Accadde Oggi 19 novembre - #almanacco

Oggi 19 novembre la Chiesa festeggia Sant’Abdia, profeta

461 – Sant’Ilario diventa Papa
1493 – Cristoforo Colombo diventa il primo europeo ad approdare sull’isola, avvistata il giorno precedente, che diventerà in seguito Porto Rico. Le dà il nome di San Juan Bautista
1816 – Viene fondata l’Università di Varsavia
1863 – Guerra di secessione americana: il presidente dell’Unione, Abramo Lincoln, pronuncia il discorso di Gettysburg, 

1924 – A Los Angeles, il famoso regista di film muti, Thomas Ince (“Il padre del western”) muore per un attacco di cuore nel suo letto (affiorarono delle voci secondo le quali gli aveva sparato il magnate dell’editoria William Randolph Hearst)
1941 – Seconda guerra mondiale: l’incrociatore HMAS Sydney della Royal Australian Navy e l’incrociatore ausiliario tedesco Kormoran si affondano l’un l’altro al largo della costa dell’Australia Occidentale, con la perdita di circa 645 marinai australiani e 77 tedeschi
1942 – Seconda guerra mondiale: Battaglia di Stalingrado – le truppe sovietiche dei generali Aleksandr Vasilevskij e Georgij Žukov lanciano l’Operazione Urano, la grande offensiva generale dell’Armata Rossa che porterà all’accerchiamento della 6. Armee tedesca, volgendo le sorti della battaglia in favore dell’URSS
1944 – Seconda guerra mondiale: il presidente statunitense Franklin D. Roosevelt annuncia il 6° War Loan Drive, mirato a vendere 14 miliardi di dollari in obbligazioni di guerra per aiutare il pagamento dello sforzo bellico
1946 – Afghanistan, Islanda e Svezia entrano nelle Nazioni Unite
1954 – Sammy Davis Jr perde il suo occhio sinistro in un incidente automobilistico a San Bernardino, in California
1969 – Programma Apollo: gli astronauti dell’Apollo 12, Charles Conrad e Alan Bean atterrano nell’Oceanus Procellarum (“Oceano delle tempeste”) e diventano il terzo e quarto essere umano a camminare sulla Luna
Calcio: Pelé realizza su rigore al ’34 della partita fra il Santos (in cui milita) e il Vasco da Gama il suo millesimo goal. 

L’agente Antonio Annarumma diventa la prima vittima degli Anni di piombo in Italia
Un Boeing 727 della Transportes Portugueses cade vicino alle isole Madera uccidendo 130 persone
1979 – Crisi iraniana degli ostaggi: il leader iraniano Ayatollah Ruhollah Khomeini ordina il rilascio di 13 donne e neri americani tenuti in ostaggio nell’ambasciata statunitense di Teheran
1984 – Una serie di esplosioni nel deposito di prodotti petroliferi della PEMEX a San Juan Ixhuatepec (Città del Messico), innesca un gigantesco incendio che farà circa 500 vittime
1985 – Guerra Fredda: a Ginevra, il presidente statunitense Ronald Reagan e il segretario generale del PCUS Michail Gorbačëv si incontrano per la prima volta
1998 – L’Autoritratto senza barba (1889) di Vincent van Gogh viene venduto all’asta a New York per 71,5 milioni di dollari.
1999 – Ad Istanbul, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) chiude un summit di due giorni richiedendo una soluzione politica in Cecenia e adottando lo Statuto per la sicurezza europea
Shenzhou 1: La Repubblica Popolare Cinese lancia la prima navetta spaziale Shenzhou
2002 – Sulla costa della Galizia (Spagna) naufraga la petroliera Prestige, in avaria dal 13 novembre.
2005 – Guerra in Iraq: si consuma il massacro di Haditha

Giornata internazionale dell’uomo

Nati 

Zygmunt Bauman (1925) – Filosofo e sociologo polacco
Alessandro Borghese (1976) – Chef e conduttore televisivo italiano
Carlo I Stuart (1600) – Monarca inglese

