Accadde Oggi 30 dicembre- #almanacco

Oggi 30 dicembre la Chiesa festeggia, Sant’Anisio di Tessalonica, vescovo
1066 – Massacro di Granada, molti ebrei vengono uccisi dai musulmani.
1230 – Miracolo dell’apparizione del sangue di Cristo nella chiesa di Sant’Ambrogio a Firenze
1896 – José Rizal viene giustiziato da un plotone d’esecuzione a Manila
1903 – Un incendio nell’Iroquois Theater di Chicago provoca 600 morti
1922 – Viene costituita l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS)
1943 – SubhasChandra Bose issa la bandiera dell’indipendenza indiana a Port Blair
1944 – Re Giorgio II di Grecia dichiara una reggenza, lasciando il trono vacante
1947 – Re Michele di Romania abdica
1953 – Il primo televisore a colori viene messo in vendita al prezzo di circa 1.175 dollari
1965 – Ferdinand Marcos diventa presidente delle Filippine

1968 – Frank Sinatra incide My Way
1972 – Guerra del Vietnam: gli Stati Uniti interrompono i pesanti bombardamenti del Vietnam del Nord
1987 – Papa Giovanni Paolo II pubblica la Lettera Enciclica Sollicitudo Rei Socialis, nel ventesimo anniversario della PopulorumProgressio di papa Paolo VI
1993 – Israele e il Vaticano stabiliscono relazioni diplomatiche
1996 – I tagli al bilancio proposti da Benjamin Netanyahu innescano la protesta di 250.000 lavoratori che bloccano tutti i servizi di Israele
1997 – In Algeria il Gruppo Islamico Armato (GIA) uccide 400 persone in quattro villaggi
2000 – Una serie di bombe esplode nel giro di poche ore in diversi punti della metropolitana di Manila (Filippine) uccidendo 22 persone e ferendone un centinaio
2004 – Argentina: 175 morti e oltre 800 feriti nell’incendio in una discoteca di Buenos Aires. Causa del rogo il lancio di un petardo
2006 – L’ex-dittatore dell’Iraq Saddam Hussein viene giustiziato

2011 – A Samoa e Tokelau, a causa del passaggio dei due Stati a ovest della linea del cambiamento di data, il 30 dicembre 2011 è stato abolito
Nati
Diego Della Valle (1953) – Imprenditore italiano
Theodor Fontane (1819) – Scrittore e poeta tedesco
EllieGoulding (1986) – Cantante inglese
Lebron James (1984) – Giocatore di basket statunitense
JayKay (1969) – Cantante inglese, membro dei Jamiroquai
Rudyard Kipling (1865) – Scrittore inglese, Premio Nobel
Emile Loubet (1838) – 8° Presidente della Repubblica francese
Antonio Pappano (1959) – Direttore d’orchestra inglese
Patti Smith (1949) – Cantante statunitense
Tiger Woods (1975) – Campione di golf statunitense

Morti
Robert Boyle (1691) – Scienziato chimico e fisico irlandese
Saddam Hussein (2006) – Dittatore iracheno

Rita Levi Montalcini (2012) – Scienziata italiana, Premio Nobel
RomainRolland (1944) – Scrittore, musicologo e drammaturgo francese, Premio Nobel
Alfred North Whitehead (1947) – Matematico e filosofo inglese

Oggi vi proponiamo una delle Donne più amate e conosciute al mondo.
Rita Levi-Montalcini (Torino22 aprile 1909 – Roma30 dicembre 2012) è stata una neurologaaccademica e senatrice a vita italianaPremio Nobel per la medicina nel 1986.
Negli anni cinquanta con le sue ricerche scoprì ed illustrò il fattore di accrescimento della fibra nervosa (nella fattispecie della struttura assonale), noto come NGF, e per tale scoperta è stata insignita nel 1986 del premio Nobel per la medicina. Insignita anche di altri premi, è stata la prima donna a essere ammessa alla Pontificia accademia delle scienze. Il 1º agosto 2001 è stata nominata senatrice a vita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi "per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo scientifico e sociale". È stata socia nazionale dell'Accademia dei Lincei per la classe delle scienze fisiche e socia-fondatrice della Fondazione Idis-Città della Scienza.
