Accadde Oggi 20 ottobre - #almanacco

Oggi 20 ottobre la Chiesa festeggia Sant’Adelina di Mortain, badessa
1562 – Reggio Calabria: una forte scossa sismica fa sprofondare Punta Calamizzi, l’antica foce del Calopinace, privando per quasi tre secoli la città del suo porto naturale
1883 – Perù e Cile firmano il Trattato di Ancón, con il quale la provincia di Tarapacá viene ceduto al Cile, ponendo fine al coinvolgimento del Perù nella guerra del Pacifico
1904 – Bolivia e Cile giungono alla firma di un trattato che pone ufficialmente fine alla guerra del 1879
1910 – Varo dell’RMS Olympic
1941 – I soldati tedeschi cominciano il massacro di migliaia di persone a Kragujevac, durante l’occupazione nazista della Serbia.
1942 – Termina il lungo assedio delle forze dell’Asse contro l’isola di Malta
1944 – L’Armata Rossa e i partigiani di Tito riconquistano Belgrado, capitale della Jugoslavia
1947 – Il Comitato della Camera per le attività antiamericane inizia le sue investigazioni sull’infiltrazione comunista ad Hollywood
1968 – L’ex First Lady Jacqueline Kennedy sposa l’armatore greco Aristotele Onassis
1973 – Inaugurazione della Sydney Opera House
1977 – Un aereo su cui volano i Lynyrd Skynyrd si schianta nel Mississippi, uccidendo diversi membri della band, tra cui il cantante Ronnie Van Zant, Il Roadie Dean Kilpatrick, il chitarrista Steve Gaines e sua sorella Cassie corista nella band
1986 – Yitzhak Shamir inizia il suo secondo incarico come primo ministro di Israele
1999 – Viene permesso l’arruolamento nell’Esercito Italiano alle donne
2000 – La Convenzione europea del paesaggio viene ufficialmente sottoscritta nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze
2004 – Nasce il sistema operativo open source Ubuntu col rilascio della prima versione: 4.10 – Warty Warthog
2011 – Libia: dopo 8 mesi di guerra civile, viene ucciso Mu’ammar Gheddafi.
Con un comunicato stampa l’ETA (Euskadi Ta Askatasuna) dopo 43 anni di lotta armata, che hanno portato all’assassinio di 822 persone e alla morte stimata di altre 2000, annuncia la “fine irrevocabile della lotta armata”.

Giornata Mondiale del Controllore del Traffico Aereo

Nati

Romeo Benetti ( 1945 ) – Giocatore calcio Italiano 

Paolina Bonaparte (1780) – Sorella dell’Imperatore francese Napoleone
Danny Boyle (1956) – Regista inglese
John Dewey (1859) – Filosofo e pedagogista statunitense
Luigi Lo Cascio (1967) – Attore italiano
Bela Lugosi (1882) – Attore ungherese
Viggo Mortensen (1958) – Attore statunitense di origini danesi
Claudio Ranieri (1951) – Allenatore di calcio italiano
Arthur Rimbaud (1854) – Poeta francese
Candice Swanepoel (1988) – Modella sudafricana
Raffaello Tonon (1979) – Personaggio televisivo italiano
Mara Venier (1950) – Attrice e conduttrice televisiva italiana
Christopher Wren (1632) – Architetto inglese

Morti 

Herbert Hoover (1964) – 31° Presidente degli Stati Uniti d’America
Burt Lancaster (1994) – Attore statunitense

Oggi parleremo di un calciatore che pur facendo la storia del calcio italiano è stato per tutti noi “ lo scarpone “. Parliamo di Romeo Benetti.

Romeo Benetti (Albaredo d'Adige20 ottobre 1945) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo mediano o interno.

Nato nel veronese, era l'ultimo di otto fratelli, nato da un parto gemellare: i genitori diedero il nome di Romeo a lui e quello di Giulietta alla gemella. Anche suo fratello Bruno è stato un calciatore.

Si trasferì quindi con la famiglia a Bolzano, ma rimase in collegio a Venezia fra gli 8 e i 16 anni; il suo primo lavoro fu quello di tipografo. In tempi più recenti si è stabilito a Leivi, nel genovese

Dotato di un fisico particolarmente robusto, era un elemento combattente noto per la grinta, lo stile grezzo e la grande aggressività tipica del gioco all'italiana. Si distingueva soprattutto per dinamismo e furore agonistico, uscendo quasi sempre vittorioso dai contrasti. Il suo rendimento era costante e di alto livello; denotava uno spiccato senso tattico e una discreta visione di gioco, che gli permetteva di gestire una grande quantità di palloni e impostare rapidamente la manovra offensiva. 

Aveva una personalità da leader che gli garantì il rispetto di compagni e avversari: era solito uscire a testa alta dalla difesa, palla al piede, cercando un compagno a cui passare la sfera. Giunto al Milan dalla Sampdoria, dove giocava in posizione più avanzata, fu Nereo Rocco a lanciarlo come mediano onde sfruttarne la grande forza fisica. Aveva tra le sue doti migliori un tiro molto potente e preciso da fuori area. 

