Fred Bongusto – Spaghetti, pollo, insalatina e una tazzina di caffè - #musicamente

Negli anni ’60, quando ero un bambino, innocente e fiducioso verso il futuro, nel mio paese, Castelnuovo al Volturno (all’epoca in provincia di Campobasso), sognavo che da grande sarei diventato un cantante e collezionavo le figurine dei miei futuri colleghi, che incollavo in modo maniacale negli album della Panini.

La domenica, strombazzando dagli altoparlanti installati sui tettucci della macchine, arrivavano in piazza venditori ambulanti di dischi, che attiravano l’attenzione facendo ascoltare a tutta la comunità i successi del momento. 

La gente, compreso il prete del paese, Don Giovanni, fortunato possessore di un giradischi della Reader Digest, comprava quei dischi, non autentici, ma reinterpretati, da sconosciuti cantanti professionisti, in modo fedele agli originali.

In paese esistevano solo due televisori: quello in casa mia e quello di zi’ Rosina che, in cambio di un misero obolo, permetteva ai giovani di riunirsi in un suo fondaco per guardare le trasmissioni televisive. 

Mio fratello e io, puntualmente, andavamo a guardarle insieme ai nostri amici, dopo aver comprato al bar tabacchi del paese due esportazioni senza filtro o due nazionali, sigarette che all’epoca si vendevano sfuse.

I programmi più in voga erano, ad eccezione delle partite di calcio, Canzonissima, il festival di Sanremo, il Disco per l’estate e il Festivalbar. “Tiravano” molto anche gli sceneggiati televisivi quali l’Odissea, con l’introduzione di Ungaretti; Le stelle stanno a guardare di Cronin, con Alberto Lupo; La freccia nera, Belfagor e altri… altrettanto famose diventavano le canzoni dei titoli di coda, le sigle, che erano le nostre preferite.

Spesso si andava a ballare in qualche casa privata, con le madri sedute in circolo a controllare che le figlie non commettessero “stupidaggini”; qualcuno, a volte, spegneva la luce e “ci scappava” un bacio furtivo.

In rare occasioni, si aveva la fortuna di andare, con gli amici più grandi, che avevano la macchina e qualche soldo in tasca, in qualche discoteca di Roccaraso che andava per la maggiore, come ad esempio La mela, dove, più che ballare, si potevano ascoltare le canzoni da night a un volume soddisfacente e in alta fedeltà.

Il fine settimana veniva al paese,  l’assessore alla cultura del Comune di Campobasso, Umberto, che aveva sposato una mia cugina, il quale mi raccontava di un suo carissimo amico cantante, Fred Bongusto. 

Io spalancavo gli occhi e mi sentivo importante già solo per il fatto che una persona come lui, che era quasi un familiare, avesse una frequentazione così esclusiva, addirittura un cantante di fama nazionale, di cui anch’io conoscevo diverse canzoni quali Una rotonda sul mare (1964),  Spaghetti a Detroit (1967), Malaga (1963), che avevo ascoltato in vari programmi televisivi, ma anche in discoteca.

Ebbi altre occasioni che mi procurarono il batticuore il quel periodo, ad esempio quella volta che stavo pranzando con i miei genitori al ristorante Volturno a Colli al Volturno e mio padre, a un certo punto, si alzò per conversare con una persona venuta a salutarlo. Quando si sedette di nuovo a tavola, mi disse che quel suo amico era Enzo Guarini, un altro artista di cui conoscevo bene il nome. Vedendomi assorto e sognante, mio padre mi rivelò di avere un cugino di secondo grado, originario del nostro paese, il cui nome era Bruno Martino.

Erano tempi felici, l’epoca del boom economico, un periodo in cui si ricostruiva l’Italia, c’era lavoro per tutti e i giovani nutrivano grandi speranze, con la prospettiva di un futuro certo e brillante, in cui nulla sarebbe stato impossibile: il sogno italiano.

Apparentemente, queste sembrano altre storie, ma, in realtà, è il contesto in cui nasce artisticamente Fred Bongusto!

