Scusate se sono bella #ETuCheNePensi

di Cinzia Venditti

Oggi solo donne, quelle che più leggono e scrivono #ETuCheNePensi. Ma voi maschietti siete comunque invitati a leggere.
Discriminate, giudicate, escluse, messe da parte, abbandonate, sbagliate, spezzate... da sempre donne. A scuola, all’università, al lavoro, a casa. Perché sì, è scontato quanto i saldi a luglio, ma è tremendamente vero, che essere donna comporta degli obblighi e delle aspettative da cui il sesso forte è invece esonerato.
Questo è quello che ho letto nelle vostre pagine. Pagine di dolore, abbandono, esclusione, sconfitta, in cui non ho potuto fare a meno di rispecchiarmi.
Sei brutta, non puoi apparire nella copertina del giornalino della scuola media.
Sei grassa, non puoi interpretare Santa Chiara nel Musical di San Francesco al liceo.
Sei trasandata, non puoi apparire in video ma devi restare dietro la scrivania.
Hai i brufoli, niente selfie.
Perché un uomo può essere brutto, grasso, trascurato, butterato, mentre noi dobbiamo sempre essere perfette e impeccabili? 
Questa la domanda emersa da tutti i vostri messaggi. E mi dispiace non sapervi rispondere. Non c’è un perché, care lettrici, scrittrici oggi insieme a me. 
Forse è colpa di Eva, forse è colpa della società, forse della storia, di chi ha creato la stessa definizione di “sesso debole”... ma quale cavolo di costola? Io gliele spezzo tutte le costole a Adamo e vediamo da dove nasco! Forse è colpa nostra, che ci preoccupiamo troppo del giudizio di un uomo e sappiamo dare tutte noi stesse solo a chi non ne merita neanche un grammo. O forse è così e basta, non c’è un perché, ma c’è una soluzione: ribellarsi. Laddove “ri-bella-ti” lo dice la parola stessa: fatti bella per te. 
Questo rispondo a tutte voi, non che non siete brutte o grasse, perché non sono uno specchio, ma semplicemente che, vero o non vero che sia, non è comunque importante. La bellezza passa, non è cervello, non è salute, non sono soldi, non basta a prendere un bel voto o ad arrivare ad un buon impiego. O comunque non è sufficiente a mantenerlo. Non basta nemmeno per prendersi un uomo. Non vi sceglierà mai per la vostra bellezza, sappiatelo, perché questa, appunto, passa. Guardare oltre sta nel non inacidirvi di fronte alle critiche e nel saper andare avanti: non vi supereranno mai in forza e astuzia. Quella marcia in più che avete nasce solo dalla scuola di dolore in cui vi hanno addestrato. E voi non siete principesse, ma guerriere. Non siete regine, ma rivoluzionarie. E un sano “sti cazzi”, ogni tanto, manco guasta, sentite a me.
“Ma come parli facile tu, che sei bella".
“Ma come parli facile tu, che non ti sei mai trovata sbattuta una porta in faccia solo per l’aspetto fisico".
“Ma come parli facile tu, che sei giovane”.
“Ma come parli facile tu, che sei magra”.
Sì, io parlo facile. Scrivo facilissimo, poi. Ma siete sicure che sia sempre stato facile? Magari non sono sempre stata bella. O magari essere bella ti porta altri problemi. Voi mi avete raccontato i vostri, io vi racconto quelli che affliggono una "bella". 
Se prendi un voto alto a scuola, per tutti non è mai merito tuo, ma delle tette. 
Se prendi un trenta con lode, per tutti quest’ultima è per il culo.
Se cammini per strada, mangiando una mela tra i libri di scuola, ti piace studiare e te ne devi vergognare perché questo stanno a dirti i clacson e i fischi degli automobilisti. (Che tu possa schiantarti contro quella pensilina e morire sul colpo, caro.)
Se superi un colloquio di lavoro, per tutti tanto è solo grazie alle gambe.