Concita De Gregorio (1963) – Giornalista e scrittrice italiana
Massimo Fini (1943) – Scrittore e giornalista italiano
Jodie Foster (1962) – Attrice e regista statunitense
Indira Gandhi (1917) – Politica indiana
Larry King (1933) – Giornalista e conduttore televisivo statunitense
Calvin Klein (1942) – Stilista statunitense
Gillo Pontecorvo (1919) – Regista italiano
Giuseppe Povia (1972) – Cantautore italiano
Meg Ryan (1961) – Attrice statunitense
Ted Turner (1938) – Imprenditore statunitense

Morti 

Anselmo Bucci (1955) – Incisore e pittore italiano
Secondo Casadei (1971) – Musicista italiano
Maria Grazia Cutuli (2001) – Giornalista italiana assassinata in Afghanistan
Carlo Dossi (1910) – Scrittore e diplomatico italiano
Charles Manson (2017) – Famigerato criminale statunitense
Nicolas Poussin (1665) – Pittore francese
Franz Schubert (1828) – Compositore austriaco
Maria Yudina (1970) – Pianista russa

Una grande donna nacque e cambiò le sorti del suo paese.

Indira Priyadarshini Nehru-Gandhi (Hindi: इन्दिरा प्रियदर्शिनी गान्धी) (Allahabad19 novembre 1917 – Nuova Delhi31 ottobre 1984) è stata una politica indiana.

Fu il primo Primo ministro donna indiano e rappresentò una figura centrale nel Congresso Nazionale Indiano. Indira Gandhi, che lavorò in politica dal 1966 al 1977 e poi di nuovo dal 1980 fino al suo assassinio nel 1984, fu la seconda ministra per anzianità di servizio e l'unica donna a ricoprire questa carica.

Indira Gandhi fu l'unica figlia del Primo ministro indiano, Jawaharlal Nehru. Fu designata Capo di stato maggiore dell'amministrazione capeggiata da suo padre tra il 1947 e il 1964 e arrivò a esercitare una notevole influenza, seppur non ufficiale, al governo. Fu eletta presidente del Congresso nazionale indiano nel 1959. Fino alla morte di suo padre nel 1964, la Gandhi rifiutò di gareggiare per la presidenza del partito e al contrario decise di diventare capo di gabinetto nel governo capeggiato da Lal Bahadur Shastri. Nelle elezioni di partito tenutesi all'inizio del 1966 (dopo la morte di Shastri), sconfisse il suo rivale Morarji Desai, per diventare leader del partito e quindi s쳭ette a Shastri come Primo ministro indiano.

Fu l'unica figlia di Kamla e Jawaharlal Nehru (1889–1964), Primo Ministro dell'India dal 1947 alla morte. I Nehru, illustre famiglia di casta Brahmina, vennero convertiti alla causa dell'indipendenza indiana dal dominio coloniale britannico, grazie all'incontro con il Mahatma Gandhi nel 1919. La giovane Indira subì l'influenza del forte impegno politico di suo padre e di suo nonno Motilal, ma anche le tensioni, le assenze e le ripetute carcerazioni dei parenti più prossimi.

Dopo ripetuti soggiorni in Svizzera per curare la madre affetta da tubercolosi, a 17 anni lasciò l'India per l'Europa, per cominciare i suoi studi superiori a Oxford (da cui sarà espulsa per cattiva condotta), e poi rientrare a completarli nel suo Paese.

Prese il nome dal marito Feroze Gandhi (che non aveva legami di parentela con il Mahatma), sposato nel 1942, dal quale però si separò presto. Ebbe con lui due figli, uno dei quali, Rajiv, divenne suo successore come primo ministro.

