Accadde Oggi 18 dicembre - #almanacco

Oggi 18 dicembre la Chiesa festeggia San Flamiano (Flannano) di Killaloe

1352 – Viene eletto papa Innocenzo VI
1642 – Abel Tasman sbarca a Mohua Golden Bay: è il primo europeo a mettere piede nell’attuale Nuova Zelanda
1644 – Al compimento del suo 18º anno, la Regina Cristina di Svezia, in carica dal 1632, assume direttamente il governo della nazione, che terrà fino al 1654
1776 – La Carolina del Nord ratifica la sua Costituzione
1787 – Il New Jersey è il terzo stato a ratificare la Costituzione degli Stati Uniti

1859 – Torino: don Giovanni Bosco fonda la Famiglia Salesiana, chiamata Società di san Francesco di Sales
1865 – Stati Uniti: abolizione della schiavitù con l’approvazione del XIII emendamento alla Costituzione
1890 – Londra: inaugurazione della prima metropolitana
1894 – Le donne dell’Australia Meridionale diventano le prime in Australia ad ottenere il diritto di voto attivo e passivo
1912 – Viene “scoperto” l’Uomo di Piltdown: nel 1953 si scoprirà essere una truffa
1916 – Prima guerra mondiale: fine della battaglia di Verdun, iniziata il 21 febbraio
1922 – Strage di Torino: nei pressi della stazione di Torino Porta
1945 – L’Uruguay entra a far parte delle Nazioni Unite
1956 – Il Giappone entra a far parte delle Nazioni Unite
1958 – Il Niger diventa indipendente
1983 – 38 marinai del Distaccamento Marina Militare di Aulla rimangono vittime di uno spaventoso incidente sul viadotto di Nervi (autostrada La Spezia-Genova) 1987 – Larry Wall rilascia Perl 1.000
2004 – La rivista Archäologisches Korrespondenzblatt pubblica la notizia della scoperta in una grotta in Germania dello strumento musicale più antico del mondo: si tratta di un flauto di 35.000 anni fa costruito da una zanna d’avorio
2007 – L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approva la moratoria universale della pena di morte con 104 voti favorevoli, 54 contrari e 29 astenuti
2010 – Ad Abu Dhabi l’Inter vince la Coppa del mondo per club FIFA, superando in finale i congolesi del TP Mazembe per 3-0
2015 – L’ultima miniera di carbone del Regno Unito, la Kellingley Colliery, aperta nel 1965, cessa l’attiva estrattiva

ONU – Giornata Internazionale dei Migranti (International Migrants Day)

Nati

Christina Aguilera (1980) – Cantante statunitense
Mara Carfagna (1975) – Politica italiana
Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este (1863) – erede al trono austro-ungarico
Claudia Gerini (1971) – Attrice italiana
Katie Holmes (1978) – Attrice statunitense
Paul Klee (1879) – Pittore tedesco

Antonio Ligabue (1899) – Pittore svizzero-italiano
Brad Pitt (1963) – Attore statunitense
Keith Richards (1943) – Chitarrista inglese, membro dei Rolling Stones
Steven Spielberg (1946) – Regista e produttore statunitense
Joseph John Thomson (1856) – Fisico inglese scopritore dell’elettrone, Premio Nobel

Morti

Antonio Amurri (1992) – Scrittore e paroliere italiano
Joseph Barbera (2006) – Fumettista statunitense
Virna Lisi (2014) – Attrice italiana

Antonio Stradivari (1737) – Liutaio italiano

Ligabue è stato interpretato da due grandi attori del cinema Italiano : Flavio Bucci ed Elio Germano. Entrambi originari del Molise, hanno interpretato senza eguali uno dei più interessanti artisti naif al Mondo.

Antonio Ligabue (nato Antonio Costa, poi Antonio LaccabueZurigo18 dicembre 1899 – Gualtieri27 maggio 1965) è stato un pittore e scultore italiano, tra i più importanti artisti naïf del XX secolo.

