Accadde Oggi 4 novembre - #almanacco

Oggi 4 novembre la Chiesa festeggia San Carlo Borromeo

1737 – Inaugurazione del Teatro San Carlo di Napoli con la rappresentazione dell’Achille in Sciro di Domenico Sarro basata sull’opera di Metastasio
1812 – Posa della prima pietra dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte fatta da Carolina Bonaparte
1879 – Viene brevettato in Ohio il primo prototipo di registratore di cassa
1921 – Le Sturmabteilung (o SA) vengono formate ufficialmente da Adolf Hitler
Il Milite Ignoto viene inumato nell’Altare della Patria del Vittoriano di Roma
1922 – In Egitto, l’archeologo britannico Howard Carter e i suoi compagni, trovano l’ingresso della tomba di Tutankhamon, nella Valle dei Re
1925 – Un attentato alla vita del dittatore Benito Mussolini, ideato da Tito Zaniboni, è sventato dall’OVRA
1942 – Seconda guerra mondiale: Seconda battaglia di El Alamein; disobbedendo ad un ordine diretto di Adolf Hitler, Erwin Rommel guida le sue forze in una ritirata che durerà cinque mesi
1948 – Thomas Stearns Eliot vince il Premio Nobel per la letteratura
1960 – Iniziano le riprese de Gli spostati, con Marilyn Monroe e Clark Gable (per entrambi sarà l’ultimo film)
1966 – La piena dell’Arno raggiunge Firenze passando alla storia come l’alluvione di Firenze. Lo stesso giorno saranno alluvionate anche Grosseto, Pontedera
1968 – Si aprono in Israele i III Giochi Paralimpici estivi
1970 – Guerra del Vietnam: Vietnamizzazione – Gli Stati Uniti cedono il controllo della base aerea nel Delta del Mekong ai Sudvietnamiti
1979 – Inizia la crisi degli ostaggi in Iran: radicali iraniani, in gran parte studenti, invadono l’Ambasciata degli Stati Uniti a Tehran e prendono 90 ostaggi (63 dei quali sono cittadini statunitensi)
La Mecca: Sequestro della Grande Moschea da parte di radicali Wahabiti contro la politica semi laica dei regnanti sauditi.
1980 – Il candidato repubblicano Ronald Reagan sconfigge il candidato democratico Jimmy Carter e diventa presidente degli Stati Uniti
1995 – Dopo aver partecipato ad una manifestazione per la pace nella Piazza dei re di Tel Aviv, il Primo Ministro israeliano Yitzhak Rabin viene ferito mortalmente da un estremista di destra israeliano
2001 – Viene costituito il Police Service of Northern Ireland
2004 –Yasser Arafat, 75 anni viene dichiarato clinicamente morto dai medici dell’ospedale militare di Parigi dove era ricoverato: è entrato in coma di quarto livello. 

2008 – Stati Uniti d’America – Elezioni presidenziali: vince il candidato democratico Barack Obama, contro quello repubblicano John McCain, diventando il primo presidente USA afroamericano.
2011 – Un’alluvione devasta Genova: i torrenti Fereggiano e Bisagno esondano, si raggiunge la piena dei torrenti Sturla e Scrivia. 

Italia – celebrazione della vittoria e della fine della prima guerra mondiale (1918), Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate e commemorazione del Milite Ignoto

Nati 

Carlo Blasis (1797) – Ballerino e coreografo italiano
Achille Bonito Oliva (1939) – Critico d’arte italiano
Laura Bush (1948) – Ex First Lady statunitense
Sandro Ciotti (1928) – Giornalista, radiocronista sportivo e conduttore tv
Luis Figo (1972) – Ex calciatore portoghese
Robert Mapplethorpe (1946) – Fotografo statunitense
Matthew McConaughey (1969) – Attore statunitense
Platinette (1955) – Conduttore radiotelevisivo, personaggio tv e cantante
L’UNESCO (1946) – Istituzione intergovernativa

Morti 

Michael Crichton (2008) – Scrittore, regista e sceneggiatore statunitense
Gilles Deleuze (1995) – Filosofo francese
Felix Mendelssohn (1847) – Compositore tedesco
Yitzhak Rabin (1995) – Statista israeliano
Luigi Settembrini (1876) – Scrittore e patriota italiano

Oggi nel ricordo di un disastro che mobilitò il Mondo, vogliamo ripercorrere passo passo quel 4 novembre quando Firenze venne alluvionata da uno straripamento annunciato.

L'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 fa parte di una serie di straripamenti del fiume Arno che hanno mutato, nel corso dei secoli, il volto della città di Firenze. Avvenuta nelle prime ore di venerdì 4 novembre 1966 fu uno dei più gravi eventi alluvionali accaduti in Italia, a seguito di un'eccezionale ondata di maltempo che causò forti danni non solo a Firenze, ma anche a Pisa, in gran parte della Toscana e, più in generale, in tutto il Paese.

Diversamente dall'immagine che in generale si ha dell'evento, l'alluvione non colpì solo il centro storico di Firenze, ma l'intero bacino idrografico dell'Arno, sia a monte sia a valle della città. Sommersi dalle acque furono anche diversi quartieri periferici della città come RovezzanoBrozziPeretolaQuaracchi, svariati centri del Casentino e del Valdarno in Provincia di Arezzo, del Mugello (dove straripò anche il fiume Sieve), alcuni comuni periferici come Campi BisenzioSesto FiorentinoLastra a Signa e Signa (dove strariparono i fiumi Bisenzio ed Ombrone Pistoiese e praticamente tutti i torrenti e fossi minori) e varie cittadine a valle di Firenze, come Empoli e Pontedera. Dopo il disastro, le campagne rimasero allagate per giorni, e molti comuni minori risultarono isolati e danneggiati gravemente. Nelle stesse ore, sempre in Toscana, una devastante alluvione causò lo straripamento del fiume Ombrone, colpendo gran parte della piana della Maremma e sommergendo completamente la città di Grosseto.

