#inizialmente. “Tanto gentile tanto onesta pare” di Dante Alighieri

Qualche giorno fa abbiamo festeggiato la “ Giornata Mondiale della Gentilezza “. Essa, dimenticata, sbugiardata da tempi che rincorrono la voglia di ebrezze mai sincere e sempre dalle dinamiche impropositive, si pone anacronisticamente in tempo “ moderni “. Gentilezza ai tempi d’oggi vuol dire “ sciocco, inferiore “. E’ tempo di presunzioni, di macio. Le donne emulano la forza e poi si lamentano di non esser più donne, spocchiano arroganza e vestiti da superdonne già in tenera età. Il rispetto viene meno nei ragazzi, tutti decisamente già grandi nonostante abbiano ancora i dentini da latte. Gentilezza ed educazione sono ormai una calca nella sabbia del deserto che con un alito di vento scompaiono senza più trovar il loro tempo. Per fortuna i poeti di tutti i tempi hanno celebrato e continuano a farlo,  la gentilezza, il gesto cortese, la delicatezza dei modi. Dante, il sommo, ne fa una battaglia dalla nobiltà d’animo. La canta e la spalma sul pane dei poveri fino alla gentilezza cantata dagli autori dei nostri tempi o di poco precedenti. Un arma forte contro violenze e superficialità. Che essa ci riporti ad essere più aperti e ben disposti nei confronti degli altri, con meno arroganza e più voglia di essere partecipi. 

Tanto gentile tanto onesta pare

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia, quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua devèn, tremando, muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente e d’umiltà vestuta,
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ’ntender no la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira. 

(Dante Alighieri da ‘Vita Nuova’)