Trasporti, la Cisal: pagare la Gtm come l'Atm

"Saremmo certamente soddisfatti se il pagamento delle retribuzioni avvenisse con regolarità, non solo all’Atm, ma anche alla GTM, o dovunque questa avvenga, purtroppo l’andamento delle relazioni con l’Assessorato Trasporti regionale, non solo ci impedisce di essere soddisfatti, ma ci preoccupa ulteriormente. Intanto, prendiamo atto che occorrono riunioni e misure straordinarie per cercare di avere il diritto (normale) della retribuzione, pur in presenza di risorse abbondanti, e che lo sbandierato intervento sostitutivo regionale per il pagamento delle retribuzioni, che permetterebbe di ovviare al problema, sembra una chimera (infatti, visti i ritardi, molti lavoratori continuano ad agire con decreto ingiuntivo). Più di qualcuno sembra ignorare le relazioni dirette che esistono fra cause ed effetti, nel caso specifico il ritardo delle retribuzioni non è che l’effetto di una causa ben più preoccupante e che è, semplificando, il degradato sistema dei trasporti in Molise, che comporta tutta una serie di ingestibili ed anche pericolosi effetti negativi (precedente comunicato del 25/10)" .

Lo dichiara in una nota il sindacato Faisa Cisal che continua: "A titolo di esempio, in regione appare perfettamente nella norma autorizzare, senza che alcuno intervenga, le manovre nei paesi di Belmonte e Roccavivara, fatte in violazione del C.d.S.. Non ci vuole molto per comprendere che ciò che accade a valle, specialmente se è ingiustificato, deriva da importanti cause a monte ed è, purtroppo, proprio su queste cause che non vediamo interventi. La dimostrazione di quanto andiamo denunciando da anni è stata confermata, ancora una volta, dall’ennesima riunione con il neo Assessore dei Trasporti regionale, avvenuta il 30 novembre. Non abbiamo rilevato alcuna volontà di considerare possibili soluzioni definitive o perlomeno doverose per una corretta gestione, ma solo palliativi e/o cambiamenti inopportuni d’obiettivi (contratto territoriale). Infatti, le annunciate nuove disposizioni regionali relative alla bigliettazione da parte dell’autista durante l’emergenza covid19, temporaneamente sospesa dai DPCM, al fine di ridurre il contagio e di non aumentare i maggiori disagi che si creerebbero in caso di malattia per il deficit di autisti, non sono mai state emanate. Nel mentre, si continua nell’ambigua situazione, in cui da una parte c’è il divieto regionale di emettere il biglietto anche a terra, dall’altra c’è un richiamo alle aziende per l’emissione dei biglietti, costituendo, la mancata emissione, un danno erariale.