Nel frattempo, altre zone d'Italia vennero devastate dall'ondata di maltempo: molti fiumi del Veneto, come il Piave, il Brenta e il Livenza, strariparono, e ampie zone del Polesine furono allagate portando anche all'alluvione di Venezia; in Friuli lo straripamento del Tagliamento coinvolse ampie zone e comuni del suo basso corso, come Latisana; in Trentino la città di Trento fu investita pesantemente dallo straripamento dell'Adige.

Gli ultimi giorni di ottobre e i primi del novembre 1966 erano stati caratterizzati da violente ed intense precipitazioni, interrotte solo da brevi schiarite nel giorno di Ognissanti. Le piogge erano aumentate di intensità nella giornata del 3 novembre ma a Firenze e dintorni nessuno si dava eccessive preoccupazioni, dato che le piene dell'Arno, del Bisenzio, dell'Ombrone Pistoiese e degli altri corsi d'acqua erano per tutti un "classico d'autunno", occasione magari per una chiacchierata con i concittadini sulle spallette e sugli argini; anzi, in città e nei dintorni ci si preparava a trascorrere in casa il 4 novembre, anniversario della vittoria nella prima guerra mondiale, allora festa nazionale. Le vittime dell'alluvione furono relativamente poche anche per questa casualità: nessuno può dire cosa sarebbe accaduto se le acque avessero sorpreso i fiorentini che andavano al lavoro o i contadini all'opera nei campi in un giorno feriale.

 

Il ponte dell'Anchetta

Il ponte sospeso dell'Anchetta, località sulla sponda destra vicino a Le Sieci lungo la statale aretina, fu la prima struttura costruita sull'Arno nella zona fiorentina a cedere intorno alla mezzanotte. Il ponte era stato costruito come scommessa personale tra il 1947 e il 1949 da una persona sola, Guido Bartoloni, il quale era un barcaiolo figlio di barcaioli. Bartoloni aveva comprato i materiali e li aveva portati sulle rive vicino a Vallina; per i cavi utilizzò una vecchia teleferica militare. L'inaugurazione del ponte avvenne il 10 luglio 1949. Bartolini recuperò piano piano le spese del ponte facendo pagare il pedaggio: 10 lire.

La furia dell'Arno distrusse i cavi e travolse il ponte. Parti delle strutture rimasero per diversi anni vicino alla riva. Il ponte non fu più ricostruito.

  • 08:00: a Firenze sta piovendo costantemente da più di due giorni; il vento è molto forte e l'acqua continua a cadere in modo ininterrotto. Il bacino dell'Arno, a causa dell'ingrossamento del fiume, viene monitorato con sempre maggiore attenzione. Inizia a nevicare sul Casentino e sul Mugello, che sono da sempre le due porzioni di bacino maggiormente responsabili delle piene dell'Arno e dei suoi affluenti;
  • 15:00: su Firenze si sta abbattendo un violento temporale. Dai comandi militari partono le segnalazioni e i fonogrammi verso il Ministero della difesa e dell'interno, avvertendo che la situazione, pur essendo sotto controllo, necessita di essere seguita con attenzione. Alcuni torrenti sono notevolmente ingrossati e potrebbero provocare danni alle infrastrutture ed alle persone. Da Roma arriva un invito alla tranquillità, evitando gli allarmismi;
  • 18:00: le forti perturbazioni colpiscono tutto il bacino dell'Arno e le stazioni pluviometriche registrano valori elevatissimi; a Firenze, in quella notte, cadranno tra i 180 e i 200 litri su . Il livello dell'Arno inizia a crescere con sempre maggiore rapidità. L'idrometro, prima di essere distrutto, segnalerà 8,69 metri. La temperatura sale di 5 gradi in modo inaspettato: questo sbalzo contribuirà allo scioglimento delle nevi sulle catene montuose, che porteranno a valle ancora più acqua. A monte, molti torrenti iniziano a tracimare, mentre sull'Arno il livello è ancora entro i limiti di guardia, tale che non venne, a suo tempo, classificato in nessuna delle categorie a rischio idraulico (R.D. 25 luglio 1904, numero 523). Solo in alcuni tratti, per qualche affluente, sono stati rafforzati gli argini;
  • 20:30: nel centro storico è tutto pronto per la festa delle Forze Armate, che si sarebbe dovuta festeggiare il giorno dopo. Le vie sono piene di tricolori e stendardi gigliati. Quasi come fosse un presagio, al teatro Verdi viene proiettato il film La Bibbia di John Huston, con tanto di scena sul diluvio universale. Altre sale non sono da meno: alcuni titoli in proiezione sono I combattenti della notteChe notte ragazzi! e Viaggio allucinante. Alla televisione non vi è nulla di particolarmente interessante che invogli a fare tardi: sul primo canale viene trasmessa prima una tribuna politica di un'ora di Luigi Longo, segretario nazionale del PCI ed a seguire il Festival della Canzone Italiana in Svizzera; il secondo canale offre prima un breve sceneggiato con Clint Eastwood e poi il Rapporto del Ministro Tremelloni sulle nostre forze armate;
  • 21:00: in una sala riservata dell'Hotel Minerva alcuni consiglieri comunali, assessori e il sindaco Piero Bargellini sono riuniti per stabilire alcuni assetti politici; il governo di Palazzo Vecchio è in crisi. Ma nessuno sembra badare all'Arno. Il sindaco, che era stato promotore dell'iniziativa «Firenze pulita», disse in riferimento all'incessante pioggia: «Firenze pulita va bene, ma così mi pare che si esageri».
  • 22:00: iniziano a giungere le prime notizie allarmanti dal Mugello e dalla provincia di Arezzo (Casentino, Valdarno Superiore), dove fiumi, torrenti e fossi in piena hanno rotto gli argini. Le segnalazioni ai Vigili del fuoco e alle forze dell'ordine si moltiplicano. Una squadra formata da Vigili del fuoco, carabinieri e più di cento uomini del reparto mobile della Polizia di Stato partono per il Valdarno;
  • 23:00: il livello dell'Arno continua a crescere; adesso inizia ad inquietare. I vigili del fuoco hanno già ricevuto 130 chiamate di piccoli allagamenti di scantinati e garage. Le campagne sono allagate e le famiglie che vi abitano sono salite sui tetti. Alcuni tratti dell'Autosole e della linea ferroviaria sono allagati;
  • 24:00: l'Arno inizia la sua opera di devastazione tracimando nel Casentino e nel Valdarno Superiore. Nella zona di Incisa in Val d'Arno vengono interrotte l'Autostrada del Sole e la ferrovia per Arezzo e Roma. Le acque dell'Arno invadono MontevarchiFigline Valdarno, Incisa in Val d'Arno, Rignano sull'ArnoPontassieveLe SieciCompiobbi ed Ellera.