Nata in una famiglia ebrea sefardita, figlia di Adamo Levi, ingegnere elettrotecnico e matematico (1867-1932), e della pittrice Adele Montalcini (1879-1963), e sorella di Gino (19021974), scultore e architetto noto negli anni trenta, e Anna (19052000), nel 1909 Rita nacque insieme alla sorella gemella Paola (19092000), nota pittrice. In merito alla propria educazione familiare, scriverà:
«La mancanza di complessi, una notevole tenacia nel perseguire la strada che ritenevo giusta e la noncuranza per le difficoltà che avrei incontrato nella realizzazione dei miei progetti, lati del carattere che ritengo di aver ereditato da mio padre, mi hanno enormemente aiutato a far fronte agli anni difficili della vita. A mio padre come a mia madre debbo la disposizione a considerare con simpatia il prossimo, la mancanza di animosità e una naturale tendenza a interpretare fatti e persone dal lato più favorevole. Questo atteggiamento, che si manifestò anche più spiccatamente in mio fratello Gino, mi colpì sin dall'infanzia e determinò, almeno in parte, l'incondizionata ammirazione che avevo nei suoi confronti.»
I genitori, molto colti, instillarono nei figli il proprio apprezzamento per la ricerca intellettuale. Trascorse l'infanzia e l'adolescenza in un ambiente sereno, anche se dominato da una concezione vittoriana dei rapporti con i genitori e dei ruoli femminili e maschili e dalla forte personalità del padreconvinto che una carriera professionale avrebbe interferito con i doveri di una moglie e di una madre. Nonostante l'opinione del padre, decise nell'autunno del 1930 di studiare medicina all'Università di Torino; la scelta di medicina fu determinata dal fatto che in quell'anno si ammalò e morì di cancro la sua amata governante Giovanna Bruatto.
All'età di 21 anni entrò nella scuola medica dell'istologo Giuseppe Levi (padre di Natalia Ginzburg), dove cominciò gli studi sul sistema nervoso che avrebbe proseguito per tutta la vita. Ebbe come compagni universitari due futuri premi Nobel, Salvador Luria e Renato Dulbecco. Tutti e tre furono studenti di Giuseppe Levi verso il quale si sentirono in debito per la formazione in scienze biologiche e per aver insegnato loro come affrontare i problemi scientifici in modo rigoroso, in un momento in cui tale approccio era ancora abbastanza inusuale; fu lo stesso Levi a introdurre in Italia il metodo di coltivazione in vitro.
Nel 1936 il rettore dell'Università di Torino, Silvio Pivano, le conferì la laurea in Medicina e Chirurgia con 110 e lode; successivamente si specializzò in neurologia e psichiatria, ancora incerta se dedicarsi completamente alla professione medica o allo stesso tempo portare avanti le ricerche in neurologia.. Fu assistente volontaria nella clinica delle malattie nervose e mentali dal 1º gennaio 1938, ma per effetto delle leggi razziali venne sospesa. Poté completare gli studi senza borsa di studio in quanto già regolarmente iscritta e non fuori corso, ottenendo il diploma di specializzazione in neuropatologia e psichiatria.
In seguito alle leggi razziali del 1938 in quanto ebrea sefardita, Rita fu costretta a emigrare nel marzo del 1939 in Belgio dove si trovava già il suo maestro Giuseppe Levi, e dove si trovava anche la sorella Anna insieme alla famiglia, sebbene stesse ancora terminando gli studi specialistici di psichiatria e neurologia. Sino all'invasione tedesca del Belgio (primavera del 1940), fu ospite dell'istituto di neurologia dell'Università di Bruxelles dove continuò gli studi sul differenziamento del sistema nervoso.
