Campobasso in una pagina #MoliseCheTorni

Come promesso, ecco il primo articolo della rubrica #MoliseCheTorni. Si parla di Molise, avete capito bene, partendo da chi ci ha scritto per raccontarmi la sua esperienza dentro o fuori regione. Qualcuno è andato via per cercare lavoro, altri lo hanno trovato in casa. Qualcuno poi è rientrato, mentre molti hanno scelto di avviare un’impresa al Nord, terra lontana, ma neanche troppo se ci vivi con il sogno di tornare a casa. Partiamo, in questo primo testo, da me, che come voi, ho sempre cercato il famoso equilibrio tra andate e ritorni, arrivi e partenze, resto o non resto? Chi dice che ci vuole coraggio ad andarsene quando non c’è più nulla da fare; chi dice il contrario, che il coraggio è di chi resta nonostante tutto. Io resto.
Allora, veniamo un po’ a noi. Più che un articolo questo primo testo è un racconto. Questa è la mia regione, il Molise, e questa è la mia città, ‘Campuasc’. Come spesso accade in piccole realtà come la nostra, in tanti, forse troppi, sogniamo di scappare via. Via dai sabato sera noiosi e vuoti, via dalle giornate che sembrano non passare mai, via dal solito "corso" e dalla solita “stesa”. Stesse facce, stessi orari, stesse abitudini. Tutti ad un certo punto abbiamo sognato di evadere, di andare via, di cercare il successo altrove, di sbancare. Tutti ci siamo ripetuti a vicenda: “Ma che devi fare qua in Molise, a Cb, dove non c'è niente! Sei giovane, se vuoi lavorare e se vuoi vivere, se vuoi farti una famiglia e crearti un futuro devi andare fuori!"
Ecco, questa è la triste verità. DEVI ANDARE VIA .
Andare via dalla tua vita per poter "vivere". Sembra un paradosso, eppure spesso non lo è.
Via dalla tua famiglia, dai tuoi amici, dal tuo bar, dalle domeniche allo stadio a veder giocare i "lupi", dai giovedì da Polpetta (ti pensiamo sempre!), dalle giornate a casa della nonna che profumano di sugo e di famiglia, dagli autunni passati ad aiutare il nonno a fare il vino, dai camini accesi in inverno, che poi qui l’inverno è lungo.
Anche oggi è inverno, ma c’è il sole ( una delle poche qui a Campobasso ). Salgo fin sui monti, da sempre il mio posto preferito, tutti ci andiamo, da soli, quando ci sentiamo un po’ ispirati. Sono le 16:00 ed il sole sta già tramontando. Mi siedo sul muretto, mi accendo una sigaretta, intorno silenzio, e freddo, e mi godo lo spettacolo della mia città al tramonto. Ma quanto è bella vista da qui ‘sta città?
Eppure, solamente qualche anno fa, anche io guardando questo panorama sentivo di non appartenere a questi luoghi. Anche io per anni ho sognato di evadere da questa monotonia verso nuovi inizi, verso un futuro che poi in realtà non era il mio. Mi stava tutto stretto. Come una maglia di due taglie più piccole. Sicuro che sia questo il mio posto nel mondo? E se meritassi altri soli, altri cieli, altri tramonti?
E per un po l’ho anche fatto. Come anche voi mi avete raccontato, pure io a una certa, come si dice, sono andata via, in cerca di qualcosa di meglio, che questa regione non poteva offrirmi .
Ma non ero felice. Ero andata via in cerca di un domani migliore, ma dentro di me sentivo che nessun mattino poteva essere bello se non profumava di caffè, di casa e di famiglia. Ho sognato di scappare, e una volta via sognavo solo di poter tornare. Scommetto che è successo anche a voi.
E bene. Questo primo articolo è la mia storia: partire per poi ritornare. Nei prossimi ci sarete voi, con il vostro lavoro, in Molise, fuori regione, le storie di tutti i giorni di Noi Molisani. I coraggiosi , che valigia in mano danno un bacio sulla fronte della loro madre e prendono il primo treno, ce l’hanno fatta? Chissà. I nostalgici, che sperano in in futuro migliore ma non riescono a vivere a lungo lontano dalla loro famiglia: sono tornati alla fine? Chissà. I rassegnati, che quel treno non lo prenderanno mai, “tanto un lavoro, poco che poco, ce l’ho in casa”: lo troveranno alla fine lo slancio? Ancora chissà. Gli incoscienti, che lasciano metropoli caotiche e piene di rumori per vivere nella tranquillità e nel silenzio delle nostre montagne: se ne pentiranno? Eh boh, pure a questa sì.
Per sapere come andranno a finire tutte le storie che sto raccogliendo, continuate a leggere #MoliseCheTorni.


Al prossimo racconto, da inviare sempre su moliseweb@gmail.com

Rossella Ciaccia