In definitiva, le aziende, pur esistendo il divieto, eludono la norma facendo scendere a terra l’autista. Da segnalare che, dovendo svolgere per bene ed in sicurezza il proprio lavoro, l’autista dovrebbe svolgere una serie di azioni che comprometterebbero la regolarità del viaggio, con notevoli disagi per l’utenza. Non solo, considerando il rigetto delle altre richieste, abbiamo dovuto prendere atto del completo disinteresse ad applicare adeguate soluzioni a breve per portare alla “normalità” il settore. La stessa sistematica ricerca di risorse per completare i pagamenti fino a fine anno e garantire anche le retribuzioni potrebbe essere risolta diversamente se solo si accogliessero le richieste sindacali e controllassero i costi, in quanto le risorse della comunità dovrebbero avere un maggior riguardo. Inoltre, ma siamo sicuri che non è questo il caso, agire sulle cause eviterebbe anche la strumentalizzazione dei lavoratori per ottenere altri obiettivi. La tentazione di provocare il malumore dei dipendenti per ottenere vantaggi è molto forte per chiunque. Nel corso dell’anno, ed anche nel recente incontro, abbiamo espresso il nostro pensiero sull’ampia evasione delle norme anti pandemia, a partire dalla pulizia, igienizzazione e sanificazione, non ultima la bigliettazione a terra da parte dello stesso autista. Abbiamo illustrato anche delle iniziative che potrebbero essere intraprese per rimediare, a breve, ad alcune situazioni inconciliabili nei rapporti fra Regione, Aziende ed OO.SS., che rendono impari i confronti. Pertanto, per eliminare ogni dubbio, abbiamo ribadito che: noi non sembra normale continuare a finanziare, per milioni di euro, un contratto di secondo livello aziendale inesistente. Lo scorporo di tali contributi dovrebbe essere immediato, fino alla stipula di un contratto di secondo livello, che, data la situazione, non potrebbe che essere territoriale, al fine di ricomprendere i dipendenti delle piccole aziende; 2. Non è normale ignorare le nostre legittime richieste tese a diminuire, con una riduzione delle fermate, i rischi derivanti dalle numerosissime fermate di servizio illecite, perpetuando l’ennesima situazione d’illegalità; 3. Sarebbe perfettamente lecito accogliere la richiesta di risoluzione contrattuale per le imprese che violano la normativa sui riposi. Tale gravissima violazione, oltre a mettere in pericolo la sicurezza dei trasporti, rappresenta un illecito sfruttamento della mano d’opera (art.603 bis c.p.). 4. Sarebbe perfettamente lecito non riconoscere, a fine mese, le spese legali delle aziende. Tali costi, come già segnalato, non sono ricomprese fra quelle previste dalla normativa europea di settore, non solo, esse sono di un paradosso unico, in quanto creano delle situazioni inverosimili: a. Le società sono sistematicamente rappresentate, in tutti gli incontri, dai numerosi legali, generando notevoli dubbi sulla capacità di avere delle competenze gestionali necessarie, oltre a rivelare la volontà di non voler alcun confronto reale (le richieste per il contratto di secondo livello, già finanziato, risalgono al 2013); b. In tutti i casi, le aziende tendono a ricorrere nelle aule giudiziarie, qualunque sia l’esito dell’eventuale contenzioso, perché le spese legali sono comunque addebitate alle casse regionali e pagati dalla comunità, anche se in causa c’è la Regione stessa; c. In pratica, la Regione è intesa come un “Bancomat”, con rimborso costi a piè di lista, contrariamente a quanto prevede la sentenza Altmark, recepita nel regolamento comunitario, ed a quanto avviene nel normale mercato agli altri operatori economici. In queste condizioni, ovviamente, il contratto di servizio è immutabile, non c’è il benché minimo tentativo di modificare, annullare, revocare, rescindere o risolvere lo stesso. In definitiva, le situazioni di fatto che hanno portato alla determinazione dell’equo corrispettivo per le aziende sono inesistenti (ammortamenti e contratti aziendali). Ci sono, secondo il nostro modesto parere, anche tutti gli elementi per l’eccessiva onerosità o ingiustificato arricchimento. Il rinvio, come appreso, delle soluzioni alla verifica dei bilanci ed al bando di gara non ci convincono assolutamente. La verifica dei bilanci precedente (2014), ci risulta si sia conclusa con un nulla di fatto, pur avendo rilevato un costo finale al Km, per un’azienda, di €1,35, anziché € 1,84. Sempre in tema, non crediamo nemmeno che la verifica possa o riesca ad entrare nel merito della congruità dei costi (abbiamo fatto, durante l’incontro, un chiarissimo esempio di sopravalutazione delle retribuzioni (solo per alcuni), ma potremmo citare anche i costi esagerati per il godimento di beni di terzi oppure per le materie prime (come da lettera del 20/8/16 alla Regione), per cui se un costo è sopravalutato potrebbe non esserci alcun rilievo da parte degli esperti nominati e gli eventuali rilievi, in tal modo, concernerebbero solo la inerenza o meno del costo al servizio di trasporto pubblico. Per quanto concerne l’annunciato bando di gara, dopo aver pasticciato fra studi preliminari, di cui abbiamo espresso ampie critiche (lettere del 25/11/19 e 07/6/20), e legge approvata, presumiamo che non avrà sicuramente vita facile ed è un evento ben lontano, era senz’altro meglio non fare nulla e proseguire con il precedente bando, che aveva ricevuto importanti preadesioni. In definitiva, essendo state tutte le citate segnalazioni e richieste completamente ignorate, per questi ed altri motivi, non possiamo che riaffermare l’urgenza di correttivi immediati. Inoltre, per i motivi sopra esposti, il nostro giudizio sul confronto