 

Carlo Maggiorelli

Alle ore 3.00 del 4 novembre la nuova sede de La Nazione di via Paolieri era in uno stato di totale sorpresa. Franco Nencini telefona a Carlo Maggiorelli, 52 anni, che era addetto alla sorveglianza degli impianti idrici dell'Anconella. Maggiorelli sta facendo il turno di notte e sta lavorando dalle ore 20.00 del 3 novembre. Nencini chiede all'uomo cosa stia s쳭endo. Maggiorelli gli risponde che lì è un totale disastro, che stanno affogando tutti e che all'1.00 avevano dovuto bloccare i motori. Nencini lo esorta ad andarsene e a mettersi in salvo finché è in tempo. Maggiorelli resiste dicendo di non poter abbandonare la sua postazione, anche perché forse non può più fuggire. Nencini insiste, ma la telefonata viene interrotta dall'onda travolgente dell'Arno. Maggiorelli muore in diretta telefonica; verrà ritrovato due giorni dopo in un cunicolo ricoperto di fango. 

  • 00:16: in mezza Toscana si verificano smottamenti e frane a causa dell'acqua e straripano anche dei fiumi. Non è più possibile comunicare con il Casentino; l'Arno è straripato a Ponte a Poppi, allagando tutto il paese: la situazione è tragica e le persone si sono rifugiate sui tetti;
  • 01:00: l'Arno straripa in località La Lisca, nel comune di Lastra a Signa. Vengono interrotte la strada statale Tosco-Romagnola e le comunicazioni tra Firenze ed Empoli (allora non era stata ancora costruita la SGC FI-PI-LI). A Firenze sui lungarni sono affacciate diverse persone che osservano la situazione: sono presenti poliziotti, ingegneri del Genio Civile, giornalisti, il sindaco e il prefetto. Ci si domanda se dare l'allarme alla città suonando tutte le campane oppure evitare il panico sperando che non accada niente: si opta per la seconda opzione;
  • 01:30: la piena dell'Arno si fa notare attraverso le fogne: l'acqua affiora in Piazza Mentana e anche attraverso il passaggio dell'antica porticciola d'Arno;
  • 02:00: il torrente Mugnone, affluente dell'Arno in piena città, rompe gli argini e straripa presso il Parco delle Cascine a Firenze. L'ippodromo viene allagato; il custode Cesare Nesi, informato da una guardia campestre, chiama il personale e i proprietari dei cavalli. I 260 cavalli presenti sono terrorizzati; si tenta a fatica di portarli in salvo sui camion. Settanta cavalli di razza muoiono. Le carcasse verranno bruciate per evitare un'epidemia. Anche lo zoo viene allagato: il dromedario Canapone, amato dai bambini, affoga;
  • 02:30: le fognature granducali esplodono una dopo l'altra: la pressione dell'Arno è troppo forte. Il fiume straripa alla Nave a Rovezzano, a Varlungo e a San Salvi. Nell'Oltrarno di Firenze, nel quartiere di Gavinana, inizia la paura per i cinquantamila fiorentini che vi abitano: la gente cerca di sgomberare gli scantinati e si rifugia nei piani più alti. Nella zona di Santa Croce l'acqua inizia a inondare via de' Benci;
  • 03:00: alla nuova sede de La Nazione, in via Paolieri, si cerca di fare un quadro della situazione. Nessuno in redazione si aspettava un evento di dimensioni così catastrofiche. Franco Nencini chiama per telefono Carlo Maggiorelli, addetto alla sorveglianza degli impianti idrici dell'Anconella, per avere qualche informazione. La situazione descritta da Maggiorelli è tragica; l'acqua lo travolge durante la telefonata;
  • 03:30: un sottufficiale dei Vigili del fuoco, vedendo l'acqua che zampilla dai muretti, telefona al suo comando per dare l'allarme. La Prefettura e Palazzo Vecchio bombardano il Ministero dell'interno a Roma per chiedere aiuti e rinforzi, ma il ministero non comprende fino in fondo il livello di emergenza. L'acqua dell'Arno arriva a Bellariva;
  • 03:48: arriva la prima notizia dell'ANSA: «La situazione in Toscana diventa sempre più grave. La pioggia non accenna a cessare e i corsi d'acqua, specialmente i più piccoli, sono notevolmente ingrossati. In provincia di Firenze, è emergenza a Incisa Valdarno e negli altri centri in prossimità dell'Arno, nel quale confluiscono altri torrenti. Le acque hanno invaso molte abitazioni»;
  • 04:00: le acque dell'Arno invadono il Lungarno Benvenuto Cellini, corrono per via dei Renai e sommergono una larga parte dell'Oltrarno storico, i quartieri di San NiccolòSanto SpiritoSan Frediano, l'Isolotto e San Bartolo a Cintoia, fermandosi solo a Soffiano ed alle porte di Scandicci. L'acqua inizia ad affluire nel quartiere di Santa Croce e salta la luce elettrica. A San Piero a Ponti il Bisenzio inonda la stazione del Genio Civile, posta sull'argine; la gente della zona inizia a tirare fuori le cateratte, credendo di avere a che fare con una delle solite tracimature del fiume, che al massimo portavano ad un allagamento di qualche decina di centimetri nella zone più prossime all'argine. A San Donnino, il priore Don Giovanni Mantellassi riceve la telefonata di un amico parroco che lo avverte del pericolo imminente e fa suonare le campane a distesa per avvertire i parrocchiani ma pochi prendono sul serio l'allarme, confidando nella robustezza dell'argine strada mediceo che ha sempre retto anche alle più forti piene del passato;
  • 04:30: inizia il dramma nella periferia occidentale: Lastra a Signa e una parte del comune di Scandicci (San Colombano, Badia a Settimo) sono allagate dalle acque di alcuni torrenti (VingoneRimaggioGuardiana).