Antonio Ligabue nacque a Zurigo, in Svizzera, il 18 dicembre 1899 da Maria Elisabetta Costa, originaria di Cencenighe Agordino (provincia di BellunoItalia) e venne registrato all'anagrafe con il cognome della madre. Il 18 gennaio 1901 la madre si sposò con Bonfiglio Laccabue, che il 10 marzo successivo riconobbe il bambino dandogli il proprio cognome. Antonio, però, divenuto adulto, preferì essere chiamato Ligabue (presumibilmente per l'odio che nutriva verso Bonfiglio, da lui considerato come l'uxoricida della madre Elisabetta, morta tragicamente nel 1913 insieme a tre fratelli in seguito a un'intossicazione alimentare). Già da piccolo Ligabue non visse mai con la sua vera famiglia: sin dal settembre del 1900, venne affidato a Johannes Valentin Göbel ed Elise Hanselmann, una coppia senza figli di svizzeri tedeschi, che l'artista considerò sempre come i propri genitori; in particolare, con Elise l'artista ebbe un legame profondo, sebbene travagliato.

A causa delle disagiate condizioni economiche e culturali della famiglia adottiva, furono costretti a continui spostamenti dovuti alla precarietà del lavoro. Quindi, l'infanzia del giovane Antonio fu caratterizzata da grandi disagi, ai quali si univano le malattie di cui era affetto (il rachitismo e il gozzo), condizioni che risultarono nella compromissione dello sviluppo fisico, mentale e psichico del futuro artista.[1] Il carattere difficile e le difficoltà negli studi lo portarono a cambiare scuola varie volte: prima a San Gallo, poi a Tablat e infine a Marbach. Da quest'ultimo istituto, tuttavia, venne espulso dopo soli due anni, nel maggio del 1915, per cattiva condotta. Nell'istituto, in ogni caso, Ligabue impara a leggere con una certa velocità, e pur non essendo capace in matematica e in ortografia, trova costante sollievo nel disegno. Ritornato nuovamente dalla famiglia adottiva, si trasferirono successivamente a Staad, dove condusse una vita piuttosto errabonda, lavorando saltuariamente come bracciante agricolo.

Tra il gennaio e l'aprile del 1917, dopo una violenta crisi nervosa, fu ricoverato per la prima volta in un ospedale psichiatrico a Pfäfers. Dimesso, tornò nuovamente dalla famiglia adottiva, trasferitasi a Romanshorn, soggiornandovi però per brevi periodi, alternando i suoi rientri a casa con peregrinazioni senza meta, durante le quali lavorava come contadino o accudiva animali nelle fattorie.[1] Nel 1919, dopo aver aggredito la madre adottiva durante una lite, su denuncia della stessa, venne espulso dalla Svizzera. Venne inviato in Italia e il 9 agosto giunse a Gualtieri, luogo d'origine del padre Bonfiglio Laccabue. Tuttavia, non sapendo una parola di italiano, fuggì nel tentativo di rientrare in Svizzera, ma venne trovato e ricondotto a Gualtieri, dove visse grazie all'aiuto dell'Ospizio di mendicità Carri. Successivamente continuò, come faceva in Svizzera, a praticare una vita nomade, lavorando saltuariamente come manovale o bracciante presso le rive del Po. Proprio in quel periodo incominciò a dipingere. L'espressione artistica, dava sollievo alle sue ansie, mitigava le sue ossessioni e riempiva la sua solitudine.

Ma fu solo nel 1928 che, grazie all'incontro con Renato Marino Mazzacurati, che ne comprese l'arte genuina e gli insegnò l'uso dei colori a olio, Ligabue giunse alla scelta di dedicarsi completamente alla pittura e alla scultura. Nel 1937 fu ricoverato nell'ospedale psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia, a causa dei suoi stati maniaco-depressivi, che sfociavano talvolta in attacchi violenti autolesionistici o contro altri; in quest'ospedale tornerà altre due volte, dal 23 marzo 1940 al 16 maggio 1941 e dal 13 febbraio 1945 al 6 dicembre 1948. Dopo la sua seconda permanenza in ospedale, venne fatto dimettere dallo scultore Andrea Mozzali, che lo ospitò a casa sua a Guastalla. Durante la seconda guerra mondiale, fece da interprete alle truppe tedesche. Nel 1945, per aver percosso con una bottiglia un militare tedesco, dovette rientrare un'altra e ultima volta all'ospedale di Reggio Emilia. Uscito dall'ospedale, soggiornò alternativamente presso il ricovero di mendicità Carri di Gualtieri o in casa di amici.

