Buon Compleanno Paolo Saverio di Zinno

Dopo la sua morte, il 29 aprile 1781 diverrà di uso comune il detto: "or perché Paolo di Zinno è morto, niuno più porrà statue?" , dimostrando l'alto grado di considerazione sociale che aveva acquisito lo scultore.

Paolo Saverio di Zinno, nasce a Campobasso il 3 dicembre 1718 , sempre a Campobasso muore il 29 aprile 1781. Sarà un caso ma, già da queste date si manifesta la grandezza di un artigiano, diventato scultore, che ha operato sul legno nell'arte sacra. Il Di Zinno nasce da una famiglia di umili contadini e già da bambino dimostra di essere incline alla realizzazione di sculture. Il  De Rubertis scrive che "fin dall'infanzia l'autore si faceva ammirare per il suo trasporto per la scultura, ma nato da poveri genitori sarebbe restato al di sotto del mediocre, se il cuore generoso del magnanimo Filippo Mazzarotta, ricco proprietario del suo tempo, non si fosse incaricato della sua istruzione mantenendolo proprie spese nelle prime officine della capitale". Il Felice approfondisce la storia e ci regala la notizia del suo regalo nel mandarlo a Napoli nel 1737 a studiare statuaria presso il maestro Gennaro Franzese dai fratelli Giovambattista e Giuseppe.

La predisposizione, la volontà e il contesto antropico in cui vive, per il Verlengia, favoriscono i rapidi progressi dello scultore che, tornato a Campobasso, si cimenta nella realizzazione di una statua dedicata all'Immacolata. Nel 1745, a ventisette anni, ormai già noto ai più, il di Zinno si presenta alla committenza locale con tratti decisi e personali che, uniti ad una schietta matrice cristiana, lo identificano quale artista prolifico nel panorama regionale ed extra-regionale. Campobasso è una Città importante per il Di Zinno come Napoli, sua seconda casa e,  il 4 marzo 1742 e nel clima di fervore politico e culturale l'artista si lascia coinvolgere pienamente, rivelando una particolare inclinazione per la sfera politico-sociale, in difesa dei propri interessi e della comunità. Sposa Candida Scaroina da cui riceve la casa di abitazione, e la nascita dei figli. Eletto tra le schiere dei confrati di Santa Maria della Croce assume il governo dell'Università con Francesco del Ciampo e Nazareno Varone. Sono anni fecondi per la bottega artistica da lui aperta che, fondendo i linguaggi artistici del Colombo e del Solimena, produce una vasta statuaria sacra lasciandosi conoscere e riconoscere in tutte le terre del Regno, spingendo l'esportazione delle opere fino alla Dalmazia.

Incline al rispetto della giustizia e alla difesa corporativa della classe imprenditoriale che a Campobasso si va affermando all'interno della borghesia, più volte si trova a prendere posizione nei confronti di soprusi sociali causati dagli abusi giudiziari del periodo.

Nel 1759, insieme al Presutto, subisce un'ingiusta accusa, il danneggiamento dell'altare maggiore della chiesa di Santa Maria della Croce in Campobasso. Incarcerato, è liberato il 15 aprile dello stesso anno, cercando di rinforzare il prestigio sociale nella confraternita, commissionando un nuovo altare marmoreo all'artista partenopeo Antonio Pelliccia.

Nello stesso anno perde le elezioni all'interno della confrateria crociata, scalzato per un solo voto dalla lista interna presentata da Filippo Mazzarotta. Da altri scarni incartamenti riportati dal Lalli, filantropo e grande conoscitore , si legge di un di Zinno imprenditore che si interessa dell'acquisto di pecore direzionando gli investimenti familiari nell'allevamento del bestiame, una delle maggiori risorse dell'economia campobassana del tempo.

