Accadde Oggi 29 dicembre - #almanacco

Oggi 29 dicembre la Chiesa festeggia, San Tommaso Becket, vescovo e martire

1170 – Tommaso Becket viene assassinato nella cattedrale di Canterbury
1860 – Viene varata la prima corazzata britannica in grado di prendere il mare: la HMS Warrior
1890 – Massacro di Wounded Knee: i soldati statunitensi massacrano trecento uomini, donne e bambini della Grande Nazione Sioux a Wounded Knee (Sud Dakota)
1891 – Thomas Edison brevetta la radio
1915 – Prima battaglia di Durazzo: la Marina austriaca viene sconfitta dalla flotta combinata dell’Intesa composta dalle marine britannica, francese e italiana.
1940 – Seconda guerra mondiale: nella Battaglia d’Inghilterra la Luftwaffe sgancia bombe incendiarie su Londra, provocando almeno 3.000 vittime tra i civili
1945 – Nelle montagne intorno a Caltagirone ha luogo la cosiddetta “battaglia di Monte San Mauro” tra l’EVIS e le forze armate italiane
1949 – La KC2XAK di Bridgeport diventa la prima stazione televisiva che trasmette in UHF ad avere una programmazione giornaliera
1964 – Giuseppe Saragat presta giuramento come quinto Presidente della Repubblica Italiana; era stato eletto il 28 dicembre con 646 voti su 963
1971 – Giovanni Leone presta giuramento come sesto Presidente della Repubblica Italiana
1972 – Si conclude in Vietnam l’Operazione Linebacker II, la maggiore campagna di bombardamento attuata dall’USAF dai tempi della seconda guerra mondiale
1975 – Una bomba esplode all’Aeroporto Fiorello LaGuardia di New York: 11 vittime
1978 – In Spagna entra in vigore la nuova Costituzione approvata dalle Corti Generali
1989 – Ad Hong Kong scoppiano delle rivolte dopo che il governo decide di rimpatriare con la forza i rifugiati vietnamiti
1992 – Fernando Collor de Mello, presidente del Brasile, si dimette in seguito alle accuse di corruzione
1997 – Hong Kong: a causa di una epidemia di influenza potenzialmente mortale vengono uccisi oltre un milione di polli
1998 – I capi dei Khmer Rossi chiedono scusa per il genocidio in Cambogia che negli anni settanta fece oltre 1 milione di vittime
2006 – Il Regno Unito termina di restituire agli Stati Uniti 42.5 milioni di sterline del prestito Lend-Lease usato durante la Seconda guerra mondiale

Nati 

Cristiano De André (1962) – Cantautore italiano
William Ewart Gladstone (1809) – Politico inglese
Charles Goodyear (1800) – Inventore statunitense
Jude Law (1972) – Attore inglese
Nesli (1980) – Cantante italiano
Shlomo Venezia (1923) – Testimone dell’olocausto e scrittore italiano di origine ebraica
Roman Vlad (1919) – Compositore italiano di origine rumena
Jon Voight (1938) – Attore e regista statunitense
Lilly Wachowski (1967) – Regista statunitense

Morti 

Luigi Albertini (1941) – Giornalista, editore e politico italiano
Jacques-Louis David (1825) – Pittore francese
Francesco De Sanctis (1883) – Scrittore, critico letterario, politico e filosofo italiano
Rainer Maria Rilke (1926) – Poeta e scrittore ceco
Andrej Tarkovskij (1986) – Regista russo

Giuseppe Saragat (pronuncia esatta: Saragàt) (Torino19 settembre 1898 – Roma11 giugno 1988) è stato un politico e diplomatico italiano, quinto Presidente della Repubblica Italiana e primo socialdemocratico a ricoprire la carica.

Protagonista della convulsa storia italiana del secondo dopoguerra, leader storico della famiglia socialista e, in particolare, del Partito Socialista Democratico Italiano, Saragat fu anche Presidente dell'Assemblea Costituente, più volte vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli affari esteriambasciatore a Parigi.

