Matteo testimone della "leggenda" campobassana: don Antonio Marzitelli, "panificio dal 1965" - #vengoconquestamiaadirvi

Oggi vi voglio parlare di una persona che conosco: Matteo. Il cognome non l’ho mai saputo Matteo ha dalla sua una prolungata vita da dipendente. A memoria mia lavora con lo stesso datore di lavoro da almeno 40 anni,  anche se a più riprese.

Giungere ad un record del genere non è da tutti, a meno che non si lavori in qualche ufficio dove è possibile avere un avvicendamento dei funzionari che, si sa, debilitano la salute dei lavoratori, quelli di fascia bassa, quelli che tirano la carretta per tutti. È quello che ha fatto Matteo per tanti anni. Ma Matteo è sempre stato contento del suo datore di lavoro? Mah, visto il tempo che ci ha trascorso professionalmente insieme, credo proprio di sì. Detto questo, chiedo un attimo alla regia presso quale azienda Matteo lavora da tanto tempo: Panificio Antonio Marzitelli, “panificio dal 1965”. 

E qua si fermano gli orologi. Sono nato nel 1961 e mio padre ha avuto un negozio di alimentari dal 1954 al 1998, dal 1965 ha venduto il pane di Antonio Marzitelli. A dire il vero non era l’unico fornaio a rifornire di pane al nostro negozio, ce n’erano altri, altri ancora in attività, anche loro, come Marzitelli oramai di terza generazione. Tanti ricordi, di quando da ragazzino ero con mio padre al negozio ed arrivava Matteo a consegnare il pane, il pane di Marzitelli. Ricordo ancora Michele, il primogenito di don Antonio, che portava il pane con la sua cesta. Il problema era, per Michele, che aveva forse sette anni ed andava già in macchina con Matteo a consegnare il Pane. Matteo, per farlo contento, gli faceva portare una cesta di pane con una pagnotta piccola e Michele così si sentiva un gigante nel dare una mano all’azienda di famiglia. Ecco, la famiglia. Nelle nostre zone la famiglia spesso ha fatto rima con azienda, con il lavoro. Oppure Luca, il fratello minore di Michele, che da vincitore di concorso pubblico si dimette per non lasciare solo il fratello ed i genitori nella gestione dell’azienda.

Fiumi di inchiostro si sono sprecati su famiglia ed azienda, ma doveva essere il passaggio generazionale. Moltissime aziende familiari, ovunque, sono saltate per disaccordi tra i familiari. Non è il caso della famiglia di don Antonio Marzitelli però. Don Antonio ha saputo trasmettere ai suoi, ora purtroppo, eredi, la voglia e la capacità di fare. 

In questi giorni tanto si è scritto su don Antonio Marzitelli, potrei ma non voglio aggiungere altro. La loro pizza la mangiamo tutti e, a guardare le persone che si recano al forno Marzitelli, non ci sono dubbi sulla qualità. Ma come si è arrivati a questa qualità?

Don Antonio non ha sprecato un solo giorno dei suoi 55 anni di forno, accumulando e facendo tesoro dell’esperienza maturata sul campo. Una persona che decide di iniziare a lavorare alle due di donne merita rispetto e stima, a quell’ora a tutti piacerebbe dormire e non sempre la molla economica riesce a dare il “la” per darsi da fare. Dopo aver iniziato a fare il pane, “come lo faceva mia nonna: acqua, farina e lievito”, ha iniziato, senza mai fermarsi, a migliorare ed ampliare i prodotti che sfornava quotidianamente e legati alla tradizione campobassana: Mescuotte che le cicure, pepati elle, pastarelle e taralle pe la capunata, hanno sempre fatto parte del suo repertorio. Per don Antonio il pane era musica.

Acquisita la grossa esperienza ed ampliato a dismisura il campionario dei suoi prodotti, don Antonio si girò intorno e si rese conto che il forno dove lavorava da tanti anni era diventato piccolo per produrre e piccolo per la vendita. Era nata la pizza Marzitelli. “Tutti pazzi per pizza Marzi” era lo slogan, ed avevano ragione. Nel frattempo i figlioli erano cresciuti e la famiglia era cresciuta. Don Antonio, da persona che non si fermava mai, iniziò a guardare con occhio insolito la sua vigna e l’orto che coltivava dietro al forno. La vigna, soprattutto, era il suo vanto ed il vino che ne raccoglieva il suo nettare. Don Antonio, timidamente, ne inizia a parlare in famiglia e tutti insieme accettano di sacrificare la parte “agricola” dei possedimenti di famiglia per far crescere la parte commerciale. E ci hanno visto giusto. D’altra parte con l’intuito di don Antonio diversamente non poteva essere.

L’azienda Marzitelli, con l’apertura della nuova sede, ha dato una svolta commerciale alta al conto economico dell’azienda, ma è stato veramente così semplice? A sentire don Antonio, che sino a quando ha potuto fisicamente si è sempre recato in azienda, sembra proprio di si. Ma per le cose belle si lotta e così guadagnano. Don Antonio è riuscito a non allontanarsi mai dal suo obiettivo: quello di mantenere i clienti e di farli crescere. Solo la costanza nel lavoro e nella qualità di quello che si fa può dare tali risultati. Don Antonio nella sua vita si è sempre e solo concesso una settimana di ferie, quella che va dal 15 al 22 agosto, ma spesso per lui solo sino al 20 agosto. Queste erano le ferie di don Antonio Marzitelli e della sua azienda. 

La grossa passione che don Antonio aveva per il mare la curava con parsimonia ed al mare ci andava quella settimana ed il sabato pomeriggio, quando poteva, per poi tornare a Campobasso la domenica pomeriggio per le 17. Bisognava impastare il pane (ammassà u pane) per il lunedì mattina.

L’amore per il suo lavoro e per il suoi prodotti don Antonio è riuscito a trasferirli ai suoi figli ma addirittura ai nipoti.

La terza generazione di Marzitelli è pronta per continuare le cose buone, che ci fa piacere avere come proprietà immateriale di tutta la città.

Ciao don Antonio, salutami chi sai, però mi raccomando: continuate a discutere sull’orario di consegna del pane ma almeno dove siete riposatevi. Da questa parte ne avete fatti troppi di sacrifici. 

Per tutti gli altri un solito e sentito: statevi arrivederci.

Franco Di Biase