Alcuni critici lo consideravano uno "scarpone" per alcuni episodi in cui non era riuscito a controllare la propria irruenza; in particolare per il fallo che stroncò la carriera di Francesco Liguori. La stampa gli assegnò nomignoli come "killer" e "duro del calcio italiano", grazie ai quali incuteva grande timore agli avversari, pur se in carriera non venne mai espulso Ciò nonostante, tale fama è andata a consolidarsi col tempo: nel 2008 il tabloid britannico The Sun lo ha posizionato al quarto posto nella lista dei calciatori più duri di tutti i tempi, mentre nel 2018 il Daily Mail lo ha inserito tra i 20 calciatori europei più cattivi di tutti i tempi. 

Tra gli altri pareri, il giornalista Gianni Brera gli diede il soprannome di Maultier, riferito ai cingolati dell'esercito tedesco nella seconda guerra mondiale; lo sportivo Angelo Rovelli lo definì "impavido e roccioso"; infine l'ex commissario tecnico Gian Piero Ventura lo inserì a posteriori come regista arretrato nella squadra ideale della nazionale italiana di tutti i tempi. 

Mosse i primi passi nel mondo del calcio con il Bolzano, in Serie D, arrivando alla massima serie dopo una lunga gavetta in Serie C e B con le maglie di SienaTaranto e Palermo. Nella stagione 1965-1966 il Foggia & Incedit perfezionò il suo acquisto, ma all'ultimo momento il presidente Rosa non volle ufficializzarlo poiché Benetti doveva partire per il servizio di leva, lasciandolo al Taranto che ne promise per l'anno successivo l'approdo tra le file dei rossoneri; la stagione successiva questo accordo non venne tuttavia rispettato dagli ionici, che lo vendettero al Palermo.

Coi siciliani, che lo acquistarono per 50 milioni di lire, rimase solo per la stagione 1967-1968, collezionando 35 presenze e segnando 2 reti in un campionato cadetto che vide primeggiare i rosanero; a Palermo, per il centrocampista, anche 2 presenze e un gol in Coppa Italia. In quella stagione in Sicilia fu spesso schierato come seconda punta. Debuttò in Serie A nella stagione 1968-1969 con la maglia della Juventus, a cui fu venduto per più di 300 milioni, ma non si integrò nella squadra per la scarsa considerazione che aveva di lui il tecnico Heriberto Herrera. Dopo una sola stagione fu quindi ceduto alla Sampdoria, nell'ambito dell'operazione che portò a Torino Francesco Morini e Roberto Vieri. A Genova, nella stagione 1969-1970 disputò 27 partite corredate da 2 gol in Serie A, e 3 partite e 2 reti in Coppa Italia.

Nel 1970 fu acquistato dal Milan, dove rimase per le successive sei stagioni. Reduce dall'esperienza blucerchiata che l'aveva visto schierato in posizione avanzata, a Milano fu il tecnico Nereo Rocco ad assegnargli quella posizione di mediano che ne avrebbe fatto la fortuna; proprio il paròn aveva voluto Benetti in rossonero, dopo esserne rimasto colpito in una partita tra lombardi e liguri, dove in uno scontro di gioco aveva conservato la palla lasciando a terra TrapattoniCudicini e Schnellinger

A Milano collezionò numerosi piazzamenti di rilievo: nel suo primo triennio giunse per tre volte secondo in campionato, compreso quello di esordio del 1970-1971, in cui il Milan subì la rimonta finale dell'Inter dopo avere guidato a lungo la graduatoria, e quello del 1972-1973, perso rocambolescamente all'ultima giornata con la sconfitta nella cosiddetta Fatal Verona.

Oltre alle vittorie in Coppa Italia nelle edizioni del 1971-1972 e 1972-1973, annata quest'ultima in cui sollevò anche la Coppa delle Coppe pur non giocando la finale, disputò un'altra finale di Coppa delle Coppe e una di Supercoppa UEFA nella stagione 1973-1974, e ancora due finali di Coppa Italia nelle edizioni 1970-1971 e 1974-1975.

Durante la militanza in rossonero, il 10 gennaio 1971, per un fallo su Francesco Liguori del Bologna, il quale riportò un serio infortunio al ginocchio destro e vide la propria carriera stroncata, fu denunciato alla Procura di Milano e il commissariato di Pubblica Sicurezza del quartiere "Bolognina" inviò un rapporto sull'incidente alla Pretura di Bologna. Nell'ultima sua stagione a Milano, a causa del temporaneo ritiro dall'attività agonistica di Gianni Rivera, vestì la fascia di capitano della squadra.

