consulenti del lavoro avevano avvertito: saranno i lavoratori autonomi a pagare il prezzo più alto di questa crisi. E così è stato. Tra il secondo trimestre del 2019 e quello di quest’anno, sono stati persi 841mila posti di lavoro. Di questi sono 219mila quelli in proprio, un comparto che è passato da 5,4 a 5,1 milioni di occupati con una flessione del 4,1%. A rivelarlo è l’ultimo studiopubblicato dalla Fondazione dei consulenti del lavoro. "Nonostante fosse ampiamente previsto, spaventa leggere questi dati - commenta Marco Contemi, fondatore di Applavoro.it. Il nostro Paese nell’ultimo decennio ha spinto molto per incentivare l’apertura di partite Iva, visto le possibilità sempre più ridotte di ottenere un "posto fisso”. Questa pandemia, purtroppo, rischia di tagliare le gambe alla fascia più  intraprendente del mercato del lavoro, che coincide con la fascia più giovane della popolazione attiva". Per il 79% dei professionisti, nei mesi bui dell’emergenza Coronavirus, ovvero tra aprile e maggio, le entrate sono scese, ma per il 35,8% il calo è stato «superiore al 50%», si legge nel dossier. I protagonisti di questa crisi economica sono soprattutto i professionisti tra i 30 e i 39 anni. Nel periodo preso in considerazione, tra il secondo trimestre 2019 e quello del 2020 se ne contano 110mila in meno sui 219mila complessivi. Mentre la discesa è del 2,4% nella fascia 40-59 anni e del 2,2% tra gli over 60. "Per i giovani titolari di partita Iva, quindi, è il momento di uscire dalla confort zone e impegnarsi al massimo per cercare di migliorare le proprie competenze e raggiungere nuovi potenziali clienti - suggerisce Contemi -. Noi di Applavoro.it  siamo certi che per i professionisti più caparbi e più competenti, ci siano le possibilità per superare questo difficile periodo e anzi, trasformarlo in occasione per migliorarsi, specializzarsi e riuscire a trovare nuove opportunità di business. Il consiglio è quindi di non fermarsi, anzi, ma di aumentare la propria visibilità on line, oggi fattore fondamentale, in un periodo in cui gli spostamenti sono limitati ed è in forte espansione il settore digitale, sia per il commercio che per i servizi".  I segmenti del lavoro autonomo più colpiti sono, in termini assoluti, i piccoli imprenditori del commercio con 71mila addetti in meno, ma anche nel mondo delle professioni intellettuali ad elevata qualificazione e di quelle tecniche, che vedono una perdita di 31mila e 39mila occupati. A livello settoriale la ricaduta ha riguardato, oltre al comparto della ristorazione e delle attività ricettive, anche gli agenti finanziari e assicurativi, la filiera dei servizi alle imprese (-11,3%), dell’informazione (-11,5%) e della formazione (-14,8%). "Neppure il “bonus” autonomi, di cui hanno beneficiato oltre quattro milioni di lavoratori, è riuscito ad arginare le ingenti difficoltà reddituali e di liquidità riscontrate dai liberi professionisti", lamentano nel dossier i consulenti del lavoro. "È dunque chiaro – aggiungono – che bisogna fare scelte di lungo periodo per sostenere maggiormente il lavoro autonomo e, di conseguenza, far crescere i livelli occupazionali ad esso collegati".