Recovery plan, Occhionero (Iv) sulle testate nazionali: "quadro tutto da definire, siamo fedeli alla maggioranza e all'interesse dell'Italia"

In queste ore ci sarà un passo definitivo sulla verifica di Governo. L'incontro tra il presidente del Consiglio e la delegazione di Italia Viva- Al centro del confronto le cose da fare per rilanciare il Paese dopo la crisi nata dal Covid 19. Tra questi anche l'attuazione del Recovery Plan, uno degli argomenti più discussi tra in parlamentari del gruppo renziano. Su questo argomento la testata nazionale PoliticaNews ha intervistato in esclusiva la parlamentare molisana Giuseppina Occhionero. La quale descrive un quadro tutt'altro che definito in cui Conte non può chiudersi "in una torre d'avorio" e decidere escludendo il dialogo con il Governo e il parlamento. Essere leali alla maggioranza, secondo la deputata, è fondamentale ma lo è ancor di più essere leali con gli interessi dell'Italia. Ma ecco l'intervista integrale rilasciata.  

Come commenta la metodologia che intende adottare Conte nell’attuazione del Recovery Plan? 


Mi piacerebbe poterle dare una risposta compiuta ma purtroppo il quadro è ben lontano dall'essere definito. Il problema della governance dei fondi europei non è meno importante di quello legato alla definizione dei progetti da finanziare; mi sembra, però, che su entrambi i versanti dobbiamo accelerare mettendo da parte le polemiche, le velleità più stravaganti, la "miopia" rispetto al futuro del Paese che troppo spesso ci affligge dandoci come unico imperativo la concretezza. Nel merito, non metto in discussione la necessità di una cabina di regia, per coordinare i progetti fra le varie amministrazioni; è altrettanto certo che questa cabina di regia non può diventare la torre d'avorio in cui, in beata solitudine, vengono decise le sorti dell'Italia da qui ai prossimi decenni (di questo si parla, in effetti). Ritengo necessario - come tutta Italia Viva, e non solo - che la decisione, squisitamente politica, sulle priorità e le modalità d'impiego del Recovery Plan non possa essere delegata in bianco ai tecnici, richiedendo che siano Parlamento e il Governo (che diversamente verrebbe delegittimato e sostituito), in un confronto democratico, trasparente e aperto, a definire le linee essenziali. A livello attuativo, poi, nella cabina di regia non dovrebbe essere dimenticato un ruolo per gli esponenti delle categorie, secondo quell'idea di apertura alla società civile che si professa spesso a parole ma di rado si mette in pratica.



Come commenta le recenti polemiche sollevate, in materia, da Renzi?


Mi sembra, innanzitutto, che molti mezzi d'informazione, per fare notizia, bollino come attacchi motivati da calcoli politici quelli che, in una democrazia parlamentare da sempre governata da coalizioni pluripartitiche, sia la fisiologica espressione di distinguo e critiche. La nostra lealtà è sì alla maggioranza, ma è in primo luogo all'interesse del Paese; ove quest'ultimo lo richieda, proporre correzioni di tiro mi sembra espressione di responsabilità e leale collaborazione, più di quanto non lo sia l'uniformazione plaudente a ogni costo.​
In questa prospettiva, anche alla luce di quanto ho avuto modo di dire prima, l'intervento di Matteo Renzi e i suoi contenuti mi sembrano del tutto condivisibili (e anche condivisi seppur "privatamente") dando voce a richieste, istanze e aspirazioni che provengono da una larga fascia dei cittadini oltreché della classe politica.​ ​