Il cuore di ogni posto #ETuCheNePensi

di Cinzia Venditti

Secondo articolo della rubrica #ETuCheNePensi, e chi l'avrebbe mai pensato! Sognare una vita di fare la giornalista, senza mai provarci davvero. Scrivere ininterrottamente negli anni su banchi, fogli, quaderni, post it, poi telefoni, pc, iPad, persino sui tovaglioli 17X17 dei bar in cui lavoravo, veloce, con le sillabe d'amore che mi cadevano tutte al pavimento insieme ai bicchieri. Prendere sempre 10 in italiano dalle elementari e in matematica zoppicare constantemente. Dire ogni volta insieme al nome: "Ho imparato prima a scrivere e poi a camminare". Passare serate intere a guardare le repliche di Sex and the city, rivedersi nei ricci di Carrie Bradshaw, nei vestiti, nelle amiche matte quanto lei ma, soprattutto, in quelle gocce di sudore sparse sul suo Mac, quando, stravaccata su un letto, scriveva della sua città: New York. Mi incantavo sullo schermo riempito dalla bella Sarah Jessica Parker e mi immedesimavo in lei, sognando di essere nei suoi panni, anzi: "in her shoes"! Cacchio che scarpe! 

Mi chiedevo ogni volta come sarebbe stato avere una rubrica, parlare alla gente scrivendo, ricevere risposte e spunti dal pubblico, vedere il proprio nome sotto un articolo, sapere cosa pensano quelli che si possono chiamare "i propri lettori". E chi l'avrebbe mai pensato, appunto? Che un bel giorno ti svegli, decidi di cambiare tutto, città, casa, lavoro, modi di fare, e scegli di trasformare i sogni in obiettivi, di provarci almeno (perché a non provarci sono bravi tutti), di crederci giusto un po', in te stessa, perché se non ci credi tu in te come puoi pretendere che lo facciano gli altri? Il coraggio non è mai innato, il coraggio è una scelta. E allora eccomi qui, a scrivere finalmente in un giornale, attraverso soprattutto una rubrica, la mia rubrica.

Facciamo finta di essere negli Stati Uniti (e ci vorrei davvero stare in questi giorni per mettere una bella croce sul nome Biden!), non Manhattan ma la parte di New York con un Castello Monforte, da cui si snodano mille stradine, che portano ad una torre, da cui si affacciava una fanciulla di nome Delicata, che poi ha ispirato anche William Shakespeare. Il centro storico di Campobasso, avete capito bene. Oggi si parla di quello. The Old Town. Che ci manca per essere l'America?! Abbiamo anche Ripalimosangeles, Campomarino beach, Termoli seaside... insomma, scherzi a parte, il centro storico è il cuore di ogni posto. Allora perché il nostro, di cuore, è abbandonato? Nessuno dovrebbe mai abbandonare un cuore, non dopo averlo abitato, curato, amato. Non si fa e basta. Un cuore va custodito, sempre, accudito, innaffiato, come quelle piante che non sai mai se a forza di acqua fioriranno e poi... fioriscono, un bel giorno, quando meno te lo aspetti. 

Un mese fa circa, camminando per il centro storico, ho avuto modo di guardare come, all'interno della città, ci sia un'altra città. Una sorta di microcosmo, un mondo dentro il mondo. Mi sono soffermata, un pomeriggio intero, macchina fotografica al collo e penna alla mano, su quel reticolo di viuzze che si collegano tutte tra di loro come una ragnatela magica, in cui ogni filo conduce ad un altro filo, fatta di case, casette, porte, balconi e poi scale, mattoni, sanpietrini, che raccontano tutti una storia, quella di chi li ha abitati, aperti, saliti, costruiti, attraversati... vissuti. Ed è proprio il vissuto di chi lì è cresciuto, rimasto, tornato, che ho ascoltato quel giorno.

Fabio, uomo tutto di un pezzo, di grandi ideali e sani principi, che tra quelle ringhiere ha fatto la porta di un immaginario campo di calcio con i suoi amici, quando era piccolo. La sua bellezza sta nell'avere ancora paura di trovare un mostro sotto al letto, quando molti adulti diventano mostri che hanno paura di trovare un bambino sopra il letto. 

