La denuncia di Termoli Bene Comune "Al San Timoteo non rispettati i protocolli Covid"

Marcella Stumpo, rappresentante di "Termoli bene comune-rete della sinistra" ha denunciato i gravi disagi che sta accadendo al San Timoteo di Termoli in rispetto alle disposizioni anti Covid: «secondo fonti ritenute attendibili. Abbiamo ricevuto da fonti attendibili notizie estremamente preoccupanti sulla situazione gestionale del San Timoteo di Termoli: nel nosocomio, che non è presidio Covid e non risulta quindi avere organizzato i basilari presidi precauzionali (ingressi separati, pronto soccorso con aree Covid e non Covid, sezioni di terapia intensiva separate) sarebbero presenti, specie nella medicina d’urgenza, pazienti sospetti e conclamati per quanto riguarda il virus, ingenerando così potenziali gravissimi rischi per chi continua ad accedere alle prestazioni sanitarie ordinarie. Cosa ancora più grave, l’ospedale Cardarelli non accetterebbe (come dovrebbe in base ai protocolli nazionali, in quanto attualmente unica struttura Covid in regione) il ricovero immediato dei predetti pazienti, ma interverrebbe solo in caso di condizioni gravi, nonostante le richieste dei medici del San Timoteo di gestire presso il Cardarelli tutti i ricoveri Covid. Da qui la presenza contemporanea di pazienti affetti da virus o sospetti tali e di pazienti “normali”, che ci è stata segnalata. Poiché il diritto ad una informazione completa in ogni settore è parte fondamentale del nostro agire politico, e poiché riteniamo che, laddove giungano segnalazioni attendibili di cittadini, sia dovere di chi è parte di un’amministrazione appurare come stiano le cose, chiediamo spiegazioni chiare, urgenti e ufficiali, che smentiscano, se è il caso, queste informazioni. Si eviterà così, in un momento in cui tutti siamo chiamati a pesanti sacrifici economici e psicologici, il sorgere di allarmi gravi tra i cittadini del Basso Molise, già provati da questi mesi di pandemia e dalla consapevolezza che il loro ospedale è ben lungi dall’essere attrezzato come dovrebbe per fronteggiare la normalità; non parliamo poi dell’emergenza. Se invece le situazioni riferite rispondono al vero, chiediamo ai vertici regionali di rispondere a qualche semplice domanda:

1) Avete consapevolezza di cosa potrebbe accadere in conseguenza di un funzionamento “misto” (ma privo di qualunque protocollo ufficiale apposito, che non risulta essere stato comunicato ai medici e al personale sanitario) in un ospedale che è già in grave difficoltà, per la cronica carenza di mezzi e persone? 2) Chi ha deciso questa procedura, e soprattutto perché non ne ha informato i cittadini? E per favore non nascondiamoci dietro la stucchevole accusa di allarmismo immotivato che puntualmente viene scaricata addosso a chiunque tenti di avere risposte su temi che toccano punti sensibili su salute e ambiente … 3) Abbiamo capito male finora o l’unico presidio regionale pubblico per i pazienti Covid dovrebbe essere il Cardarelli, con l’eventuale supporto delle strutture private accreditate, che avevano dato la disponibilità a questo servizio, dietro congruo ristoro economico forfettario? 4) Siete consapevoli che a quest’ora, con meno campanilismi sciocchi e meno intromissioni politiche, avremmo potuto avere nel Basso Molise un ospedale Covid funzionante, quello di Larino, risparmiandoci così pericoli e commistioni strane? Ospedale bocciato con la risibile motivazione che “poi costerebbe troppo mantenerlo” ... Come se invece costruirne uno ex novo fosse meno dispendioso. 5) Qual è il ruolo delle strutture private in questa fase dell’emergenza, che promette purtroppo di essere lunga e complessa, grazie alla assoluta mancanza di tempestività e capacità programmatica delle istituzioni in tutto il paese? Strutture che, è bene ricordarlo ai cittadini, riscuoteranno comunque un compenso notevole per il solo fatto di aver dichiarato la propria disponibilità ad accogliere pazienti Covid per supportare il sistema pubblico, indipendentemente dall’erogazione o meno di tale servizio? E’ doveroso che sia fatta chiarezza sul sistema di accesso e di cura all’interno del San Timoteo: le voci che possono creare preoccupazione, specie in un periodo di per sé ansiogeno e stressante, vanno smentite, se non vere. Non affermiamo nulla riguardo a queste informazioni, e ci auguriamo che siano solo dicerie. Su di esse vanno però comunque date risposte, per questo scriviamo e restiamo in attesa di notizie da fonti ufficiali.E’ appena il caso di far notare che, ove le segnalazioni corrispondessero al vero, ci troveremmo di fronte ad un caso di comportamento schizofrenico: da marzo fino quasi a giugno di quest’anno l’ospedale San Timoteo è stato di fatto inaccessibile a chiunque, con la motivazione di evitare focolai al suo interno, salvo i casi di cure salvavita, e anche quelle con difficoltà; mentre ora, con i contagi in crescita esponenziale, risulterebbe addirittura aperto anche ai pazienti Covid. Senza che nulla sia cambiato in meglio quanto a potenzialità di funzionamento, e anzi con un aggravamento della mancanza di anestesisti e pediatri.Siamo certi di ricevere risposte tempestive e rassicuranti; contemporaneamente però rinnoviamo il nostro pressante invito al sindaco di Termoli perché come responsabile della salute pubblica, si faccia portavoce in regione dei problemi creati dalla carenza di personale nel nostro ospedale (che non serve solo Termoli, forse qualcuno lo dimentica) e perché garantisca una corretta e costante informazione sull’attuale organizzazione della medicina d’urgenza a Termoli, e in genere sull’andamento della pandemia. Senza trasparenza e informazione completa non esiste democrazia."»