Un soccorso improvvisato

La zona tra via de' Benci e corso dei Tintori è completamente allagata. Verso le 5 di mattina del 4 novembre un uomo sta gridando aiuto: è attaccato ad un palo della segnaletica stradale, ha il corpo sommerso e dall'acqua spunta solo la sua testa. Non ci sono soccorsi organizzati. Qualcuno dalle finestre vicine crea una corda fatta con lenzuola annodate. I tentativi di lancio vanno più volte a vuoto. Dopo averla lanciata più volte alla fine l'uomo riesce ad aggrapparvisi. Dalle finestre si spera che non si spezzi. Dopo qualche minuto l'uomo riesce a mettersi finalmente in salvo. 

  • 05:00: l'Arno straripa anche nella zona del Lungarno Acciaioli e di quello alle Grazie, mentre nel resto della città l'acqua è a filo delle spallette. Gli orefici del Ponte Vecchio cercano di mettere in salvo i gioielli preziosi; a pochi passi via de' Bardi è allagata. Precipita la situazione nella provincia. A San Piero a Ponti il Bisenzio rompe l'argine e le sue acque si riversano su San Mauro a Signa, dove gli abitanti si mettono in salvo grazie alla prontezza del priore Don Armido Pollai che ha fatto suonare le campane a stormo per dare l'allarme, e poi sulla parte sud del comune di Campi BisenzioMontelupo Fiorentino è sommersa dalle acque del fiume Pesa, che non riescono a confluire in Arno;
  • 05:30: a Reggello, il torrente Resco è straripato per la strozzatura dell'alveo dovuta a una frana della montagna. La frana e l'acqua esondata travolgono tutto ciò che incontrano, tra cui un piccolo borgo, Le Lastre, dove tutte le abitazioni vengono distrutte. Sette persone (tra cui una giovane donna incinta di sette mesi) rimangono uccise, mentre molti sono i feriti. Alcune delle vittime vengono ritrovate sotto le macerie delle loro case, due bimbe e la loro mamma scompaiono nel torrente. Una di loro, Guidalma, viene riportata quasi subito sul piano della strada, ormai priva di vita. La sorellina e la mamma vengono ritrovate a distanza di giorni molto più a valle nel torrente.[3]
  • 06:50: a Firenze cede la spalletta di Piazza Cavalleggeri: la furia dell'Arno si abbatte sulla Biblioteca Nazionale Centrale e sul quartiere di Santa Croce;
  • 07:00: la tipografia de La Nazione è allagata di 5 metri andando fuori uso. Solo nelle zone ancora intatte esce con il titolo «L'Arno straripa a Firenze». Marcello Gianninicaporedattore della sede Rai fiorentina (allora in pieno centro storico, esattamente in piazza Santa Maria Maggiore), chiama il direttore a Roma, ma la notizia non convince la sede centrale. Durante il suo giornale radio allora decide di calare il suo microfono fuori dalla finestra e far sentire in diretta la furia dell'Arno che scorreva tra le strade: «Ecco» disse Giannini «non so se da Roma sentite questo rumore. Bene: quello che state sentendo non è un fiume, ma è via Cerretani, è la via Panzani, è il centro storico di Firenze invaso dalle acque».
  • 08:30: l'Ombrone Pistoiese rompe gli argini a Castelletti (comune di Signa) e le sue acque si uniscono a quelle del Bisenzio sommergendo LecoreSant'Angelo a LecoreLe MiccineSan Giorgio a Colonica e una parte del comune di Prato (CastelnuovoTavola). Anche gli abitanti di questa zona, come quelli di San Piero a Ponti abituati alle piccole inondazioni del fiume, non si rendono conto del pericolo, limitandosi a mettere gli oggetti su mensole o rialzi e nessuno pensa di mettere in salvo i vitelli e le mucche nelle stalle. A Sant'Angelo a Lecore si raggiungeranno i 4,20 metri di acqua ed il ricco patrimonio zootecnico sarà pressoché distrutto;
  • 09:00: le acque limacciose dell'Arno irrompono in Piazza del Duomo a Firenze. L'Arno comincia a defluire dalla Porta San Frediano mentre da tutte le fognature l'acqua defluisce con forza in via Pisana. Alle ore 11.00 sarà divenuto un vero e proprio fiume di acqua fangosa e piena di chiazze di nafta.
  • 09:30: in alcune zone di Firenze l'acqua ha raggiunto il primo piano delle abitazioni. Il sindaco Piero Bargellini, assediato dalle acque in Palazzo Vecchio, manda le prime richieste di aiuto. Nel viale Edmondo De Amicis saltano le condotte dell'acqua ed è fuori uso anche l'amplificatore di stato. L'Arno rompe anche nella zona di Quaracchi e sommerge i sobborghi di PeretolaBrozzi e la piana dell'Osmannoro nel comune di Sesto Fiorentino;
  • 10:00: in via Scipione Ammirato a Firenze esplode un deposito di carburo e muore un anziano pensionato. L'Arno travolge l'argine strada mediceo a San Donnino (quello in cui avevano avuto troppa fiducia gli abitanti nella nottata), che verrà pressoché sommersa. Nella stessa zona tracimano anche il Fosso Reale ed il Fosso Macinante. Stavolta l'allarme lanciato dai parroci suonando le campane a martello viene preso sul serio dalla popolazione che può così rifugiarsi ai piani superiori delle case;
  • 10:30: allarme rosso a Campi Bisenzio, dove l'argine del Bisenzio dà vistosi segni di cedimento nel quartiere di San Lorenzo. Fortunatamente il grosso muro resiste ma nella zona nord del comune si registrano le esondazioni dei torrenti Marina e Marinella;
  • 12:00: a Firenze, dove il dramma è in pieno svolgimento e ci sono già le prime vittime note (due anziani rimasti intrappolati), la popolazione della zona di via Ghibellina è impegnata a salvare "dalla fine del topo" i detenuti del carcere delle Murate. I fiorentini, vincendo la loro proverbiale diffidenza, accolsero nei piani alti delle loro abitazioni questi fuggiaschi, coi quali instaurarono un positivo rapporto umano fatto di offerte di cibo, scuse per il disturbo, scambi di sigarette e chiacchiericci surreali per la situazione contingente. Molti fiorentini ricorderanno così con simpatia questi ospiti improvvisi per la loro umanità e riconoscenza (uno di essi promise ad una signora che si sarebbe sdebitato «appena sarò in grado di fare un buon colpo»).Non ce la fece a salvarsi un giovane detenuto, il venticinquenne Luciano Sonnellini, travolto dalla corrente. Va anche detto che se alcuni detenuti particolarmente pericolosi approfittarono dell'occasione per evadere e dedicarsi al saccheggio delle armerie, la gran parte di essi si consegnò alle Forze dell'Ordine o fece spontaneo ritorno in carcere appena passata l'emergenza;
  • 14:30: a Campi Bisenzio le acque inondano il quartiere di San Martino. Nella zona di Brozzi e San Donnino, dove le case a schiera sono in buona parte basse e le acque hanno raggiunto anche i sei metri, molte persone si salvano rompendo i muri divisori delle abitazioni per rifugiarsi nelle case più alte (in una casa di San Donnino si ritrovarono 56 persone in fuga). A San Donnino, alcuni allevatori della zona mettono in salvo le loro mucche al primo piano della locale Casa del Popolo: la scena delle inconsuete ospiti nelle sale e nel balcone del circolo sarà ripresa dai mezzi di comunicazione e diverrà una delle più popolari e curiose dell'alluvione;
  • 20:00: mentre cala la sera, a Firenze, dove le acque hanno raggiunto anche i sei metri di altezza, l'Arno inizia lentamente a lasciare il centro storico e rientrare nel suo corso. È l'inizio della fine dell'incubo per la città, ma la furia del fiume in queste stesse ore arriva a Empoli, dove l'Elsa rompe gli argini.

