Caro Babbo Natale, ma tu che ne pensi?

di Cinzia Venditti 

Vigilia di Natale. Stanotte scrivete voi. Io mi accomodo sul divano e vi leggo, anzi vi faccio leggere da tutti!

Caro Babbo Natale,
mi siedo vicino al camino e metto un panettone, come la pubblicità in cui il bambino dice “Buttati che è morbido”. Mi chiamo Luca, da una quindicina di anni non sono più un bambino, dato che vado per i 30. Quest’anno nessuna richiesta, ma solo una domanda: davvero se ci buttiamo senza paracadute c’è qualcuno che ci mette un bel pandoro giù e non ci facciamo male? Perché io mi butto, mollo tutto e apro un locale, ma se ho dovuto abbassare già la serranda, non lo so mica se non mi faccio male.

Caro Babbo Natale, 
è presto ma ho sonno. Non riesco ad aspettare la mezzanotte per vedere se arrivi tu o se è papà a mettere il regalo sotto l’albero. Mi chiamo Sara, ho 9 anni e mamma dice che tu non esisti. Però mi sa che se le do retta e già da adesso io smetto di credere in te, poi divento grande, e non lo so se mi va. Papà ha perso il lavoro per colpa del virus, i soldi non arrivano mai, forse perché non c’è la cassa in casa. Così l’ha chiamata lui, cassa immaginazione. Allora io vado a dormire, ma tu non ti dimenticare che l’ho scritta nella lettera, quindi, se esisti, quest’anno voglio quella.

Caro Babbo Natale,
io non dormo, come tutte le sere di questa settimana. Mi chiamo Loredana e di anni ne ho un paio più di 30, giusto quei due da quando il Natale mi mette tristezza. Vorrei tanto ricevere un mazzo di rose  rosse per Natale. Un fiore può salvare il mondo eppure io non ne ho mai ricevuto nemmeno uno in vita mia. Di tante cose possiamo incolpare il virus, ma non di questo. Magari domani esco e mi compro le rose, rosse sì, perfette per Natale, me le regalo da sola, che se non ci penso io a me, chi ci pensa? Ma non è che il fioraio non è un’attività essenziale e allora è chiuso? Di rosso mi sa che domani vedrò solo la zona.

Caro Babbo Natale,
io mezzo dormo e mezzo aspetto. Il Papa. Mi piacerebbe sentire una preghiera. Forse perché non le so più fare, ho litigato con Dio, non mi parla da un po’. Ho quasi 50 anni e mi chiamo, come non lo so. Vorrei tanto avere coraggio. Di sperare in un anno diverso, in un mondo diverso, in un me diverso. Che il Covid oltre alle colpe si prenda qualche merito: quello di aver distrutto per ricostruire. Ma il Covid è solo Covid, per lasciare tutto e andare dove vorrei trovarmi davvero in questo momento mi sa tanto che mi serve un’altra vita, un altro me, un virus non basta. Portami un paio di palle nuove.
Capito bene, non da tennis. 

Caro Babbo Natale,
mi chiamo Tiziana e ho 16 anni. Non ti chiedo nulla quest’anno, perché è zona rossa e non ti puoi spostare. Ci si può spostare solo in due, una sola volta al giorno e dalle 5 alle 22. Tu sei con le renne, devi viaggiare più di una volta e in piena notte. Quindi lascia stare. Se puoi dai un bacio a mia sorella, domani non torna e senza di lei non mi sembra Natale, ma solo un altro stupido giorno che mi separa da MaxiMe. 

In mascherina, con renne sotto i 14 anni, con autocertificazione alla slitta, lui arriverà anche questo anno. Forse siamo stati tutti più buoni, o forse siamo stati come sempre, buoni e cattivi, non è mai la fine. Qualcuno riceverà il suo regalo, qualcun’altro aspetterà ancora un altro anno. L’ennesimo. E allora non è poi tanto diverso dall’anno scorso, forse certe cose non cambiano mai davvero. O almeno, dal leggere le vostre parole, mi sono accorta che mi piace pensarlo.
Mi piace pensare che c’è ancora, un po’ di normalità, perché, come diceva qualcuno, forse essere normali è la vera impresa eccezionale. 






Buon Natale a tutti voi.

#ETuCheNePensi