#inizialmente. “Sonetto XVII” di Pablo Neruda

Una poesia che emana il senso puro di un amore che non ha eguali, che non gioca con le mezze misure, che gratifica il cuore più che la mente e le focose mani. Neruda non usa parole effimere nel condividere un amore senza tempo e mai domo al passar di esso. Ama e non amare, godi l’amore e non l’amor godere. Questo è il motto di un sincero tintinnio di campane distese nel suono e senza suono per meglio goder dello svolazzare al cielo con la voglia di un volo senza limiti, al di là del cielo. L’amore non ha età e non ha valori effimeri. L’amore coglie gli attimi e disegna le vite senza grandi e paradisiache sterminate gemme ricche di finzioni e di operosi sforzi ad esser ricchi fuori e poveri dentro.

Amore come ricerca di un essere che nasconde in se la forza di un fiore che stenta a fiorire ma vive fortemente dentro il suo bocciolo sapendo che è lì la vera acqua, è lì il cuore, la luce.

L’amore che stenta a capire perché non si ama per amare e si vive per vivere d’amore. Un amore così profondo che muore con il cuore e con il cuore resterà vivo per sempre.

Pablo Neruda, “Sonetto XVII”

Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l’ombra e l’anima.

T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.