Mentre a Firenze e dintorni arrivano i primi soccorsi (da ricordare, oltre all'esercito e ai vari corpi delle forze dell'ordine, i coraggiosi bagnini della Versilia giunti con pattìni e gommoni) l'Arno prosegue la sua folle corsa, rompendo gli argini a Santa Maria a Monte e sommergendo Castelfranco di Sotto e Santa Croce sull'Arno. Stesso copione a Pontedera, mentre Pisa, momentaneamente miracolata, deve lamentare il successivo crollo dello storico Ponte Solferino, il 13 novembre. Nelle stesse ore, Grosseto viene sommersa dalle acque dell'Ombrone a causa delle intensissime piogge che si stavano verificando a monte e che determinarono l'ingrossamento del fiume e di tutti i suoi affluenti.

  • Nella mattina del 5, una parte di San Piero a Ponti (i rioni di San Cresci e San Giusto) si trova allagata da una misteriosa alluvione (il Bisenzio ha rotto dalla parte opposta; l'argine del Fosso Reale ha bloccato l'acqua dell'Arno proveniente da San Donnino). Si scopre ben presto che il motivo dell'inspiegabile inondazione si deve alla presenza di un canale sotterraneo tra i due fossi scolmatori che corrono affiancati al Fosso Reale. L'acqua dell'Arno che sommerge San Donnino risale questo canale e inonda questa parte del territorio comunale campigiano, fermandosi solo alle prime case del capoluogo.

L'alluvione del 1966 fu un evento eccezionale ed inaspettato per le sue proporzioni; mai a Firenze l'Arno, che pure aveva esondato spesso, aveva raggiunto una tale furia, come attestano le targhe relative alle alluvioni precedenti come quella, fino ad allora reputata disastrosa, del 3 novembre 1844. Il discorso vale anche per i comuni limitrofi, da sempre abituati alle sfuriate degli affluenti dell'Arno o dei fossi, dove la gente si aspettava la solita piccola inondazione di cinquanta centimetri, evento ricorrente in alcune zone come le frazioni meridionali di Campi Bisenzio e dove ogni famiglia era munita della dotazione anti-allagamento composta da cateratte, secchi e scopettoni pesanti. I livelli raggiunti dalle acque furono i seguenti.

La gente comune, con gli esperti al lavoro, non perse tempo per ripristinare le abitazioni e le attività economiche. In quei giorni di opere d'arte offese da acqua, fango e nafta si vide che un'altra opera d'arte, il sarcasmo fiorentino, aveva resistito egregiamente alla piena. Alcune trattorie devastate esposero cartelli con scritto «oggi specialità in umido» e negozi sventrati annunciavano cartelli con frasi del tipo: «ribassi incredibili, prezzi sott'acqua!» o «Vendiamo stoffe irrestringibili, già bagnate».Comunque, si può dire che Firenze ritrovò una sorta di normalità in poche settimane, tanto che fu possibile addobbare il centro storico per le feste di Natale con alberi decorati con residuati dell'alluvione.