Il giorno prima di Natale del 1939, insieme alla famiglia di Anna tornò in auto dal Belgio a Torino, dove, durante l'inverno del 1940, allestì un laboratorio domestico situato nella sua camera da letto per proseguire le sue ricerche, ispirate da un articolo di Viktor Hamburger del 1934 che riferiva sugli effetti dell'estirpazione degli arti negli embrioni di pulcini. Il suo progetto era appena partito quando Giuseppe Levi, scappato dal Belgio invaso dai nazisti, ritornò a Torino e si unì a lei, diventando così, con suo grande orgoglio, il suo primo e unico assistente. Il loro obiettivo era quello di comprendere il ruolo dei fattori genetici e di quelli ambientali nella differenziazione dei centri nervosi. In quel laboratorio Rita Levi-Montalcini e Giuseppe Levi scoprirono il fenomeno della morte di intere popolazioni nervose nelle fasi iniziali del loro sviluppo, fenomeno compreso nei suoi meccanismi solo tre decenni più tardi (1972) e definito con il termine apoptosi. Il pesante bombardamento di Torino a opera delle forze aeree angloamericane nel 1941 rese indispensabile abbandonare la città e la Montalcini si rifugiò in una villa delle colline astigiane che apparteneva alla famiglia della sorella Anna nella zona di Valle San Pietro, dove ricostruì il suo mini laboratorio e riprese gli esperimenti. Nel 1943 l'invasione dell'Italia da parte delle forze armate tedesche li costrinse ad abbandonare il loro rifugio ormai pericoloso. L'8 settembre 1943, il fratello Gino si sposò e, dopo un breve viaggio di nozze a Oropa, decise di portare nel sud Italia tutta la famiglia: la madre, la giovane moglie e le sorelle. Iniziò un pericoloso viaggio che si concluse a Firenze, ospiti della famiglia Lurini la cui figlia, la pittrice Marisa Mori, era amica di Paola.
I Levi-Montalcini sopravvissero all'Olocausto restando nascosti a Firenze, divisi in vari alloggi, sino alla liberazione della città, cambiando spesso abitazione per non incorrere nelle deportazioni. Una volta furono salvati da una domestica, che li fece scappare appena in tempo. Nel periodo dell'occupazione nazista, a Firenze, Rita entrò in contatto con le forze partigiane del Partito d'Azione.
Nell'agosto 1944 gli Alleati costrinsero i tedeschi a lasciare Firenze. La Montalcini divenne allora medico presso il Quartier Generale anglo-americano. Come tale venne assegnata al campo dei rifugiati di guerra provenienti dal Nord Italia, trattando le epidemie di malattie infettive e di febbre tifoide. Qui si accorse però che quel lavoro non era adatto a lei, in quanto non riusciva a costruire il necessario distacco personale dal dolore dei pazienti. Lavoro da lei stessa definito difficile e penoso per il diffondersi delle epidemie:
«Era in corso un'epidemia di tifo, i malati morivano a decine. Facevo di tutto, il medico, l'infermiera, la portantina. Giorno e notte. È stato molto duro e ho avuto fortuna a non ammalarmi.»
(Rita Levi-Montalcini)
Terminata la guerra tornò con la famiglia nel 1945 a Torino dove riprese gli studi accademici grazie all'aiuto di Giuseppe Levi.
Nel 1946 il biologo Viktor Hamburger, i cui studi erano stati oggetto di verifica negli esperimenti condotti con Levi durante il periodo della guerra, la invitò a St. Louis, a proseguire le ricerche e a cercare di comprendere la natura delle differenze dei risultati ottenuti, presso il Dipartimento di zoologia della Washington University. Tra le altre cose continuò le ricerche embrionali sui polli portando sul terreno sperimentale il problema delle relazioni tra neurosviluppo e periferia organica. Innestando in embrioni di pollo frammenti di speciali tumori, poté osservare il prodursi di un "gomitolo" di fibre nervose a carico delle cellule gangliari, deducendone l'ipotesi di un fattore chimico, liberato dal tessuto ospite e attivo sullo sviluppo dei neuroni. Tra la fine del 1950 e il 1951, agganciandosi alle ricerche dell'embriologo Elmer Bueker, delineò l'idea di un agente promotore della crescita nervosa, presentando nel dicembre 1951 presso la New York Academy of Sciences la sua tesi che cercava di spiegare la differenziazione dei neuroni e la crescita di fibre nervose, l'esistenza di fattori liberati da altre cellule capaci di controllare questa differenziazione La tesi venne approfondita e precisata con nuove esperienze, condotte nel 1952 con la coltura in vitro all'Istituto di biofisica dell'università di Rio de Janeiro, in collaborazione con HerthaMeyer.