Come Capo dello Stato ha conferito l'incarico a quattro Presidenti del ConsiglioAldo Moro (del quale ha respinto le dimissioni di cortesia presentate nel 1964), Giovanni Leone (1968), Mariano Rumor (1968-1970) ed Emilio Colombo (1970-1972); ha nominato quattro senatori a vita (Vittorio Valletta nel 1966Giovanni Leone ed Eugenio Montale nel 1967 e Pietro Nenni nel 1970) e tre giudici della Corte costituzionale (Luigi Oggioni nel 1966Vezio Crisafulli nel 1968 e Paolo Rossi nel 1969).

Nacque a Torino da Giovanni Saragat e da Ernestina Stratta. Il padre era un avvocato di Sanluri di ascendenze catalane (il cognome originario era Saragattu-Mulinas) che si era trasferito nella città sabauda nel 1882. Alla professione forense alternava quelle di poligrafo e di giornalista, scrivendo articoli di cronaca giudiziaria per la Gazzetta Piemontese. La madre era figlia di un rinomato pasticcere.

Era secondo di tre fratelli, preceduto da Eugenio detto Ennio (1897-1929) e seguito da Pietro (1899-1938). Ai figli il padre aveva trasmesso le sue idee liberali, nonché la passione per la montagna (il primogenito morì prematuramente in un incidente alpinistico).

Dopo aver frequentato la scuola elementare "Pacchiotti", entrò all'istituto "Someiller", uscendovi nel 1915 con il diploma in ragioneria. Nel 1916 fu richiamato alle armi e prese parte alla Grande Guerra come tenente di artiglieria; combatté sul Carso e ottenne una croce di guerra. Congedato, il 17 luglio 1920 conseguì la laurea in Scienze economiche e commerciali, presentando una tesi sul porto di Rotterdam. Il 2 novembre successivo fu assunto alla Banca Commerciale Italiana come contabile.

Nel 1922 aderì al socialismo, non tanto per vocazione ideologica, quanto per solidarietà nei confronti della gente povera, ovvero quel proletariato che andava organizzandosi, oppresso dai "figli di papà" come ebbe a dire lui stesso. Socialista del filone riformista e umanitario, si nutrì della cultura politica di Filippo Turati, divenendo così esponente di primo piano del Partito Socialista Unitario, il partito nato il 4 ottobre 1922 dalla espulsione dei gradualisti turatiani dal PSI, del quale Giacomo Matteotti era segretario.

Il PSU fu uno dei partiti più perseguitati d'Italia all'epoca del regime fascista. Oltre alla barbara uccisione del suo segretario Matteotti (10 giugno 1924), infatti, fu il primo a essere sciolto, il 14 novembre 1925, a causa del fallito attentato a Mussolini del suo iscritto Tito Zaniboni, avvenuto il 4 novembre precedente. Il 26 novembre 1925, tuttavia, si costituì un triumvirato, composto da Claudio Treves, Giuseppe Saragat e Carlo Rosselli che, il 29 novembre successivo, ricostituirono clandestinamente il PSU come Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI).

Dopo l'approvazione delle leggi eccezionali che instaurarono la dittatura fascista in Italia, Saragat scelse la via dell'esilio, valicando il confine elvetico, in compagnia dell'amico Claudio Treves, nella notte tra il 19 e il 20 novembre 1926 e poi trovò rifugio in Austria. A Vienna entrò in contatto con alcuni autorevoli esponenti dell'austromarxismo che teorizzavano la conciliabilità del pensiero di Marx con la socialdemocrazia (in particolare Renner e Bauer) e, più in generale, con personalità della socialdemocrazia mitteleuropea che influenzarono la sua formazione intellettuale.

Il 12 dicembre 1926, l'anziano Filippo Turati, pur essendo privato del passaporto, riuscì a fuggire in Corsica insieme con Sandro Pertini, con un motoscafo guidato da Italo Oxilia. A Parigi, i due furono presto raggiunti da Treves e, nel 1929, anche da Saragat.

In Francia, per sbarcare il lunario, Saragat svolse il mestiere di rappresentante di vini. Contemporaneamente, strinse con il socialista Pietro Nenni un'alleanza politica che porterà, il 19 luglio 1930, al rientro del PSULI di Filippo Turati nel Partito Socialista Italiano (Parigi, XXI Congresso del PSI). Nacque allora il controverso rapporto tra i due leader "storici" del socialismo italiano, a volte denominati "i cari nemici" o "gli amici-rivali".

