#inizialmente. "A Simone" di Gabriella Stefanucci

Il dolore per la perdita del proprio figlio è la più grande amarezza per un genitore che si vede ancora in vita e, guarda sconcertata una verità che dissipa certezze e mina il cuore.

Un genitore gode dei figli come la luna della notte, il sole del giorno, l’acqua del suo letto. Vederlo volar via è decisamente infame come perder la via e smarrirsi in un profondo burrone da dove luce, odori, calore, sono in balia della morte, del niente, del precipizio senza risalita. 

Difficile se non impossibile, concedersi una ragione per ciò che non è permissivo alla vita di un essere ancora senza peccato. Nel contempo un figlio non muore mai, è sempre nelle braccia della madre, nel vissuto giornaliero, nelle lacrime ed il suo ricordo non verrà cancellato mai, neanche se inciso su una piccola lapide di marmo bianco. E’ li che riposa e che parla sommessamente e silenziosamente ogni sera prima di un tormentato coricarsi per poi tornare a sognare e tornare ad abbracciare l’Eterno e non smettere mai di amare.

 

A SIMONE di Gabriella Stefanucci

Ti racconterò una favola
ti canterò una ninna-nanna
e dormirai sereno
nelle braccia della mamma
anzi, nel cuore...
E le mie mani
bagnate dal pianto
accarezzano dolcemente il tuo nome
inciso
su una piccola lapide
di marmo bianco.
Buon riposo
mio adorato bambino.