Castel Del Giudice, la denuncia in una lettera: mia mamma positiva costretta a rimanere nella Rsa e a lavorare

In tempi di pandemia e alla vigilia di Natale c'è chi quest'anno è costretta dalla pandemia a stare lontana da propri cari. E' il caso di una insegnante residente a Lanciano (Ch) ma originaria del Molise (Sant'Angelo del Pesco , IS). Ci ha scritto una lunga lettera in cui parla delle condizioni della Rsa di Castel del Giudice dove lavora sua madre e interessata dal contagio da Covid 19. La donna è risultata positiva a metà dicembre. 

"Mi trovo qui a scrivervi - inizia la missiva-  sperando in un vostro aiuto e confido vivamente in questo. La causa è la situazione in cui si trova a vivere mia madre e tutta la mia famiglia. Non vedo la mia famiglia dal 1 novembre, causa pandemia, e mi trovo purtroppo in una situazione allucinante!!!!!! Mia madre è un'operatrice socio sanitaria presso la RSA “San Nicola” di Castel del Giudice (Is) e dal 9 dicembre si trova rinchiusa in tale struttura in quanto il sindaco del paese e l'Asrem nvietano sia a lei che gli altri operatori ad uscirne. Prima del 9 dicembre sono stati effettuati i tamponi molecolari a tutti gli ospiti ed al personale che si trova nella struttura indicata e quello di mia madre è risultato negativo. Rientra a lavorare il 9 in quanto era in malattia per alcuni giorni, viene comunicato di dovere restare nella struttura dal 12 dicembre per una settimana e di seguito imposta un'ordinanza da parte del sindaco fino al 18 dicembre. Tale ordinanza non viene da me letta e neanche da mia madre. La cerco sul sito del Comune e su quello dell'Asrem ma non vi è traccia. Il 18 vengono effettuati altri tamponi al personale e ai pazienti e l'esito viene divulgato il 19. Il 19 stesso mia madre accusa sintomi quali febbre, tosse e mal di ossa, il tampone è positivo. Risultano positivi anche altri operatori i quali continuano a restare nella struttura e a lavorare. Il sindaco emana un'altra ordinanza (che trovo sull'albo pretorio del Comune) in cui viene ordinato di restare ancora nella struttura fino al 21 dicembre. Il 21 dicembre viene comunicato dal sindaco stesso che codeste persone non possono andare in isolamento presso altra abitazione ma dovranno restare nella struttura. Mia madre continua a spiegare che l'ambiente in cui si trova non è consono per la cura dalla malattia e che è necessario per lei andare in isolamento domiciliare presso un'altra abitazione. Ma ciò non viene ascoltato e gli viene ribadito di non poter uscire ma di dover restare li.
Dunque mia madre ha 62 anni ed è sempre stata una grande lavoratrice, non per altro era consapevole di ciò che poteva accadere lavorando in un centro del genere in questa pandemia, ma non è possibile uscirne fuori se non è in completo isolamento in quanto vi è altro personale che circola, non riceve i pasti ad orari consoni dato che il poco personale che c'è deve lavorare prima per i pazienti e poi pensare alle operatrici positive a letto. Dal punto di vista psicologico non c'è nessun supporto e ciò non giova. Stare li su di un letto mentre intorno gira altro personale, senza un'adeguato sostegno. Inoltre pure ribadendo di spostarsi presso un'altra abitazione in isolamento, senza dunque tornare dalla propria famiglia per evitare il contagio gli viene ribadito che questo non è possibile". 

Madre e figlia non si fermano qui. La lettera continua con quanto accaduto tre giorni fa. 
"La mattina del 21, mia madre chiama il sindaco - evidenzia la donna-  chiedendogli dunque di potersi spostare in isolamento presso una seconda abitazione e le viene detto che in mattinata ci sarà un'ordinanza in cui ogni operatore assumendosi la propria responsabilità potrà spostarsi in altra abitazione. Alle ore 18:00, e dunque dopo ore di attesa, lo stesso comunica che farà domani 22 dicembre un'altra ordinanza per far si che queste persone restino li!!!  Questo non è tutelare la salute delle persone bensì farle soffrire ancora di più!!!!! Mica si può ordinare ad una persona di restare reclusa sul posto di lavoro!!!!!
Mia madre andrebbe in isolamento in altra abitazione come vuole la normativa ma questo non viene ascoltato. Ho cercato la normativa della regione Molise in merito ad eventuali spostamenti in casi del genere ma non ho trovato nulla. Il 22 chiamo il dipartimento di igiene e prevenzione e dopo ore riesco a parlare con una dottoressa preposta la quale mi dice che loro non c’entrano nulla e che per tale spostamento posso solo fare richiesta al legale rappresentante della struttura ed al sindaco che ha emesso l’ordinanza.  Nella struttura il personale positivo al Covid continua a lavorare, nonostante qualcuno abbia dichiarato di volersi anche licenziare per tornare a casa e vivere quest'incubo. 
 
Capisco bene che con un'ordinanza sindacale, quale atto amministrativo, il sindaco ha il "potere" ma ledere il diritto alla salute, che così non viene tutelato, mi pare assurdo! Anzi proprio per far fronte alla situazione in maniera più consona, il personale in malattia dovrebbe, anzi ha il diritto, di isolarsi in un domicilio sanificato, libero, e non nella stessa struttura insieme agli ospiti!
 
Io credo che con opportune misure mia madre possa uscire da questa situazione ed essere “scortata” presso il domicilio... ma a quanto pare nessuno ci ascolta! Chissà quante altre ordinanze questo sindaco farà... sappiamo bene che se va avanti cosi passeranno giorni e giorni e mia madre non ha neanche il diritto di stare in una camera singola con opportune misure????
 Non si possono costringere le persone a curarsi in situazioni del genere pur avendo la possibilità di andare in isolamento come previsto dalla legge!".