Alfredo Antonio Carlo Buongusto, in arte Fred Bongusto, nasce a Campobasso il 6 aprile 1935. 

Il padre è napoletano, la madre veneta.

Il padre, sottufficiale di Marina, è un chitarrista cantante amatoriale che suona le canzoni trasmesse  dalla radio delle Forze Armate Americane in Europa. Muore sul fronte greco quando il piccolo Alfredo ha appena sette anni, ma, in quel piccolo lasso di tempo, riesce a trasferirgli l’amore per la musica.

Fred, che è stato in voga negli anni ’60 ’70, è considerato un cantante dalla voce confidenziale, quello che gli anglosassoni definiscono crooner (cantante che comunica con la voce calda e suadente). Viene paragonato spesso a Bruno Martino. La sua matrice musicale proviene da ascolti di cantanti jazz come  Frank Sinatra, Bing Crosby, Nat King Cole.

Suona con gruppi di altri studenti di Campobasso fin quando, a metà anni cinquanta, si trasferisce a Padova per studiare Legge. Qui, entra nell’orchestrina del Caffè Pedrocchi insieme ad altri studenti universitari e decide di lasciare i libri per dedicarsi allo spettacolo.

Fa, da questo punto in poi, la gavetta, come chitarrista-cantante, in varie orchestre, effettuando tour in Germania, Grecia e Libano, con l’ensemble di Vittorio Buffoli, in cui milita anche un giovane Sergio Endrigo come cantante e contrabbassista.

La svolta arriva con Ansoldi, che gli pubblica per la sua etichetta, la Primary, Bella Bellissima, nel 1962, ma Bongusto si mette in luce con il lato B del 45 giri, Doce, doce, in napoletano, di cui è anche autore.

Da questo momento, è un susseguirsi di hit messe a segno, l’una dopo l’altra: Frida, Amore fermati  (sigla del varietà televisivo Leggerissimo) di Gorni Kramer, Malaga, tutte del 1963.

Nello stesso anno affronta il suo primo tour in Sud America, in Uruguay.

Il grande successo giunge solo l’anno successivo, 1964, con Una rotonda sul mare, che lo posiziona stabilmente nella storia dei grandi della canzone di tutti i tempi.

Sempre nel 1964 partecipa al Festival di Napoli.

Nel 1965 partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo con la canzone Aspetta domani, in coppia con Kiki Dee.

Nel 1967 ritorna a Sanremo con la canzone Gi, in coppia con Anna German, che non arriva neanche in finale, ma, meno di tre mesi dopo, pubblica Spaghetti a Detroit che diventerà uno dei suoi più grandi successi.

… e continua con una serie infinita di “Un Disco per l’Estate”, a cui partecipa nel ’64 con Mare non cantare, nel ’65 con Il mare quest’estate, nel ’66 con Prima c’eri tu (con cui vince il festival), nel ’69 con Una striscia di mare, nel ’72 con Questo nostro grande amore (scritta con Franco Califano) e nel ’74 con Perdonami amore.

Tra la fine degli anni 60 e gli inizi dei 70 partecipa a diverse trasmissioni televisive, soprattutto a “Canzonissima”, ma entra nell’immaginario collettivo degli italiani nel 1971, con la sigla di coda di “Speciale per noi”, Quando mi dici così, in coppia con Minnie Minoprio.

Nel ’72, sempre in TV, nel programma “Teatro 10”, duetta con Mina, la quale gli dedica un medley con le canzoni Quando mi dici così, Frida, Sei tu sei tu, Doce doce, Spaghetti a Detroit.

Lo stesso anno, la RAI lo chiama a condurre un programma tributo in tre puntate, “Amabile Fred”.

Successivamente, piazza almeno altri tre grandi successi: Tre settimane da raccontare (1973), La mia estate con te (1976) e Balliamo (1977), che diventerà il suo pezzo più importante degli anni ’70.

Continua, naturalmente, a sfornare dischi, ma senza più il grande consenso popolare, fino a pochi anni prima della sua morte. 

