Il pacco da giù #molisechetorni

31 Dicembre. Ultimo giorno dell'anno. Ultimo giorno di un anno fatto per la maggior parte di assenze, di mancanze, di non ritorni. Un'anno fatto di solitudine. E noi molisani la solitudine e l'abbandono li conosciamo bene. Fin troppo. Per una terra fatta per lo più di partenze e di mani strette dai finestrini di un treno in corsa, quest'anno è stato più duro che mai. Ma comunque sia oggi è un giorno di festa (almeno in teoria), perché finalmente saluteremo per sempre questo anno. Questo anno in cui un po’ tutti abbiamo cantato sui balconi per sentirci più vicini ed abbracciarci virtualmente. (Sì, se volete saperlo io sono stata tra quelle che è uscita sul balcone a cantare l'inno d'Italia). Ed ironia della sorte è proprio così che lo finiremo quest'anno, come tutto è iniziato. Dai balconi. Finiremo l'anno accendendo scintille sui balconi e dandoci gli auguri dalle finestre con i nostri vicini di casa. Finiremo l'anno mangiando Milk Pan e bevendo spumante ( a passatella al bar del paese la faremo il prossimo anno, quando recupereremo tutti i bicchieri persi e brinderemo solo alle cose belle. Ne sono certa. O almeno è quello che spero.)
E per i meno fortunati, che non festeggeranno il 2021 nella loro e nella nostra terra, ci sarà comunque una seppur piccola consolazione. Il mitico #paccodagiu'. Ora voglio vedere chi di voi, che è lontano dalla propria terra, non ha mai ricevuto almeno una volta in vita sua il famoso pacco dalla mamma o dalla nonna. No, non è solo una leggenda metropolitana, né tanto meno un ironico segno distintivo per chi proviene dal Sud. Il pacco da giù è molto di più. È un qualcosa difficile da spiegare a chi non è del Sud. È fatto non solo di cose da mangiare e provviste per non "morire di fame", ma anche e soprattutto di amore, di nostalgia, di famiglia, di casa . Nel pacco c'è tutto l'amore di una mamma che ha passato ore, giorni, ai fornelli per i propri figli, che ha fatto ore ed ore di file interminabili solo per trovare i prodotti più buoni da mandare al figlio ( il made in Molise sempre e comunque.) Il pacco da giù è fatto di lacrime trattenute, di sospiri, di "chissà se mangia quel povero figlio mio". Tra le tante cose ci puoi trovare la salsa fatta in casa, che profuma delle calde giornate estive molisane, le salsiccie, i formaggi di Capracotta o Frosolone, e poi che fai un po’ di vino nostro non lo metti? E il Milk pan di Iannetta? È Natale non può mancare. Così come il Panettone al mais di Lupacchioli. Però anche due mostaccioli. E i pepatelli? Zia ha passato un intero pomeriggio a farli, vuoi che non vengano messi nel pacco? Anche il torrone e mi raccomando non ti scordare i peperoncini! E la pizza di Palazzo.
Ecco questo è un po il riassunto ma non è solo questo. Sono le telefonate alla mamma per sapere se è stato spedito e le telefonate delle mamme ai figli per sapere se il pacco è arrivato a destinazione, se è piaciuto. E poi sono le lacrime di chi aspetta questo pacco con ansia e aprendolo ritrova un po’ della sua terra, della sua casa, della sua famiglia. Aprendolo ritrova tutto il Molise, il sole, il grano, il sapore e il profumo della sua terra. Aprire il pacco da giù significa ritornare all'infanzia, a quando si sognava di non abbandonarla mai la propria terra, ma poi così non è stato. Significa ritrovare le estati a camminare tra i campi e gli inverni davanti al camino con la famiglia che hai abbandonato per un futuro migliore. Ricevere il pacco vuol dire avere accanto un pezzetto di Molise anche se lontani.
E allora buon anno #moliseche...tornerai ad abbracciarla questa terra

Rossella Ciaccia