#inizialmente. “Il giorno diventò piccolo…” di Emily Dickinson

Solo pochi giorni ancora ed anche novembre lascia il calendario per un riposo lungo 11 mesi. Un mese incredibilmente bello per la varietà dei colori della natura che apprestassi al letargo sotto la coltre di neve dicembrina, sfodera la sua bellezza e desta sensazioni di giubilo e di grande fierezza. Forza di un autunno alla fine dei suoi giorni, vede il migrar delle genti e degli animali che rinfrancati da tanta bellezza , tristemente si incamminano verso terre decisamente più calde ma più spente. Si sente ovunque il tiepido calore della campagna che sprigiona i migliori profumi, le migliori condizioni per riposar il terreno e rigogliose mai sfuggir alla primavera ancora lunga da venire. Se fosse tempo d’amore sarebbe la più bella stagione l’autunno e novembre, il trono più altro per sperar che detto gemito sinonimo di vita goda di un ristoro assai profondo nel cor.

Emily Dickinson (1830-1886) ha un’immagine folgorante, strepitosa e dichiarativamente amoreggiante per il mese di novembre. Per la poetessa, infatti, le giornate di novembre diventano piccole circondate da una notte incombente ma dal fascino senza fine.

 

Il Giorno diventò piccolo, circondato tutto
dalla precoce, incombente Notte –
il Pomeriggio in Sera profonda
la sua Gialla brevità distillò –
i Venti smorzarono i loro passi marziali
le Foglie ottennero tregua –
Novembre appese il suo Cappello di Granito
a un chiodo di Felpa.