Certa di rimanere negli Stati Uniti solo pochi mesi, quella che doveva essere una breve permanenza si rivelò poi una scelta trentennale. Fino al 1977 rimase negli USA, dove realizzò gli esperimenti fondamentali che la condussero, nel 1951-52, durante la sperimentazione di un trapianto di tumore di topo sul sistema nervoso dell'embrione di un pulcino, alla scoperta del fattore di crescita nervoso, una proteina che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche.
Nel 1954, continuando nelle analisi in vitro e in collaborazione col suo allievo biochimico Stanley Cohen, giunse all'isolamento di una frazione nucleoproteica tumorale e all'identificazione di tale sostanza presente in quantità ingenti nel veleno dei serpenti e nella ghiandola salivare dei topi: una proteina che viene sintetizzata da quasi tutti i tessuti e in particolare dalle ghiandole esocrine,[17][18] con cui meglio accertò la molecola proteica tumorale chiarificandone i meccanismi di crescita e di differenziazione cellulare. Designata come Nervegrowthfactor (NGF), essa si sarebbe dimostrata attiva sul differenziamento, il trofismo e il tropismo di determinati neuroni del sistema nervoso periferico e del cervello. La loro ricerca è stata di fondamentale importanza per la comprensione della crescita delle cellule e degli organi e svolge un ruolo significativo nella comprensione del cancro e di malattie come l'Alzheimer e il Parkinson.
Questa scoperta "andava contro l'ipotesi dominante nel mondo scientifico che il sistema nervoso fosse statico e rigidamente programmato dai geni".Sviluppi successivi poterono chiarire appieno il significato di questa scoperta: alcune cellule del sistema simpatico sono stimolate dall'organo di cui regolano l'attività, una maggior richiesta è in grado di modificare in senso ipertrofico le cellule di questo sistema. Dopo aver sperimentato che, trattando alcuni topi con un siero Lyon-NGF, questi presentavano gravi problemi neuroendocrini, dovuti ad alterazioni irreversibili dell'ipotalamo, Rita Levi-Montalcini lo utilizzò per controllare la crescita dei tumori delle cellule nervose.
Nel 1956 venne nominata professoressa associata e nel 1958 professoressa ordinaria di zoologia presso la Washington University di St. Louis e, nonostante inizialmente volesse rimanere in quella città solo un anno, vi lavorò e vi insegnò fino al suo pensionamento, avvenuto nel 1977. Per circa trent'anni fece le ricerche sull'NGF e sul suo meccanismo d'azione, per le quali nel 1986 ricevette il Premio Nobel per la medicina insieme al biochimico Stanley Cohen. Nella motivazione del Premio si legge: «La scoperta dell'NGF all'inizio degli anni cinquanta è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell'organismo». Il Nobel fu oggetto di contestazione nel 1994, in seguito alle dichiarazioni di Duilio Poggiolini, il quale ha insinuato che il premio fosse stato elargito a seguito dei 14 miliardi di lire versati dalla Fidia alla Fondazione Nobel., dichiarazioni che hanno suscitato l'immediata reazione della Fondazione stessa.
La scienziata donò una parte dell'ammontare del premio alla comunità ebraica, per la costruzione di una nuova sinagoga a Roma. Nel 1987 ricevette dal Presidente Ronald Reagan la National Medal of Science, l'onorificenza più alta del mondo scientifico statunitense.
Durante la carriera negli Stati Uniti, lavorò assiduamente anche in Italia: fondò un gruppo di ricerche e dal 1961 al 1969 diresse il Centro di Ricerche di neurobiologia creato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (Roma) presso l'Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l'Istituto di Biologia della Washington University, e dal 1969 al 1979 rivestì la carica di Direttrice del Laboratorio di Biologia cellulare del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Dopo essersi ritirata da questo incarico "per raggiunti limiti d'età" proseguì i suoi studi come ricercatrice e fu Guest professor dal 1979 al 1989. Nel 1983 fu chiamata a ricoprire anche la posizione di presidente dell'Associazione Italiana Sclerosi Multipla, poiché, nonostante i lunghi soggiorni negli Stati Uniti, non smise di seguire le ricerche su questa patologia.
Dal 1989 al 1995 lavorò presso l'Istituto di neurobiologia del CNR con la qualifica di "superesperto", concentrandosi sullo spettro di azione dell'NGF. Dal 1993 al 1998 presiedette l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, istituzione che è riuscita a rilanciare in quegli anni. Nel 1999 è stata nominata ambasciatrice dell'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) dal direttore generale Jacques Diouf, per contribuire alla sua campagna contro la fame nel mondo.