Durante l'alluvione don Lorenzo Milani si prodigò affinché anche da Barbiana partissero aiuti alla volta di Firenze a base di acqua e pane. Un grande merito nell'opera di sensibilizzazione si dovette ad un documentario dal titolo "Per Firenze" realizzato dal regista fiorentino Franco Zeffirelli, che comprendeva un accorato appello in italiano dell'attore gallese Richard Burton.

Fra gli appelli che vengono lanciati verso la fine del documentario vi è anche quello del politico statunitense Edward Kennedy. Giunsero così presto nel capoluogo toscano i primi aiuti, in veste più o meno ufficiale. Un grande contributo fu dato da alcune città toscane come Prato e dai comuni della Versilia (che misero a disposizione, come già detto, pattini, gommoni e bagnini), da altri comuni e città italiane (in particolare umbre ed emiliane, per ovvia solidarietà "di partito"), dalle forze armate americane di stanza in Italia, dalla Croce Rossa tedesca, da varie associazioni laiche e cattoliche, da alcune federazioni di partiti politici e, ovviamente, dalle Forze Armate Italiane. Aiuti "ufficiali" arrivarono anche dall'Unione Sovietica, dalla Cecoslovacchia e dall'Ungheria, simbolo di come l'Arno era stato capace anche di corrodere, seppur per poco, il ferro della Cortina.

Particolarmente commovente e significativo fu il gesto della cittadina gallese di Aberfan che inviò uno stock di abiti per bambini: questa cittadina era stata teatro il 21 ottobre 1966 di una tragedia che era costata la vita a 116 bambini e 28 adulti, causata dal collasso di una collina di scarti della lavorazione del carbone che aveva travolto la scuola cittadina.

Lo spirito toscano fece persino diventare umoristico e simpatico un drammatico salvataggio di alcune suore anziane di un convento di San Piero a Ponti, che erano state raggiunte da alcuni coraggiosi soccorritori versiliesi: la corrente ancora impetuosa rendeva molto difficili le operazioni, stante anche la comprensibile paura delle religiose che dovevano calarsi da una finestra. Il drammatico salvataggio si risolse però in una scena umoristica, con i soccorritori che bestemmiavano a non finire e le suore a pregare. La vicenda si concluse però al meglio col salvataggio delle suore e, passate la paura e la tensione, con reciproche attestazioni di simpatia tra i protagonisti della vicenda. A Natale giunse in visita papa Paolo VI, che celebrò la messa di Natale nella cattedrale di Santa Maria del Fiore.

L'alluvione non aveva interessato solo la città di Firenze, ma di fatto, con varia intensità, tutto il nord e centro Italia. La forza delle acque, solo in Firenze furono apportati dalla piena circa seicentomila metri cubi di fango, aveva distrutto una innumerevole serie di ponti, reso inagibili molte strade, rendendo assai difficoltosa l'opera di primo soccorso.

L'alluvione fu uno dei primi episodi in Italia in cui si evidenziò l'assoluta mancanza di una struttura centrale con compiti di protezione civile: i cittadini non furono avvertiti dell'imminente fuoriuscita del fiume, tranne alcuni orafi di Ponte Vecchio che ricevettero una telefonata di una guardia notturna che li invitava a vuotare le loro botteghe; le notizie furono date in grande ritardo e i Media tentarono di sottacere l'entità del disastro; per i primi giorni gli aiuti provennero quasi esclusivamente dal volontariato, o dalle truppe di stanza in città: per vedere uno sforzo organizzato dal governo bisognò attendere sei giorni dopo la catastrofe. 

Un'importante conseguenza socio-economica dell'alluvione fu il definitivo colpo di grazia alle attività agricole e dell'allevamento nella Piana, già in crisi per il trend economico generale: molti contadini ed allevatori della zona, avendo perso tutto il materiale e le mandrie sotto le acque, decisero di non riavviare le proprie attività e di impiegarsi nell'industria o di aprire piccole attività artigianali o commerciali. Questo notevole cambiamento occupazionale fu poi alla base del successivo sviluppo manifatturiero, artigianale e commerciale della zona, che vide trasformare CalenzanoCampi BisenzioSesto FiorentinoSigna ed altri comuni da territori a vocazione agricola a zone industriali.

Uno dei principali "misteri" dell'alluvione fiorentina è sempre stato il numero delle vittime: la segretezza ed il riserbo delle autorità sull'argomento fin dai primi giorni contribuirono a far diffondere macabre leggende metropolitane come quella di decine di fiorentini che avevano trovato una morte orribile, sorpresi dalle acque nel sottopasso di piazza della Stazione. Oltretutto i fiorentini asserragliati in casa avevano visto scorrere sotto le loro finestre decine di manichini portati via delle sartorie e dalle boutique del centro, scambiandoli per cadaveri e questo spettacolo aveva rafforzato le dicerie sulla presunta strage. Solo nel 2006 l'Associazione Firenze Promuove, presieduta dal giornalista Franco Mariani e che dal 1996 si occupa delle celebrazioni annuali dell'alluvione, e che da sola ha organizzato le cerimonie, durate tutto un anno, del Trentennale, ha pubblicato il documento ufficiale, in loro possesso da ben dieci anni, della Prefettura del novembre 1966 che fissò in 35 il numero delle vittime, di cui 17 a Firenze e 18 nei comuni della provincia. Persero la vita in quei drammatici giorni, per cause più o meno dirette dovute all'alluvione: Elide Benedetti, 66 anni. La signora Elide, inferma sulla carrozzina, abitava in via delle Casine e trovò una morte orribile: alcuni carabinieri, impossibilitati a portarla via, la legarono alle sbarre della finestra per impedire che venisse travolta; i carabinieri andarono a cercare soccorso, ma nel frattempo la donna morì annegata, assistita fino all'ultimo da un parroco coraggioso.

