Emergenza sanitaria Calenda a Florenzano: raddoppiare le Usca subito

La situazione epidemiologica in regione, da quello che si evince dai bollettini quotidiani, - scrive Filomena Calenda, presidente IV Commissione Consiliare Permanente della Regione Molise, in una nota ad Oreste Florenzano, direttore generale dell'Asrem, - sta assumendo i caratteri della gravità. Con profonda amarezza si constata che non sono solo le strutture per anziani quelle che registrano maggiori episodi di positività, ci sono anche le scuole e interi nuclei familiari.

Da un’analisi dei fatti si evince che purtroppo mancano alcuni accorgimenti organizzativi necessari per affrontare al meglio l’emergenza sanitaria senza contraccolpi di sorta.

Tante sono le criticità riscontrate e tra queste le cito solo alcune, quelle forse, che hanno bisogno di una revisione immediata.

Secondo le linee guida per ogni 50 mila abitanti deve esserci un’unità USCA, quindi nel Molise dovrebbero essercene 6 ma ce ne sono attualmente solo 3. Finora sono riuscite a monitorare bene i casi COVID positivi in isolamento domiciliare. Ma adesso non riescono più a soddisfare tutte le richieste di intervento. Quindi è necessario istituire le altre 3 USCA. Per quanto riguarda la provincia di Isernia pur non raggiungendo i 100.000 abitanti, necessita di 2 postazioni USCA di cui 1 in Alto Molise. E’ evidente che già ora l’USCA con sede in Venafro perde 2- 3 ore solo per raggiungere alcuni comuni nella zona di Agnone e che col sopraggiungere dell’inverno questi tempi sono destinati ad aumentare e quindi a incidere negativamente sull’attività clinica delle USCA stesse.

Occorre anche rivedere i protocolli di attivazione ed intervento delle USCA stesse, integrandole con l’Assistenza primaria, Continuità Assistenziale 118 .

I medici che lavorano nelle USCA devono essere liberati di tutti i pazienti positivi asintomatici o con sintomi lievi che devono essere seguiti e monitorati con triage telefonico dai medici di famiglia. I quali , devono avere però la possibilità di attivare l’intervento delle USCA in caso di presenza sul territorio di malati fortemente sospetti COVID con segni clinici importanti, che magari hanno anche già eseguito privatamente un tampone risultato positivo, e che ora non possono essere visitati dal proprio medico che non ha i DPI necessari e non possono essere visitati dai medici dell’USCA perché non avendo ancora effettuato il tampone molecolare in ASREM non sono negli elenchi dei malati ufficialmente riconosciuti dal DUP.

Altra problematica, ancora più rilevante soprattutto se le USCA diventano 6, è quella dell’attuale unico centralino dedicato. Per coordinare e rendere appropriato l’intervento delle USCA serve un centralino in ogni sede che potrebbe anche essere gestito da infermieri appositamente formati.

Altro nodo assai delicato e che merita una risoluzione tempestiva è la grave e delicata situazione dei pazienti positivi con patologie gravi che necessitano di ricovero in ospedale. Da fonti ufficiose sembrerebbe che non ci sia più disponibilità di posti letto al Cardarelli, individuato come unico ospedale COVID, ragion per cui i pazienti vengono rispediti nelle rispettive abitazioni pur presentando sintomatologie gravi. Sembrerebbe addirittura che il servizio del 118 non trasporta più i malati perché la direttiva ASREM è chiara “senza posti disponibili il paziente non può essere trasportato al Cardarelli ma deve rimanere a casa”.

A tutto ciò si aggiunge anche la lunga attesa delle persone che hanno fatto richiesta all’ASREM di tampone, ma che nonostante trascorrano ben 10-15 gg dalla richiesta effettuata dal medico di base, nessuno viene contatto dall’azienda sanitaria. A questo punto è evidente che le persone si rivolgono alle strutture private, per cui abbiamo persone, decine di persone, risultate positive non registrate sui canali ufficiali e che non possono ricevere assistenza dalle USCA.

Come può ben vedere, l’epidemia è ormai incontrollabile, bisogna agire immediatamente prima che la situazione degeneri drammaticamente e tutto il sistema imploda causando reazioni ad effetto domino. Bisogna scongiurare la diffusione incontrollata del virus e per fare ciò servono mezzi, strumenti e professionisti che sappiano fronteggiare l’emergenza sanitaria. Abbiamo tutti paura, è logico, ma non è logico che il cittadino abbia timore di non essere curato bene perché mancano i presupposti. Questo non possiamo permetterlo.»