Fra., anima serena, occhi puliti, esistenza complicata dalle ingiustizie e dal dolore, quello che ti piomba addosso senza chiederti il permesso. Lui è scappato dal suo mondo dopo aver cercato di cambiarlo, ma ci ha fatto ritorno, perché mollare non è una possibilità per noi amanti dei mulini a vento.

Lu., bella quanto Mariagrazia Cucinotta, a cui l'amore non ha mai chiesto il permesso, come quei persecutori che non ti lasciano andare nemmeno se messi in manette, che ti mettono in croce come Gesù Cristo, come il quale impari a morire e resuscitare, il terzo giorno secondo le scritture. Lei ha una casa a Piazza Mercurio, un piano di eleganza e dolcezza, perché la casa rispecchia sempre il proprietario.

Pat., donna del nord, che ha sposato un campobassano e dal Molise non è più andata via, come quelle terre lontane che qualcuno dice che non esistono e che o le ami o le odi. Lei lo ha amato fin dal primo momento, il suo Molise e il suo compagno. Al centro storico ha poi trovato la sua migliore amica, quella da cui non ti separi più perché diventa la tua famiglia.

Queste e altre storie ho ascoltato in quelle ore. Storie di vita, storie di tutti i giorni, storie di gente come noi. Tutte accomunate dallo stesso punto di partenza e di arrivo: il centro storico, come un viaggio centrifugo e poi centripeto in cui si ripassa sempre dal via. 

E sui volti, tutti, rughe, di bellezza e di espressione, come solo la delusione sa disegnare. Delusione di chi non ha mai lasciato il posto in cui è cresciuto, ma che lo ha visto spopolarsi. Delusione di chi lotta per migliorare il punto rappresentativo della città, ma che è stato abbandonato a se stesso. Delusione di chi ha mille idee per rivalutare e rivalorizzare il cuore del capoluogo, ma che non trova l'appoggio nei fatti, politico, per mettere in pratica le proprie idee. Delusione di tutti coloro che abitano il centro storico immaginandolo come una comune, fatta di democrazia partecipata e di condivisione - quasi come fosse un condominio: piazza Mercurio il pianerottolo, l'ex Monticelli il portone di ingresso, i vicoli, le scale e le case i vari appartamenti e così via - ma che non trova riscontro pratico. 

Nel centro storico (e non solo) i problemi relativi alla raccolta differenziata sono notevoli, ecologia questa malattia!

Nel centro storico la segnaletica è decadente o assente, quando è lì che risiede la maggior parte degli spazi che potrebbero fungere da attrazioni turistiche.

Nel centro storico manca la sicurezza pubblica, scippi ed episodi di malavita verso i quali non si prestano adeguate risposte.

Nel centro storico gli stabili sono in declino, quando si dovrebbe dare loro un senso di progettualità.

Punti luce, fontane, rivalutazione degli immobili, spettacoli, iniziative... quanto si potrebbe fare e non si fa per questo regno magico ma fermo a sole potenzialità che non vanno mai in atto?

Ok, di Carrie Bradshaw ho solo l'altezza (un metro e sessanta scarsi) e i ricci (non biondi ma mori). Sono dietro un pc che non è un Mac, ma funziona; in un appartamento che non è fashion come Greenwich Village, ma è casa; in una città che non è New York, ma è la mia città, Cambuash; in un giornale che non è il New York Star, ma è il nostro, del Molise; in un paio di Dr Martens che non sono le Manolo Blahnik, ma che mi fanno sembrare più alta. 

E sì, ancora, il mio articolo non è un brillante appunto sulla vita notturna di quattro single a Manhattan, ma si intitola "Il cuore di ogni posto", perché è così che considero il centro storico della mia città; la mia rubrica poi non parla del sesso (non in questo articolo almeno, nei prossimi perché no!) e non è purtroppo Sex and the city, ma:  #ETuCheNePensi ?