L'autostrada del tempo, il tratturo, è fonte di crescita economica e di miglioramento sociale. Lungo l'arteria si collocano taverne, chiese e luoghi di scambio: a Campobasso si arriva per partecipare alle fiere annuali, riconosciute momento centrale della vita cittadina e dell’intero circuito ad esso collegato. La produzione artistica dello scultore si distribuisce in AbruzzoMolisePuglia e Campania, toccando snodi tratturali importanti. Nella città di Campobasso, come cita il De Luca vi è la presenza di 28 statue attribuibili a Paolo Saverio.

Un temperamento forte e deciso, scelte imprenditoriali mirate e intelligenti, la serenità familiare ed economica, fanno del di Zinno un personaggio stabile nella vita sociale del tempo, potente e rispettato dai confrati Crociati. Sono queste le motivazioni che lo vedranno protagonista di una committenza importante, secondo quanto scrive il Felice: la reinvenzione della processione che annualmente sfila in onore del Corpus Domini, patrimonio tradizionale delle confraternite. 

La storiografia è unanime nell'attribuire al di Zinno l'invenzione dei congegni settecenteschi, seguendo l'idea di "rendere stabili e fisse le sagre figurazioni, i martirii e i miracoli di santi che, variando annualmente, costituivano in Campobasso la parte principale della nostra festa".

Seguendo la sua intuizione geniale, peraltro maturata in ambienti artistici partenopei, di Zinno studia e sceglie i soggetti che della processione del Corpus Domini, collegandosi a una logica-teologica che interpreta la motivazione eucaristica, ispiratrice dei quadri viventi allestiti nei secoli precedenti. Per gli studiosi ottocenteschi la data della realizzazione si situa intorno al 1740, andando a cadere con il rinnovamento politico e sociale della città ma,  ipotesi attuali sposterebbero l'anno più in là fino ad arrivare ai principi degli anni '70. Il lavoro dell'artista è delicato e certosino: si tratta di fissare le ricche suggestioni visive immagazzinate negli anni di apprendistato napoletano, nella bellezza maestosa del Barocco delle processioni e degli allestimenti di macchine processionali e di ingegni rifiniti in modo certosino e proposti per ogni solennità civile. I grandi carri allegorici napoletani hanno spazio nei disegni dell'artista che va ad applicare le soluzioni sceniche osservate negli anni. 

Singole espressioni confluiscono per creare l'effetto del meraviglioso, stupendo gli spettatori e portando i devoti a rivivere esperienze del mistero incarnato nei quadri viventi. Plasticità e slancio verso l'alto, è la forza vincete delle opere geniali del Di Zinno. I sostegni invisibili fatti di una lega ancora quasi del tutto sconosciuta che flette e non si spezza, gioielli di equilibrio statico realizzati attraverso nozioni di meccanica, rendono gli Ingegni settecenteschi un capolavoro di inventiva e di sintesi tecnica e artistica del periodo. Il Di Zinno, possiamo dirlo senza dubbio, ha inventato la tridimensionalità.

I Misteri si immergono senza eguali nelle vie creando un teatro globale in cui le quinte sono rappresentate prospetticamente da palazzi e chiese. La necessità dello sguardo verso il cielo è, l’apoteosi. Ogni anno, a Corpus Domini il Di Zinno scende in piazza, veste le sue macchine, fa gioire il Mondo e torna allo scheletro, alla fine della festa che,  smontato è già pronto per riprendere vita l'anno seguente . La musica fa il resto. 

Il Di Zinno, forse l’unico Campobassano artista ancora amato, e lo sarà per sempre, ha dato tanto altro, sia a Campobasso, al Molise che all’Italia intera. 

Sarebbe riduttivo stare ad elencarle poiché la grandezza di un eccelso Campobassano, non può essere contabilizzato ma, amato e, con questa piccola storia di un grandissimo “artista”, vi lasciamo con un solo urlo pieno di commozione e di grandissimo afflato “ Scannet Allért “. Auguro Paolo Saverio e, al prossimo Corpus Domini.