Se lavori in un ambiente maschile, prima di ammettere che forse (un po’ eh, non dico tanto) sei anche capace, devi passare sotto i loro raggi X ogni giorno. Radiografia ogni mattina, e un caffè. Ti spogliano con i loro occhi vuoti. I tuoi manco sanno di che colore sono. Quanto sanno essere porci gli uomini, se sei bella. Soprattutto se sei sola. Per loro provarci è una missione, uno scopo esistenziale, è un dovere morale, te lo fanno passare come un favore quasi. “Ma come? Così bella e sta sola, poverina, che faccio non ci provo? Mi sacrifico, dai. Immoliamoci in rappresentanza del genere maschile.”
Se non ci stai e gli molli un ceffone insieme al “No”, o sei lesbica o sei fuori. 
Se sei gentile, “No, grazie, non mi interessa”, automaticamente hai il ciclo ma a breve gliela darai.
Sguardi lascivi, battute viscide, occhiatine scambiate tra di loro, risate soffocate al tuo passaggio, porcate sussurrate alle spalle, e voi pensate che così sia facile? Sì, indubbiamente dei vantaggi ci sono: niente multe, niente alcol test, niente fila alla cassa del supermercato, alcune porte spalancate, è vero, ma il gioco vale la candela? Decisamente no. Mai.
E se poco poco, a parte essere bella, sei poi anche brava? 
Ecco cosa accade. Gli uomini indietreggiano, hanno paura, non fanno più branco: l’uomo quando è in gruppo è cattivo ma quando è solo ha più paura.
Le donne? Le donne diventano vipere, questo è. Ti escludono, ti sparlano, ti fanno due facce, ti buttano addosso tutto il fango che hanno mangiato da quando manco loro lo sanno.
Sei bella e brava? Allora sei una poco di buono, una facile, un’arrivista, una scalatrice sociale, una che usa mezzi sporchi. Sei acida, antipatica, stupida, te la tiri e non hai cervello, anche di fronte all’evidenza contraria. 
Ma che colpa ne ho io, di grazia, se sono bella?
Prendetevela con mia madre.
Prendetevela con la genetica.
Prendetevela con madre natura. 
Prendetevela con gli uomini. Sono loro che vi stanno facendo un torto, non io. Sappiate sempre che al posto dell’altra donna ci potrebbe essere qualunque donna, anche tu.
Non dimentichiamoci che molto spesso siamo noi stesse a metterci in competizione, escluderci e farci la guerra tra di noi. Forse la colpa, allora, è proprio nostra, che, anziché mostrare solidarietà ed essere alleate, ci puntiamo contro il dito a vicenda. Io sono sempre stata pronta a porgerle l’altra guancia, a difendere una donna, qualsiasi donna, anche quella che mi ha fregato il ragazzo, perché no. Se una è più bella, o più in gamba, o migliore di me in qualcosa, perché non ammetterlo? O magari è lui che ha dei pessimi gusti, ma perché non schierarmi dalla parte di lei comunque, non imparare da lei qualcosa e non fare con lei squadra? Non si tratta di buonismo, di superiorità: si tratta semplicemente di essere dalla parte delle donne, quindi dalla Mia parte.
Comunque la mettiate, non è facile.
Ultime perché brutte.
Escluse perché belle.
Troppo grassa, troppo magra.
Troppo bionda, troppo poco bionda.
Ci sarà sempre qualcosa che in noi non va, qualcosa per cui saranno scontenti di noi.
E allora, ragazze, facciamolo, ‘sto NOI, solo allora saremo imbattibili.
Per voi ragazzi, invece, io vi scuso per non avermi capita. (Non vi affaticate gli occhi, anche rileggendo daccapo non capireste uguale.)
E voi, però, scusate se sono bella.
E, diciamocelo, anche un po’ stronza.
Questa volta non sono sicura di volerlo sapere, #ETuCheNePensi .