  • Giuseppina Biancalani, 76 anni. Abitava in via Aretina e morì per le conseguenze di una caduta.
  • Guido Chiappi, 73 anni. Abitava in via Arnolfo e fu travolto dalla corrente.
  • Pietro Cocchi e Giuseppina Poggioli, 74 anni. I due, marito e moglie, vivevano in via Gian Paolo Orsini. Nonostante fossero stati avvertiti, non si misero in salvo anche perché l'uomo era infermo.
  • Maria Facconi, 48 anni, Viveva in piazza Santa Croce e morì per un infarto dopo essere stata portata in salvo perché non fu possibile trovare l'ossigeno per la respirazione artificiale.
  • Angela Fanfani, 69 anni. Morì nella sua abitazione in un sottosuolo di via Aretina nonostante un disperato tentativo dei vicini di salvarla.
  • Italia Frusi, 85 anni. La signora, cieca e inferma, morì nella sua camera del Pensionato del Sacro Cuore in via Masaccio.
  • Lino Leporatti, 65 anni. Viveva in via Benedetto Marcello e fu travolto dalla corrente.
  • Ermenegildo Livi, 81 anni. Abitava in via Francesco Datini e morì per un infarto dopo essere stato messo in salvo.
  • Carlo Maggiorelli, 53 anni. Di Pozzolatico, addetto alla sorveglianza degli impianti idrici dell'acquedotto dell'Anconella, fu portato via dalla furia delle acque mentre rispondeva ad una telefonata che lo esortava a fuggire.
  • Angelina Marè, 59 anni, morta annegata nella sua casa di Borgo Pinti.
  • Cesare Martelli, 54 anni. Fu travolto dalle acque per essersi trattenuto nella sua casa di via Ghibellina per cercare di salvare dei beni di valore.
  • Fedora Nesi, 77 anni. Paralitica, morì annegata nella sua casa di via Ghibellina.
  • Armido Peruzzi, 71 anni. Messosi in salvo dalla prima ondata, morì annegato nella sua casa di via di Rusciano, dove era tornato per recuperare alcuni beni, travolto da una seconda ondata.
  • Luciano Sonnellini, 25 anni. Detenuto del carcere delle Murate, fu travolto dalla corrente mentre cercava di raggiungere una delle case degli ospitali fiorentini.
  • Carlo Vensi, 80 anni. Morì per l'esplosione di un deposito di carburo al piano terreno della propria abitazione di via Scipione Ammirato.
  • Corinna Cintelli, 70 anni, di Sant'Angelo a Lecore. Morì annegata dopo essere scivolata da un pattino mentre veniva messa in salvo.
  • Guido Borghi, 64 anni. Morì a Castelfiorentino mentre stava cercando di salvare il bestiame.
  • Giovanni e Vittorio Cortini, di 58 e 24 anni. Morirono per il crollo della loro casa a Castelfiorentino.
  • Agostina Bini, 73 anni, di Empoli. Fu sorpresa dall'acqua mentre si trovava a letto ammalata; salvata, morì pochi giorni dopo in ospedale per i postumi.
  • Palmiro Mancini, 66 anni, di Empoli; morto travolto dalla corrente.
  • Orfea Casini, 68 anni, di Montelupo Fiorentino, morta travolta dalla corrente dopo essere caduta durante il salvataggio in elicottero.
  • Giovanni Chiarugi, 68 anni, di Montelupo Fiorentino, fornaio del paese, annegato mentre su viale Umberto I si recava all'Ospedale Psichiatrico Giudiziario per portare il pane.
  • Particolarmente drammatico fu il bilancio per il comune di Reggello, dove morirono nel crollo della loro casa Brunetto Gonnelli (43 anni); Donatella Gonnelli (6 anni); Guidalma Gonnelli (9 anni); Lorenzo Gonnelli (31 anni); Rosina Merciai (43 anni) e Carolina Nocentini (70 anni).
  • Il comune di Sesto Fiorentino pagò anch'esso un tragico prezzo umano all'alluvione: nella zona dell'Osmannoro persero la vita i piccoli Leonardo Sottile, di soli tre anni e mezzo, morto per l'esplosione di un deposito di carburante nella casa dove abitava con la famiglia e Marina Ripari, 3 anni, strappata dalle braccia del padre dalla corrente.

È inevitabile che più duratura nella memoria sia rimasta la tragedia, sia pure incruenta, del patrimonio artistico della città: migliaia di volumi, tra cui preziosi manoscritti o rare opere a stampa, furono coperti di fango nei magazzini della Biblioteca Nazionale Centrale, e una delle più importanti opere pittoriche di tutti i tempi, il Crocifisso di Cimabue della Basilica di Santa Croce, deve considerarsi, nonostante un commovente restauro, perduto all'80%. La nafta del riscaldamento impresse le tracce del livello raggiunto dalle acque su tanti monumenti; la Porta del Paradiso del Battistero di Firenze fu spalancata dalle acque, e dalle ante sbattute violentemente si staccarono quasi tutte le formelle del Ghiberti. Innumerevoli furono i danni ai depositi degli Uffizi, ancora non completamente risarciti dopo anni di indefessi restauri. Migliaia di giovani e meno giovani volontari di tutte le nazionalità arrivarono a Firenze subito dopo l'alluvione per salvare le opere d'arte e i libri, strappando al fango e all'oblio la testimonianza di secoli di arte e di storia. Questa incredibile catena di solidarietà internazionale rimane una delle immagini più belle nella tragedia. I giovani divennero gli "Angeli del fango", definizione creata dal giornalista Giovanni Grazzini, e furono uno dei primi esempi di mobilitazione spontanea giovanile nel XX secolo.