L'affacciarsi in politica di Indira coincise con il raggiungimento dell'indipendenza indiana nel 1947 e la nomina del padre a Primo ministro. Fino alla sua morte, Indira ne fu la persona più vicina e devota alleata, accompagnandolo nei viaggi ufficiali in India e all'estero. 

Nel 1959 prese la guida dell'Indian National Congress, e quindi fu ministro dell'Informazione nel governo di Lal Bahadur Shastri, dal 1964 al 1966.

Fu nominata Primo Ministro dell'India alla morte di Shastri, il 24 gennaio 1966. Nel 1967, per la prima volta, il Partito del Congresso subì un forte calo di consensi dovuto alla forte presenza di correnti di estrema sinistra in alcuni governi regionali. Il partito si divise in due tronconi, uno conservatore e l'altro progressista.

In questa situazione di incertezza Indira Gandhi agì in maniera apparentemente non coerente: dapprima tentò di estromettere i governi di sinistra dell'Uttar Pradesh e del Bengala Occidentale; successivamente, dopo la vittoria della destra nelle consultazioni elettorali del 1968-69, sembrò assumere posizioni più vicine alle sinistre poiché, nel giro di pochi giorni, procedette alla nazionalizzazione di una decina di banche d'affari al fine di assicurarsi il consenso di socialisti e comunisti in vista delle elezioni presidenziali che si sarebbero tenute nel 1969. Intraprese una robusta politica di riforma terriera, pose limiti alla proprietà privata e cancellò i privilegi e le rendite superstiti dei nobili, nell'intento di sradicare la povertà e le macroscopiche ingiustizie del Paese.

Col supporto di formazioni politiche esterne, Indira e la sua fazione riuscirono a rimanere comunque al governo e la successiva campagna elettorale la vide trionfare. Nell'agosto del 1971 firmò un trattato ventennale di cooperazione e amicizia con l'Unione Sovietica, poiché i legami con gli Stati Uniti, coltivati dal padre, avevano subito nel frattempo un progressivo deterioramento. 

Nonostante il potere più che consolidato, le riforme di Indira non ottennero i risultati sperati, anche a causa del costo enorme della vittoria nella terza guerra indo-pakistana e l'emergenza causata dall'imponente esodo di profughi giunti in India a causa della stessa; il disastro dei raccolti negli anni 1972-73, la crisi energetica del 1973 e il contemporaneo sforzo nucleare del Paese, che nel 1974 si dotò della bomba atomica.

Nel 1975, un tribunale la ritenne colpevole di brogli elettorali e la condannò all'interdizione dai pubblici uffici per sei anni. Nello stesso anno il paese fu attraversato da un'ondata di scioperi, proteste e spinte secessioniste, che portarono la Gandhi a proclamare lo stato d'emergenza nazionale e a prendere misure severe contro le opposizioni: i diritti civili vennero sospesi e furono promulgate leggi speciali per rendere ineffettiva la sentenza della Corte Suprema che l'aveva accusata di brogli.

Migliaia di oppositori e sindacalisti vennero imprigionati, molti sparirono nel nulla, la libertà di stampa ridotta ai minimi termini. 

Al principio del 1977, a sorpresa Indira rilasciò i prigionieri politici, pose fine allo stato d'emergenza ed annunciò elezioni per il marzo seguente; quando il paese tornò alle urne, tuttavia, il suo partito venne sconfitto e Indira, un anno dopo, fu addirittura incarcerata per alcuni giorni.

I due governi che si s쳭ettero fino alla fine del 1979, una volta ripristinati i diritti civili, non seppero proporre altre riforme né soluzioni ulteriori per gli enormi problemi che affliggevano il Paese, e nuove elezioni vennero indette per il gennaio 1980. Indira, nel frattempo si era affermata come capo dell'opposizione, si era riorganizzata e in pochi mesi aveva fondato un nuovo partito.

Vinse le elezioni, che le consentirono di ritornare alla guida del governo. Il suo secondo mandato iniziò il 14 gennaio di quell'anno. 