Due note di colore sono rappresentate da una cover di Superstition di Stevie Wonder nel ’73, che gli permette di cimentarsi con la sua passione per il R&B e l’album Fred Brasil che mette in luce il suo grande amore per la Bossa nova.

Le sue collaborazioni con grandi artisti e direttori d’orchestra importantissimi si susseguono a ritmo incessante. Vorrei ricordare: Mina, Bruno Martino, Toquinho (anche lui d’origine molisana, con cui collaborerà a lungo), Chet Baker, Vinícius de Moraes, Antônio Carlos Jobim e João Gilberto (che porterà Malaga al successo internazionale).

La carriera di Fred Bongusto vede anche la sua partecipazione a diversi film e la composizione di 28 colonne sonore in lungometraggi di grandi registi ne sono la prova. Mi vengono in mente, fra gli altri, Matrimonio all'italiana di Vittorio De Sica con Sofia Loren e Marcello Mastroianni, due volte candidato agli Oscar e Il tigre di Dino Risi (1967), vincitore di due David di Donatello.

Nel 1967 sposa l’attrice Gabriella “Gaby” Palazzoli, che ha recitato in teatro con Macario e nel cinema con Alberto Sordi, che viene a mancare nel 2016.

Fred Bongusto muore a 84 anni nella sua casa di Roma all’alba dell’8 novembre 2019.

Il funerale viene celebrato l’11 novembre nella Chiesa degli Artisti a piazza del Popolo a Roma e la sua salma, dopo la cremazione da lui voluta, viene tumulata al Cimitero Flaminio.

Che dire?

Sicuramente Bongusto è stato un grandissimo artista, animato da una enorme passione per la musica (jazz, r&b, bossa nova, canzone napoletana), trasferitagli dal padre, ma, in qualche modo, questa è diventata la materializzazione del genitore che l’aveva lasciato a soli sette anni. Non c’era più la persona, ma veniva sostituita dal modello che questa gli aveva trasferito… e Dio solo sa cosa scatta nella testa di un infante quando viene sottoposto a certe sofferenze insostenibili! Fatto sta che il bambino si fa grande e si porta dietro quella passione che rappresenta il suo unico punto fermo, l’ancora a cui aggrapparsi, un qualcosa di tangibile che non lo abbandonerà mai e da cui non si sentirà mai tradito, per tutta la vita.

… e poi, nelle canzoni, tutte d’amore, il rimpianto, la malinconia, la passione, tanti sentimenti che riconducono continuamente a pochi fattori: l’abbandono, il bisogno d’amore mancato, la gelosia e il mare. 

Il mare che nasconde tutto, che apparentemente crea gioia sulle spiagge delle vacanze, intorno alle rotonde, nei paesi esotici, ma quando s’infuria, al termine della stagione felice, lascia solo la malinconia dell’autunno nell’anima. E quando la stagione gialla arriva, finiscono le vacanze, ripartono gli amori di cui si ci si è inebriati nell’estate, si rimane da soli a ripensare a ciò che è stato e, per sempre, rimarrà solo un ricordo piacevole, ma impalpabile, che lascerà comunque un profondo vuoto dentro.

Questi i temi delle canzoni di Fred, un artista che è stato catalogato da sempre come un cantante estivo, ma credo che estivo lo fosse fino a un certo punto.

Prima di tutto era un uomo, che ha camminato fianco a fianco con la sofferenza per tutta la vita e ancor più dopo la dipartita di sua moglie Gaby, nel 2016, quando, malato, ha affrontato il viaggio più lungo e importante da solo.

Dov’erano, allora, tutti i ruffiani autoreferenziali che si riempiono la bocca con epitaffi ipocriti e statue che affrancano il loro campanilistico senso di colpa? Cose, queste, sicuramente insufficienti a pulire coscienze che di cosciente non hanno nulla, ma solo una miseria mentale che, all’infinito, non merita indulto.

E c’è chi ancora aspetta, quindi, parafrasando una mia vecchia canzone, facciamo in modo di non ripetere Ancora i nostri errori.

di Lino Rufo