Sul finire degli anni quaranta, andò crescendo l'interesse della critica nei confronti delle sue opere. Nel 1957, Severo Boschi, firma de Il Resto del Carlino, e il fotocronista Aldo Ferrari gli fecero visita a Gualtieri: ne scaturì un servizio sul quotidiano con immagini tuttora celebri. Negli anni cinquanta ebbe inizio il periodo più prolifico per l'artista e, dopo la sua presenza in mostre collettive, presero avvio anche le prime mostre personali. Nel 1955, tenne la sua prima mostra personale a Gonzaga, in occasione della Fiera Millenaria. Nel 1961 si procedette all'allestimento dell'esposizione alla Galleria La Barcaccia di Roma, che ne segna la consacrazione nazionale. Il 18 novembre 1962 l'artista fu colpito da una emiparesi e, dopo essere stato curato in diversi ospedali, trovò nuovamente ospitalità presso il ricovero Carri di Gualtieri, dove morì il 27 maggio 1965.

«Il rimpianto del suo spirito, che tanto seppe creare attraverso la solitudine e il dolore, è rimasto in quelli che compresero come sino all'ultimo giorno della sua vita egli desiderasse soltanto libertà e amore»

(Epitaffio sulla tomba di Antonio Ligabue a Gualtieri)

Antonio Ligabue è sepolto nel Cimitero di Gualtieri e sulla sua lapide è posta la maschera funebre in bronzo realizzata da Andrea Mozzali.

Nei suoi quadri trovarono espressione le sensazioni e i sentimenti che l'artista non riusciva a esprimere con le parole. Non aveva bisogno di modelli e dipingeva attingendo le immagini dalla propria non comune memoria visiva: tutto ciò che cadeva sotto i suoi occhi veniva registrato, rielaborato e riutilizzato all'occorrenza per creare scene dal forte potere evocativo. I ricordi dell'infanzia, i paesaggi, gli episodi quotidiani, i film, le cartoline, i libri divenivano parte del suo patrimonio iconografico. A queste fonti di ispirazione, si accosta una conoscenza più "colta", acquisita da stampe o pubblicazioni d'arte, delle opere di Vincent van Gogh, di Gustav Klimt, dei fauves e degli espressionisti tedeschi, con cui alcuni suoi quadri presentano indubbie analogie estetiche e stilistiche.

Tra i vari soggetti, Ligabue predilige ritrarre animali, sia domestici sia esotici, in situazioni di quiete o di tensione (agguati, aggressioni, lotte); ma sono frequenti nei suoi quadri anche le scene di vita quotidiana (i campi e l'aratura), i paesaggi svizzeri, la caccia.

I dipinti realizzati da Ligabue tra la fine degli anni venti e gli anni trenta hanno un impianto piuttosto semplice. I colori sono molto diluiti e spenti, i contorni risultano sfumati e i soggetti dominanti sono sempre gli animali, ma rappresentati statici e di profilo.

A partire dagli anni quaranta l'artista si cimentò nella produzione di autoritratti, nei quali si raffigurava principalmente in posizione pressoché frontale, con il volto girato a sinistra e lo sguardo rivolto a destra, quasi sempre a mezzo busto, dedicando cura alla descrizione dell'abbigliamento e all'espressività, soprattutto degli occhi.

La produzione pittorica degli anni quaranta è caratterizzata inoltre da un arricchirsi della tavolozza di gamme cromatiche sempre più accese: il colore assume connotazioni espressionistiche e la pennellata diviene più corposa. La staticità iniziale lascia così posto alla rappresentazione del movimento. L'attenzione si concentra sempre più nella definizione dell'immagine in primo piano, mentre lo sfondo è reso con macchie di colore.

Negli anni cinquanta, il periodo più prolifico, l'uso dei colori ancora accesi, violenti, espressionistici, divenne allora più libero e la linea scura di contorno delle figure in primo piano acquisì maggiore evidenza, quasi a volerle staccarle dallo sfondo. Inoltre, divennero più frequenti gli autoritratti a figura intera.

È inoltre da ricordare che Ligabue non datava le proprie opere e per questo, e gli altri elementi, è molto difficoltosa la catalogazione della sua opera.

Parallelamente alla produzione pittorica si colloca quella scultorea. I soggetti delle opere scultoree dell'artista erano ancora una volta gli animali, dapprima rappresentati statici, poi sempre maggiormente resi nel movimento e nella descrizione dei particolari.

A causa della tecnica adottata, tuttavia, molte delle sculture di Ligabue sono andate perdute: l'artista, infatti, modellava i suoi soggetti con la creta del Po, resa più malleabile attraverso una lunga masticazione; mentre il ricorso alla cottura, che le avrebbe rese meno deperibili, fu un'acquisizione solo degli ultimi anni.