Il nuovo mandato non vide l'India registrare i precedenti progressi economici e industriali, ma fu altresì segnato dai tumulti nazionali; nel nord-est gli Stati tribali erano in fermento e l'Unione Sovietica aveva invaso l'Afghanistan. Indira decise di ricorrere all'esercito per domare le rivolte politiche e sociali e alle forze dell'ordine per imprigionarne i capi.

All'inizio degli anni ottanta si sviluppò in India un movimento sikh che perseguiva l'indipendenza del Punjab indiano. Indira Gandhi scatenò contro i guerriglieri un'offensiva militare che espugnò il Tempio sacro dei sikh con un bombardamento e una sanguinosa occupazione, uccidendo molti sikh che si erano radunati quella giornata per il martirio del Guru Arjan Dev Ji, allo scopo di evitare future spinte indipendentistiche del Punjab. 

Indira Gandhi morì il 31 ottobre 1984, uccisa dalle sue due guardie del corpo sikh che intendevano vendicare la brutale repressione del movimento rivoluzionario sikh.

La sera del 30 ottobre, Indira Gandhi era appena tornata da un faticoso giro elettorale nell'Orissa. In quell'occasione aveva concluso il discorso con queste parole:

«Non ho l'ambizione di vivere a lungo, ma sono fiera di mettere la mia vita al servizio della nazione. Se dovessi morire oggi, ogni goccia del mio sangue fortificherebbe l'India. »

La mattina del 31 ottobre del 1984, alle 9.08, Indira scese i tre gradini della residenza per raggiungere il giardino. Vestita di un sari arancione (uno dei colori della bandiera nazionale dell'India) si avviò verso le due guardie responsabili della sua sicurezza, e fece loro un cenno di saluto. La Gandhi conosceva bene uno dei due, il trentaquattrenne Beant Singh. L'altro era il ventunenne Satwant Singh, in servizio da pochi mesi.

Non appena ebbe salutato le due guardie, Beant Singh (1950-1984), impugnando una pistola Walther P38, esplose tre colpi in direzione della Gandhi. Immediatamente, anche Satwant Singh (1962-1989) esplose tutte le trenta pallottole del suo mitra Sten. Non meno di sette proiettili la colpirono all'addome, una decina al petto, alcuni perforarono il cuore. Indira Gandhi non ebbe neanche il tempo di gridare. Morì sul colpo.

La notizia dell'assassinio provocò gravissimi disordini in tutto il Paese e particolarmente nella capitale, dove migliaia di cittadini sikh vennero uccisi per ritorsione nella sostanziale indifferenza delle forze dell'ordine. Il 3 novembre, circa un milione di indiani partecipò ai funerali di Indira, il cui corpo venne cremato secondo il rito religioso induista. Le ceneri, ripartite in undici urne, vennero disperse, trascorsi i dodici giorni di lutto nazionale, sull'Himalaya.

Lo scrittore e giornalista Javier Moro ha descritto l'assassinio di Indira Gandhi nel suo libro biografico Il sari rosso (capitoli 33-34). Molto critico nei suoi confronti fu invece il famoso scrittore Salman Rushdie, che nel romanzo "I figli della mezzanotte" (1981) riferì dell'uso della tortura durante il proclamato stato di emergenza. Le sue posizioni si ritrovano ribadite, sia pure quasi di passaggio, nell'omonimo film (2013), che la regista indiana Deepa Mehta ha tratto dall'opera. A Indira Gandhi sono intitolati, fra gli altri, l'Indira Gandhi International Airport, l'Indira Gandhi National Open University e l'Indira Gandhi Athletic Stadium. In Italia le sono state intitolate alcune piazze e vie in varie città: RomaBolognaMateraPomigliano d'Arco (NA), ManfredoniaAnguillara Sabazia.

Anche Gregory David Roberts, nel suo romanzo Shantaram, descrive l'assassinio e le ripercussioni che questo ha avuto nella città di Mumbay.