All'età di circa 90 anni è diventata parzialmente cieca a causa di una maculopatia degenerativa.[25]
È stata membro delle maggiori accademie scientifiche internazionali, come l'Accademia Nazionale dei Lincei per la classe delle Scienze Fisiche, la Pontificia Accademia delle Scienze (prima donna ammessa), l'Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL, la National Academy of Sciences statunitense e la Royal Society. È stata inoltre Presidente onoraria dell'Associazione Italiana Sclerosi Multipla. Ha collaborato con l'Istituto Europeo di Ricerca sul Cervello (Fondazione EBRIEuropean Brain ResearchInstitute), da lei fondato nel 2001 e presso il quale ha proseguito, fino a poco tempo prima di morire, la sua attività di ricerca, affiancata da un costante impegno in campo sociale e politico e sostanziata dalla profonda riflessione etica che ne ha animato l'intero percorso di vita.
Nel 2009, giungendo all'età di cento anni, è stata la prima tra le vincitrici e i vincitori del premio Nobel a varcare il secolo di vita. È stata altresì la più anziana tra i senatori e senatrici a vita in carica nonché della storia repubblicana italiana. Più anziano di lei fu il Senatore del Regno Giovanni Battista Borea d'Olmo, vissuto fino all'età di 105 anni. In occasione del compimento dei cento anni ebbe modo di dichiarare: "Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente".
Rita Levi-Montalcini muore il 30 dicembre 2012, all'età di 103 anni, nella sua abitazione romana nel viale di Villa Massimo, nei pressi di Villa Torlonia. Il 31 dicembre viene allestita la camera ardente presso il Senato e il giorno seguente la salma viene trasferita a Torino, accolta da una breve cerimonia privata con rito ebraico. Il 2 gennaio 2013 si svolgono i funerali in forma pubblica. Le sue spoglie furono sepolte nella tomba di famiglia nel Cimitero monumentale di Torino.
Rita Levi-Montalcini ha sempre affermato di sentirsi una donna libera. Cresciuta in «un mondo vittoriano, nel quale dominava la figura maschile e la donna aveva poche possibilità», ha dichiarato d'averne «risentito, poiché sapevo che le nostre capacità mentali - uomo e donna - son le stesse: abbiamo uguali possibilità e differente approccio».
Ha dedicato la sua vita alla ricerca e alla scienza. Riguardo alla propria esperienza di donna nell'ambito scientifico, ha descritto i rapporti coi collaboratori e studiosi sempre amichevoli e paritari, sostenendo che le donne costituiscono al pari degli uomini un immenso serbatoio di potenzialità, sebbene ancora lontane dal raggiungimento di una piena parità sociale.
La prima metà degli anni settanta l'ha vista partecipe dell'attività del Movimento di Liberazione Femminile per la regolamentazione dell'aborto. Promotrice del libero pensiero, ha dichiarato, durante alcune interviste, una manifesta attribuzione di questa visione di vita a quanto appreso dal padre: “Da bambine mio padre ripeteva a mia sorella e a me che dovevamo essere libere pensatrici. E noi siamo diventate libere pensatrici prima ancora di sapere cosa volesse dire pensare”.
Spesso, attiva in campagne di interesse politico e sociale, come quelle contro le mine anti-uomo, o per la responsabilità degli scienziati nei confronti della società, nel 1992 istituì in memoria del padre, con la sorella gemella Paola, la Fondazione Rita Levi-Montalcini, rivolta alla formazione dei giovani, nonché al conferimento di borse di studio universitarie alle giovani studentesse africane (progetto "Un convitto per le ragazze Tuareg"), con l'obiettivo di creare una classe di giovani donne che svolgessero un ruolo da leader nella vita scientifica e sociale del proprio paese.
Nel 1998 cofondò la sezione italiana di Green Cross International, riconosciuta dalle Nazioni Unite e presieduta da Michail Gorbačëv, di cui fu consigliere. Significativo l'impegno nella prevenzione dei conflitti legati allo sfruttamento delle risorse naturali, con particolare riferimento alla protezione e all'accesso alle risorse idriche.
