#inizialmente. "MOLISE" di Lino Rufo

Se il Mondo potesse fermarsi lo farebbe sicuramente, a Civita Superiore di Bojano.

Una giornata all’insegna delle bellezze e dei profumi dell’ottimo cibo della Trattoria “ Borgo Antico “ di Filindo ed Antonella, ed il tempo trascorre lento ma veloce, sincero e sempre più fiero di un Molise che mina cuori e genti per bellezza ma troneggia senza eguali a dettar lagni da comandi che inneggiano alla morte dettata da invidia, parsimoniosi apprezzamenti per chi dona bellezza a quel perfetto viso di un Molise Paradiso ed infiniti canti.

Filindo, un resiliente Bojanese che da anni ormai immemori si spende per favorir dei lagni d’altri al cancellar di essi nell’eterna profumata stanza della sua trattoria che emana il sapor dell’antico con il fascino di chi non demorde al suon delle ritirate , usando il tintinnio delle campane per la riscossa e per la “ mai resa “, è li, brontolone alla porta a rimirar le nuvole e dar ad esse, consapevole importanza. Il tempo scorre com’esse fan da sempre ma, il fascino e l’aggrado è sempre lo stesso.

Lino, a cuor leggero, dopo un ridondante atto di amore verso l’avello agnello preparato dalle sapienti mani di Filindo, ed un roboante scorrer di succulenta bevanda dal color rosso sangue dal nome “ tintilia “, si appresta a riassaporar l’eterno e, boccheggiante verso l’intimo da tutto ciò racchiuso, suona come non mai le odi di una canzone dal titolo dal sapore di vita “ all’improvviso la felicità “. 

Ed allora tutto torna, si tinge d’azzurro, le nuvole si dipanano tra le genti che mostrano felicità. Mostran il Molise, quello migliore, quello bello ma, non riescono e non riusciranno a cancellar il vero male di una terra “ Sacra “, l’invidia che regna sovrana a sentir dei lagni miei e come la malerba inaridisce l’altre e fa morir.

Un’invidia che non termina con il consesso dell’Ego ma che corre veloce determinando l’amore per una terra sublime, piena di fascino, storia e brava gente. Brava gente che colpita al cuore da persone senza scrupoli, senza amor, pur se fintamente cantato con odi che buttate giù come amori proibiti, leziosi e mai davvero puri, rendon finte anche le nuvole più vere.

Molise, terra di Pace assunta a guerra proibita, non ti rassegnar nel veder il buio più pesto, prima o poi passerà e, forse, Lino Rufo dovrà convintamente convincersi che nel torto, ha santamente ragione.

 

 

MOLISE di Lino RUFO

 

Le nuvole di Filindo

a Civita Superiore 

agli occhi del mondo,

nascondono il sole,

ma il bello è profondo

e si fa guardare

al di là di quei fiocchi

che mirano al cuore;

e così questa terra

chiamata Molise,

“apparì” così bella

da attirare l’invidia

non dei forastieri

ma la gente del posto

che spargeva il suo seme

maligno e contorto.

Finì che dovunque

si sparse notizia

che il terreno è mirabile,

ricco e fecondo,

ma il suo popolo invidia

tutto il resto del mondo

ed allora ci appare

singolare e non strano:

tutto il bello alla terra

ed il brutto al paesano...