Saragat rientrò in patria all'indomani del 25 luglio 1943 e, il 25 agosto, a Roma, prese parte alla prima direzione che sancì la ricostituzione del Partito Socialista Italiano in Italia (con il nome di PSIUP); fu eletto alla nuova direzione del partito e nominato direttore dell'Avanti!.

Con l'occupazione tedesca di Roma, Saragat entrò nella Resistenza. Il 28 settembre, con Nenni e Pertini, rinnovò il patto di unità d'azione tra PSI e PCI. Il 18 ottobre, sempre insieme a Pertini, fu arrestato dalle autorità tedesche e venne rinchiuso nel carcere romano di Regina Coeli, prima nel VI braccio (politici), poi nel III (condannati a morte).

Riuscì a evadere il 24 gennaio 1944 grazie a un gruppo di partigiani che falsificarono un ordine di scarcerazione. Riprese a lavorare clandestinamente alla direzione dell'"Avanti!", nascondendosi in casa di Giovanni Salvatori, che poi sarà trucidato alle Fosse Ardeatine. Fu ministro senza portafoglio nel 1944 durante il governo Bonomi II. Successivamente si trasferì a Milano, dove lavorò per il Partito socialista.

Nel 1945-1946 Saragat fu, per breve tempo, ambasciatore d'Italia a Parigi. Il 2 giugno 1946 venne eletto deputato all'Assemblea Costituente, di cui fu presidente sino al 1947, anno in cui Alcide De Gasperi ruppe l'accordo con socialisti e comunisti. Contrario al proseguimento dell'alleanza tra i socialisti e il Partito Comunista Italiano, nel gennaio del 1947 diede vita alla cosiddetta "scissione di palazzo Barberini", dalla quale ebbe origine il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani. Saragat fu più volte vicepresidente del Consiglio nei governi De Gasperi.

Alle elezioni politiche del 1948 si schierò contro il Fronte Democratico Popolare, l'alleanza social-comunista in cui militava anche il "caro nemico" Nenni. In quelle consultazioni il suo cartello politico, denominato per l'occasione Unità Socialista, ottenne poco più del 7% dei voti alla Camera dei deputati e circa il 4,1% al Senato della Repubblica, ottenendo 43 seggi in totale nel Parlamento italiano. Durante la campagna elettorale e nei mesi successivi alle elezioni il Fronte gli rimproverò l'alleanza con la Democrazia Cristiana, usando contro Saragat alcune espressioni politicamente denigratorie quali "social-fascista", "social-traditore", "rinnegato". L'accusa di tradimento gli fu rivolta anche durante la seduta della Camera del 14 luglio 1948, successiva all'attentato alla vita del segretario del PCI Palmiro Togliatti, allorché il deputato comunista Giancarlo Pajetta si rivolse a lui esordendo con le parole: «E lei, onorevole Saragat, e tu, traditore del socialismo, tu traditore...».

La fedeltà del PSLI alla linea politica di Saragat, tuttavia, non fu mai totale. Ciò si vide alla vigilia del voto per l'adesione dell'Italia al Patto Atlantico (1949), di cui Saragat era un convinto assertore. All'interno del partito, era diffusa la convinzione che ciò avrebbe compromesso le prospettive di una riunificazione con il PSI di Nenni. Saragat fu messo in minoranza dalla direzione del partito, sia pur per un solo voto e, successivamente, al gruppo parlamentare, ottenne 14 voti favorevoli alla NATO, ma con undici astenuti e un voto contrario.

Nel 1951, il PSLI divenne Partito Socialista Democratico Italiano in seguito alla fusione con il Partito Socialista Unitario di Giuseppe Romita ma, al suo interno, si aprì un aspro dibattito sulla riforma in senso maggioritario del sistema elettorale italiano, voluta dal governo De Gasperi, del quale Saragat era vicepresidente. Il 12 dicembre 1952, nel corso della discussione parlamentare per l'approvazione della nuova legge elettorale maggioritaria (che poi sarà detta Legge truffa), Piero Calamandrei, in contrasto con le direttive di Saragat, annunciò il voto contrario suo e di altri sette colleghi. Calamandrei e gli altri sette deputati furono sospesi dal gruppo parlamentare e poi uscirono dal partito per fondare Unità Popolare.

