Coronavirus, il virologo Tarro: “Basta terrorismo, l’epidemia si è spenta a maggio. I tamponi non sono la panacea”

Il 13 maggio 2020 gli studi di Moliseweb ebbero ospite il virologo internazionale Giulio Tarro. In esclusiva parlò di Coronavirus, dei suoi effetti , della sua struttura, della sua alterazione e della sua durata.Ebbe a svelarci sistemi di inefficienza che nel tempo avrebbero determinato la forza della politica e l’indebolimento delle reazioni del popolo. Alla stregua delle sue parole, molto di quanto da egli indicato, possiamo dire con convinzione che purtroppo, si è avverato.

Oggi, il virologo torna a parlare e lo fa garantendo una buona dose di auspicabile buon senso da parte di chi sta mettendo in campo azioni che alla sua persona , appaiono ancor di più scriteriate rispetto alla prima intervista del maggio 2020.

Di seguito le sue dichiarazioni rilasciate qualche giorno addietro :

Premesso che gli asintomatici non trasmettono un bel niente, anche volendo prendere per attendibili i dati ufficiali trasmessi dal Governo, ritengo che l’attuale situazione confermi pienamente quello che avevo già detto : l’epidemia Covid si è spenta a maggio. A monte della fallacia dei tamponi, per quanto riguarda l’Italia, il SARS-Cov-2 si direbbe segua la stessa evoluzione del coronavirus che determinò l’epidemia SARS del 2002-2004 che, pur rimanendo in moltissime persone, d’un tratto, non provocò più morti. E ritengo folle che oggi l’OMS e tanti “esperti” non abbiano preso in considerazione la reazione delle cellule T alle proteine strutturali (nucleocapside, NP) e non strutturali (NSP-7 e NSP-13 di ORF1 accessorie) che hanno fatto finire quella epidemia, preferendo concentrarsi sulla “caccia” ad un virus che, oggi, non può certo essere estirpato dal genere umano. Inutili, quindi, “cordoni sanitari”, “zone rosse” o “alberghi per contagiati”: il SARS-Cov2, rimarrà per secoli. Quello della varicella, che in passato ha prodotto immani stragi ma che oggi, pericoloso solo in gravidanza, periodicamente affiora con qualche caso di herpes zoster.

Oggi, per il Covid, conosciamo l’efficacia di cure quali, ad esempio, la trasfusione di plasma con anticorpi. Per questo, invece di un perenne Stato di Emergenza, abbiamo bisogno di tenere sotto osservazione l’evoluzione del contagio. C’è bisogno, quindi, di una capillare, perenne, campagna di screening svolta dallo Stato; tolta, cioè, dalle mani di personaggi, come gli attuali governatori regionali che l’hanno trasformata in una caccia all’untore e, solo per ottenere consenso. 

C’è bisogno di proteggere le categorie a rischio. In Italia, a marzo, nacquero iniziative per evitare che persone anziane, magari febbricitanti, dovessero recarsi in strada per fare la spesa o incassare la pensione. Sarebbe il caso, invece di dilapidare miliardi di euro acquistando banchi per le scuole, che queste iniziative diventassero stabili, soprattutto ora che l’epidemia influenzale è alle porte.Il circo degli innumerevoli comitati e consulenti dei ministeri, sono una pacchianata, un circo vero e proprio. In Svezia, ad esempio, c’è un solo consulente ufficiale – l’epidemiologo di Stato, Anders Tegnell – che ha fatto un ottimo lavoro, tra l’altro, evitando inutili misure vessatorie e permettendo così alla Svezia di uscire dall’emergenza. Qui siamo, invece, ad un Comitato Tecnico Scientifico, che si tiene dentro ogni possibile “esperto” per potere così, informalmente, avallare le scelte del governo.
Altrettanto importante è farla finita con la disinformazione e il terrorismo mediatico. Oggi, in Italia, nonostante tutte le chiacchiere sulla “trasparenza” o sugli Open Data, sul Covid vengono diffusi solo dati aggregati quali “decessi”, “contagiati”, “guariti”… senza che sia possibile conoscere la loro storia clinica. Ancora peggio la censura e i provvedimenti disciplinari con i quali si tenta di silenziare i tanti dipendenti ospedalieri che osano dichiarare qualcosa di difforme dalla Verità Ufficiale. È ora di farla finita con questo metodo. Diffondere il panico, rafforza politicamente chi ci governa ed  impedisce al sistema sanitario di funzionare. Le 35.000 persone, morte ufficialmente per Covid, ne sono la testimonianza.” Il professore poi chiarisce che l’uso dei tamponi non è decisamente la formula migliore o meglio la più premiante. Mullis, il Professore che aveva scoperto questa metodica, aveva detto fin dall’inizio che non bisognava usarlo come mezzo diagnostico ma come mezzo di ricerca. L’enorme aumento del numero dei tamponi che oggi c’è è stato proprio giustificato per trovare delle positività. Ma le percentuali delle positività vanno studiate. Perché se questi positivi hanno anche gli anticorpi sono per definizione del falsi positivi. Non solo non sono contagiosi, sono anche protetti. Per definizione il tampone va buttato, vuol dire che non sono positivi”.