Nel 1998 si schierò a favore della fine del proibizionismo, aderendo all'appello rivolto al Segretario generale delle Nazioni Unite con il quale si auspicava la liberalizzazione della droga ai fini di sottrarre i giovani al mercato illegale. Negli anni successivi, tuttavia, dichiarò che il consumo di droghe leggere può favorire l'accesso a droghe più forti.
Ha fatto da testimonial per due spot televisivi (i cui compensi ha devoluto in beneficenza): nel 2001 per Telecom Italia e nel 2005 per Sky Italia.
Con la vittoria de L'Unione di Romano Prodi alle elezioni politiche del 2006, la scienziata, in qualità di senatrice a vita, accordò la fiducia al governo Prodi II. In quel periodo, a causa della propria ridotta capacità visiva, rifiutò la presidenza del Senato provvisoria che le spettava per anzianità nel periodo d'elezione. In tutti gli scrutini dichiarò d'aver votato Franco Marini. Sostenne il governo Prodi fino alla sua caduta, pur senza partecipare ai lavori delle commissioni parlamentari. Per questo motivo l'ex ministro Francesco Storace la contestò ironizzando sull'età e suggerendo di fornirla di un paio di stampelle; ricevendo risposta con una lettera pubblicata dal quotidiano La Repubblica. Il Presidente della repubblica Giorgio Napolitano censurò il giorno successivo l'intervento di Storace, scatenando un acceso dibattito sfociato in una denuncia per offesa all'onore e al prestigio del Presidente della Repubblica (articolo 278 del Codice Penale) a carico di Storace.
Negli stessi giorni la Lega Nord proponeva un emendamento alla legge finanziaria per abolire e spostare alcuni stanziamenti pubblici dalla fondazione EBRI, centro di ricerca sul cervello a Roma voluto dalla scienziata,  in collaborazione con la Fondazione S. Luciae dal CNR, verso la Fondazione di ricerca dell'Ospedale San Raffaele di Milano, fra i cui soci risultava Fininvest, società a capo della famiglia del leader della CdL di cui la Lega stessa faceva parte e che già con la Finanziaria 2005 aveva ricevuto 15 milioni di euro. La senatrice intervenne in aula per spiegare la propria decisione di non partecipare alla votazione sull'emendamento per conflitto di interessi, affermando: «Signor Presidente, io non voterò, ma ringrazio molto quanti si rendono conto dell'attività svolta dall'istituto EBRI per la scienza italiana. Sono veramente molto grata a tutti coloro che si rendono conto di quanto stiamo facendo per la scienza, che mai è stata così utilmente portata avanti. Grazie infinite». L'emendamento della Lega Nord venne in seguito respinto a larghissima maggioranza con 173 voti contrari, 57 astenuti e 75 voti a favore.
Controverso il caso della collaborazione tra la Montalcini e l'azienda farmaceutica italiana Fidia. A partire dal 1975 la scienziata promosse il farmaco Cronassial, prodotto con cervello bovino. Tutti e tre i farmaci a base di ganglioside, dopo alcuni anni risultarono essere in grado di causare una grave sindrome neurologica (sindrome di Guillain-Barré) nonostante le prestigiose pubblicazioni scientifiche al riguardo di due luminari come CarletonGajdusek e Julius Axelrod anche se finanziati sempre dalla stessa multinazionale.
In relazione a questo caso venne gravemente insultata da Beppe Grillo che patteggiò la condanna per diffamazione aggravata.
Per questa ragione l'Ufficio di Sanità tedesco non concesse il permesso nel 1983, così come anche altri Paesi lo rifiutarono o lo ritirarono dal mercato. In Italia fu vietata la vendita e diffusione del farmaco solo nel 1993 dal Ministro Raffaele Costa. In seguito la scienziata italiana dichiarò:
«Certo, non nascondo che mi importunava vedere talvolta il mio nome legato a quello della Fidia. Ma pensavo che fosse il prezzo da pagare, non me ne importava niente pur di avere qualche aiuto per la ricerca. Se impediamo all'industria di aiutare il laboratorio, noi moriamo.»