Il dissidio ideologico tra Nenni e Saragat ebbe fine all'indomani della pubblicazione del Rapporto segreto di Chruščёv, quando, nell'agosto del 1956, i due leader si incontrarono nella località francese di Pralognan, nelle montagne della Savoia, per formulare una comune strategia tra i loro partiti, che preludeva alla riunificazione e alla formula politica del centro-sinistra.

Le elezioni politiche del 1958 premiarono tale linea e, dalle urne, uscì il secondo Governo Fanfani, composto dalla DC e dal PSDI, con l'appoggio esterno dei repubblicani che, peraltro, pur denominato di "centrosinistra", vedeva il PSI ancora all'opposizione. Per l'avvento del primo governo "organico" di centrosinistra, invece, si dovette attendere il 4 dicembre 1963 (Governo Moro I), con Saragat Ministro degli esteri.

Lo statista piemontese fu confermato al Ministero degli Esteri nel successivo Governo Moro II, che entrò in carica il 22 luglio 1964, all'indomani del presunto tentativo di golpe del generale De Lorenzo (Piano Solo). Dopo soli pochi giorni (7 agosto), Saragat e il presidente del Consiglio Aldo Moro ebbero un colloquio con il Presidente della Repubblica Antonio Segni - di cui tuttora si sospetta il coinvolgimento nel "Piano Solo" - al termine del quale il Capo dello Stato fu colpito da trombosi cerebrale. Nessuno dei presenti ha mai fatto dichiarazioni ufficiali sul contenuto del colloquio. Si è sempre ritenuto che Segni si sia sentito male durante una lite con i due membri del governo che gli chiedevano interventi risoluti contro il generale. Tuttavia, secondo la testimonianza del suo segretario particolare Costantino Belluscio, Saragat avrebbe confidato al medesimo che i tre stavano discutendo di un avvicendamento di diplomatici, ma senza accalorarsi particolarmente.

Al malore di Segni seguì l'accertamento della condizione d'impedimento temporaneo del Presidente della Repubblica e il Presidente del Senato Cesare Merzagora assunse le funzioni di Presidente supplente, sino alle dimissioni volontarie di Antonio Segni (dicembre 1964).

Alle elezioni del Presidente della Repubblica del 1962, Saragat era stato, sino all'ultimo, l'avversario più temibile per Antonio Segni. Presentato come candidato di bandiera del PSDI, era riuscito a far confluire sul suo nome anche i voti del PSI (a partire dal 2º scrutinio) e poi quelli del PCI (dal 3º in poi). Era stato sconfitto solo grazie all'appoggio determinante, in favore di Segni, dei voti della destra monarchica e neofascista.

Al primo turno delle successive elezioni del 1964, Saragat fu presentato come candidato comune dei due partiti socialisti, mentre la DC e il PCI avevano puntato, rispettivamente, su Giovanni Leone e Umberto Terracini. Emerse quasi subito, tuttavia, una candidatura alternativa in casa democristiana, quella di Amintore Fanfani, che diventò progressivamente sempre più consistente. Dopo sette turni infruttuosi, i due partiti socialisti, vista la temporanea impossibilità di una candidatura comune della maggioranza di centro-sinistra, decisero di astenersi. Al 10º scrutinio i socialisti del PSI cominciarono a votare per Pietro Nenni che, a partire dal 13º, divenne il candidato comune anche di PSDI e PCI; nel frattempo, Fanfani si ritirava dalla contesa. Dopo 15 scrutini, si ritirò anche Giovanni Leone e, al 18º, ci fu l'accordo tra democristiani e socialdemocratici per votare Saragat, mentre PCI e PSI continuavano a sostenere Nenni. Infine, dopo tre votazioni nelle quali i leader dei due partiti socialisti si erano affrontati in uno scontro quasi "fratricida", Nenni chiese ai parlamentari che lo supportavano di far confluire i propri voti a quelli dell'eterno "amico-rivale". Giuseppe Saragat fu così eletto Presidente della Repubblica Italiana, il 28 dicembre 1964, al ventunesimo scrutinio, con 646 voti su 963 componenti l'assemblea (67,1%), in quella che, sino ad allora, era stata l'elezione più contrastata alla massima carica dello Stato.