Nell'estate 1976 fu oggetto di uno scambio di mercato con Fabio Capello della Juventus: il friulano approdò a Milano, mentre Benetti, voluto dall'ex compagno di squadra Trapattoni nel frattempo sedutosi sulla panchina bianconera, e da cui era molto stimato, fece ritorno a Torino dopo sette anni. Considerato erroneamente dal Milan in fase calante, al contrario in maglia bianconera raggiunse la piena maturità come centrocampista sia in fase di copertura sia nell'impostazione del gioco, andando a formare una linea mediana formidabile con Giuseppe Furino e Marco Tardelli

Sotto la Mole continuò a fornire grandi prestazioni e divenne una delle colonne della squadra che, nel triennio seguente, vinse i due scudetti del 1976-1977 e 1977-1978, un'altra coppa nazionale e la Coppa UEFA 1976-1977, quest'ultimo il primo trofeo confederale del club piemontese. Chiuse la seconda esperienza a Torino con 159 presenze e 23 reti tra campionato e coppe.

Lasciò la Juventus nel 1979 per approdare alla Roma, voluto dal presidente Dino Viola il quale stava rifondando la squadra con un mix di giovani promettenti ed esperti elementi. Logoro dopo anni di calcio giocato soprattutto fisicamente, le prestazioni in campo ne risentirono ma si distinse comunque per la sua consueta professionalità. Giocò con i giallorossi per due stagioni, aggiudicandosi altre due Coppe Italia e collezionando un totale di 42 presenze e 3 gol; disputò così anche il derby di Roma, il quarto della carriera dopo quelli di TorinoGenova e Milano

Dopo la stagione 1970-1971 disputata con il Milan, il commissario tecnico Ferruccio Valcareggi lo fece esordire in nazionale il 25 settembre 1971, a 26 anni, facendolo subentrare a De Sisti nella gara amichevole contro il Messico. Divenne presto titolare e vi rimase quasi ininterrottamente per i nove anni successivi.

Nel campionato d'Europa 1972 prese parte al ritorno dei quarti di finale contro il Belgio, che vide gli azzurri sconfitti 2-1 ed eliminati. Giocò tutte e tre le partite nella disastrosa spedizione dell'Italia al mondiale di Germania Ovest 1974, e fu tra i pochi elementi di quel gruppo a venire confermati dal nuovo selezionatore Fulvio Bernardini per il successivo corso della nazionale.

Disputò anche incontri validi per la qualificazione al campionato d'Europa 1976, al quale l'Italia non prese parte dopo essere stata eliminata dalle favorite Polonia e Paesi Bassi. Fu sotto la gestione di Enzo Bearzot che Benetti offrì il meglio di sé in maglia azzurra; in particolare, al campionato del mondo 1978 fu una delle colonne dell'Italia che espresse grande gioco e si vide eliminata solo nel girone di semifinale, tra molte recriminazioni, dai Paesi Bassi. 

Disputò l'ultima gara in nazionale a Napoli contro la Cecoslovacchia, nella finale per il 3º posto del campionato d'Europa 1980, realizzando uno dei rigori della serie finale che vide la sconfitta dei padroni di casa. Chiuse la carriera in azzurro collezionando 55 presenze e 2 gol, il primo nel 1977 alla Finlandia in una partita di qualificazione al mundial argentino, e il secondo l'anno dopo, nella fase finale della succitata manifestazione, contro l'Ungheria

Iniziò la carriera di allenatore nella stagione 1981-1982, subentrando a Saul Malatrasi alla guida della formazione Primavera della Roma e rimanendo in panchina per tre stagioni. Con i giallorossi vinse il torneo di Viareggio 1983 e il Campionato Primavera 1983-1984, grazie a un promettente gruppo che vantava elementi come Giuseppe GianniniStefano Desideri e Paolo Baldieri

Dopo questi successi con i giovani romanisti, nella stagione 1984-1985 gli venne affidata la panchina della prima squadra della Cavese, appena retrocessa dalla Serie B alla C1, ma a stagione inoltrata gli subentrò Corrado Viciani. Dopo un anno d'inattività, la sua ultima esperienza come allenatore di squadre di club fu ancora in C1, alla guida della Carrarese, dove fu ingaggiato nel gennaio 1986 per sostituire Corrado Orrico; una volta portata la squadra alla salvezza, venne confermato per il successivo campionato 1986-1987 in cui tuttavia non riuscì a evitare la retrocessione dei toscani in Serie C2.

Fece quindi parte dello staff del centro tecnico federale di Coverciano, dove allenò la selezione italiana Under-15 in cui transitarono, tra gli altri, Alessandro Del Piero e Gianluigi Buffon. Studiò per entrare a Coverciano, e tra i suoi docenti vi fu Sandro Gamba, già coach della nazionale italiana di pallacanestro.[1] Fu per vent'anni anche istruttore per aspiranti allenatori, e tra i suoi allievi vi sono stati Massimiliano Allegri e Antonio Conte

Benetti è stato spesso ospite di emittenti private, nella veste di opinionista, in trasmissioni a tema calcistico.