(Rita Levi-Montalcini)
Nel libro Incontri con menti straordinarie, raccolta di interviste tra l'autore Piergiorgio Odifreddi e importanti scienziati, figura quella a Rita Levi-Montalcini, che alla domanda del professore "Crede in Dio?" ha dichiarato: «Sono atea. Non so cosa si intenda per credere in Dio».
Tuttavia la scienziata donò una parte dei proventi del premio Nobel alla comunità ebraica di Roma per la costruzione di una nuova sinagoga.
Rita Levi-Montalcini ha sovente lavorato con giovani attraverso progetti del CNR. Da un'indagine del 2006, effettuata dalla TnsInfratest, la sua credibilità la pone in testa alla classifica dei migliori testimonial.
Alla base di questa volontà di confronto con i giovani vi è una profonda fiducia nelle capacità innovative dell'uomo. Ha più volte affrontato il tema del rapporto tra le nuove generazioni e lo sviluppo tecnologico, del quale ha descritto anche i limiti:
«Oggi, rispetto a ieri, i giovani usufruiscono di una straordinaria ampiezza di informazioni; il prezzo è l’effetto ipnotico esercitato dagli schermi televisivi che li disabituano a ragionare (oltre a derubarli del tempo da dedicare allo studio, allo sport e ai giochi che stimolano la loro capacità creativa). Creano per loro una realtà definita che inibisce la loro capacità di “inventare il mondo” e distrugge il fascino dell’ignoto.»
(Rita Levi-Montalcini)
Negli incontri coi giovani, emerge l'invito a non concentrare l'attenzione solo su se stessi, a partecipare ai problemi sociali e fare proposte volte al miglioramento del mondo attuale.
Ai giovani ricercatori ha ripetutamente suggerito l'esperienza all'estero per poi tornare in Italia, convinta che risieda in loro il futuro della ricerca e dell'innovazione scientifica del paese.
«Per le sue scoperte e l'individuazione di fattori di crescita cellulare»
(Motivazione per il Premio Nobel per la medicina 1986)
Rita Levi-Montalcini è stata nominata senatrice a vita dal Presidente della RepubblicaCarlo Azeglio Ciampi, il 1º agosto del 2001.
Oltre al premio Nobel, ha ricevuto numerosi altri riconoscimenti fra i quali cinque lauree honoris causa: dall'Università di Uppsala, dal WeizmannInstitute di Israele, dalla Saint Mary University e dalla ConstantinianUniversity (USA), dalla Università Bicocca (Milano), dal Politecnico di Torino.
Nel 1963 è stata la prima donna scienziata a ricevere il Premio Max Weinstein, donato dallo UnitedCerebralPalsyAssociation per contributi eccezionali nel campo della ricerca neurologica. Ha ricevuto il William Thomson Wakeman Award dalla National Paraplegia Foundation (1974), il Lewis S. RosentielAward per il notevole lavoro nella ricerca medica dalla BrandeisUniversity (1982), il LouisaGrossHorwitzPrize of Columbia University (1983), l'Albert Lasker Basic MedicalResearch Award (1986). È stata membro della American Academy of Arts and Sciences, la National Academy of Sciences, e della Accademia Nazionale delle Scienze.
Ha vinto inoltre il Premio internazionale Saint-Vincent e il Premio Internazionale Feltrinelli, conferitole nel 1969 dall'Accademia dei Lincei. Montalcini figura anche tra i membri onorari del CICAP, fin dalla sua fondazione, ed è Membro dell'Albo d'Onore della UNINTESS di Mantova.
Il 30 gennaio 2004, riceve la I edizione (novembre 2003) del Premio Internazionale Bonifacio VIII dall'Accademia Bonifaciana di Anagni, per mano del suo Presidente Cav. Dott. Sante De Angelis. Nella medesima edizione, insieme a lei, furono premiati Sua Santità Giovanni Paolo II ed il Senatore Giulio Andreotti.
Il 30 settembre 2009, per i suoi studi sul sistema nervoso, ha ricevuto il Wendell KriegLifetimeAchievement Award, riconoscimento internazionale istituito dalla più antica associazione internazionale dedicata allo studio del sistema nervoso, il Cajal Club.
È diventata anche Presidente Onorario del Comitato Nazionale per la Bioetica.
Nel 2012 è stata insignita del Premio Franca Florio "Scienziati Italiani Patrimonio dell'Umanità" conferito agli Scienziati Italiani.