Durante il mandato, Saragat, apertamente atlantista, ebbe a scontrarsi con la politica pro-araba di Amintore Fanfani, che gli era s쳭uto al Ministero degli Esteri. Fanfani, consapevole dell'esigenza di evitare che i paesi arabi cercassero protezione a Mosca, stava dando l'impressione di lavorare per l'uscita dell'Italia dall'Alleanza atlantica, soprattutto allo scoppio della "Guerra dei sei giorni" (1967), nella quale gli Stati Uniti avevano assunto una posizione filo-israeliana e contraria al nazionalismo arabo. Ne risultò, in politica estera, una specie di diarchia che finì per essere neutralizzata solo dalla prudenza del Presidente del Consiglio Aldo Moro. Per tranquillizzare gli americani, nel settembre del 1967, fu organizzato un viaggio ufficiale del Presidente della Repubblica a Washington, nel quale Fanfani, che accompagnò Saragat, seppe rimanere dietro le quinte.

Nel frattempo, la politica di centro-sinistra e la Presidenza della Repubblica Saragat, favorirono la realizzazione di un annoso obiettivo: la riunificazione socialista. Il 30 ottobre 1966 il PSI e il PSDI si riunificarono nel "PSI-PSDI Unificati" (soggetto noto con la denominazione Partito Socialista Unificato). La fusione fu proclamata davanti a 20-30.000 persone dalla Costituente socialista riunita al Palazzo dello Sport dell'EUR di Roma. Tale riunificazione, tuttavia, durò solo tre anni. Le elezioni politiche del 1968, infatti, risultarono una sconfitta per il Partito Socialista Unificato che, complessivamente, perse 29 seggi alla Camera. Le correnti meno legate a Nenni del partito tornarono a reclamare una strategia volta a riassorbire i consensi perduti a sinistra, determinando una sempre maggior inquietudine tra gli ex-socialdemocratici. Nel luglio 1969, Nenni tentò in extremis di salvare l'unificazione, presentando una mozione "autonomista", appoggiata anche dalla componente "saragattiana" ma che fu sconfitta dalla linea più a sinistra di De Martino. Immediatamente si consumò una seconda scissione socialdemocratica, questa volta irreversibile.

Saragat fu assolutamente rispettoso della volontà del Parlamento: nel suo settennato, non rinviò mai un provvedimento alle Camere per riesame e conferì sempre l'incarico di formare il governo agli esponenti indicati dalla maggioranza parlamentare. Sembra infatti che, per tale motivo, il tentativo di golpe orchestrato da Junio Valerio Borghese, per la notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970, prevedesse la cattura e il suo rapimento, da effettuarsi a cura del maestro venerabile della Loggia P2Licio Gelli. Fu anche "candidato di bandiera" del partito socialdemocratico nei primi 15 scrutini delle successive elezioni presidenziali del 1971, che portarono al Quirinale Giovanni Leone. Terminato il suo mandato, divenne di diritto senatore a vita ed ebbe anche l'occasione di ritornare alla guida del suo partito, di cui resse la carica di segretario, tra il marzo e l'ottobre del 1976.

Socialista liberale, Saragat è considerato il padre della dottrina socialdemocratica italiana. Tuttavia, in luogo dell'aggettivo "socialdemocratico", egli preferiva usare, per descrivere sé stesso, la definizione di socialista democratico. Riformista, egli accettò l'adesione dell'Italia all'alleanza occidentale (fu favorevole al Piano Marshall e all'ingresso dell'Italia nella NATO); Saragat era convinto che la socialdemocrazia potesse essere politicamente un valore aggiunto e che avrebbe potuto avere una posizione elettoralmente egemonica, come del resto avveniva nei paesi del nord-Europa.  Morì nel 1988 e le sue spoglie si trovano presso il Cimitero del Verano, a Roma. Il funerale venne eseguito con rito cattolico nella chiesa di Santa Chiara a Vigna Clara, poi la bara venne trasportata a palazzo Madama per la cremazione ed in seguito trasportata al cimitero. Al passaggio del feretro in piazza Navona venne eseguita L'Internazionale e al funerale presero parte, tra gli altri, Giovanni SpadoliniGiovanni CarraraGiuseppe SalaGiovanni MalagodiArnaldo ForlaniBettino CraxiEmanuele MacalusoGian Carlo PajettaGiorgio NapolitanoAchille Occhetto. Si associarono al lutto via telegramma anche Willy Brandt e papa Giovanni Paolo II.