Per la tutela del patrimonio artistico danneggiato si mise subito in moto una gara a mettere al sicuro e approntare i primi restauri. Guidati dal soprintendente Ugo Procacci, i laboratori fiorentini dell'Opificio delle Pietre Dure raggiunsero gradualmente quei livelli di avanguardia e maestranza tecnica che tuttora li rendono una delle strutture più importanti a livello mondiale nel campo del restauro.

Oltre ai metodi tecnico scientifici allora disponibili, e a sviluppare nuove tecnologie allora ancora embrionali, Procacci fu uno dei primi a basare gli interventi di restauro cercando e studiando le fonti scritte lasciate dagli artefici nel corso dei secoli. La più profonda comprensione di tecniche e materiali antichi infatti si basò (secondo una scelta inusitata per l'epoca) sulla lettura attenta delle testimonianze antiche che spiegavano i procedimenti utilizzati per creare i manufatti artistici. Ricettari come Teofilo e trattati come il Libro dell'Arte di Cennino Cennini furono fondamentali per la conoscenza degli affreschi antichi e di altre tecniche e permisero un uso sapiente e calibrato delle tecniche aggiornate alle conoscenze moderne.

La disastrosa inondazione del 1966 ha avuto importanti conseguenze sui programmi e sull'organizzazione italiana per la difesa del suolo. Venti giorni dopo l'evento è stata costituita la Commissione Interministeriale per lo studio della Sistemazione idraulica e della Difesa del suolo, presieduta da Giulio De Marchi, da cui prenderà il nome. Ai lavori partecipano le personalità nazionali più qualificate nei campi della tecnica idraulica e di vari altri settori interessati. I lavori della commissione terminano nel 1970 e gli atti sono pubblicati nel 1974, due anni dopo la morte di De Marchi. Suddivisi in cinque volumi di oltre 2.800 pagine e con un'appendice con le cartografie dei litorali in erosione, essi rappresentano un'opera molto importante in ambito idraulico, sia per l'accuratezza delle rilevazioni che per la bontà delle soluzioni proposte. A seguito di questo lavoro saranno approvati la costituzione delle Autorità di bacino e del servizio di protezione civile.[14]

Negli anni immediatamente successivi all'alluvione furono realizzati alcuni importanti interventi. Tra questi il completamento del canale scolmatore d'Arno a Pontedera, l'abbassamento delle platee dei ponti Vecchio e Santa Trìnita e il sopralzo delle spallette in alcuni tratti del tronco fiorentino del fiume.

Nel 1990, a seguito dell'emanazione della legge quadro sulla difesa del suolo, fu costituita l'Autorità di bacino del fiume Arno, con il compito di sviluppare il Piano di bacino. Questo importante atto, con forti ricadute anche di carattere urbanistico, è articolato per stralci e, tra le altre cose, indica le strategie per mitigare il rischio idraulico e la difesa dalle alluvioni. Il primo stralcio "rischio idraulico", sviluppato sotto la guida dell'allora Segretario generale Raffaello Nardi, prevedeva interventi strutturali per oltre 1,5 miliardi di euro e vide la luce nel novembre del 1999. Il piano, che tra le altre cose, vincolava molto del territorio di fondovalle non ancora edificato, restò sostanzialmente inattuato, soprattutto per gli scarsi finanziamenti pervenuti dallo Stato e la forte rigidità delle strategie che non offrivano probabilmente una sufficiente progressività dell'azione, visto anche l'estrema incertezza del flusso di risorse economiche.

Negli anni successivi, con il lavoro del Prof. Giovanni Menduni, nuovo Segretario generale, si è provveduto all'approvazione del Piano Assetto Idrogeologico (PAI). Questo piano, recupera diverse delle proposte indicate dal precedente. Inizia tuttavia da una dettagliata analisi della pericolosità e del rischio sul territorio del bacino fornendo mappe che consentono di indirizzare la programmazione urbanistica. Gli interventi sono poi graduati attraverso un'attenta analisi di priorità che ha consentito di avviare decisamente l'azione di messa in sicurezza. Con questo piano si sono ottimizzate le risorse economiche addivenendo così alla stipula di accordi tra Stato e Regione per il finanziamento degli interventi.

Intanto, nel 2001, entrava in servizio l'invaso di Bilancino. Quest'opera ad uso multiplo, oltre a sostenere il deflusso minimo vitale del fiume, alimentare l'acquedotto di Firenze, produrre energia e riqualificare l'alto Mugello dal punto di vista ricreativo, fornisce un forte contributo alla moderazione delle piene della Sieve con effetti anche su Firenze.

Sono stati realizzati molti interventi sugli affluenti e sul reticolo minore, tra i quali anche importanti casse di espansione. Gli interventi sull'asta principale sono in alcuni casi in corso di appalto o in progettazione (2008).

Allo stato dei fatti, essendo il piano in via di completamento, resta il rischio del ripetersi di una esondazione con situazioni di maltempo paragonabili a quelle del 1966. In tal caso l'Arno tornerebbe ad alluvionare Firenze, anche se con livelli idrici verosimilmente più bassi. C'è inoltre da segnalare che il sistema di preannuncio, sviluppato come prototipo dalla stessa Autorità di bacino e oggi operativo presso i Centri funzionali di Protezione civile Toscano e nazionale, consente procedure di allerta con tempi di anticipo impensabili solo pochi anni fa.

Particolare cura, nella cintura fiorentina occidentale, è stata data alla cura degli argini del fiume Bisenzio e dei fossi minori della zona, dopo l'alluvione del novembre 1991 che colpì il centro di Campi Bisenzio. La zona, da secoli sottoposta a periodici allagamenti più o meno gravi (tre grandi alluvioni del Bisenzio solo nel XX secolo) è stata curata con la periodica pulizia ed il rafforzamento degli argini, la costruzione di impianti idrovori e la realizzazione di casse di espansione.