La storia si ripete: “se te siente male, manche au sperale può ji!” - #vengoconquestamiaadirvi

Co lo tempo passa tutto, a non passa niente. Quell’altro die venne nella mia magione, magione anche se di pochi metri quadri, un cavaliere errante che si pose sopra l’uscio de la mia magione dicendo di essere foriero di cose assai vecchie e già viste, pe lo suo dire, nel nostro borgo, sin da allora, da quando ci fu la peste nell’anno del Signore 1348- A quelli tempi non era cosa bella prendere un malanno, tutti dicevano, in primis la Chiesa, che lo malanno ti veniva perché dovevi essere punito pe lo tuo comportamento disdicevole e dannoso nei confronto di Gesù Cristo nostro Signore eterno.

Adesso li tempi erano variati, cangiati, li preti hanno letto parecchi libri allora proibiti, e siamo, ora nella conoscenza che la novella peste che attanaglia la nostra umanità, almeno alle partite iva, l’abbia mandata l’Agenzia Delle Entrate. Ufficio di questo novello mondo che ha qualcosa di molto antico. Le parole che definiscono tale uffizio di riscossione delle gabelle, avevano, ma hanno, seppure per abbreviazione, un’identità, nel senso che sono identiche le lettere all’ADE, che sarebbe l'oltretomba nella mitologia classica. Adesso: o voi posteri che state leggendo questa miserrima missiva, volete essere tanto generosi da produrre una prece nei riguardi di tal fetta di popolo che non riscuote perché non può lavorare e che si ritrova ad avere a che fare con l’ADE, Come disse quel generale che non ricordo come si chiamasse ma ricordo che veniva  da Norcia.

Sempre lo stesso generale, alla guida della sua armata, si soffermò a guardare i lazzaretti del Contado. Il nostro era un contado lontano dai centri dove si governava, tenete conto che per arrivare dove si decideva qualcosa c’era bisogno, alle volte, anche di quattro ore di “Cavallo ferrato” come diceva Nuvola Rossa a Bufalo Bill. In verità gli orari del cavallo di ferro dicevano che per arrivare nella capitale si voleva molto di meno, ma i cavalli ferrati ascoltarono una canzone di Cochi e Renato…quella sui crauti: “… un etto, due etti a piacere …” . E fu da allora che l’orario divenne un contratto a piacere. Molto bene dei lazzaretti che avevamo dalle nostre parti ne parlava solo il generale che, da comandante, diceva che tutto andava bene. Diceva che tutto andava bene ma non si riferiva a nessuna Madama la Marchesa, e quindi era come se non avesse detto niente. Proprio in quel periodo una giovin fanciulla, in un quadro familiare,  vedendo l’anziano (per lei) padre assaporare un mitile marino senza che quest’ultimo mitile fosse transitato in alcun foco di cottura, ebbene, la giovin fanciulla ebbe a dire: “n’N te la magnà, ca se te siente male manche au sperale può ji!” e dicemmo tutto.

Quindi ricapitolando: c’erano i lazzaretti pieni, veramente uno solo, gli altri rimasti aperti non era dato sapere, o quasi come e se funzionassero, ma la cosa eccezionale, la cosa “bella” era che in contado c’era due lazzaretti completamente vuoti ma nessuno, di quello che comandava, li voleva utilizzare. Forse c’erano motivi di credo religioso o altro che nessuno comprendeva.  Intanto, notizia fresca fresca anche i medici si ammalavano. Onore e solidarietà con vicinanza per la perdita, alla famiglia del medico di Larino e rispetto per tutti gli ammalati. In altre situazioni, invece, sembrava che non fosse successo niente e che l’emergenza riguardasse solo i boy scout in campeggio nel bosco tra Carovilli e Pescolanciano, oppure nel bosco di MIrabello, adesso non ricordo. Sempre affezionato a li vostri occhi, e sempre amabile nei vostri confronti, vi saluto tenendo in mano su lo  mio core dicendovi: statevi arrivederci

Franco Di Biase